Casa Madre da - Missionari della Consolata

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Casa Madre da - Missionari della Consolata
da Casa Madre
ANNO 88 - N.9 - SETTEMBRE 2008
ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA
PERSTITERUNT IN AMORE FRATERNITATIS
Editoriale
P. Giuseppe Ronco, imc
LUNA SETTEMBRINA, SETTE LUNE SI
TRASCINA, E SE L’ANGELO (S. Michele 29
settembre) SI BAGNA LE ALI, PIOVERA’
SINO A NATALE (Proverbio popolare)
RILEGGERE LA PROPRIA VITA,
A SETTEMBRE
Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
Editoriale
Ah perché non son io cò miei pastori?
2
temi di vita pratica e spirituale, animata da specialisti in materia, e diverse attività. Tre pellegrinaggi
renderanno piacevole il soggiorno: a Torino e a
Castelnuovo per incontrare il Fondatore, ad Assisi
e a Cascia, e infine alla Madonna del Divino amore
e alle Catacombe di Priscilla. Attenzione particolare sarà data a San Paolo, con conferenze e visite ai
luoghi paolini romani.
L’esaltazione della Santa Croce e
l’Addolorata: due giornate per trasformare la
memoria del dolore in profezia di speranza.
La memoria della Beata Vergine Addolorata ci
aiuta a comprendere il ruolo misterioso che Maria
ha svolto accanto a Gesù sul Calvario. La Vergine,
infatti, associata intimamente alla missione del
Redentore, ha compartecipato con il suo dolore di
madre all’opera della salvezza. Nell’ora della grande prova, Gesù l’ha affidata a Giovanni, proclamandola così Madre di tutti i credenti, di tutti gli
uomini (cfr Gv 19, 25-27). Madre di Cristo, Maria
è Madre della Chiesa, corpo mistico di Cristo, chiamata a dispensare il dono della salvezza agli uomini e alle donne di tutti i tempi.
Maria Addolorata ci presenta e ci conduce a
Gesù, unico Salvatore del mondo, morto sulla
croce per noi. Dinanzi a tanto dolore e a tanto
amore come non aprire il cuore alla compassione?
Come non convertirsi al perdono e all’amore? La
Madre della misericordia ci introduce nel mistero
della Divina Misericordia; ci apre il cuore all’ascolto della parola di Dio e all’umile sequela di Cristo.
[I Pastori di Gabriele D’Annunzio (1863-1938)]
Corsi di rinnovamento per Formatori e
Confratelli anziani
Agosto si apre con una decina di giorni di formazione per i formatori dei seminari teologici, a
Bravetta. Animerà il corso P.Francisco Lopez, consigliere generale per la formazione.
Inoltre il mese di settembre vede riuniti a Roma
25 Confratelli anziani, impegnati nel corso di rinnovamento. Il programma, appositamente pensato
per vivere bene la vocazione missionaria nella fase
anziana della vita, prevede la riflessione su diversi
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La lauda di Jacopone da Todi: la sacra rappresentazione come strumento di evangelizzazione
Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio
figlio a chi m’appiglio ?
figlio, pur m’hai lassato.
Figlio bianco e biondo,
figlio, volto iocondo,
figlio, perché t’ha el mondo,
figlio, così sprezato ?
O Joanne, figlio novello,
morto è lo tuo fratello,
sentito aggio ‘l coltello
che fo profetizzato.
Che morto ha figlio e mate
de dura morte afferrate,
trovarse abracciate
mate e figlio a un cruciato.
(Jacopone da Todi, Il pianto della madonna)
La lauda racconta gli ultimi, drammatici momenti della vita di Cristo e si caratterizza per il fatto che
l’attenzione, anziché sulla sofferenza di Gesù, è
focalizzata su quella della Madonna. Attingendo ai
Vangeli, Jacopone mette in scena una sorta di
Passione della Vergine. L’impostazione teatrale di questo testo si inserisce nella tradizione della lauda
perugina, che si orientava, piuttosto che verso l’ascetismo o il misticismo, nella direzione di una
divulgazione del Vangelo e di una umanizzazione
dei temi religiosi. La lauda perugina era affidata alla
recitazione di alcuni solisti e di un coro, e costituisce un passo importante verso quello spettacolo
che nel Quattrocento avrebbe preso il nome di
“sacra rappresentazione”. Le caratteristiche tematiche della lauda perugina contribuiscono a spiegare
uno dei dati più significativi di questa lauda: il fatto
cioè che la passione della Vergine risulti, in gran
parte, una passione profondamente umana; che
Maria appaia, più che come «donna de Paradiso»,
anzitutto come una madre disperata; che si mostri
spesso ignara delle implicazioni teologiche della
sofferenza del figlio.
Dobbiamo perciò meditare sovente quanto
siamo costati alla Madonna, perché Ella fu intimamente unita alla Passione di Nostro Signore; tutti i
dolori di Lui si riversarono nel cuore della Madre.
Già fin da quando fu eletta ad essere la Madre del
Redentore, Dio le fece conoscere tutto l’incruento
martirio che avrebbe dovuto sopportare; cosicché
tutta la vita di Maria SS. fu, come quella di Nostro
Signore, croce e martirio, massimamente dopo la
profezia di Simeone.
Editoriale
Figlio, dolce e piacente,
figlio de la dolente,
figlio, hatte la gente
malamente treattato !
Proponiamo di essere molto divoti dei dolori di
Maria: per il dovere che ne abbiamo e per utilità
nostra. È una delle divozioni più sode e, direi,
maschie. Essa rompe la durezza dei nostri cuori, ci
fa gustare la preghiera, ci fa amare la pietà.
Onoriamo e consoliamo l’Addolorata, noi figli
della Consolata!” (P.Fondatore).
Alla scuola di Maria Addolorata si impara ad
essere veri discepoli di Gesù, perché lei ci pone di
fronte all’esempio del Figlio che ama e si dona per
i fratelli.
Consolata perché Addolorata
“Essendo così cara questa divozione a Gesù e a
Maria, noi dobbiamo coltivarla, non solo nelle due
feste stabilite dalla Chiesa, ma tutto l’anno. È un
dovere di tutti i cristiani, ma lo è in particolare di
noi che, come figli della Consolata, abbiamo speciale dovere di consolare la Madre nostra, renderla
veramente “ Consolata “. Non è per nulla che portiamo questo bel titolo.
In copertina:
Julie Blackstone, Good shepherd, Shawnee OK,
2006
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Pablo, alcanzado por Cristo
p. Manuel Grau, imc
Hablar De S. Pablo es hablar de un tema inagotable. Lo primero que me ha venido a la mente pensando en escribir estas líneas es la fuerza y la centralidad de su relación con Jesucristo como una de las
claves que explican toda su experiencia espiritual y
su aventura apostólica, integrando en esta relación
dificultades, fragilidades y fatigas. Una dimensión
que me parece enormemente actual y necesaria para
nosotros.
Protettore annuale
La sublimidad del conocimiento de Cristo
Jesús mi Señor (Flp 3,8)
4
No cabe duda de que la fuente de la que nace
todo el camino evangelizador de Pablo es su
encuentro con Jesús, que se le manifestó en el
camino de Damasco. Una experiencia tan determinante que aparece hasta tres veces en el libro de los
Hechos (Hch 9,1-19. 22,1-16. 26,12-18) Un
encuentro que él mismo llama “revelación” y que
se produce por gracia de Dios (Ga 1,15-16) Es
Jesús mismo quien le sale al encuentro. No se trata
del fruto de una larga reflexión, ni de una consecuencia de su saber teológico, capacidades que después sabrá utilizar muy bien para fundamentar su
mensaje y su actividad apostólica. El encuentro con
Jesús suscita en Pablo dos preguntas: ¿Quien eres,
Señor? Y ¿Qué quieres que haga? El conocimiento de
Jesús y la obediencia de fe a su llamada están en la
base de toda su trayectoria misionera posterior. Es
esta experiencia la que constituye el corazón de su
mensaje evangelizador y la esencia de su visión del
misterio cristiano: Ser justificados por la fe en
Cristo Jesús, comprender cual es la anchura y la
longitud, la altura y la profundidad y conocer el
amor de Cristo que sobrepasa todo conocimiento
(cf Ef 3,18-19) Es la persona de Jesús la que desencadena en él un proceso que lo lleva a poner en
discusión todo lo que para Pablo eran valores y elementos en los que afirmarse (cf Flp 3,7-14). Es
Jesús quien desmonta sus esquemas religiosos de
perfección y de obras buenas, de pertenencia étnica, y le descubre un horizonte absolutamente
nuevo. Pablo, el hombre formado en lo mejor de la
teología judía, en la más estricta observancia de la
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Ley, y, al mismo tiempo, ciudadano romano e
impregnado de la cultura griega, se queda ciego,
deslumbrado por Cristo Jesús y tiene que dejarse
guiar con humildad por simples creyentes como
Ananías que le ayudan a abrir de nuevo los ojos a
una nueva realidad (cf Hch 9,10-19) Para Pablo, la
experiencia más determinante y fundante para el
creyente es la que él mismo vivió: Haber hecho en
Cristo Jesús la experiencia del amor absoluto de
Dios por los hombres y de la aceptación de ese
amor ( cf Ef 2,4-10) Es lo que él llamará después
la justificación, y el existir como hombres nuevos
sabiendo que nada ni nadie podrá separarnos del amor
de Dios manifestado en Cristo Jesús Señor nuestro (Rm
8,31-39)
Reveló en mí a su Hijo para que lo anunciase
a los gentiles (Ga 1,16)
Encuentro con Jesús y llamada al anuncio misionero entre los gentiles se identifican en la conciencia
de Pablo, aunque estas palabras cubran, de hecho, un
camino laborioso de años (cf Ga 1,15-16) También
la llamada de los gentiles a la fe es para él una revelación que acoge con agradecimiento (cf Ef 3,1-12)
La centralidad de Cristo, fruto de su experiencia personal es el corazón de su mensaje, presentado con
coraje y de una forma absolutamente contracorriente frente a las pretensiones de sabiduría humana o
de signos y prodigios: Pues no quise saber entre vosotros
sino a Jesucristo, y éste crucificado. Y me presenté ante vosotros
débil, tímido y tembloroso (1Co 2,2-3) Nosotros predicamos
a Cristo crucificado, escándalo para los judíos, necedad para
los gentiles (1 Co 1,23) La gratuidad con la que Pablo
se ha sentido salvado y amado por Cristo Jesús hace
que en su anuncio misionero se sienta simplemente
un enviado llevando un mensaje que él también ha
recibido y que no le pertenece ( 1Co 15,3. 1Co 9,1518) El mensaje es Jesucristo, y la vida nueva que nace
de una existencia “en Cristo Jesús”. El mensaje es la
posibilidad de una salvación absolutamente gratuita
y acogida en la fe. Pablo es consciente de ser vasija
de barro pero portador de un tesoro (cf 2Co 4,7-18)
Su mensaje es la nueva experiencia de libertad asociada a la fe en Jesús y que él defenderá con pasión
Continúo mi carrera por si consigo alcanzarlo (Flp 3,12)
De la novedad de su nueva vida en Cristo nace
una energía interior que lo hace capaz de “correr”
para alcanzar a Cristo, dominar su cuerpo, integrar
todas las solicitaciones que lo llevan lejos del camino
que Jesús le indica. Su fe apasionada hace que todas
las dificultades y debilidades experimentadas a lo
largo de su trayectoria apostólica se conviertan en
una fuente de gracia y de fortaleza. La figura de
Pablo pone de manifiesto que en el camino de la
evangelización, que él compara con una carrera en el
estadio para obtener un premio, hay que mantener
una tensión ascética (cf 1Co 9,24-27) Hay que estar
atento a no dar golpes en el vacío, hay que tratar
duramente el propio cuerpo, hay que correr, pero no
sin objetivo y sin una meta clara. Todo esto para no
quedar descalificados mientras se enseña y se anuncia el mensaje a los otros. Esa carrera que consiste,
en definitiva, en “alcanzar a Cristo” es consecuencia
de “haber sido alcanzado por El” (cf Flp 3,12-14) La
ascesis de Pablo, su sana tensión interior para alcanzar a Cristo se realiza todo ella en los caminos de sus
vicisitudes apostólicas, de sus sufrimientos y fatigas
que se convierten en motivo de gloria (cf 2Co 11,2133) Pero el ejercicio más radical con el que Pablo
crece en la experiencia de Jesús como gracia es el de
la aceptación de su propia debilidad, la “espina” en
su carne que lo obliga a aceptarse y a abandonarse a
la gracia y a la fuerza de Dios: “Mi gracia te basta, que
mi fuerza se muestra perfecta en la flaqueza”. Por tanto, con
sumo gusto seguiré gloriándome sobre todo en mis flaquezas,
en las injurias, en las necesidades, en las persecuciones y las
angustias sufridas por Cristo; pues cuando estoy débil es cuando soy fuerte (2Co 12,7-10)
Energía, amor, celo
Con estas tres palabras resume el Beato Allamano
lo mejor de la ejemplaridad de Pablo para nosotros,
misioneros (cf VS 808-811) Relación personal con
Jesús, existencia nueva “en Cristo”, celo y pasión por
el anuncio del Evangelio de Jesús, vigilancia y energía para llevar adelante nuestros compromisos de
servicio a la misión “en la santidad de la vida”
(Const. 5) Y todo esto para no quedar descalificados.
Del amor apasionado a Jesucristo nace el celo por
comunicarlo y compartirlo con los otros. El amor
apasionado y el celo duran en el tiempo y generan
algo positivo cuando están alimentados y sostenidos
por una voluntad fuerte y perseverante, alimentada
por una energía que ayuda a mantenerse en el camino emprendido.
En un momento en que muchos elementos de
nuestra vida misionera están fuertemente puestos
en discusión y cuando entre nosotros se percibe la
dificultad de redefinir tantos aspectos de nuestra
vocación, necesitamos volver a la fuente genuina
de la que hemos nacido. No siempre en nuestro
incesante ir y venir reflejamos el haber sido tocados
por la persona de Jesús, en una relación cultivada y
colocada como centro cotidiano de todo lo que
somos y de todo lo que hacemos. Dejando que esta
relación se enfríe nos hacemos también nosotros
tibios, ni fríos ni calientes. Olvidando la centralidad
de Dios en la misión nos apropiamos en cierto
modo de ella y la convertimos en un proyecto nuestro, a nuestra medida, a la medida de nuestros
deseos y necesidades. Así aparece la autoafirmación, y la experiencia de lo gratuito de Dios, también en medio de nuestra fragilidad y pecado, desaparece. Es fácil convertirse así en operadores de
otras causas donde la gracia cuenta poco o nada, la
autorealización está más al alcance de la mano.
Entonces el celo se invierte en otras cosas y la energía que sostiene nuestra voluntad nos lleva detrás
de otras muchas voces que nos solicitan.
Amor, energía, celo. Si no estamos atentos podemos quedar descalificados. Si no estamos atentos,
la misión se nos diluye entre las manos. Seguiremos
preguntándonos qué hacer para ser significativos
cuando lo que importa es preguntarnos ante todo
qué queremos ser, como queremos vivir. Pablo nos
dice con su vida que la misión es una fuente incesante de gracia cuando se vive como amor apasionado a Jesús y como amor apasionado a los demás,
haciéndoles partícipes de la gracia que está transformado nuestras vidas. Tal vez con la humildad a
la que nos invita el Fundador hablando de S. Pablo
tengamos también nosotros que preguntarnos:
¿Quien eres Señor? ¿Qué quieres que haga?
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Protettore annuale
frente a todos los intentos de volver a la mentalidad
y a las prácticas de la ley (cf Ga 1,6-10) Pablo presenta el mensaje sin subterfugios, pero haciéndose
todo a todos (cf 1Co 9,19-23) Vive su misión con
sentimientos maternos que son simplemente traducción de su personalidad transformada por Jesús (cf
1Ts 2,8-11)
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La fonte della santità
p. Pietro Baudena, imc
Come intendere la santità.
Il biennio di riflessione sulla santità sta aiutandoci a comprendere meglio che cosa intendeva il Beato Fondatore quando ci chiedeva di
essere “prima santi , poi missionari”, a renderci
conto in che cosa consiste praticamente la santità. Essendo “fondamentalmente appartenenza a
Colui che è per essenza il Santo”, (Novo
Millennio Ineunte 30), essa è certo molto esigente, ma non deve essere intesa come aspirazione ad una esistenza straordinaria, possibile
solo ad “alcuni rari eroi della santità” (cfr,
“Novo Millennio Ineunte” N.31), ma semplicemente ad essere “straordinari nell’ordinario”
(“Così vi voglio” p. 41). L’Allamano precisa: “ la
santità che io voglio non è di fare miracoli, ma
di fare tutto bene”. (Ibidem).
Vista così, l’idea della santità si semplifica, ma
la sua realizzazione non è certo facile. Richiede
un serio impegno inteso a conoscere noi stesi
per poterci migliorare e perfezionare a tutti i
livelli: spirituale, umano ed apostolico, personale e sociale - comunitario, naturale e soprannaturale. La direzione spirituale, il progetto personale di vita e la condivisione comunitaria possono
darvi un valido contributo, ma è necessaria
soprattutto una decisa volontà allo scopo. Il
nostro Beato osserva che “ la santità richiede
volontà piena, energica, costante”. Volontà
“piena”, che non mette limiti, che non si accontenta del buono, delle mezze misure, ma mira al
perfetto. Volontà “energica”, che non dà spazio
alla pigrizia, fiacchezza, che non si arrende
davanti al sacrificio. Volontà “costante”, che
non si perde mai di coraggio, che non si abbatte
per le difficoltà. Egli non poteva quindi essere
più chiaro nel sottolineare quanto necessario sia
il nostro sforzo personale per la santità, ma
osserva però anche che “sarebbe presunzione
giungervi senza l’aiuto di Dio” e addita “nella
fiducia in Dio il segreto di tutti i santi.”. (Cfr.
