SE MU - Nuova Museologia

Comentarios

Transcripción

SE MU - Nuova Museologia
NUOVA
MU
SE
o
OL
giA
Settembre 2015 - NN°
32 e 33
Il tema del numero
Barcellona, i suoi musei
a cura di Marialaura Parma
Rivista semestrale di Museologia
www.nuovamuseologia.it
Sommario
1
pag. 5
pag. 10
pag. 15
pag.
pag.
18
Barcellona, una città sorprendente
Marialaura Parma
Museo de Ciencias Naturales de Barcelona
Anna Omedes
La Fundación Vila Casas
Glòria Bosch i Mir
The Museu d’Història de Catalunya (MHC)
El Museu d’Història de Catalunya (MHC)
Jusèp Boya i Busquets
21
pag. 25
pag. 28
pag. 31
pag.
Nuova Museologia
www.nuovamuseologia.it
nn. 32 e 33, Settembre 2015
Segreteria
Carlo Teruzzi
Via V. Foppa 16 - 20144 Milano
Tel. 02.4691589
[email protected]
[email protected]
Direttore Responsabile
Giovanni Pinna
Redazione e impaginazione
Claudia Savoiardo
pag.
34
La Obra Social “la Caixa”
Fundación Bancaria “la Caixa”
Fundación Foto Colectania
Pepe Font de Mora
El Museo Etnológico de Barcelona
Josep Fornés Garcia
Il Museu Frederic Marès di Barcellona
El Museu Frederic Marès de Barcelona
Josep Maria Trullén i Thomàs
pag.
38
pag.
41
Museu Picasso, Barcelona
Museu Picasso, Barcelona
Bernardo Laniado-Romero
pag.
44
pag.
48
The Museum Diocesà de Barcelona
El museu Diocesà de Barcelona
Josep Maria Martí Bonet
Coordinamento on line
Paolo Granata
Relazioni esterne
Donatella Lanzeni
Progetto grafico
Antonia Pessina
Nuova Museologia è aperta alla
collaborazione di quanti si interessano
ai problemi e alla vita dei musei. I contributi
vengono pubblicati in lingua originale
(italiano, inglese, francese, spagnolo).
pag.
51
pag.
54
MACBA - Museu d’Art Contemporani de Barcelona
MACBA - Museu D’art Contemporani de Barcelona
Bartomeu Marí i Ribas
57
pag. 61
pag. 63
pag. 67
pag.
pag.
69
La Fundació Antoni Tàpies
Laurence Rassel
La Fundació Joan Miró
Rosa Maria Malet
La Fundació Suñol
Margarita Ruiz i Combalia
Museu de Cultures del Món de Barcelona
Museu de Cultures del Món de Barcelona
Joaquim Vicente Ibáñez
Registrazione del tribunale di Milano
numero 445 del 18.06.1999
pag.
71
Salvo indicazione contraria i singoli autori sono proprietari
del copyright dei testi.
Nessun articolo può essere riprodotto, anche parzialmente,
senza l'autorizzazione dell'autore.
pag.
74
La Redazione declina ogni responsabilità in merito alle notizie contenute nelle inserzioni pubblicitarie.
El Museo del Diseño de Barcelona
El Museu del Disseny de Barcelona
Pilar Vélez
pag.
77
pag.
81
The Maritime Museum of Barcelona (MMB)
El Museu Marítim de Barcelona (MMB)
Roger Marcet i Barbé
ISSN (print) 1828-1591
ISSN (on-line) 1828-1583
pag.
85
The Archaeological Museum of Catalonia (MAC)
Josep Manuel Rueda Torres
INTRODUZIONE
Barcellona,
una città sorprendente
Marialaura Parma
Quando il Professor Giovanni Pinna mi propose di coorIl disegno della città si presenta come un reticolato di stradinare un numero monografico dedicato ai musei di Barcellode. Fu l’ingegnere catalano Ildefons Cerdà i Sunyer che a metà
na, accettai l’incarico sostenuta dall’amore che provo da tanti
ottocento ristrutturò Barcellona, dopo l’abbattimento delle muanni per questa città.
ra romano-medioevali che ne avevano limitato e trattenuto l’espanSognavo Barcellona fin da bambina, attraverso le parole di
sione fino ad allora.
mio padre, che vi si recava spesso per relazioni di lavoro.