“Così vi voglio” P. 48 - 49).
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La fonte della santità
La santità viene dal “Padre veramente santo,
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fonte di ogni santità” (Preghiera Eucaristica II).
Egli ha mandato “lo Spirito Santo, primo dono
ai credenti, a perfezionare la sua opera nel
mondo e a compiere ogni santificazione”
(Preghiera Eucaristica III).
La santità è quindi dono di Dio che dobbiamo
chiedere, a cui dobbiamo aprirci con il nostro
impegno personale di perfezione e col metterci
a disposizione del suo Spirito perché egli la porti
a compimento. Egli è sempre presente ed operante in noi, in ogni momento, in ogni situazione di vita. Egli opera però in modo particolare
quando ci apriamo a lui in preghiera, soprattutto nella preghiera sulla sua Parola che è “viva ed
efficace” (Ebr. 4, 17). Sull’importanza della
Parola per la nostra santificazione l’Allamano è
chiaro quando chiama “la Sacra Scrittura il
nostro nutrimento spirituale” e nell’insistenza
sulla meditazione che non vede solo come puro
esercizio intellettuale, ma come vera preghiera
Egli dice infatti: “La meditazione è un lavoro
della mente per riscaldare il cuore, non basta
semplicemente ragionare, ci vogliono pur gli
affetti” (Conf III p. 633), ed ancora “ Far bene
la meditazione…si sta attenti alla lettura, ruminarla e poi lasciare il cuore a fare gli affetti.
Propositi pratici: ricordando questo è ciò che
tira per farci santi” Conf. I p. 695). In queste
espressioni si trovano tutti gli elementi della
Lectio Divina che è senza dubbio un mezzo efficacissimo per aprirsi all’opera santificatrice che
lo Spirito compie in noi quando ci avviciniamo
alla sua Parola nel modo che essa suggerisce.
Preghiera che cambia la vita.
E’ chiaro quindi che il nostro anelito verso la
santità richiede di partire da un rinnovamento
della vita di preghiera. Nella “Nuovo Millennio
Ineunte”, Papa Giovanni Paolo II, dopo averci
invitati a riscoprire la dottrina del Vaticano II
sulla “vocazione universale alla santità”, aggiunge:che “l’allenamento alla santità richiede
soprattutto una vita cristiana caratterizzata dall’arte della preghiera” ed ancora: “non dobbiamo ritenere la preghiera per scontata, dobbiamo
imparare a pregare” (N. 32). E: “l’insegnamento
della preghiera diventi un punto chiave della
programmazione pastorale” (N. 34)
Non si tratta però di una preghiera avulsa
dalla vita, ma che entra nel nostro modo di essere e di agire e lo trasforma. Anche a questo
riguardo l’Allamano ci è maestro e ci offre delle
preziose indicazioni pratiche. Sappiamo infatti
che nelle sue conferenze si domanda: ”come mai
dopo tanti giorni, mesi e anni di atti di pratiche
di pietà siamo ancora così lontani dalla perfezione…La risposta non può essere che questa: o
non li facciamo bene, o non procuriamo di ricavarne frutto… Posto anche che li facciamo
bene, con impegno dopo non ci pensiamo più.
Facciamo la meditazione, prendiamo qualche
proponimento, ma è solo
una formalità, lungo il
giorno resta dimenticato,
non ricordiamo neppure
più l’argomento della
meditazione. Ecco il motivo del poco frutto delle
nostre pratiche di pietà.
Dobbiamo uscire da ogni
esercizio di preghiera
come da un giardino, dove
abbiamo raccolto un
mazzo di fiori, per odorarli lungo il giorno.
Dobbiamo uscirne come
tanti vasi pieni di prezioso
liquido, che bisogna diligentemente conservare,
non sciupare, ricordare e
sentire le impressioni, le
ispirazioni ricordare a praticare i propositi fatti”
(“Così vi voglio” p. 241,
“La Vita Spirituale” p.
549-550).
In queste semplici e
bonarie espressioni c’è un
profondo e prezioso insegnamento per la crescita
verso
la
perfezione.
Infatti, ricordando lungo
il giorno quanto ci ha colpiti nella preghiera sulla
parola di Dio, essendo
questo opera dello Spirito,
gli si permette di continuare ad operare attraverso di essa in noi. Avremo così una nuova motivazione ogni giorno, un incentivo ad essere più
attivi e generosi, più aperti ed attenti agli altri,
più pazienti, più pronti ad accettare ed offrire le
croci ecc. Chiedendoci poi nell’esame serale
come abbiamo risposto a quella chiamata, potremo renderci conto, non solo delle nostre mancanze per domandarne perdono, ma anche di
qualche progresso fatto per ringraziarne il
Signore. Può essere certo un grande aiuto per
portare la preghiera nella vita e la vita nella preghiera, per mettere in pratica il precetto del
Maestro “è necessario pregare sempre, senza
stancarsi” e per trovare l’aiuto indispensabile per
la crescita nella santità.
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Due raccomandazioni su S. Paolo
p. Francesco Pavese, imc
P. Fondatore parla di S. Paolo
Per concludere le riflessioni sul rapporto tra
il Fondatore e S. Paolo, può essere interessante soffermarci ancora su due speciali raccomandazioni che il nostro Padre ci ha fatto
diverse volte: anzitutto, la necessità di seguire
S. Paolo come maestro di “perfezione apostolica”; poi l’importanza di leggere e studiare le
sue lettere.
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1. S. Paolo guida per un cammino di santità. Da quanto abbiamo riflettuto nei tre mesi
precedenti risulta evidente come il Fondatore
ritenesse S. Paolo maestro e modello di santità.
Qui sintetizziamo il messaggio che ha voluto
trasmetterci. Valorizzando il testo di 1Ts 4,3,
ecco l’enunciazione di un principio basilare: «S.
Paolo diceva ai cristiani di Tessalonica: È
volontà di Dio che tutti siate santi». […]. Ma
non in qualsiasi modo, di una santità solo esterna, e con i mezzi diversi da quelli insegnati; seguendo e praticando quanto Egli loro aveva
insegnato ed i precetti che loro aveva dato da
parte di N.S. Gesù Cristo». In un’altra occasione: «Bisogna, dice S. Paolo, che operiamo la
nostra santificazione con amore e timore.
Prima con amore, ma quando questo non basta
più, anche con timore».
Sappiamo che la proposta del Fondatore per
la santità è costante, possiamo dire dal primo
all’ultimo giorno della sua attività di educatore.
Era in piena sintonia con S. Paolo anche su
questo punto. Alle suore, durante gli esercizi
spirituali, diceva: «Coraggio, fatevi tutte sante.
Non è mica gelosia, sapete! S. Paolo diceva:
Emulatevi nella santità: “Aspirate ai carismi più
grandi (1Cor 12,31)”».
Per il Fondatore, la santità missionaria, a
volte, coincide con la fedele corrispondenza
alla vocazione. Ecco la sua esortazione a commento del testo paolino di 2Cor 6,1: «”Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio”:
Io la applico a voi e dico: Voi non avete solo
ricevuto la grazia della fede, non solo la grazia
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di questo tempo quaresimale, ma la grazia della
vocazione, e che grazia è questa! Vocazione
religiosa all’apostolato. Come dice S. Paolo, per
carità non ricevete a inutilmente». Altre volte la
santità coincide con l’adesione alla volontà di
Dio. Oltre a quanto abbiamo sentito su questo
aspetto in altro contesto, ascoltiamo questa
esortazione molto decisa: «Per farci santi dobbiamo avere una volontà piena, costante; dobbiamo volere sul serio. S. Paolo appena sentì la
voce del Signore sulla via di Damasco, non ha
mica detto: Sì, voglio, ma adagio!... No, no;
rispose subito con piena volontà: Signore che
cosa volete che io faccia?».
Il 16 febbraio 1919 (allora era la Domenica
di Settuagesima), il Fondatore ha fatto una
lunga conferenza commentando il testo di
1Cor 9, 24ss, che inizia: «Non sapete che nelle
corse tutti corrono, ma uno solo conquista il
premio?». Nei volumi delle conferenze ai missionari non risulta che le parole del Fondatore
siano state riprese da qualcuno. Per riportare il
pensiero del Fondatore, mi riferisco, perciò, ai
volumi delle conferenze alle missionarie. Dopo
avere lungamente commentato il testo, il
Fondatore trae delle conseguenze, che indicano un vero cammino di perfezione. Eccone
una sintesi: «Da questa epistola noi possiamo
dedurre tre cose: 1° - Come fare a correre? Per
correre bene prima di tutto bisogna tenere ben
fisso il fine per cui corriamo. […]. Dunque
vedete, non bisogna mai dimenticare il fine per
cui siamo su questa terra. […]. 2° - Bisogna
camminare con energia. Lo dice S. Paolo: correte, ma in modo da riuscire i primi per aver la
vittoria.[…]. Vedete, in questo noi manchiamo
molto. Noi corriamo qualche giorno, massime
dopo gli Esercizi Spirituali; e dopo la S.
Comunione siamo ferventi nelle prime ore del
mattino e poi… […]. Bisogna correre sempre;
Lui, S. Paolo, non camminava, ma correva
addirittura. Costi quel che vuole, bisogna
riuscire! […] Dunque, ci vuole energia: il
Paradiso non è per quelli molli. Ci son di quel-
La conclusione su questo aspetto può essere
questa domanda del Fondatore: «Possiamo noi
dire […] con S. Paolo: vivo io, non sono più io
che vivo, ma vive in me Gesù Cristo?».
2. «Leggete e gustate le lettere di S.
Paolo». Che il Fondatore fosse entusiasta di S.
Paolo e innamorato delle sue lettere, oltre da
ciò che diceva, lo desumiamo dal fatto che,
quando teneva le conferenze domenicali, vi
ricorreva abitualmente per attingere ispirazione
o per rafforzare le proposte, di qualsiasi tema
parlasse. Si pensi che dallo studio che sr.
Rachelia Dreoni ha fatto sulle citazioni della S.
Scrittura nelle conferenze alle Missionarie,
risulta che il Fondatore è ricorso alle lettere di
S. Paolo non meno di 520 volte. Solo nel volume “Così vi voglio” S. Paolo è citato dal
Fondatore ben 88 volte.
Il 16 novembre 1913, prima di trattare il
tema delle Costituzioni, il Fondatore è uscito in
questa spontanea esclamazione a commento
del breve componimento in inglese fatto da un
allievo sulla prima lettura della Messa: «E sì!
San Paolo è sempre San Paolo e dà una vita la
parola di San Paolo!». Siccome S. Paolo era il
«vero tipo del missionario», il Fondatore voleva
che i suoi figlie e figlie si modellassero sulla
personalità e sul pensiero dell’Apostolo.
Ovviamente, ne conseguiva le necessità di
familiarizzarsi con le sue lettere.
Tutti sappiamo quanto egli insistesse di studiare la S. Scrittura e, in particolare, le lettere di
S. Paolo. Risentiamo con piacere le sue parole
dirette. Ecco quanto ebbe a dire, il 18 gennaio
1928, come introduzione spontanea alla conferenza: «Oggi al 2° Notturno ci sono delle bellissime lezioni di S. Giov. Grisostomo: vorrei
che le leggeste tutti qualche volta durante la
settimana. Stamattina io mi fermavo su ogni
parola, non andavo più avanti. S. Paolo bisogna
leggerlo sovente: digerirlo, studiarlo bene. Io
non avevo la fortuna che avete voi che lo studiate quasi tutto: io ho studiato l’Epistola Heb.
come chierico; le altre le ho dovute studiare da
me. Vi raccomando di meditare bene tutta la S.
Scrittura […], ma sopratutto vi raccomando le
lettere di S. Paolo e le altre apostoliche. Lì
sopra si forma il vero carattere del missionario,
esso dà uno spirito forte e robusto. Fate questa
cura. Ascoltate il consiglio di S. Giovanni
Grisostomo che dice che si è formato su S.
Paolo, e difatti lo aveva digerito bene, e le sue
opere ne sono piene». Anche in altra occasione
il Fondatore incoraggiando allo studio della
Sacra Scrittura, era ritornato sullo stesso esempio: «S. Giovanni Grisostomo, a forza di studiare S. Paolo, era un S. Paolo». Ripeteva: «Anche
fra gli studi un po’ di tempo si trova [per leggere la S. Scrittura], e bisogna leggere, massime le
lettere di S. Paolo.
Oltre a leggerle, bisogna amare e gustare le
lettere di S. Paolo. Commentando il testo di
1Cor 4, 3-5, dove l’Apostolo dice «A me, però,
poco importa di venir giudicato da voi […]. Il
mio giudice è il Signore!», il Fondatore faceva
questa conclusione: «Quindi non state a giudicare questo o quello, […]. Verrà il momento in
cui il Signore sarà Lui a giudicare… Guardate
com’è bello questo pezzo! Prendete affezione a
queste lettere di S. Paolo; sono energiche,
belle». Quanto il Fondatore disse ai ragazzi del
piccolo seminario affidando S. Paolo come
Patrono vale per tutti: «Dallo studio del Santo
negli Atti degli Apostoli e nelle di Lui 14 lettere imparerete il vero zelo per farvi santi voi, e
quindi salvare tante anime».
P. Fondatore parla di S. Paolo
li che si fermano tutti i momenti. 3° - Siccome
è una lotta e la lotta fa sudare, bisogna che facciamo dei sacrifici.[…]. Fate come questo
grande Santo che […] rendeva schiavo il suo
corpo, non lasciava che questo comandasse
all’anima».
Invitando a studiare la S. Scrittura, diceva
ancora: «Amiamola molto [la S. Scrittura], specialmente il S. Vangelo e le lettere di S. Paolo;
bisogna prendervi affezione». Parlando della
“mortificazione degli occhi”, concludeva la
conferenza alle suore: «Voi avete bisogno di
imitare S. Paolo; leggetele volentieri le sue lettere: sono una miniera».
A sentire il Fondatore, le lettere di S. Paolo
hanno queste caratteristiche: “sono belle”,
“sono energiche”, “sono una miniera”. Diventa
logica la conclusione: non solo leggerle, ma
“amarle”, “prendervi affezione”!
da Casa Madre - 9/08
9
Attività della Direzione Generale
Attività della Direzione Generale
10
Nel mese di agosto, la Direzione Generale ha
partecipato agli esercizi spirituali congiunti con
le altre Direzioni generali degli Istituti esclusivamente missionari italiani. La settimana, animata
da P. Franco Mosconi, monaco camaldolese, ha
avuto come tema Una Chiesa pienamente sottomessa
alla Parola, anche in preparazione al prossimo
Sinodo dei Vescovi. Erano presenti 32 missionari, Saveriani, Comboniani, Pime, IMC,
Missionarie della Consolata, Missionarie
dell’Immacolata e Comboniane. L’abilità del
P.Franco fu di approfondire l’importanza della
Parola nella vita spirituale, mentre teneva delle
lectio divine. L’ultima giornata fu dedicata a uno
scambio di vedute tra i partecipanti, sia sui problemi principali degli Istituti, sia sull’animazione
che attualmente in essi si sta facendo.
P. Francisco Lopez, consigliere generale per
l’Eurasia, sempre durante il mese di agosto, ha
visitato la Mongolia e la Corea, ritornando soddisfatto del suo viaggio e della sua animazione.
P. Giuseppe Ronco
Quito:
Incontro
su
Animazione
Missionaria e Pastorale Giovanile alla luce
del CAM 3 COMLA 8
P. Antonio Rovelli
“Una missione a servizio della speranza che
un altro mondo è possibile, soprattutto nelle
situazioni di maggiore difficoltà. Necessita di
profeti e di pellegrini che denunciano le situazioni di peccato e le strutture ingiuste, e che
annuncino i valori della vita piena realizzata in
Cristo”. E’ ciò che afferma la dichiarazione finale del 3° Congresso Americano Missionario e
8°Congresso Missionario Latino-Americano
(CAM3/COMLA8) che si è tenuto a Quito, in
Ecuador, dal 12 al 17 Agosto.
La calorosa accoglienza del popolo ecuadoregno, insieme all’ottima preparazione del’evento
da Casa Madre - 9/08
ha reso piacevole e molto interessante il
Congresso che prevedeva al mattino delle relazioni sul tema del discepolato missionario alla
luce dello slogan: “America con Cristo, ascolta,
impara e annuncia”. I pomeriggi sono stati dedicati ai forum su temi sulla realtà negli aspetti
socio-politico-ecclesiali che maggiormente
riguardano la missione della Chiesa.
Durante l’evento conclusivo, nello stadio della
Liga di Quito, si è lanciata ufficialmente la
Missione Continentale, proclamata e indetta dall’incontro di Aparecida.
Insieme ai 3 mila delegati provenienti delle
Diocesi del Continente America, hanno partecipato al CAM 3 COMLA 8 un gruppo significativo della Famiglia Consolata del Continente
America: missionari, missionarie e Laici, provenienti dalla diverse circoscrizioni, impegnati
soprattutto nell’Animazione Missionaria e nella
Pastorale Giovanile.
Dopo la chiusura del Congresso, presso la
casa Provinciale della suore di Madre Laura
Montoya, una congregazione religiosa missionaria colombiana, che ha fatto la scelta preferenziale di servire i popoli indigeni, abbiamo iniziato il nostro incontro.
Con il coordinamento di padre Antonio
Fernandes, e di Suor Renata Corti, entrambi
consiglieri incaricati dell’America per i rispettivi
Istituti, dapprima si è valutato il cammino fatto
dall’ultimo incontro svoltosi in Argentina nel
2006, si poi è passati alla condivisione del materiale e sussidi di animazione e pastorale giovanile preparato e per ultimo, alla luce delle privazioni pervenute dal CAM3 COMLA 8, si è passati
alla programmazione di eventi e tracciato degli
orientamenti continentali per il futuro.
In modo particolare sono da segnalare i
seguenti punti: la rinnovata opzione per i giovani che ci porta alla costituzione di un movimento giovanile continentale della Famiglia
Una nota molta positiva è stata la presenza dei
Laici Missionari della Consolata, segno di un
cammino ben consolidato in alcune circoscrizioni, e in altre ancora, ma desideroso di crescere
sempre di più. Con loro dobbiamo vivere la corresponsabilità per rendere più incisiva e profetica la nostra Animazione Missionaria e Pastorale
Giovanile. La speranza è convinzione di tutti e
che i tempi sono maturi per un prossimo incontro continentale dei Laici missionari della
Famiglia della
America.
Consolata
nel
continente
Il clima di fraternità missionaria, di condivisione e di impegno ha senz’altro contributo a
incentivare nei partecipanti il senso di cammino
continentale che gradualmente si sta chiarendo e
qualificando nel suo dinamismo e progettualità.
Ci siamo lasciati con un rinnovato impegno
per la conversione personale per “rivestirci di
Cristo”, come ci ha invitati a fare il Congresso
per vivere la nostra vocazione con entusiasmo e
inserirci nel processo della Missione
Continentale indicando sempre con chiarezza
l’orizzonte del nostro carisma e spiritualità e
quello distintivo della missione ad gentes, rinominata dal Congresso come “missione per l’umanità”. Sono questi i doni irrinunciabili che i
la Famiglia della Consolata, missionari, missionarie e LMC, devono continuare ad offrire ad
un continente che con il CAM 3 E COMPLA 8
ha veramente vissuto una nova Pentecoste, e
che guarda con ottimismo e speranza al prossimo congresso che si terrà a Maracaibo in
Venezuela nel 2012.
Attività della Direzione Generale
Consolata, che partendo dalla base, passando
per le Circoscrizioni verrà accompagnato ad un
incontro continentale che si terrà probabilmente nel 2012; la costituzione di un coordinamento continentale per le attività di Am e PG, la
creazione di un portale web per la formazione
e informazione, creazione di sussidi sul discepolato missionario, la spiritualità missionaria, la
lettura popolare della Parola di Dio. Tutto da
incarnare nelle diverse realtà ecclesiali e giovanili dove lavoriamo, attraverso una lettura
attenta della storia per cogliere i germi del
Regno dentro le diverse situazioni marcate da
povertà, ingiustizia, esclusione, discriminazione
e violenza.
11
da Casa Madre - 9/08
Diario della Casa generalizia
p. Michelangelo Piovano, imc
Casa Generalizia
Luglio 2008
12
1° Luglio: Accogliamo in casa il gruppo di
Suore Missionarie della Consolata che hanno appena fatto i voti perpetui. Padre Trevisiol e P. Ronco
le guidano in una mattinata dedicata alla formazione permanente. Si fermano con noi per il pranzo
portandoci anche un delizioso Tiramisù preparato
da una di loro.
Con l’inizio di questo mese novità in cucina: la
Ditta Pellegrini assume la gestione della cucina
della Casa Generalizia. Sarà questa stessa a provvedere al rifornimento degli alimenti, alla preparazione dei pasti di pranzo e cena e alla pulizia e ordine
del refettorio, della cucina e delle dispense.
Le nostre care suore, Sr. Martiniana, Sr.
Michelanna e Sr. Cosimina però non ci lasciano, ma
continuano a rimanere con noi con la responsabilità della lavanderia, stireria, sartoria, sacrestia e tanti
altri piccoli servizi che fanno con tanto amore e
dedicazione. Parte del personale della casa, che
prima lavorava in cucina, collabora con le suore in
questi servizi.
Con la fine di giugno abbiamo anche salutato la
Signora Sara Define che, avendo raggiunto l’età
della pensione e lavorato per molti anni con noi,
lascia il suo lavoro presso la nostra casa.
2 Luglio: Il Superiore Generale assieme a due
indigeni Macuxi, a padre Antonio Fernandes e al
laico missionario spagnolo Luiz partecipano
all’Udienza Generale del Papa e alla fine hanno la
possibilità di salutarlo e fargli presente la realtà dei
popoli indigeni di Roraima.
7 Luglio: Viene portata a termine la ristrutturazione degli ambienti per l’Ufficio Generale per la
Cooperazione Missionaria (UGCM) Consolata
ONLUS (sede di Roma) che avranno una entrata e
accesso propri a Viale delle Mura Aurelie, 16.
26 Luglio: Giunge a Roma P. Ashenafi Yonas
per iniziare un breve Corso di Lingua italiana prima
di partire per la Polonia dove é stato destinato.
Nonostante il periodo estivo, la casa continua ad
accogliere vari nostri confratelli, parenti e amici che
per alcuni giorni vengono ad incontrare i Superiori
o visitare la città.
da Casa Madre - 9/08
Agosto 2008
2 Agosto: parte per Israele P.Afonso Osorio Citora: vi
rimarrá per sei mesi in continuazione dei suoi studi che stá
facendo presso il Biblico di Roma.
9 Agosto: padre Antonio Rovelli parte per
l’Equador dove parteciperá al III Congresso
Missionario panamericano.
11 Agosto:P. Pascal Makokha, avendo terminato
i suoi studi per la Licenza in Pastorale Giovanile
ritorna in Tanzania dove é stato nuovamente destinato per lavorarvi. Lo salutiamo al momento della
cena con un buon gelato.
15 Agosto: Solennitá dell’Assunta: la celebriamo prestando il nostro servizio pastorale presso alcune comunitá religiose. Ci ritroviamo tutti al momento del pranzo
degno di questa grande festa della Madonna. La cittá vive
giorni tranquilli, anche se con la presenza di vari turisti. Il
caldo é sempre intenso, sia di giorno che di notte. Quando
si ha un pó di tempo si fa una scappata al mare nella nostra
casa di Passoscuro
17 Agosto: Il Superiore generale assieme a P.
Camerlengo, P. Paco Lopez e P. Ronco partecipa,
a Tavernerio, agli Esercizi Spirituali insieme alle
Direzioni Generali degli altri Istituti missionari.
24 Agosto: Iniziano ad arrivare i Missionari anziani che
partecipano del Corso di aggiornamento organizzato dalla
Direzione Generale per loro. In tutto sono 23. Il Corso é
diretto da P. Ronco e da P. Rovelli del Segretariato della
Missione. Accogliamo con gioia e venerazione questi
nostri confratelli che hanno speso la loro vita per la
Missione e continuano a spenderla con il lavoro, la preghiera e l’offerta della propria vita. Ritorna anche parte
della Direzione Generale che ha partecipato agli Esercizi
Spirituali.
25 Agosto: Padre Camerlengo, nella celebrazione eucaristica da lui presieduta, dà inizio al Corso per i Missionari
anziani invitandoli a vivere con intensità questo tempo di
formazione e aggiornamento.
27 Agosto: Il Superiore Generale parte per la
Costa D’Avorio per fare la visita ai Missionari della
Delegazione. Inizia anche oggi, al Teologico di
Bravetta, l’incontro Internazionale dei formatori
IMC dei noviziati e seminari teologici. Alcuni passano qui in casa per farci visita e salutarci.
(Um resumo histórico)
Notas recolhidas pelo Pe. Jordão Maria Pessatti, imc
Inícios
Rumo aos Estados do Sul
Este foi o motivo principal que levou o IMC a
deslocar-se para os Estados do Sul do Brasil (Rio
Grande do Sul, Santa Catarina e Paraná): encontrar
lugares e ambientes onde a promoção vocacional
fosse mais promissora. Assim, a 28 de janeiro de
1940, acolhendo o convite do então bispo de
Joinville (SC), Dom Pio de Freitas, e do seu
Secretário, Pe. Sebastião Scarzello (que já trabalhara
como Missionário da Consolata no Quênia, nos
inícios da fundação do Instituto), o IMC assume a
paróquia de Rio do Oeste (SC) e abre lá o
seminário “São Francisco Xavier”. Este seminário,
durante os anos da Guerra Mundial (1939-1945),
correu sério risco de ser fechado pelo governo
brasileiro, pelo fato de os Padres que trabalhavam
nele serem todos de nacionalidade italiana, pois o
Brasil havia entrado na Guerra contra o Eixo
(Alemanha, Itália e Japão). A ameaça de
fechamento do seminário dissipou-se aos poucos,
por especial ajuda do Céu, mas também pela sábia
e prudente atitude dos nossos missionários, como
ainda pela colaboração do bispo de Joinville e da
Congregação Salesiana, que colocou à disposição
do IMC um dos seus sacerdotes brasileiros (Pe.
José Balestieri), que assumiu a responsabilidade de
da Casa Madre - 9/08
Brasile
A idéia de enviar Missionários da Consolata ao
Brasil surgiu em 1936, por ocasião de um encontro
na Casa Mãe (Turim) do então bispo de Botucatu
(SP), Dom Carlos Duarte Costa, com a Direção
Geral do Instituto daquele tempo (Pe. Gaudêncio
Barlassina [Superior Geral], P. Domenico Ferrero,
P. Giovanni Chiomio, P. Vittorio Sandrone e P.
Giovanni Piovano [Conselheiros Gerais]. O
escolhido para iniciar a obra do IMC no Brasil foi
P. Giovanni Battista Bisio, que chegou aqui a 17 de
fevereiro de 1937. Entre 1937 e 1939, antes da
explosão da II Guerra Mundial (1939-1945), além
do P. Bísio, chegaram outros sete missionários: P.
Afonso Durigon, P. Pedro Calandri, P. Dionísio
Peluso, Pe. Domingos Fiorina, P. Giovanni Marin,
Pe. Antonio Ronchi e Ir. Giacomo Suardi.
A primeira meta da presença e atividades do
IMC foi São Manuel (SP). A 13 de junho de 1937,
na sede da casa paroquial nasce a primeira
comunidade IMC, formada pelos Padres: Bísio,
Durigon e Calandri. Os três trabalham na pastoral
da paróquia de São Manuel como “cooperadores”
do pároco, Pe. João Marques da Silva Faia
(sacerdote português). A 5 de setembro de 1937 P.
Bísio toma posse como pároco de São Manuel.
Desde o primeiro momento de sua chegada, P.
Bisio assume corajosamente os trabalhos de
acabamento do santuário de Santa Teresinha do
Menino Jesus. Ao mesmo tempo, uma das
primeiras preocupações do P. Bisio e do seu grupo
foi, desde o começo, a promoção vocacional. Por
isso, mantém contato com superiores de outras
congregações religiosas radicadas há mais tempo
no Brasil, informa-se acerca das possibilidades reais
existentes no campo vocacional... Escreve à
Direção Geral, falando da importância de se iniciar
no Brasil uma experiência vocacional. A Direção
Geral, em 1939, autoriza P. Bísio a “iniciar a
experiência da formação de pessoal missionário
brasileiro”. A Delegação do Brasil foi criada Região
a 5 de novembro de 1960, sendo dedicada a Nossa
Senhora Aparecida.
Os seminários. A 16 de fevereiro de 1940, em
Aparecida de São Manuel, é inaugurada a primeira
“Casa Apostólica”, com a presença de oito alunos;
poucos dias depois, a 28 do mesmo mês, em Rio do
Oeste (SC), nasce o seminário menor “São
Francisco Xavier”, com quinze alunos. Como a
Guerra impedisse a chegada de outros missionários
da Itália, e como o número de alunos aumentasse
consideravelmente no seminário de Rio do Oeste,
P. Bisio, forçado pela necessidade de unir as forças
no campo da formação dos seminaristas, em
novembro de 1941 resolve transferir os estudantes
da Casa Apostólica de Aparecida para o seminário
de Rio do Oeste, que, no final daquele ano, já
contava com 40 alunos. Estes alunos, até julho de
1943, foram alojados em três velhas casas de
madeira, situadas ao lado da antiga igreja matriz.
Vita nelle Regioni
O IMC no Brasil
13
Brasile
Vita nelle Regioni
14
representar o seminário e a equipe de padres
formadores perante as autoridades civis e militares.
Ainda em Rio do Oeste, os nossos missionários,
com a generosa colaboração do povo, iniciaram
duas grandes construções: a ala central do prédio
do seminário e a igreja-santuário dedicada a Nossa
Senhora Consolata. Organizaram também um
grupo de jovens e adolescentes, que manifestavam
o desejo de se tornarem Missionárias da Consolata;
assim, em meados de 1946, quando chegaram da
Itália as primeiras sete Missionárias da Consolata, já
encontraram um bom número de “postulantes”
(cerca de 18 moças), quase prontas para iniciarem
o noviciado.
Enquanto o número de alunos do seminário de
Rio do Oeste crescia mais e mais, P. Bísio, em
janeiro de 1944, inicia em São Manuel (SP) a
construção do Seminário Filosófico-Teológico
“Santa Teresinha do Menino Jesus”, que no
começo de 1947 já pôde acolher os primeiros seis
noviços e 15 alunos do curso filosófico.
Durante os primeiros nove anos do IMC no
Brasil (1937-1946) houve somente duas
comunidades: São Manuel (SP) e Rio do Oeste
(SC). Porém, com o cessar do conflito mundial
(maio de 1945), a Direção Geral enviou ao Brasil
grande contingente de missionários: 30 no segundo
semestre de 1946 e 20 em 1947. Assim, no final de
1947, a Delegação do Brasil já contava com a
presença de 57 missionários (50 Padres e 7
Irmãos). A vinda de tão numeroso pessoal foi, sem
dúvida, uma grande graça, mas constituiu também
uma “preocupação” não indiferente para o P. Bísio,
dado que a Delegação, naquele momento, ainda
não tinha condições da dar destinação estável ou
mesmo provisória para muitos dos missionários
recém-chegados. Foi necessário, por isso,
“providenciar” numerosas frentes de trabalho,
assumir paróquias e capelanias de hospitais,
emprestar missionários a diversas paróquias de
várias dioceses. Padre Bísio faleceu a 17 de maio de
1947, em Jaú (SP). Sucedeu-lhe na direção da
Delegação o Pe. Domingos Fiorina.
No Estado de São Paulo. A convite do
Cardeal-Arcebispo, em outubro de 1946 o IMC
começou a trabalhar na Capital do Estado (São
Paulo): assumiu a paróquia de “São Pedro de
Alcântara” (atual paróquia “Nossa Senhora
Consolata”, no bairro Jardim São Bento), prestou
da Casa Madre - 9/08
assistência religiosa e pastoral a diversas outras
comunidades vizinhas (Nossa Senhora de Fátima,
Parque Peruche, São Roque, São José Operário, São
Francisco de Assis...), agora constituídas em
paróquias. Em 1948 foi transferida para São Paulo
a sede da Casa Regional, que antes funcionava em
São Manuel.
Nos anos seguintes, o IMC assumiu na
Arquidiocese de São Paulo outras paróquias:
“Nossa Senhora de Fátima” (no Imirim), “São José
Operário” (nas proximidades do Jardim São
Bento), “Nossa Senhora da Penha” (no Jardim
Peri), “Santa Paulina”, (na favela Heliópolis);
construiu a nova sede da Casa Regional, o Centro
Missionário “José Allamano”, bem como as obras
sociais: Creche “Padre Bernardo Gora” e “Lar
Betânia”.
No interior do Estado de São Paulo, nas décadas
1950-1970, além de São Manuel, o IMC marcou
presença e trabalhou em muitos lugares: Aparecida
de São Manuel (Noviciado e Santuário), Areópolis
(Paróquia), Igaraçu (Paróquia), Jaú (Seminário
menor e duas Paróquias: São Benedito e São
Sebastião), Botucatu (Paróquia), Sorocaba
(Primeira sede do Noviciado e Paróquia), Salto de
Pirapora (Paróquia), Votorantim (Paróquia e
capelania do Hospital Santo Antônio), Pilar do Sul
(Paróquia), Serra Negra (Paróquia e capelania do
Hospital Santa Rosa de Lima), Tamoio (Paróquia),
Mineiros do Tietê (Paróquia), Bofete (paróquia),
Campinas (no bairro Barão Geraldo, Paróquia).
Além disso, prestou ajuda provisória também
nestas outras comunidades: Sarapuí, Birigüi,
Araçatuba, Santo André...
Em Santa Catarina. Como foi dito acima, o
IMC se estabeleceu em Rio do Oeste no início de
1940. Nossos missionários assumiram a paróquia
local, abriram o seminário “São Francisco Xavier”,
começaram a construção da igreja-santuário da
Consolata, organizaram o primeiro grupo de
futuras Missionárias da Consolata, assumiram as
paróquias de Pouso Redondo e do Rio do Campo.
Foi da paróquia “Nossa Senhora Consolata” de Rio
do Oeste que, em 1965, partiram para as missões ad
gentes (do Moçambique) os primeiros dois
missionários da Consolata brasileiros – P. Vidal
Moratelli e P. Gelindo Scottini. Em 1962,
atendendo ao apelo de famílias e da autoridade do
município, o seminário foi oficializado pelo
No Rio Grande do Sul. O IMC iniciou sua
presença de trabalho no Rio Grande do Sul no
primeiro semestre de 1947, começando por
Erechim (RS), onde assumiu a paróquia “Nossa
Senhora da Salette”, abriu um seminário e dirigiu,
por diversos anos, o Patronato São José (da
diocese). De Erechim, em 1948, passou para Três
de Maio (RS), onde assumiu a paróquia “Nossa
Senhora da Conceição”, a direção do Ginásio
“Cardeal Pacelli” e construiu o seminário “Nossa
Senhora de Fátima”. Outras paróquias foram
assumidas mais tarde nos municípios de
Independência, Horizontina e São Francisco de
Assis. O IMC deixou o Rio Grande do Sul no início
do ano 2000, com a devolução à diocese de
Erechim da paróquia “Nossa Senhora da Salette”.