Il progetto prevedeva grandi vie di scorrimento che s’inCercavo di immaginare questa città dai nomi delle strade
tersecavano ortogonalmente, dando così origine a un reticolaprincipali così significanti di una struttura urbana speciale:
to i cui moduli – manzanas – derivati da questo disegno, erano formati dall’allineamento di vari edifici su quattro fronti e preDiagonale, Parallelo e Meridiana.
vedevano all’interno dei lussureggianti giardini. La rigidità orM’immaginavo un’utopica Itaca, alla quale riuscii ad arritogonale determinata dagli incroci fu smussata con morbide anvare trentenne, invitata da cari amici catalani, coi quali già avese concave – chafláns – che disegnavano covo condiviso viaggi in molte parti del monsì delle piccole piazze, che si rivelarono
do. Trovai una citta diversa dall’attuale, con
provvidenziali con l’aumento del traffico
un aspetto allora forse più aderente a quelsempre più convulso dei decenni a venire.
lo spirito rigoroso del costruire, di quel saFu il primo grande rinnovamento urbaper fare catalano, senza dichiarazioni né
nistico di Barcellona, e segnò l’inizio dei
trionfalismi, austero, serio, attraversato però
continui sviluppi che, prendendo come spunda grandi voli visionari e lungimiranti, da queto le grandi occasioni, come le due Esposigli slanci vitali che a volte sfiorano una dizioni Universali del 1888 e del 1929 e, più
mensione surrealista, così aderenti al signitardi, le Olimpiadi del 1992, e ancora sucficato del lemma che i Catalani stessi hancessivamente il Forum delle Culture del 2005,
no scelto per autodefinirsi: “el seny i la raucha” – il buon senso e la follia sana – quafurono pretesti volutamente cercati dalle
lità entrambe necessarie a generare quelle
classi dirigenti, quasi a obbligarsi a una spindinamiche costruttive che abbiano come
ta rigenerativa che attualizzasse e forzasse paobiettivo il continuo miglioramento.
rallelamente a cercare un rinnovamento delAbbracciando in un solo sguardo quela vivibilità della città, seguendo le tensioni
Santa Maria del Mar.
sta magnifica città, tentando di entrare nel
derivate dalle esigenze cittadine in continua
(Foto Marialaura Parma)
suo spirito, mi misi a osservare il suo svimutazione. L’imperativo di questi grandi proluppo topografico.
getti fu sempre il cercare di favorire il miBarcellona si stende morbidamente dalle montagne al maglioramento del benessere dei residenti, come obiettivo del dire in direzione ovest-est. Nel mezzo della città, sull’altura di Horsegno di sviluppo.
ta, un’opera di arte topiaria, voluta nel XVIII secolo dall’illumiIl sentimento del sociale è un’intrinseca essenza primaria del
nato marchese di Llupià, un labirinto il cui centro vede una stapopolo catalano, e di conseguenza le costruzioni e ricostruzioni
tua del dio dell’amore Eros, che si riesce a raggiungere dopo un
non sono quasi mai state a prescindere da questa qualità.
estenuante percorso enigmatico, iniziatico e giocoso, e da quel
Sembra che la città sia stata sempre alla ricerca della
punto simbolico sembra partire il suono cadenzato delle pulsatutela degli archetipi più nobili, quasi un salmodiare laico
zioni geometriche di questo cuore verde, quasi a determinare
che ha cercato e cerca di essere consono alle esigenze delun ordine ritmico nella convulsa vita della metropoli catalana.
la contemporaneità, con l’attenzione per la salvaguardia del
Da qui la vista abbraccia la città nella sua quasi totalità, forzatasuo nucleo originario.
mente limitata dallo scorrere dei due fiumi, Besos e Llobregat,
La città ha la fantastica caratteristica di offrire una visione
che definiscono le due barriere di contenimento naturali a nord
prismatica. Capta e riflette luce nel momento stesso in cui la
e a sud, e con la grande distesa blu del Mediterraneo a est.
assorbe, restituendola, spettro dei suoi molteplici aspetti. Con-
MU
1
INTRODUZIONE
serva così, nella quotidianità delle consuetudini, gli aspetti
della città utopica, sia nello sviluppo urbano, sia nella salvaguardia delle proprie tradizioni millenarie, salvando così il nucleo più nobile del suo cuore.
Un esempio emblematico fu, ai tempi delle olimpiadi, la
rinascita della linea costiera di Barcellona, grazie allo spostamento delle varie aziende che lungo di essa avevano la loro
sede, togliendo quindi dalle spiagge gli insulti delle costruzioni
industriali per ridonarle alla natura. La linea del litorale si presentò allora nella sua leggibilità totale, con una serie di sinuosità, quasi un
rincorrersi di frattali, precedentemente non visibili.
non lontano dall’antico ghetto ebraico, mi avvicino a quel patio, fulcro centrale di una nobile casa gotica, che conserva miracolosamente intatte le quattro colonne rimaste dell’enorme
tempio di Augusto, sineddoche emblematica della presenza romana a Barcellona. Sono rimaste indenni, ieratiche nel tempo.
Liberano un’emozione pari a quella che si prova quando, inerpicandosi su una collina nel cuore del Peloponneso, nella regione dell’Arcadia greca, si raggiunge la prima colonna corinzia conosciuta, il più antico esempio di questo stile.