No Estado do Paraná. A presença e atividades
do IMC no Paraná (sem contar os primeiros meses
de permanência do P. Luiz Luíse em Cascavel, em
1952) começaram propriamente em 1963, em
Cafelândia (PR). Aqui construíram a igreja “Nossa
Senhora Consolata”, o pequeno seminário “São
José Cafasso”. Por iniciativa do P. Luiz Luíse
organizaram a “Cooperativa Agrícola Consolata”
(COPACOL), importante obra social que trouxe
grande progresso ao lugar. Outros locai de trabalho
no Paraná: em Cascavel, a paróquia “São Paulo”, o
pequeno seminário “São Paulo” (atualmente
transformado em Centro de Animação Missionária
e sede do Propedêutico), em Jesuítas (paróquia);
em Nova Aurora (paróquia), em Formosa do Oeste
(paróquia); em 1983, em Curitiba (capital do
Estado), o Seminário Filosófico “Nossa Senhora
Consolata” e a paróquia “Santa Margarida” (no
bairro Santa Felicidade).
No Estado da Bahia. O VII Capitulo Geral do
Instituto (1981) pediu a requalificação da pastoral
missionária e a indicação de áreas de caráter
prioritariamente missionário, pedido que
continuou a ser feito também pelos dois Capítulos
Gerais sucessivos (VIII e IX), em 1987 e 1993,
respectivamente.
Por isso, a Região redimensionou suas obras no
sul do Brasil e partiu para o Nordeste Brasileiro,
mais precisamente falando, para algumas regiões
mais necessitadas do Estado da Bahia. Para efetivar
o redimensionamento das obras e a requalificação
do pessoal, foi necessário que não poucos
missionários arrancassem profundas raízes de
“estabilidade” e assumissem o caminho da
“itinerância”, que faz parte do nosso carisma
missionário.
Nos últimos trinta anos, o IMC na Região do
Brasil deixou muitos lugares e devolveu às
respectivas dioceses doze paróquias, nos Estados
do Rio Grande, Santa Catarina, Paraná e São Paulo.
Atualmente, na Bahia, o Instituto trabalha em
quatro paróquias: “São João Batista”, em Jaguarari;
“Sagrado Coração de Jesus”, em Monte Santo;
“São Brás”, na periferia de Salvador; “Santíssima
Trindade”, em Feira de Santana. Nesta cidade, em
2002, foi aberto o Propedêutico para acolher
jovens vocacionados provenientes do Nordeste. Na
Bahia, com a assistência religiosa, os Missionários e
as Missionárias da Consolata tomaram iniciativas
corajosas: procuram vir ao encontro de alguns
problemas sociais mais urgentes, tais como: a
escassez de água, o analfabetismo, a precariedade
da saúde... As paróquias da Bahia, sobretudo
Jaguarari e Monte Santo, nos últimos anos,
tornaram-se campo de atividade pastoral-
da Casa Madre - 9/08
Brasile
No Estado do Rio. Em 1950 o IMC assume a
paróquia de “São Pedro Apóstolo”, na Estação do
Encantado; em 1954 constrói a paróquia “Nossa
Senhora Consolata” (no bairro São Cristóvão),
assume a direção da capelania do Hospital Central
do Exército (H.C.E). O IMC deixa Rio de Janeiro
no final de junho de 2008.
Em Brasília. Com a transferência da Capital
Federal do Rio de Janeiro para Brasília, o IMC, a
exemplo de outras congregações religiosas,
também se fixou em Brasília (na Asa Norte do
Plano Piloto da cidade), onde, em 1964, construiu
e assumiu a paróquia “Nossa Senhora Consolata” e
o Ginásio “Paulo VI”, atualmente denominado
“Colégio Jota Ká” e alugado à Rede de Ensino de
Brasília. Antes de poder fixar-se na cidade de
Brasília, o IMC trabalhou em duas paróquias de
cidades satélites (Planaltina e Sobradinho), nos
inícios da construção da nova Capital Federal.
Vita nelle Regioni
Governo do Estado com o nome de “Ginásio
Allamano”, abrindo as portas a numerosos
estudantes externos. O seminário de Rio do Oeste
funcionou até dezembro de 1989. Os Missionários
da Consolata saíram de Santa Catarina em 1998.
15
Congo
missionária para os alunos do Seminário Teológico
“Pe. João Batista Bísio” (São Paulo), durante os
meses de férias (dezembro e janeiro).
Atualmente
Atualmente, o IMC na Região do Brasil trabalha
nos seguintes lugares:
Em São Paulo (Capital): Casa Regional, Centro
Missionário “José Allamano”, Seminário Teológico
“Pe. João Batista Bísio”, Paróquia “Nossa Senhora
Consolata”, Paróquia “Nossa Senhora de Fátima”,
Paróquia “Nossa Senhora da Penha”, Paróquia
“Santa Paulina”. Mantém estas obras sociais:
Creche “Pe. Bernardo Gora” (para cem crianças) e
“Lar Betânia” (para apoio a portadores do vírus
HIV).
Em São Manuel (SP): Paróquia “São Manuel”.
Em Brasília: Paróquia “Nossa Senhora
Consolata”.
Vita nelle Regioni
No Rio de Janeiro: Paróquia “Nossa Senhora
16
Consolata” (será devolvida à Arquidiocese no final
de junho de 2008).
No Paraná: Seminário Filosófico “Nossa
Senhora Consolata” e Paróquia “Santa Margarida”,
em Curitiba; Centro Missionário “São Paulo”,
Propedêutico e Paróquia “São Paulo”, em Cascavel.
Na Bahia: Paróquia “São João Batista” e
“Propedêutico”, em Jaguarari; Paróquia “Sagrado
Coração de Jesus”, em Monte Santo; Paróquia “São
Brás”, em Salvador; Paróquia “Santíssima
Trindade”, em Feira de Santana.
Em 1948, o IMC do Brasil assumiu a Prelazia de
Rio Branco (atual diocese de Roraima) e começou
um trabalho especificamente missionário. Hoje, a
presença missionária significativa se desenvolve
entre os marginalizados das favelas das grandes
cidades: Rio de Janeiro, São Paulo; e, a partir de
1985, entre os pobres do Nordeste (Bahia).
O “Projeto Missionário” da Região atual está
consolidado nas Atas da X Conferência Regional,
realizada em julho de 2006.
Région IMC Congo :
Prise de Possession Régionale
Daniel Kivuw’a, imc
Suite aux dernières élections des circonscriptions de notre Institut IMC, la Région IMC
Congo n’est pas restée indifférente face à ce
grand événement. En effet, la Région a un nouveau conseil qui va diriger et en même temps
animer les activités régionales pour les prochains trois ans.
La Région avait élu le Père Rinaldo Do qui
jusqu’à là appartenait à la région de l’Italie. C’est
ainsi que le nouveau Supérieur Régional est descendu à Kinshasa avec un groupe de 6 jeunes
italiens qui sont venus avoir une expérience pastorale de trois semaines ici au Congo.
Aussitôt arrivé le samedi du 2 Août 2008, le
da Casa Madre - 9/08
Nouveau supérieur a passé la nuit à la Paroisse
St. Hilaire où il avait célébré sa messe dominicale ensemble avec les fidèles de ladite paroisse.
L’après midi du même dimanche, on l’a accompagné à la maison régionale, son nouveau siège
où il était accueilli avec joie et jubilation par les
résidents de la maison régionale qu’on surnomme aussi « la maison blanche ».
La lundi 4 Août était le jour où le Père
Supérieur et ses quatre conseilleurs ont prêté
serment lors d’une célébration eucharistique
présidée par le Nouveau Supérieur Régional luimême. Au cours de sa toute première homélie, il
a remercie de tout cœur son prédécesseur le
Père Alonso Alvarez qui venait de terminer son
mandat. Nous rappelons que le Père Rinaldo Do
Vita nelle Regioni
a travaillé beaucoup d’années ici au Congo et il
est bien informé sur les réalités congolaises et
donc il lui sera facile de commencer son travail
de diriger la Région IMC Congo.
leureusement leur nouveau Supérieur et lui promettent de bien collaborer avec lui dans la réalisation des activités de la Région.
Les deux conseils (le nouveau et l’ancien) se
sont rencontrés le Mardi et le Mercredi de la
semaine passée pour la remise et reprise et puis
à partir du jeudi le nouveau conseil a débuté sa
première session. Au terme de ses assises du
conseil le Père Antony Kimanzi était élu comme
Vice Supérieur Régional. Celui-ci était jusqu’à
lors le curé de la paroisse Bisengo Mwambe (les
huits béatitudes). Cependant, selon la VI conférence régionale, le Vice Supérieur doit normalement aller s’installer à Isiro (à la province orientale) où il sera proche de nos missionnaire IMC
qui ouvrent à la zone Nord.
Congo
Nous rappelons que le Père Rinaldo Do a travaillé beaucoup d’années ici au Congo et il est
bien informé sur les réalités congolaises et donc
il lui sera facile de commencer son travail de
diriger la Région IMC Congo.
Tous les missionnaires IMC qui oeuvrent dans
cette belle région IMC Congo accueillent cha-
17
da Casa Madre - 9/08
Tanzania
Il Libro della vita religiosa
p. Lello Salutaris Massawe, imc
La santita’ significa essere genuino, autentico
e fedele a Dio, alla tua communita ed a te stesso.
Con l’aiuto delle nostre communita’ bisogna lottare instancabilmente a vivere i nostri impegni
religiosi.
Molte volte p. Ottone citava delle frase dagli
scritti del nostro Fondatore, Giuseppe Allamano
quando parlava ai suoi missionari/missionarie per
quanto riguarda come farsi’ santo. In fatti “Noi
IMC e MC abbiamo degli elementi commune per
arrivare alla santita’; cioe’ la bibbia, il Fondatore, e
l’osservazione di vita che viene fatta da ogni missionario/a”, cosi’ ha sottolineato p. Ottone.
Vita nelle Regioni
Allamano dice: “la nostra santita’ consiste di due
cose: nulla fare di male e fare tutto il bene possible.
… La santita’ allontana dal male, fa operare il bene
e dispone al piu’ perfetto.” (Vita Spirituale).
18
“Non ho mai avuto nella mia vita un predicatore che parla cosi’ chiaro sulla castita’” ha esclamato
p. Giacomo Baccanelli in una serata durante il
momento di condivisione tra i partecipanti negli
esercizi spirituali che sono svolti a Mafinga presso
il monastero delle Camaldolesi dal 14 al 19 Luglio
2008.
E’ stato un momento ricco quando, con l’aiuto
del predicatore, p. Ottone Cantore, i diciasette missionari e missionarie della Consolata hanno aperto
il libro della loro vita, ognuno guardandosi dentro
di se’ stesso/a e alla sua communita’.
Pratticamente p. Ottone ha parlato molto bene
sulla vita religiosa ai missionari e missionarie provenienti dalle varie communita’ di Tanzania sottoleneando i voti religiosi: castita’, poverta’, ed obbedienza; certamente senza dimenticare la vita communitaria.
Nel primo incontro, ci ha butato nel mare della
santita’, cioe’ come si fa diventare un santo e sempre viverla? Bisogna costruirsi quotidianamente
una buona ed autentica relazione personale con
Dio.
da Casa Madre - 9/08
La santita’ missionaria spinge i missionari a vivere come VERI fratelli e sorelle in missione mettendo in giocco la correzione fraterna e percio’ vivere
come cristiani, e non come i pagani – come capita
a volte nelle nostre communita’.
Oltre a cio’, santita’ missionaria che viene pratticata nelle nostre communita’ aiuta i deboli (spiritualmente, moralmente, e fisicamente) missionari
ottenere il loro dovere.
P. Ottone dice che castita’ e’ un problema nell’istituto. Questo e’ anche un problemma nella Chiesa
intera quanto nella societa’ d’oggi. Per esempio, il
Santo Padre quando e’ stato negli Stati Uniti altrettanto in Australia, a nome della Chiesa ha chiesto
perdono al mondo per gli sbagli morali che hanno
fatto alcuni operatori della Chiesa.
Oltre a gli ostacoli alla santita’ che ci propone il
nostro Fondatore (cfr. Vita Spirituale pp. 137-152),
oggigiorno ci sono altre moderni difetti (che concordino con diversi ambienti/communita’sparsi nel
mondo) che sono nati dalla cultura di globalizzazione.
Vita nelle Regioni
Tali sono le sfide moderne contro quali dobbiamo lottare. E non si puo’ mai facela senza tornare
alle radice nostre, cioe’ la santita’ come ci dice il
Fondatore: “prima santi poi missionari” e non il
contrario.
I partecipanti agli esercizi (Quattro MC, tredici
IMC, una, e altre due religiosi) dopo la Santa messa
a Sabato mattina del 19 Luglio sono tornati ai loro
nidi contenti e ben caricati della grazia di Dio.
The new Allamano novitiate
in Mathari (Nyeri)
Gerald Kisitu
Catechetical Centre since we were all wearing the
crosses of our Postulant period and we looked like
Catechists. To his surprise we told him that we
were going next to the Italian Memorial Church.
But there are no people living there, he told us, and
we explained to him that from then on we would
have lived there. The Italian War Memorial is an
historical place full of memorial plaques of the
Italian soldiers who died in Kenya during the
Second World War, and this building, under the
care of the Italian Embassy, is next to the just built
Allamano Novitiate.
Here we are now living, ten of us Novices, plus
da Casa Madre - 9/08
Kenya
On 21st July 2008 ten young men arrived in
Mathari (Nyeri) to begin their Novitiate, what we
could call, for those not acquainted with the ecclesiastical jargon, a Retreat of one year, to prepare
themselves to become Consolata Missionaries. It is
a time of spiritual formation, prayer, meditation,
reflection, work, familiarizing oneself with the origin, nature, spirit or charism, and history of the
Missionary Institution that one intends to join and
spend his life with.
On our way to Mathari, the matatu driver asked
us whether we were Catechists going to the
19
Kenya
Vita nelle Regioni
three Consolata Priests, the Novice Master, Fr.
James Lengarin, the Vice Novice Master, Fr.Attilio
Lerda, and Fr. Luigi Brambilla, in charge of the
buildings still in need of a lot of finishing touches.
A Community of 13 people, though, this time, not
the one of Jesus and the 12 Apostles, yet with the
same purpose and work, the evangelization of the
world.
We consider it a blessing, for us, to be the very
first group of Consolata Novices living in Mathari,
the cradle, together with Tuthu, of the Consolata
Missionary Institute. We see ourselves as pioneers,
since we have never had, before, a Novitiate in
Mathari, and we will try to compete with the great
first Consolata Missionaries whose work here has
had the remarkable fruit of the evangelization of
half of Kenya and of great portions of 25 other
Countries in the world.
Here we live as a family with mutual respect and
love as true brothers, though in a fully international set-up and cultural variety. We are 2 Congolese, 1
Ugandan, 7 Kenyans, 1 Tanzanian and 2 Italians.
According to the nature of the Novitiate, all
what we do is, obviously, for the glory of God,
first, then for our sanctification, since, as future
20
da Casa Madre - 9/08
missionaries, we need holiness as a necessary
instrument for evangelization and salvation of the
world.
As it happens in any beginning, we can’t avoid
missing things here and there and having a bit of a
Spartan life. Moreover Mathari is a very cold place
and we can’t avoid feeling it, especially for those
not used to cold weathers, but we take it in a positive way, as a training for missionary life that is not,
in itself, an easy and comfortable life. We even take
it jokingly saying that all our group will be ready to
go and work in Mongolia with its temperature
reaching 40 to 50 degrees below zero.
All this is wonderful, but also, humanly speaking,
demanding, and we are human, therefore we would
like to ask our readers for a great favour, to accompany us with their prayers. This will be a nice and
easy way, for you, to fulfill that collaboration that
every Christian is asked to give to the Church in its
missionary task, and, on top of that, you will
deserve the same reward the Lord is preparing for
the Missionaries. We thank you in advance and we
will also offer our prayers and works for all the
needs that you too can’t avoid in life.
27 a 29 de Junho
p. Manuel Mussirica, imc
Realizou-se na casa regional IMC no
Maputo, Av. 24 de Julho, nos dias 27 e 29 de
Junho, o habitual encontro anual de Revisão,
Formação e Programação do ano de AMV
2008-2009 para Animadores e animadoras de
AMV zonais e das Paróquias e formadores de
IMC e MC da Região de Moçambique, cujo
tema foi “Caminhando Juntos Sereis Minhas
Testemunhas”, coordenado pela Irª Luz Mary
das Missionárias da Consolata e Pe Mussirica.
Este assume a responsabilidade de coordena-
dor nacional de AMV pelo IMC, secretariado,
até então, coordenado pelo Pe Julius Gichure
Mwangi , que hoje presta o serviço de formador do Seminário Propedêutico da Consolata
– Casa Allamano- em Nampula.
Pela primeira vez, com a excepção de algumas paróquias e comunidades IMC que se não
fizeram presentes, participaram no encontro
todas as outras paróquias e comunidades
IMC-MC da Região de Moçambique. Foi algo
muito bom termos conosco, em dias diferentes, a presença notória dos nossos superiores
regionais no nosso encontro os superiores
da Casa Madre - 9/08
Mozambico
“Caminhando juntos sereis minhas
testemunhas”
Vita nelle Regioni
Moçambique: Encontro Anual
IMC-MC 2008
21
Italia
IMC-Mc Pe Artur Pereira Marques, no primeiro dia, que teve a humildade de dar a sua
palavra de abertura oficial ao nosso Encontro
e, a Irª Luisa Amália que com a sua palavra de
saudação a assembléia, no segundo dia do
encontro,deu-nos a certeza de quanto era
necessário o encontro .
Desde o primeiro dia, os trabalhos foram
precedidos por um momento de meia hora de
oração às 8h30 e terminávamos o dia com a
celebração da Eucaristia. Assim, no primeiro
dia, Sextasfeiras 27, depois da apresentação
do programa do encontro pela Irª Luz Mary, a
distribuição de tarefas e juntos estabelecermos o horário, procederam-se as apresentações individuais dos participantes do encontro e, a leitura dos relatórios dos trabalhos de
Animação Missionária e Vocacional realizados durante o ano 2007-2008 nas paróquias e
zonas onde estamos.
Vita nelle Regioni
A manhã do dia 28 de Junho foi dedicada à
formação assessorada pela Irª Nicoletta das
22
Missionárias da Consolata e pelo Pe
Mussirica, que ajudaram o grupo com o tema
de reflexão “Animação Missionária na Igreja
Local”, uma das matérias dadas no curso continental de AMV em Sagana, no Quênia, entre
Dezembro de 2007 e Janeiro de 2008. A apresentação abriu o caminho para o trabalho de
programação do ano 2008-2009, que se seguiria logo à tarde e a manhã dia seguinte
Domingo 29 de Junho, data em que se celebra
a Solenidade dos Apóstolos Pedro e Paulo.
Neste ano esta celebração teve outro marco
muito importante, a de abertura do ano
Paulino.
Encerramos o encontro com a avaliação
aberta e espontânea do mesmo e celebração
solene da Eucaristia segundo a liturgia do dia,
na Capela da Casa Regional IMC, seguida do
almoço, o qual inspirou-nos uma música sem
letra, mas entre os lábios e o olhar dos seus
intérpretes se fazia ouvir um som que dizia
“... o nosso muitíssimo obrigado a comunidade da
Casa Regional IMC pelo caloroso acolhimento”.
Ordinazione sacerdotale
p. Daniele Giolitti, imc
Condivido volentieri due righe su quello
che provo per la mia ordinazione sacerdotale
missionaria, il 28 giugno 2008, alla Certosa di
Pesio.
Sto vivendo giorni speciali, momenti di grazia del Signore, per il dono così grande del
sacerdozio. Non nascondo la mia emozione e
un po’ di trepidazione, ma sono a dir poco
felicissimo. E’ un dono che mi supera e di cui
solo Dio è capace.
Come ho specificato, e anche sugli inviti ho
scritto, ‘ordinazione sacerdotale missionaria’.
Lo so che di per sé l’aggettivo ‘missionaria’ è
superfluo, ma non lo è per me. Dalla mia storia e tuttora, l’essere sacerdote non può essere separato dall’essere missionario. L’uno
acquista senso dall’altro e viceversa. Anche
l’Allamano la pensava così e sottolineava:
da Casa Madre - 9/08
“l’apostolato missionario è il grado superlativo del sacerdozio.”
Il cammino per arrivare fin qui non è stato
breve: sono passato per Torino, per la Certosa
di Pesio e per le case di formazione di
Alpignano, Rivoli, Roma e Nairobi. In Kenya
ho speso 5 anni, di cui 4 nell’Allamano House
per lo studio della teologia e un anno nell’indimenticabile missione di Wamba, tra i nomadi Samburu, dove sono stato ordinato diacono da mons. Pante.
Ho incontrato, parlato e imparato tanto da
molti missionari e gente semplice. Il Signore
mi è stato vicino e ho scoperto, piano piano,
l’essenza o ciò che conta di più di un missionario-sacerdote della Consolata: essere un
contemplativo in azione. Questa è la forza
nostra famiglia missionaria. Molto ho ricevuto da voi superiori, formatori, animatori, confratelli, insieme ai miei cari famigliari, che con
pazienza avete creduto in me e mi avete aiutato a realizzare il sogno di Dio. Ma l’avventura
missionaria continua … la Mongolia (destinazione arrivata con sorpresa) si fa sempre più
vicina. L’entusiasmo non manca! Sono contentissimo di raggiungere i ‘nostri’ nelle sterminate steppe tra i nomadi a cavallo e i monaci buddisti (anche se mi dovrò munire di qualche cappotto in più!).
Stiamo vicini, sicuri di contare nel Signore,
colui fa la missione, e in Maria Consolata,
colei ci guida e ci protegge.
Vita nelle Regioni
che mi ha spinto e mi spinge a camminare dietro a Gesù.
Dopo aver fatto gli esercizi spirituali nel
nostro Santuario e Casa di preghiera a
Marsabit e, qui in Italia, nel monastero cistercense di Pra d’Mill sulle mie amate montagne,
considero una immensa benedizione l’essere
ordinato nella nostra splendida Certosa di
Pesio. Qui nel silenzio ho iniziato il mio cammino missionario; qui tanti missionari si sono
preparati e santificati per la missione; qui dall’anno 1200 monaci certosini hanno innalzato
preghiere al buon Dio, nella regola del “ora et
labora.”
Non mi resta ora che ringraziare tanto la
Italia
23
da Casa Madre - 9/08
Dianra
Vita nelle comunità
24
Breve resumen de la historia
de un misionero
p. Lazaro Ramon Esnaola, imc
Érase una vez un joven que quería ser misionero. Durante varios años se fue preparando para
ello, pero le faltaba la “condición geográfica”.
Todos le habían explicado que un misionero ES, un
misionero no aumenta de calidad por sus realizaciones o su situación geográfica, sino por lo que
ES. A este chaval le vinieron a decir que un misionero es un apasionado de Dios y de la Humanidad.
En aquellos tiempos, la ecología se circunscribía a
Félix Rodríguez de la Fuente y “Al filo de lo imposible” pero todavía no tenía una incidencia teológica. Hoy, diríamos que es un apasionado… de la
Creación. Y si me apuráis, un apasionado de la
Pluralidad.
Bueno, pues este chaval, había interiorizado
todos estos contenidos pero le faltaba “algo”. Hoy
lo llamaríamos “deslocalizarse”. Bueno, el tiempo,
pasó y finalmente llegó la llamada tantas veces
esperada: “¿Estarías dispuesto a ir a Costa de
Marfil?”
da Casa Madre - 9/08
La respuesta no se hizo esperar: “¿Cuándo?”.
Y he aquí que con 33 tacos y medio llegó el
momento de “deslocalizarse”. Antes de coger el
avión, el chico este ya se había empapado de la
historia marfileña, de su situación en el Informe de
Desarrollo Humano de la ONU y del análisis
hecho por Amnistía Internacional en su informe
anual. Además, le habían comentado algo de una
nueva apertura en una misión para trabajar con un
grupo llamado “senufó”. Así, que el chico éste se
fue a la biblioteca de los Padres Blancos en Madrid
y fue buscando en las fichas algo sobre este grupo
étnico. Encontró algunos estudios de la primera
mitad del siglo XX, se hizo algunas fotocopias y
empezó a empaparse de un mundo totalmente
desconocido y ajeno.
Y cogió el avión. Fue el 15 de enero de 2001.
Para situaros, Aznar estaba a punto de terminar su
primer mandato, la peseta circulaba sin problemas
y el World Trade Center estaba de pie. Sí, ya hace
da Casa Madre - 9/08
Dianra
las lenguas y las culturas llegó el momento de abrir
la nueva misión. Era el 31 de mayo de 2001 y llegó
junto con Michel en un “badjan” (un autobús de
una 22 plazas –pero con más de 30 en su interiorsin frenos y muy resistente a las pistas del norte
marfileño). Su equipaje era la gran mochila lo que
se había traído de España.
En Dianra, les esperaban el vicepresidente de la
comunidad junto con unas once o doce jóvenes de
la comunidad que les ayudaron a llevar las cosas a
la casa.
Y llegaron los amores: las personas, el pueblociudad de Dianra, las visitas a las aldeas, la fraternidad IMC, los agentes pastorales, hacer el mapa de
la zona, descubrir los nombres de las aldeas e intentar escribirlos sobre el mapa, calcular las distancias,
las primeras reuniones, las primeras programaciones...
La misión soñada se convirtió en la misión vivida.
Al mismo tiempo, llegaron las primeras malarias.
Se dio cuenta de su debilidad. La malaria le dejaba
para el arrastre. El primer año y medio fue especialmente duro. Luego, poco a poco se fueron espaciando más en el tiempo y se iban suavizando los
síntomas. Y el chico fue conociendo más en profundidad su propio cuerpo y comenzó a intuir las
recaídas.
Le costó profundizar en su experiencia personal
con Abba. Le resultaba complicado rezar en una
nueva lengua: el francés. Y más aún con una desconocida: el senufó. Pero, bueno, como tenía orígenes
mañicos y vascos digamos que la tozudez fue un
arma valiosa en este ámbito. Y aunque había más
descampado que otra cosa, no cejó en el empeño.
¡Qué bueno que por encima de las nubes siempre
brilla el sol!
En octubre, un acontecimiento le ayudó a profundizar en su presencia en Dianra. Unos bandidos
les tendieron una emboscada y les robaron todo el
dinero que tenían. Durante tres horas estuvieron
junto con un montón de gente tumbados por tierra con la cabeza hacia abajo (y las hormigas haciendo de las suyas por todo su cuerpo). Fue la única
vez que tuvo miedo. De un golpe se dio cuenta que
todo esto se podía acabar de un día para otro. Que
no tenía más que una vida para disfrutar y que no
valía la pena malgastarla y echarla por la borda.
Rezó en todas las lenguas que conocía (hasta en
romanó, la lengua de los gitanos que había aprendido en 1990 en Valladolid en el barrio de los
Vita nelle comunità
algún tiempo de todo ello.
En Abijan le esperaba un calor pegajoso. Claro,
no se había dado cuenta del “cambio climático geográfico” y llevaba el jersey y el chubasquero típicos
de un enero zaragozano. Cuando llegó al Centro de
Acogida Misionero de Abijan, lo primero que necesitaba hacer era ducharse, así que dejó las maletas,
se desnudó, se metió en la ducha, abrió el grifo y…
¡ni una gota de agua! Empezó a reírse de él mismo
y se dijo en voz alta: “Bienvenido a Costa de
Marfil”. Se dio cuenta que no había que dar nada
por supuesto a pesar de las apariencias. Fue la primera lección.
Y el chico empezó a amar, empezó a dejarse
seducir, empezó a descubrir un mundo que pertenecía sólo a sus lecturas, a las tertulias solidarias
mañas y madrileñas y a los documentales de la 2. El
chico no hacía más que abrir la boca y paladear
todo lo que Abba iba presentándole.
Se dejó seducir por la comunidad de la Consolata
en Costa de Marfil, no quiso ponerse muchas preguntas sobre el proyecto inicial del IMC en estas
tierras. Le habían comentado que él iría al Norte, a
establecerse en una misión nueva, así que su corazón se volcó enseguida en el norte marfileño, la
sabana con árboles de esa zona y el descubrimiento de unas culturas nunca antes oídas: senufó,
malinké, peul.
El chico hizo buenas migas con sus hermanos de
comunidad y esto le daba mucho ánimo para centrarse en el estudio de las lenguas y culturas senufó.
Los Padres Blancos le acogieron en su misión de
Korhogo y había un cura que llevaba muchos años
por esta zona, así que el chico empezó a poner preguntas: “¿y cómo se casan? ¿de verdad que hay cuatro formas distintas de casarse? ¿hay un ritual? ¿y
qué es el “poró” (la iniciación tradicional)? ¿qué es
el “sandogo” (asociación de adivinas y algún que
otro adivino)? ¿por qué celebran tres días de funerales? ¿por qué la semana de descanso de la tierra
tiene seis días? ¿quién fue Samory Turé? ¿cómo es
su relación con la tierra? ¿es cierto que tienen la
hoz con el filo más grande de toda el África del
oeste?...
Y así sin descanso.
Luc (que así se llamaba el Padre Blanco) intentaba responder pacientemente a este bombardeo
pero poco a poco fue invitando al chico a descubrir
por él mismo las respuestas. Luc tuvo una paciencia enorme.
Acabados los tres meses de “stage” para estudiar
25
Dianra
Vita nelle comunità
Pajarillos).
Ese asalto fue una gracia (teologalmente hablando), le hizo ponerse las pilas. Y aprovechar el “aquí
y ahora”. Se convirtió a la posmodernidad (aunque
con cierta nostalgia de los metarrelatos que dan
sentido al vivir). Su fe dio un salto de calidad, profundizó en la oportunidad que le había dado Abba.
Se hizo más cristiano, más seguidor del “Ungido”.
Flavio y Fere le descubrieron el binomio consolación-salud. Fere era una anciana que tenía una
herida tropical horrible que olía fatal y que le dolía
un montón. Y Flavio un misionero de la Consolata
que le limpiaba la herida con una ternura y un amor
exquisitos. Descubrió que ser misionero de la
Consolata pasa por la salud de las personas con las
que estamos en contacto.
Descubrió la importancia de saber leer y escribir.
Y ahí se lanzó porque la mayoría de los agricultores
sufrían los excesos de sus contables que les “robaban” su dinero. También hizo lo mismo con las
mujeres ya que la mayoría no eran alfabetizadas.
Poco a poco la misión soñada iba concretizándose y adquiriendo un contenido.
Y seguía estudiando la lengua, empezando a
26
da Casa Madre - 9/08
hacer sus primeras traducciones y preguntando
sobre las tradiciones culturales. Su vocación de
antropólogo encontró una mina de oro con los
Senufó. ¡Cuántos descubrimientos! ¡Cuántas
incomprensiones! ¡Cuántas sorpresas! Padecía una
cierta bulimia de Senufó.
Y le bautizaron: “Koroná” (“quédate”). Le sedujo este nombre y se lo apropió hasta el punto que
todo el mundo le llamaba Koroná. Incluso los cristianos olvidaban con frecuencia que se llamaba
Ramón.
Y llegó el 21 de septiembre de 2002: el día que
los rebeldes llegaron a Dianra. Fue la primera vez
en su vida que oía disparos “de guerra” en directo.
Se le encogió el corazón. Me contó que una mujer
con su niña vinieron a refugiarse a la misión, le
abrazó y empezó a gritar: “nos van a matar a todos,
nos van a matar a todos”. Él intentaba calmarla y
decía: “No, no van a matarnos”. Y en ese momento, giró su cabeza hacia Flavio que estaba detrás de
él y le preguntó: “¿no, verdad?” Lo cierto es que no
tenía ni idea de lo que iba a pasar.
Y Dianra, Costa de Marfil, la misión, nuestra
presencia y la Consolata descubrieron lo que era
pasar las noches sin dormir, escuchar
disparos durante todo el día, empezar a
depender de la gente porque optaron por
no utilizar el coche y tenían que desplazarse o en su bici o pedir la motocicleta a
alguien o utilizar los transportes comunales: camiones, badjans, remolques…
Fue un tiempo precioso, de kénosis lo
llaman los teólogos. Ahí se acercaron un
poquito más al Altísimo que se hizo
Bajísimo en Belén. Y redescubrieron que
nuestra misión era “estar con”, quedarse,
acompañar, animar a la gente y, sobretodo, continuar con la pastoral, no darle tregua a la guerra, seguir a lo suyo para poder
ayudar a la gente a “salir” del hoyo en el
que se había metido este bello país.
Y encima, Abba me dio un hermano de
fraternidad con el que compartió mucho
durante este tiempo: Michel. Cuántas
noches pasaron en la terraza compartiendo esperanzas, temores, análisis, anhelos… Su situación era una parábola de la
realidad que les circundaba: sólo les alumbraba un pequeño candil porque a menudo cortaban la electricidad.
Fue otro hito importante en su vida de
parabólica, un mercedes y hasta agua corriente.
Joder, ¡qué cambiazo! En realidad, se benefició de
la situación que vivía el país con tanto contrabando
la parabólica y la mercedes estaban tiradas de precio, así que aprovechó “la especulación”. Pecador
estructural.
También empezó a recoger frutos: tenía muy
buenas relaciones con el imam, con los musulmanes, con las autoridades tradicionales, ya entendía
bastante las lenguas senufó y tenía autonomía.
Incluso durante dos años estuvo dando clases en el
Instituto de Dianra.
Pero al mismo tiempo se encontraba en una
situación no deseada. Era párroco de una parroquia
en la que llevaba a cabo una serie de tareas en las
que no creía. Había bastante de “plantatio ecclesiae” en su estilo de pastoral. Y, en el fondo, él no
creía tanto en todo esto. Su reflexión misionológica iba por otros derroteros: la pluralidad religiosa
dentro del proyecto de Abba; el diálogo interreligioso a partir de presencias más humildes y desposeídas; pasar de la misión “ad gentes” a la misión
“inter pauperes”; la gratuidad del amor de Dios y
de los sacramentos de la Iglesia…
Había muchas leyes en la Iglesia que empezaban
a asfixiarle y no lograba reconocerse en ese estilo
de presencia. Es cierto que junto con todo ello
había toda una preocupación y una práctica por
ofrecer una vida más digna a los distintos estratos
de la sociedad: mujeres, jóvenes, agricultores, enfermos, viudas, solteros… También intentaba proponer un modelo de Iglesia que se puede resumir en
la frase “comunidad de comunidades”. Pero…
Un cierto sinsabor amargo no terminaba de
reconciliarle con su presencia. Así que… ¡cómo no!
soñó de nuevo y propuso una presencia de inserción en una pequeña aldea sin propiedades, flexible
y centrada en la inculturación, el diálogo interreligioso y la dignidad de las personas (educación,
mujer y salud).
da Casa Madre - 9/08
Dianra
Claro, proponer esto implicaba cambios (más
que estructurales, mentales). Y, bueno, le propusieron un cambio de aires. Así que le propusieron ir a
la formación de base a un nuevo país: la República
Democrática del Congo. El chico no lo rechazó.
Sabía que era positivo para la misión (para él y para
la gente) que saliera de Dianra. Así que se preparó
para llorar por la separación de los seres queridos y
retomó la fatídica frase de Jesús: “Vamos a las
aldeas vecinas que para eso he venido”.
Vita nelle comunità
fe. Creció mucho. Las raíces se dirigieron hacia el
agua que da vida. De nuevo, estaba haciendo realidad un sueño. Esta vez sin música de Ennio
Morricone pero dándose y dándolo todo.
Hay un dato significativo. Fue la única misión del
norte que no fue asaltada por los rebeldes para
coger los coches. Él decía siempre que fueron los
Senufó los que les protegieron aunque ellos nunca
llegaron a saberlo a ciencia cierta.
Y descubrió el sufrimiento de la mujer; los milagros que cada día realiza en su hogar para que todo
el mundo pueda comer. Llegó un tiempo muy duro
y empezó a darle vueltas a la cabeza hasta que le
vino la idea de los microcréditos. Algo había oído
del “Banco de Semillas” (bueno, en inglés suena
más chulo, el Grameen Bank). Así que habló con
Jacqueline y Auguste y entre los tres hicieron una
carta para ASA para que les diera algo con lo que
empezar. Hoy no pueden quejarse, ya han terminado cuatro campañas y en septiembre comenzarán la
quinta. Es un proyecto del que está un pelín orgulloso. Al inicio había tantas dudas, tantos miedos. Y,
sin embargo, las mujeres y los responsables respondieron a la perfección. Un gajito de Reino se hizo
historia en Dianra.
Pero las muertes le siguieron curtiendo. En un
espacio de cuatro meses murieron las dos niñas de
Jacqueline. Fue dramático. Todavía le recuerdo
abrazado a la madre de Jacqueline, en la iglesia,
delante de la imagen de la Virgen y llorando descon-so-la-da-men-te.
Lo más duro de la misión son las muertes inocentes, evitables y disfrazadas de “es la voluntad de
Dios”. ¡Cuánta resignación anticristiana!
Poco a poco los rebeldes también empezaron a
llamarle Koroná y les divertía que chapurreara su
lengua. Pero cada sábado tenía discusiones con
ellos porque hizo objeción de conciencia a darles ni
un franco CFA en el territorio de la parroquia. Así
que a cada salida en bici o en motocicleta tocaba
discutir hasta que se cansaban. La verdad nunca
hubiese pensado que él pudiera discutir con gente
que tenía kalashnikovs. Creo que en el fondo les
caía simpático y el hecho de no haber huido ni un
solo día de la misión les daba una cierta autoridad.
Y llegó junio de 2006 y las cosas empezaron a
cambiar, a caminar hacia la paz. Y llegó el tiempo
de la comodidad. El tiempo en el que la profecía se
pone entre paréntesis y se vive con el único criterio
del progreso y el bienestar. Así que el chico se dedicó a arreglar su casa: compraron sillones, una tele,
27
Grand-Zattry
Mgr. Paulin et son service pastoral
p. Victor Kota Mukpekpe, imc
Monseigneur Paulin Kouabenan N’Gname,
originaire du diocèse de Bondoukou en Côte
d’Ivoire, a été nommé évêque du diocèse de SanPédro, le 1er mars 2007 et sacré et installé le
12mai 2007 dans le dit diocèse.
Mgr. Paulin est retourné à Dieu le 21 mars
2008, le Vendredi saint, après avoir célébré la
sainte Cène du Seigneur le jeudi saint le 20 mars
2008, dans une des paroisses de son diocèse,
appelée Saint Ignace d’Antioche de Méagui.
Vita nelle comunità
La cérémonie des obsèques et l’inhumation
ont lieu le 4 et 5 avril 2008, sur le site de la
Cathédrale St. Pierre à San-Pédro.
28
Dans la figure de pasteur qu’a été Mgr Paulin
Kouabenan N’Gname, que je voudrais présenter
dans ce petit article, partant de mon expérience
personnelle avec lui, Dieu a voulu mettre au fondement de notre Eglise qui est à San-Pedro,
pour qu’elle fasse tradition, la graine de ce qu’il
y a de plus fondamental dans la vie chrétienne et
dans le christianisme : le Service. Mgr. Paulin
dans 10 mois d’épiscopat a laissé transparaître
ce précieux don de Dieu : « Servir et non pas être
servi». Il était cet homme dévoré par le service
divin à la manière de son maître (Jn 13). C’est
pourquoi, quelques jours avant sa mort, il nous
dira : « A partir de ma vocation sacerdotale et
depuis que ce sacrement m’a été conféré, ma vie
ne m’appartient plus. Elle est à la disposition du
Christ pour le service de mes frères. Depuis
quelques temps je découvre que le seigneur veut
se servir de moi peut être même plus que ce que
je peux lui offrir. Je lui demande de me donner
la force nécessaire ». (Interview, dans Agapè,
Bulletin d’information des Séminaristes du diocèse de San-Pédro, N° 7 mars 2008).
Le service a été une devise, une intuition pastorale très visible qui était à l’œuvre chez Mgr.
Paulin et qu’il tenait inculquer et transmettre
pour prendre corps à son Eglise qui est à SanPédro, à tel point qu’elle fasse une vraie tradi-
da Casa Madre - 9/08
tion pour lier les générations successives des
fidèles disciples du Christ.
Pour ce pasteur, c’est ce service dont dépend
un panorama pastoral fructueux et son projet
pastoral est ainsi une trilogie : la promotion et
respect de la culture, la jeunesse et la formation.
Voilà ce qu’il a désiré réaliser : « une pastorale
approfondie auprès de toutes les populations ;
un regard particulier sur la langue locale le
Kroumen, sachant que cela ne sera pas facile à
cause de la diversité des ethnies qui compose la
grand groupe Krou. Mais je compte cibler cette
activité dans le Sud-ouest, c’est-à-dire la zone de
Tabou. Cela pour apporter un plus à ce qui est
déjà fait avant moi pour l’évangélisation du peuple Kroumen. Puis une large pastorale de la jeunesse.
Une formation tant que possible étendue à
tout le clergé local et la vie matérielle des prêtres ». (Ibidem).
En parlant de la vie matérielle des prêtres,
Mgr. Paulin, comme les pères synodaux africains
en 1994, soulignait qu’il était nécessaire que
dans son diocèse toute communauté chrétienne
soit en mesure de pourvoir par elle-même,
autant que possible, à ses propres besoins, en
fortiori pour ses prêtres. Car, « l’évangélisation
requiert donc outre les moyens humains, des
moyens matériels et financiers substantiels dont
bien souvent les diocèses sont loin de disposer
dans des proportions suffisantes ». (EIA, n°
104).
Sa vie de pasteur a fait du service de Dieu à
travers les frères l’élément fondateur de l’Eglise.
Eduquer à l’amour de l’Eglise, c’est-à-dire à son
service de façon agissante et dynamique était
pour Mgr Paulin, une expression de foi vraie et
vivante.
C’est, à mon avis, ce qu’a fait d’essentiel et
d’unique, ce grand pasteur ; et personnellement,
comme fils, ami et collaborateur de ce grand
évêque, je bénis Dieu pour l’avoir côtoyé et pour
Hommage à Mgr Paulin
Mgr Paulin, tu restes vivant!
De modestie sincère, transparente,
De spontanéité sans calcul, naturelle,
Ton amitié a gagné le territoire de ton
Diocèse.
A deux mains tu as pris ton courage,
Et, comme un pompier, chargé de combattre
incendies et sinistres,
Tu es resté au milieu de nous,
Donnant à tous ta sollicitude paternelle.
Monseigneur Paulin, tu restes vivant dans
mon cœur et mon esprit.
Dans un passage fulgurant,
Tu nous laisse une inspiration,
Source intarissable d’une marche d’espérance
d’un pèlerin,
Amoureux de l’Eglise, tu nous dis : «allez au
large».
Monseigneur Paulin, tu restes vivant dans
mon cœur et mon esprit.
Icône d’une serviabilité incomparable : «Non
ministrari sed ministrare»!
Qui sert son maître et son Seigneur en tout et
en tous,
Par là, tu indiquais à tous le chemin de la foi
en amour concret,
De l’entente, de l’unité et de la solidarité.
Monseigneur Paulin, tu restes vivant dans
mon cœur et mon esprit.
Expert en maïeutique, en l’art de conversa-
Pasteur discret, tu t’en vas discrètement,
Laissant derrière toi,
Une foulée de pleurs et de désolations.
Comme un poteau indicateur devant un chemin,
Ta vie simple nous enseigne le mystère de la
vie et de la foi,
La loyale fraternité sacerdotale et la communion pastorale.
Et plus que jamais, soit un dictame saint qui
calme nos souffrances,
Monseigneur Paulin, tu restes vivant dans
mon cœur et mon esprit.
En mémoire de Monseigneur Paulin
Pourquoi pleurer ?
A peine mon bien-aimé Monseigneur Paulin
s’est-il endormi,
Que de souvenirs,
Que de précieuses mémoires,
Pour moi pleurer me semble une erreur.
Pourquoi sangloter ?
Oui, je me rappelle,
Nos dix mois passés ensemble comme mari et
femme.
Ils forment une source de joie et de foi,
Qui ranime et ranimera ma vie.
Pourquoi ce jour de Vendredi Saint ?
C’est clair, nous sommes séparés,
Mais seul l’amour de nos vies dans le cœur,
Garde mon bien-aimé proche de moi,
Et me donne l’espérance de vivre en Dieu.
Car, «ceux qui mettent leur espérance dans le
Seigneur trouvent des forces nouvelles; ils prennent leur essor comme des aigles, ils courent
sans se lasser, ils avancent sans se fatiguer.» (Is
40,31)
da Casa Madre - 9/08
Grand-Zattry
Dans un temps très bref,
Parmi nous tu t’es révélé en sacrement de l’amour de Dieu,
Un semeur d’une Parole qui germe et germera,
Pour libérer et faire marcher tes amis.
Monseigneur Paulin, tu restes vivant dans
mon cœur et mon esprit.
tion,
Pasteur, tu invitais tous à une parole qui
conduit à une action et un résultat.
Sollicitation nouvelle qui arrachait les esprits,
de l’étroitesse, de la médiocrité et de la tiédeur.
Pour les élever au plus haut sommet de la qualité et de l’excellence.
Monseigneur Paulin, tu restes vivant dans
mon cœur et mon esprit.
Vita nelle comunità
cet héritage que nous sommes appelés nous fils
et filles de son diocèse, à assumer en une loyale
fraternité sacerdotale pour la gloire de Dieu et le
salut des hommes.
29
Sagana
Vita nelle comunità
30
Allamano centre, Sagana:
5 attività, un solo spirito
p. Masino Barbero, imc
Nel lontano 1967, seguendo lo spirito pionieristico e lungimirante tipico dei nostri predecessori,
fu comperato, nei pressi di un piccolo
villaggio,Sagana, sulla strada verso Nyeri a 100
km.a Nord di Nairobi, un pezzo di terra di circa 30
acri (12 ettari). Terreno incolto, pieno di cespugli.
Per entrare bisognava farsi strada con un coltellaccio.
Quasi subito dopo l’acquisto del terreno, con un
sussidio della Misereor, si cominciarono i lavori di
costruzione di una scuola tecnica. P.Aldo Parodi e
P.Tarcisio Rossi seguirono i lavori. Nel 1970
cominciò la scuola con i primi alunni e.P.T.Rossi
come primo Preside. Atri presidi che si susseguirono furono,P.G.Bertaina, P.A.Lerda, P.F.La Greca,
A.Roberti,D.Galbusera,
L.Cometto,
J.Wamalua.Una generazione di fratelli diede un validissimo contributo sia nell’insegnamento che nella
pratica. Fr:G.Borgo, J.Pereira, A.Sabaini,
M.Bernardi coadiuvati anche da laici volontari di
diverse nazionalità. Dai primi faticosi inizi fino ad
oggi, migliaia di giovani kenioti impararono un
mestiere, altri cominciarono lavori in proprio di
meccanica, falegnameria, costruzioni, fabbri…
Quasi contemporaneamente fu cominciata la
Parrocchia con P.G.Gorzegno primo parroco. La
parrocchia conta ora più di 85.000 ab. E non meno
di 25.000 cristiani nei 17 villaggi.
Nel 1973-74 fu la volta della Bethany House,
voluta dalla Direzione Regionale del tempo, come
casa per Esercizi spirituali e seminari di formazione organizzati da noi e da altri istituti e da uffici
diocesani. Fu tra le prime forse la prima del genere in Kenya.
Sicuramente un grande impulso al centro fu dato
dall’indimenticabile P:Ricchetti (+1993)che mise a
servizio della missione non solo il suo talento pratico-artistico ( la bella chiesa è opera sua) ma il suo
carisma di formatore di persone . Ancora oggi si
incontrano molte persone che dicono con orgoglio:io sono stato formato da P.Ricchetti. E puoi
star sicuro che la persona o è un cristiano impegnato o un lavoratore di prima qualità. L’ultimo tocco
da Casa Madre - 9/08
alla Bethany House è stato dato da P. Pietro
Baudena con la costruzione di 7 camere con cappella per l’adorazione chiamata :Oasi del silenzio
che permette di organizzare ritiri individuali o di
piccoli gruppi. Recentemente è stato costruito un
nuovo refettorio e un secondo salone per poter
ospitare anche due gruppi contemporaneamente,
dato che le camere a doppio letto sono 44 e 4 con
un letto.
Oltre ai corsi organizzati da altri enti e dalla direzione regionale (Esercizi spirituali e formazione permanente),
noi
ne
organizziamo
sulla
Bibbia,Formazione alla preghiera, Evangelizzazione,
liturgia, Leadership, Ministeri,Insegnamento sociale
della Chiesa, Giustizia e Pace, Riconciliazione,
Preparazione
al
matrimonio,
Incontro
Matrimoniale…
Siamo quasi tutti convinti che la nostra presenza
nella Chiesa locale, dopo che si sono già lasciate
decine di parrocchie al clero locale, ormai numeroso nella maggior parte delle diocesi, sia quello di
una evangelizzazione delle persone in profondità
Giovanni Paolo II parlava di una “Nuova evangelizzazione. Nuova nel metodo, nel fervore e nelle
sue espressioni”. E’ risaputo che le malattie di ordine psicologico tipiche dell’occidente opulento, si
stanno estendendo anche in Africa: depressione,
mancanza di senso, scoraggiamento…Accentuate
anche dalla mancanza di lavoro, urbanesimo selvaggio, perdita dei valori tradizionali, confusione portata dal pullulare di migliaia di sette ,instabilità politica, ingiustizie, corruzione. La lista dei mali
dell’Africa è ripetitiva e senza fine.
Che cosa c’è di più bello e che servizio più utile
possiamo fare al popolo se non dare una mano a
rimettersi in piedi e a camminare?
I laici hanno un grande desiderio di pregare,
capire la Bibbia, di conoscere, di crescere umanamente e spiritualmente. Più di una volta, alla fine di
un seminario ho sentito commentare: “tulikaa
mbinguni”. Eravamo in paradiso!
Si cerca di sensibilizzare i pastori e le comunità
cristiane a impegnarsi maggiormente nella forma-
La quarta realtà dell’AllamanoCentre è il nostro
Noviziato , iniziato nel 1980. Da 28 anni vengono
formati i missionari della Consolata africani.
L’ultima creatura è il St. Mary’s Village, dove una
cinquantina di donne anziane,povere e abbandonate, vengono assistite con il nostro aiuto.
Tutte queste attività vengono portare avanti da
10 missionari della Consolata e più di 90 collaboratori laici. Anche se impegnati in attività autonome,
cerchiamo di vivere la fraternità condividendo lo
stesso spirito, aiutandoci e rendendoci disponibili
per i servizi richiesti.
G.Allamano da una statua posta per l’occasione
del centenario dei missionari della Consolata in
Kenya all’entrata del Centro, accanto alla storia
delle nostre missioni, scolpita in pietra, sembra sorridere,chiudendo un occhio anche sulle nostre
debolezze. L’elevazione dell’ambiente e la formazione dei catechisti era l’ideale proposto dalla
famosa Conferenza di Muranga (1904) che lui
aveva approvato e incoraggiato. E anche noi, dopo
106 anni, siamo contenti ed orgogliosi di sentire
l’affetto e l’ammirazione della gente delle pendici
del monte Kenya per noi e per i valorosi che ci
hanno preceduto.
Vita nelle comunità
zione senza aver paura a investire risorse allo scopo.
Anche noi non abbiamo vergogna a chiedere aiuti
per sponsorizzare, almeno in parte,corsi a quelli
che non possono pagare.
Richiamo un punto dell’Esortazione Apostolica
Post Sinodale, Ecclesia in Africa dove dice:”Il programma formativo deve includere la preparazione
dei fedeli perché possano esercitare il loro ruolo di
ispirare l’ordine temporale-politico, culturale, economico e sociale- con principi cristiani che è l compito specifico della vocazione laicale nel mondo”
(n.75)
Senza avere la pretesa di fare discorsi teologici
sull’Ecumenismo, abbiamo anche ospitato diverse
volte (ed ora sono clienti fissi) i Vescovi della
Chiesa Anglicana, i loro Venerabili Arcidiaconi e i
presidi delle loro scuole. Questo ha creato amicizia,
rispetto e comprensione reciproca.
Da Isiro: senzazioni ed emozioni,
vissute in missione
p. Daniel Lorunguiya, imc
da Casa Madre - 9/08
Isiro
Eccomi qui a raccontarvi della mia missione in
Congo.
Prima della mia partenza, quando ancora ero in
Kenya, avevo un groviglio di sensazioni e di
domande che sussultavano dentro di me: Sarò
all’altezza di questa missione? Sarò capace di sopportare il caldo umido, le zanzare, le malattie e le
difficoltà ambientali che incontrerò? Sarò capace di
adattarmi ad una cultura differente dalla mia?
Ad accentuare il tutto c’era, certamente, la situazione di guerra in Congo che mi metteva un po’ di
paura. Sentivo i miei confratelli raccontare l’esperienza vissuta in mezzo al fuoco incrociato, e tutto
questo mi causava un po’ d’ansia. Grazie a Dio, i
racconti dei missionari non erano soltanto sulla
guerra e sulle malattie, ma anche sull’allegria e sull’accoglienza della gente e sulle possibilità immense
di lavoro pastorale.
Arrivando a Kinshasa, capitale della Repubblica
31
Isiro
Vita nelle comunità
Democratica del Congo (dove vivono circa 8 milioni di persone), il primo sentimento che ho provato
è stato un senso di impotenza. Non riuscivo a comprendere come si potesse operare in una realtà
tanto complessa; ma essere missionario è anche
questo: lavorare in realtà difficili, per cercare di
migliorare la vita di questo popolo dimenticato.
Come Missionario della Consolata il nostro impegno è quello di portare speranza e consolazione
attraverso la parola di Gesù, testimoniando attraverso le opere, ognuno in base al proprio dono. La
sensazione che si prova, specialmente all’inizio,
quando non si conosce neanche una parola della
lingua locale è di smarrimento totale. Davanti a
questi sguardi, che fanno entrare in crisi e crollare
ogni certezza, non si sa cosa fare o dire.
Vivendo con i Congolesi ho potuto scoprire un
popolo che pone al centro della vita l’uomo e le
relazioni umane, e vive in sintonia con il proprio
ambiente e da cui riceve tutto quello di cui ha bisogno. La provvidenza, per loro, ha il volto della foresta, che accoglie, nutre e protegge: tutto è di tutti
come nella vita delle prime Comunità Cristiane.
Ritengo che, la missione in Congo, sia un’opportunità offertami da Dio per scoprire in me nuove
possibilità e potenzialità da condividere con altri.
32
da Casa Madre - 9/08
Dopo sei mesi a Kinshasa ho chiesto al nostro
superiore di poter andare nel nord di questo paese,
presso la nostra comunità d’Isiro, per poter continuare lo studio del Francese e del Lingala, e contemporaneamente conoscere nuove realtà.
Come primo impatto ho dovuto affrontare un
viaggio molto lungo e faticoso, per sette giorni
sono rimasto bloccato a Kisangani aspettando che
la compagnia aerea decidesse di effettuare i voli
programmati ma continuamente rinviati.
Qui ad Isiro mi sono sentito subito accolto e mi
sono inserito bene. La nostra comunità è formata
da p. Celestino Marandu, p. Urbanus Mtunga e Fr.
Domenico Bugatti, con noi ci sono anche due coppie di Spagnoli e un ragazzo Italiano, tutti laici missionari della Consolata.
La presenza dei nostri Missionari in questa zona
è “vera missione”.
Una missione difficile perché molto esigente,
una continua sfida. Infatti, soprattutto qui, nella
zona nord del Congo, si devono affrontare diversi
sacrifici: i viaggi, la mancanza di energia elettrica, la
mancanza di strade, i trasporti inesistenti anche per
quel che è necessario per vivere. Qui svolgere i programmi che ci si è posti diventa molto complicato.
Non esistono collegamenti tra le città, ma è possi-
zia dalla rivoluzione del cuore. Ogni scelta della vita
non può essere fatta senza paura, ogni cosa importante ci spaventa, ma dobbiamo affrontarla con
coraggio certi dell’appoggio della Vergine
Consolata.
La vita va riscoperta ogni giorno per costruire la
felicità. Non è mai troppo tardi per ascoltare la
chiamata del Signore, di andare a lavorare nella “sua
vigna, come operaio dell’undicesima ora”.
Cercherò di comunicare a tutti quelli che incontrerò di essere sempre fedeli agli ideali di gioventù,
pronti alla gioia e al dolore, al successo e alle delusioni. È proprio vero che nessuno è escluso dalla
possibilità di “lavorare nel campo del Signore con
molto frutto” se sorretto dalla pazienza e d’umiltà
e spinto da un desiderio d’amore e di fraternità.
Annuncio di Cristo nel mondo d’oggi, dipende
soprattutto dalla testimonianza che si rivela nell’amicizia, la coerenza, la compassione, la fedeltà e
l’amore. In questo modo la vita diventa come un
dono generoso a disposizione al servizio dei poveri
in ogni angolo della terra, perché solo la felicità altrui,
che ci renderà veramente felici. Avanti nel Signore!
Vita nelle comunità
bile spostarsi soltanto con piccoli aerei. Il commercio diventa difficile, quasi tutti i prodotti vengono
importati dall’Uganda perciò tutto è molto caro.
Tutte queste mancanze creano qualcosa di bello
e veramente speciale: la missione diventa star lì,
l’esserci, solo perché il missionario ama il suo
popolo e vede in ciascuna persona che soffre il
volto di Dio. Qui la gente è la vera ricchezza della
missione, che crea un’appartenenza reciproca: del
popolo per il missionario e del missionario per il
suo popolo. Ad Isiro il lavoro non manca, da parte
mia sto facendo tutto lo sforzo possibile per conoscere la gente, la cultura ed aprirmi a tutto ciò che
la situazione mi richiederà giorno per giorno. Sto
cercando di mettermi in un’ottica di disponibilità,
per realizzare i progetti della comunità che mi
saranno affidati, e per continuare a dare il meglio di
me stesso ogni volta in modo nuovo, ma sempre al
servizio dei fratelli.
Vorrei testimoniare ai giovani di vivere la vita
con entusiasmo, coraggio e di lasciarsi coinvolgere
totalmente, andando oltre le proprie vedute, perché
la vita è come un ponte: attraversarlo, ma non fissarvi la tua dimora, è missione, ma la missione ini-
Pirané !
p. Luigi Manco, imc
ettari. Oh, qui di terra te ne danno quanta ne
vuoi; e non costa niente...e pensare che mio
papà in tutta la sua vita riuscì a raffazzonare
solo due fazzolettini di terreno. Oh, ma qui
tutti i giorni si fanno delle grandi mangiate di
carne cotta sul fuoco! E guarda là quante vacche! Guarda che zebù, belli ingrassati! E s’imbattevano anche in realtà cocenti, che faceva
crescere il loro l’ardore di pionieri: gente che
viveva in povertà e miseria ce n’era e tanta!
Malattie, tante! Vizi, tanti! Ignoranza religiosa, tantissima! E c’erano anche loro, gli
indios, ma, ahimè senza piuma e senza gloria!
Erano proprio come li avrebbe descritti
decenni più tardi l’Assemblea di Puebla: “i
più poveri tra i poveri”! Si sa, i Missionari
sono come i bravi dottori: non li spaventa l’estrema necessità; le malattie più ostinate e i
casi più ripugnati e di difficile soluzione spri-
da Casa Madre - 9/08
Pirané
... A POCHI MESI DAL PRIMO SBARCO
. Furono sufficienti pochi mesi di attività
nella diocesi di Rosario perché i primi
Missionari della Consolata si rendessero
conto dell’equivoco in cui erano incappati: “ci
hanno scambiati per i Padri Redentoristi,
quelli che predicano Le Missioni popolari ! “ .
Un incontro di chiarifica e di discernimento
risolse prontamente l’inghippo: un gruppetto
di quel piccolo gruppo sarebbe sciamato al
Nord-Est dell’Argentina, alle zone “autenticamente missionarie”. La fantasia era ad alta
rivoluzione e ad alta confusione: gente seminuda, denutrita...serpenti, tigri...E...incontreremo anche gli indios ! Porteranno ancora la
piuma? Saranno i discendenti di Toro seduto?
Bene, la realtà che videro con i loro occhi in
parte li deludeva. Hai sentito, quello là è figlio
di italiani, dicono che possieda più di 1200
33
Pirané
Vita nelle comunità
34
gionano in essi un impeto di “intolleranza”,
motore primordiale della passione di sanare !
Fu così per i nostri eroi della prima ora.
Furono sedotti dalla missione. Non c’è altra
spiegazione al loro infaticabile zelo, alla loro
epopea missionaria !
... PROBLEMI E DIFFICOLTA’, PANE
QUOTIDIANO...! I punti strategici della
“misiòn nortena” furono Machagai nel Chaco
e Pirané in Formosa. Da lì, i nostri avrebbero spinto il loro zelo apostolico fino a decine
e centinaia di Km., all’interno dei due centri
principali. Pirané, soprattutto comprendeva
una vastissima zona: El Colorado, Palo Santo,
Matacos, Bartolomé de las Casas (colonia
aborigena), Comandante Fontana e Ibarreta.
E, terra dentro di questi paesotti, un incontabile numero di gruppi umani di 70, 90, 200 e
perfino di 400 famiglie. Davvero che problemi e difficoltà erano pane quotidiano.
Il caldo. Pirané è collocata in zona subtropicale. Certe estati il caldo ti arriva infernale.
Come ripararsi? Ah, quelle docce al chiaro di
luna, rovesciandosi addosso in costume adamitico secchioni di acqua tirata dalla cisterna...! Ti sentivi rinascere! Ti conciliava il
sonno meglio di una fresca birretta tirata
fuori dal frigo... però se ci fosse anche un
frigo scassato e una birretta fresca dopo l’acquazzone...!
La lingua. Il castellano non è difficile, ma se
uno lo studia. I nostri di difendevano alla
meglio O... all’italiana: tanti sorrisi, tanto
cuore, tanti gesti e qualche frase di castellano.
Quasi sempre andava benino. Ma, a volte gli
equivoci erano da spanciarsi per le risate. E
risate ne facevano a crepapelle P. Angelo
Burati e Fr. Guerrino quando, tutti i giorni
dopo pranzo, passeg giando nell’antistante
piazza comunale incontravano quei benedetti
cartelli che contrassegnavano le zone verdi e
la scritta che all’orecchio di quei due veneti
suonava scorretta e fuori luogo: està prohibido pisar !
I viaggi. Si viaggiava con tutti i mezzi possibili. In sulky (calesse), bicicletta, su carri trainati da buoi, a cavallo. Il sogno era possedere
una camionetta ranger e, l’ambizione, posse-
da Casa Madre - 9/08
dere una ranger a doppia trazione capace di
metterti a salvo da qualunque strada impantanata in tempo di piogge. E i soldini per comprarla dove trovarli? Si passava parola che
quel sant’uomo di P. Molioli che poi lasciò la
Congregazione per farsi monaco trappista ne
aveva escogitata una originalissima: aveva
fatto incettazione di animali feroci, particolarmente tigri e vipere. Caricatili su un’auto
antidiluviano li aveva condotti a Buenos Aires
per vendere gli uni al circo e le altre a case
farmaceutiche. Con il ricavato, con qualcosetta racimolata da partenti e benefattori e, con
tanta compassione suscitata nei gerenti della
Fiat, poté tornare a Palo Santo con la sua
bella camionetta. P. Elvio Mettone, che una
ne faceva e sette ne pensava, non volle essere
da meno. Di vipere ne aveva già acchiappate
un bel po’ e le custodiva in Casa, dentro un
boccale di vetro. Due, tre, cinque...penso che
ce ne stiano fino a una dozzina. Ma, nell’intento di rinchiuderne un’altra, una delle recluse spiccò un salto e, sapete dove andò a perdersi? In mezzo ai libri della incipiente bibliotechina comunitaria. Domandatelo ai vivi - i
defunti lasciateli in pace - come avran passato
quella notte. A voi il brivido dell’immaginazione. Ma vivi e defunti giurarono che mai più
vipere per camionette. Era davvero tentare El
Todopoderoso !
la religiosità popolare e...le risposte dei missionari. I nostri pionieri non erano solo degli entusiasti conquistadores de corazones con le loro
belle maniere ispirate alla regina delle virtù
allamaniane, la mansuetudine. Erano attenti
osservatori solo che i tempi non erano ancora maturi per certi cambi ispirati dal processo
dell’inculturazione e nuove sensibilità postconciliari. E allora? E allora pazienza, anche
se il bue e l’asino nel presepe del 25 dicembre
– sole canicolare ! - sembravano sciogliersi
come burro in cazzeruola, loro cantavano e
insegnavano a cantare a squarciagola: O
Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar...
E, asciugandosi l’abbondantissimo sudore
continuavano: A Te che sei del mondo il
Creatore mancano panni e fuoco, o Mio
Signore...intorno c’erano un pullulare i bambini seminudi e signore che porgevano l’abbondante seno per l’allattamento ai neonati.
PIRANE’ : 60 ANOS CONSOLANDO
EL PUEBLO DE PIRANE’! A volte, in
occasione delle nostre Assemblee regionali, ci
Giusto quest’anno, in coincidenza della
visita canonica, abbiamo celebrato i “ 60 anni
di matrimonio” con Pirané. Ombre? Certo e
non poche! Luci? Tantissime, quasi come le
stelle del cielo ! Sulla facciata della tempio,
recentemente accomodato e abbellito, spiccava un enorme striscione: 60 ANOS CONSOLANDO EL PUEBLO DE PIRANE’!
Pirané, dal tempo di P. Domingo Viola, le
cui spoglie mortali riposano nel tempio per
volere del volere dello stesso Vescovo Mons.
Sandrelli che in quel fine di marzo dell’anno
90 presiedette il rito delle esequie, è cambiata
molto. Corre molta ricchezza che beneficia
una esile minoranza di piranensi. C’è molta,
troppa miseria nelle zone periferiche che, in
queste ultime decadi, sono state soggetto del
fenomeno dell’immigrazione interna, vero
spopolamento dei piccoli centri umani che
qui chiamano “las colonias” . Dovuto a ciò,
Pirané conta attualmente 43.000 abitanti. La
classe politica è stile ciarlatano, con zoccolo
duro del mai tramontato “ marchio-caudillismo” (vi difendo io, vi do da mangiare io,
decido tutto io. Votate sempre me se no è
peggio per voi!) . Le famiglie per lo più non si
compongono di nuclei di matrimoni celebrati
in Chiesa. Forte è, ancora, l’influenza maschilista. Molto consultato il brujo e l’hechisero
(stregoni veri e propri o casalinghi) per difendersi dal malocchio o per praticare il maleficio al vicino, al parente, all’amante. La droga,
da Casa Madre - 9/08
Pirané
La cultura dei Piranesi era, i generale, cultura paraguaya. Fino a 40 anni fa, non meno del
50-60 per cento dei Piranesi era paraguayo o
discendente dei genitori paraguayani. Cultura
che sapeva molto di maschilismo, di abitudini
a lavorare quel tanto necessario per sopravvivere e, in quanto a religione, una religiosità
pietistica, molto devozionale, privilegiando le
forme individualistiche ( mi virgencita en mi
ranchito. La mia madonnina nella mia umile
casetta...). La superstizione si mescolava o
rimpiazzava la religione. Una sottocoscienza
religiosa inficiata di credenze di spiriti dispettosi e vendicativi (paye) dai quali difendersi in
tutti i modi, sperimentando tutte le strategie o
a cui ricorrere venerandoli come autentici
talismani personificati che potevano travolgere le situazioni e farti incontrare come per
incanto la persona amata. Gli stregoni, le
nonne con le loro “ricette”, i sacerdoti con la
loro acqua santa erano i più gettonati. L’acqua
santa era richiestissima per gli usi più svariati: per ingerirla con le medicine, per purificare la casa dagli spiritelli maledetti, per...portarla di nascosto allo stregone per le sue stregonerie. Quella notte del sabato santo, terminata la sacratissima Vigilia pasquale, i fedeli si
tuffarono a capofitto sugli abbondanti recipienti dell’acqua benedetta in quella notte
benedetta. Ma non stavamo al fiume
Giordano e la riser va idrica si esaurì.
Impietosito e pressato dal vociare della plebe
santa di Dio e temendo che la festa non finisse tutta in gloria tra le diverse bande dei beneficiati e dei delusi del sacro fluido, condusse
questi presso la cisterna della missione. Con
ampi gesti liturgici benedisse la cisterna e,
imperturbabile nella ieraticità, aprì le sacre
fonti: Venite, accorrete, attingete. Beh, che
c’è di strano? Secoli prima Qualcuno non
aveva profetato che un giorno i fedeli di
Yavhé avrebbero attinto abbondantemente e
gratuitamente alle fonti della Salvezza?
domandiamo: non sarà giunta l’ora di andarcene da Pirané dopo 60 anni di presenza?
Non avremmo esaurito già da tempo tutto ciò
che sapevamo e potevamo offrire a questa
gente e a questa porzione di popolo di Dio?..
E la domanda non trova eco di risposta perché, istintiva, sorge dentro come una forza
che resiste con violenza al solo pensiero di
consegnare le chiavi e abbandonare quella
che, da sempre fu considerata “la reginetta del
Nord”, la “Casa Madre delle missioni del
Nord Este argentino”. E il nodo alla gola
della nostalgia per questa terra, per questa
gente che ha sedotto generazioni di
Missionari (e di Missionarie) della Consolata
vorremmo differirlo nel tempo fino a... Fino a
quando?
Vita nelle comunità
Ma, tant’è che bisognava cantare che il loro
Signore lo vedevano – nella fede, suppongo intirizzito per freddo e gelo!
35
Pirané
Vita nelle comunità
36
anche se non massivamente, è annoverata
come nuova piaga accanto alla vecchia piaga,
molto diffusa, dell’alcolismo. Questo scenario, sovente, trova un alleato nella poca serietà – in certi casi “nell’irresponsabilità” - delle
istituzioni educative. I giovani, pertanto, sono
esposti a vuoti di esemplarità e a comportamenti dettati da individualismo e permissivismo. La religiosità popolare è vera risorsa
della fede e costitutivo energizzante per
sopravvivere per tanta gente umile che è
costretta a vivere in mezzo a mille difficoltà,
carenze, disinganni e problematiche senza
soluzione. Certamente va accompagnata, illuminata, purificata. La vita cristiana trova la
sua espressione liturgico e, quando è possibile liturgico-sacramentale, attorno alle
Cappelle che sorgono quasi in ogni barrio e in
ogni colonia .
Non possiamo dire che siano habitat di
comunità ecclesiali di base, benché or l’una or
l’atra si avvicinino a queste strutture promozionali ed evangelizzatrici. Alcune di esse
funzionano anche come centri-Caritas per
sovvenire alle necessità dei più bisognosi con
vestiti e alimento. Il Centro grande di Caritas,
però, ha sede nella nostra Casa ed è coordinato da una incaricata. Si attende ai poveri in
maniera abbondante e ben organizzata una
volta al mese e, in maniera meno solenne,
tutti i sabati. E, nei casi di emergenza: particolarmente in tempi di eccezionali crudezze
invernali; di post-elezioni politiche quando i
nuovi eletti all’amministrazione comunale
soffrono puntualmente prolungate crisi da
astinenza di memoria delle promesse fatte; in
tempo di post-feste natalizie, quando i poveri
si sono consumati in crapule – crapule povere, ma spregiudicate - i quattro soldini accumulati e, a qualunque denominazione cristiana appartengano, Gesù dei padri missionari si
profila come l’unica VIA del ritorno !
Le strutture parrocchiali sono frequentate:
giorni per la catechesi dei ragazzi e dei giovani, gruppo carismatico, scuola di danza e, in
un edificio annesso adibito a scuola di taglio e
cucito, vero fiore all’occhiello di Suor
Edgarda, missionaria della Consolata che,
insieme con Padre Domenico Viola nessuno
da Casa Madre - 9/08
potrà cancellare dal ricordo grado e ammirato
dei Piranensi.
Si sta portando avanti, ogni due mesi, in
collaborazione tra Missionari e Missionarie
della Consolata, “una Due Giorni” di spiritualità missionaria-vocazionale. I giovani
sono pochi, ma noi siamo costanti e seminiamo. Quel noto enciclopedico francese soleva
dire: Criticate, criticate, qualche cosa resterà,
non credete voi che seminando seme buono,
qualche cosa germoglierà?
Coltiviamo anche – tanto per continuare
l’immagine della semina e del germoglio - un
gruppo di Laici Missionari della Consolata.
In verità, per adesso son tutti laici del gentil
sesso! E’ nato nell’Incontro dello scorso gennaio in Buenos Aires dove anche in Argentina
si è ufficializzò questo movimento LAICI MISSIONARI DELLA CONSOLATA . Si sa,
ogni cultura fa gli dei a sua immagine e somiglianza. Così, almeno qui a Pirané, i (le) laici
Missionari della Consolata sono sui generis.
Provatevi voi a dire a una che, invitata da
un’altra che, casualmente ha partecipato di
una riunione dei LMC, laica Missionaria della
Consolata non è è vi sentirete apostrofare: ma
se dentro il ventre di mia madre, io sapevo
tutte quelle cose che dite qui! Io i missionari
della Consola li ho respirati con il latte materno! A me non c’è bisogno che mi vengano
a dire chi è il Fondatore; che stile, che caratteristica possiedono i Missionari della
Consolata. Su, che cosa bisogna fare?
Raccogliere soldi? Pregare per le Missioni?
Vendere la Rivista Missioni Consolata?
Queste cose le so a memoria...io facevo parte
di JUMICO (il glorioso movimento Jòvenes
misioneros de la Consolata che negli anni
d’oro lo portò agli splendori Madre Gabriella
Bono e il Padre Antonio Gabrieli !) .
E poi, che volete che vi racconti? Venite a
vederci. Non siamo proprio all’angolo di casa
vostra, però se vi fate una nottata di aereo,
aggiungendo altri 5000 km arriverete alle
Isole Malvinas e, se siete partiti con 38° gradi
all’ombra, potreste in 24 ore battere i denti
mentre battete le mani per convocare frotte di
curiosissimi, simpaticissimi signori pinguini.
p. Gianantonio Sozzi, imc
Quindici giorni fa ho “messo via” due guerriglieri, uno di 16 e l’altro di 14 anni,fatti a pezzi
da una bomba di aviazione e anche da una guerra che avevano “responsabilmente” sposato e
scelto... con la responsabilità che si può attribuire a un ragazzino di 14 o di 16 anni. Due vite
falciate al servizio di un progetto che “cosifica”
la vita e nega tutto il mistero e tutta la sacralità
che la vita contiene. Forse c’è una segreta unione fra la vita di questi due falciata da uno scoppio.. e la vita di quella ragazza falciata da più di
un decennio di diatribe legali e da dubbi morali. Tutti loro sono morti in silenzio.
da Casa Madre - 9/08
Toribio
Por lo que se refiere a los armados en las
esquinas y en los montes la verdad es que
siguen ahí. Tal vez sepas que hace unos meses
por medio de medidas de hecho, las comunidades indígenas desmontaron las trincheras de
los policías que hacían peligrosas las calles del
pueblo. Desde entonces los policías simplemente patrullan en las calles y, a mi me parece,
eso hizo al final hasta más peligrosa la situación de la gente porque en caso de tiroteo ellos
se meten en las primeras puertas que encuentran abiertas tomando voluntaria o involuntariamente como rehenes los civiles que ahí
están, eso lo hace la policía y eso lo hace y
siempre lo ha hecho la guerrilla que maneja
como una ventaja estratégica importante el
estar en medio de la población civil y poner en
la medida de lo posible al servicio de su guerra
a
la
misma
población
civil.
Afortunadamente en estos meses no hemos
tenido muchísimos problemas (pero sí los
hubo, en algunas ocasiones) y no ha habido
que lamentar “muchas” víctimas civiles (lo de
“muchas” parece irónicoo hasta cínico, pero
en medio de una guerra combatida muy a
menudo ignorando los principios del Derecho
Internacional Humanitario, es casi un
logro).Por otro lado la militarización del territorio se mantuvo durante estos tres años que
pasaron después de la toma de Toribío e hizo
que la guerrilla, sin dejar de estar de una u otra
manera presente, sin embargo alentara un
poquito la presión y perdiese el control casi
exclusivo del territorio. Ahora bien, el tener a
los dos grupos armados presentes al tiempo en
el mismo territorio significa ciertamente mayor
peligro para la población civil que, en ocasiones, se encuentra en medio del fuego cruzado.
En estos meses hubo unos episodios que produjeron también desplazamiento y hace unos
pocos meses, en el mes de marzo, también una
baja entre los civiles. Afortunadamente fueron
episodios intensos pero no duraderos por lo
que la gente pudo regresar a sus casas.Varios
decían que detrás de los militares y la militariazación del territorio vendrían los paramilitares
y empezarían las masacres o ejecuciones sumarias, afortunadamente esto no se dio por lo
menos en los resguardos en la zona de la cordillera. Abajo en el plano, los paramilitares han
estado haciendo de las suyas desde hace
bastantes años y su furia asesina y calculada se
desata por temporadas. En la actualidad el
municipio de Santander del Quilichao se ha
vuelto bastante peligroso en este sentido y son
bastante numeros los episodios de “limpieza
social”.El último episodio de esta guerra fue,
como consecuencia de una infiltración durada
meses, el bombardeo del campamento principal del Sexto frente. Fue un golpe muy duro a
la guerrilla: perdieron muchos guerrilleros
(además de los cuerpos que logró recuperar el
ejército, de lo que la guerrilla pudo sacar, por
lo menos unos 10-12 fueron enterrados en
diferentes partes del municipio de Toribío -yo
enterré a dos medio despedazados que, juntos,
tenían 30 años, uno 16 y el otro 14), también
cayó por lo meno uno de sus comandante que
además era de una vereda próxima a Toribío y
de otros comandantes dicen que no se tienen
más noticias. En este momento los milicianos
y la guerrilla están con un deseo grande de
venganza, pero hasta el momento no han
logrado llevar a cabo nada “significativo”, eso
significa que tendremos la región discretamente alborotada en las próximas semanas o
Vita nelle comunità
Toribio
37
meses. ¿Será este el primer signo elocuente del
próximo reves de la guerrilla por lo menos en
nuestro territorio así como está sucediendo en
otras partes del país? ¿Estamos en las vísperas
de ver el final de un conflicto que ha ensangrentado los últimos 50 años de Colombia? En
este momento muy pronto para decirlo pero
en buena parte de la población hay mucha
“esperanza” en este sentido y eso explica la
increíble popularidaddel presidente Uribe. El
problema es ¿a qué precio? y, sobretodo, ¿qué
fuerzas ocultas seguirán manejando el negocio
del narcotráfico? Al fin y al cabo, es lo que
retroalimenta y -diría yo- justifica en un 90% la
actual historia violenta de Colombia. Después
de los grandes capos al estilo Pablo Escobar,
tuvimos la “parapolítica” y la”farcpólitica”,
que resumidas en una sola palabra, podrían
tranquilamente llamarse “narcopolítica”...
infiltración de las institucionesrepresentativas
del estado al servicio de los nuevos carteles y
los respectivos y aparentemente contrarios
proyectos políticos. Es posible que estemos
próximos al final de una etapa, pero no sabemos todavía muy bien como será la siguiente.
Personalmente no creo que será menos violenta y sanguinaria de la anterior. De todo corazón quisiera poder decir en unos años que me
equivoqué... en este momento, sin embargo, no
logro ser muy optimista.
Ester, Luis e la famiglia
allargata di Roraima
Chiara Giovetti, UGCM-MCO
LMC
È una famiglia numerosa, quella di Ester e Luis.
Marito, moglie e tre bambini dai sei mesi a cinque
anni. Più i padri e i fratelli IMC in Roraima, gli
indios di Surumu e le comunità cristiane della periferia di Boa Vista. Fanno diverse decine di persone,
tutte ormai membri della famiglia allargata di questi due laici spagnoli trentaseienni che hanno dedicato sei anni della loro vita alla missione e hanno
fatto nascere tutti e tre i loro bambini in Roraima.
Appena tornati in Europa, si fermano a raccontare
la loro storia a Da Casa Madre.
38
“Sì”, conferma Luis con un sorriso, mentre cerca
di mettere ordine in sei anni di ricordi, di lavoro e
di vissuto ancora così presenti, “vedere il nostro
progetto di famiglia crescere insieme a questa esperienza in Brasile e ai missionari della Consolata è
una delle più grandi soddisfazioni che gli anni di
missione ci hanno dato. Essere laici e vivere da missionari tra i missionari ci ha arricchito immensamente”.
Il contatto con gli indios e l’immersione nella
vita delle comunità cristiane di base sono altri
aspetti importanti che Ester e Luis vogliono sottolineare. “Conoscere gli indios è un’esperienza
da Casa Madre - 9/08
umana straordinaria”, spiegano. “Quello che colpisce è specialmente il loro modo di accogliere l’altro,
così immediato e spontaneo”. Quanto alla Chiesa
locale, si tratta di “una chiesa di base, essenziale,
comprometida, coinvolta nei bisogni della gente, che
riconosce un ruolo importante ai laici”.
L’impegno di Ester e Luis si è concentrato essenzialmente in due ambiti: la scuola e il lavoro sociale nelle periferie. “I primi quattro anni”, spiega
Ester sottovoce, per non svegliare la piccola che
tiene in braccio, “ci siamo dedicati al coordinamento della scuola media di Surumu, al Centro
Indigeno di Formazione e Cultura Raposa Serra do
Sol, dove si formano gli inviati dei gruppi indigeni
Macuxi, Wapichana, Ingariko, Taurepang e
Patamona”. Gli allievi passano due mesi a scuola,
dove seguono corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale, in particolare in ambito agricolo. Nei due mesi successivi, poi, rientrano nelle loro
comunità e insegnano ciò che hanno imparato agli
altri membri del gruppo; sono loro a organizzare il
lavoro e ad assumere la responsabilità della scuola,
che da due anni a questa parte gestiscono e amministrano direttamente, scontrandosi quotidiana-
“Lavorare in questo contesto è stata un’esperienza molto intensa e problematica”, continua Luis.
“La scuola, infatti, è vista come una realtà “scomoda” e un pericolo dai fazendeiros (coltivatori) della
zona, che continuano a perpetrare soprusi inaccettabili ai danni degli indios”. In quanto mezzo di
affermazione dei diritti degli indigeni, la scuola
subisce l’ostilità costante di chi, come i coltivatori,
vorrebbe tenere gli indios in posizione subordinata
e occuparne le terre. “Il governo del presidente
Luiz Inácio Lula da Silva ha garantito agli indigeni
il diritto all’usufrutto di quelle terre, riconoscendo
che la loro presenza è anteriore alla nascita dello
stesso stato brasiliano. Eppure, fazendeiros, politici, magistrati e militari locali continuano a impedire
l’applicazione delle legge, che va contro i loro interessi economici”. Si scaldano, Ester e Luis, mentre
parlano di queste cose, ma non può che essere così:
è la situazione ad essere calda. Nel maggio del
2008, alcuni ‘pistoleiros’ al soldo del capo dell’associazione dei risicoltori Paulo César Quartiero ha
aperto il fuoco contro un gruppo di indigeni che
costruivano le loro ‘malocas’ (capanne) sul vasto
latifondo illegale presente all’interno del territorio
autoctono. Si tratta solo di uno dei più recenti episodi di violenza che tormenta la zona: le autorità
locali hanno cercato di porre rimedio all’accaduto
lanciando l’operazione Upatakon 3, che prevede
l’espulsione dei risicoltori occupanti abusivi del territorio. Questi hanno risposto con un’azione di vera
e propria guerriglia, durante la quale hanno distrutto ponti, lanciato bombe e preso ostaggi. Il
Consiglio Indigeno del Roraima (CIR) è impegnato
ormai da anni, instancabilmente, in una campagna
internazionale di raccolta firme e di pressione sui
giudici, affinché si giunga al riconoscimento effettivo dei diritti degli indios e all’applicazione della
legge.
LMC
mente con la mancanza di maestri e di fondi.
Dopo l’esperienza a Surumu, Ester e Luis hanno
poi speso due anni nella periferia di Boa Vista,
capitale del Roraima, impegnandosi nel lavoro con
le comunità cristiane di base. Qui, la popolazione
con cui i due laici hanno lavorato non è più composta da indios ma da afro-americani attirati in città
dalla speranza di trovare impiego e benessere.
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da Casa Madre - 9/08
SOMMARIO
LMC
“Purtroppo”, spiega la coppia,
“il governo incita la popolazione
a spostarsi a Boa Vista senza
avere un piano chiaro per assorbire e collocare questa forzalavoro. Qualcuno riesce a farsi
assumere nella pubblica amministrazione, ma la maggior parte
rimane disoccupata”. E finisce
per accalcarsi nella periferia della
città, dove le condizioni igieniche divengono sempre più precarie e il traffico di droga ed
esseri umani diventa un espediente per la sopravvivenza.
In un simile contesto di incertezza, le strutture familiari si
fanno labili e le separazioni
diventano frequenti, anche a
causa della mobilità degli uomini
che vanno e vengono seguendo
le opportunità di lavoro. Unico
punto fermo delle famiglie sono
le donne, che si trovano perciò
sulle spalle il peso di tutta questa
precarietà. “Con loro abbiamo
lavorato molto”, racconta Ester,
“sostenendole nelle loro iniziative di autofinanziamento attraverso, ad esempio, la vendita di
prodotti
artigianali”.
“L’impegno, la volontà, la resistenza della popolazione”,
aggiunge Luis, “sono eccezionali. Si finisce per identificarsi con
loro, combattere le loro battaglie, nutrire le loro stesse speranze. Credo che all’inizio faticheremo un po’ a staccarci da quella
realtà e riprendere a vivere in un
contesto così diverso come
quello europeo”.
da Casa Madr e
Mensile dell’Istituto Missioni Consolata
Redazione: Segretariato Generale per la Missione
Supporto Tecnico: Mauro Monti
Viale delle Mura Aurelie, 11-13 00165 ROMA - Tel. 06/393821
40
C/C postale 39573001 - E-mail: [email protected]
da Casa Madre - 9/08
Editoriale
2
Pablo, alcanzado por Cristo
4
La fonte della santità
6
Due raccomandazioni
su S. Paolo
8
Attività della
Direzione Generale
10
Diario
della Casa generalizia
12
O IMC no Brasil
13
Région IMC Congo:
Prise de Possession Régionale 16
Il Libro della vita religiosa
18
The new Allamano
novitiate in Mathari (Nyeri)
19
Moçambique: Encontro
Anual IMC-MC 2008
27 a 29 de Junho
21
Ordinazione sacerdotale
22
Breve resumen de la
historia de un misionero
24
Mgr. Paulin et son
service pastoral
28
Allamano centre, sagana:
5 attività, un solo spirito
30
Da Isiro: senzazioni ed
emozioni, vissute in missione
31
Pirané!
33
Toribio
37
Ester, Luis e la famiglia
allargata di Roraima
38

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