Questa straordinaria e internazionale metropoli già a
inizio del secolo XX rivaleggiava con Parigi per l’eleganza e la vivacità cosmopolita e per la molteplicità
La vita da spiaggia, che
delle offerte di teatri e di luopare essere attualmente la
ghi d’intrattenimento, sempiù importante motivazione
pre ricettiva alle culture di
per l’arrivo delle masse tuogni Paese. Nei teatri sia di
ristiche, non dovrebbe ofprosa sia d’opera erano rapfuscare la contemplazione
presentati spettacoli di tute la visione delle meravito il mondo. In questo genius loci barcellonese, di
gliose opere d’arte, quasi
I Giganti passeggiano. (Foto
Palomar. (©Arxiu Fotogràfic.
base così razionale e socia“meteoriti” sparse in tutto il
Marialaura Parma)
Autor desconegut. 1915-1925)
le, però così poliedrico,
piano della città.
emerge a tratti la raucha, maLa chiesa di Santa Maria
nifestandosi con episodi
del Mar, costruita pietra soepifanici, quasi delle increpra pietra dalla volontà deldibili folgorazioni di sapola gente del suo stesso quarre surrealista. Emergono
tiere, il Born, in una corsa pasdall’ordine urbano, provosionale, guidata del mitico arcando quel sentimento delchitetto Berenguer de Monla meraviglia, convenziotagut, venne innalzata in sonalmente sviluppato dagli stili cinquantaquattro anni nel
lemi del barocco, stile quaXIV secolo. All’interno delsi introvabile nella città. In
la chiesa si prova un mistiquegli anni, chi fosse arricismo quasi lacerante, acvato a Barcellona, come ci
centuato dell’intricata selva di
arrivò Picasso, avrebbe avualtissimi pilastri, solo a stento la visione di una selva di
to trattenuti, nel loro slancio
Palomares, Vista de diversion als terrats del edificiis de ciuta.
straordinarie costruzioni di
gotico alla ricerca delle altezze
(© Arxiu Fotogràfic. Autor: Vidal i Ventosa, Joan. 1910-1920)
legno, i Palomares, edificainfinite verso l’empireo, dalte sulle terrazze degli ultimi
le straordinarie, policrome
piani delle case mediterranee, per dare vita a una delle passioni
chiavi di volta. Santa Maria del Mar ancora resiste, dopo terremoti
autoctone più peculiari: la colombofilia catalana. Le fotografie
e incendi, sempre più bella e sempre più mistica, in contrappostoriche che ci permettono di documentare queste funzionali
sizione, a poche manzanas di distanza nell’Eixample, alla fantasia dirompente del bosco delle guglie dell’ultimo canto di Antosculture lignee ci regalano una visione straordinariamente fanni Gaudi, la Sagrada Familia, la cattedrale non finita, aderente altastica pari alle improbabili architetture disegnate da Maurits Corla tradizione europea delle grandi cattedrali non finite.
nelis Escher. Amore per un animale domestico, il colombo e
E parlando di meraviglie non posso prescindere dall’emomeraviglia della comunicazione postale. E come non continuare
zione che provo quando, salendo la stretta Calle del Paradiso,
a essere affascinati da questa città?
2
MU
INTRODUZIONE
I Giganti, figure simboliche enormi in legno o cartapesta,
ma metà del XIV secolo. Il suo monumento funebre addossato
che sfilavano nelle processioni religiose di tutta l’Europa mealla parete ci permette di vederla, all’interno della chiesa, con
dioevale, tradizione ormai in parte persa, sono invece rimasti
tutti gli attributi della regalità, corona e scettro, e, parallelamensaldamente vivi a Barcellona trasformandosi da figure religiote, all’interno del chiostro monastico, priva di qualsiasi monile
se in laiche, rappresentative della vita cittadina. Passeggiano ane orpello terreno, compresa nell’austerità della morte avvenuta
cora nelle vie con cadenza maestosa, e il loro straordinario indopo la scelta del ritiro silenzioso nelle stanze benedettine. Una
cedere è normalizzato dalla disinvoltura dei passanti che gli camstraordinaria opera, il cui messaggio, di forte contenuto concetminano affianco. Non è indifferenza, è appartenenza alla vita
tuale, sembra anticipare di secoli le tendenze artistiche contemporanee.
cittadina, caricata da devozione e affetto. È la normalizzazione
E nel monastero, il chiostro, la chiesa, le celle e gli affredell’assurdo, che agglutina i Giganti alle genti di Barcellona, in
schi di Ferrer Bassa, sono i luoghi privilegiati di molti spettaquanto considerati come normali cittadini della città. All’occhio
coli di teatro, musica e arti visive.
del turista possono sembrare attrazioni, in realtà hanno un’aniAlla Barceloneta, quartiere dei pescatori, a tutt’oggi il Merma che i barcellonesi hanno affiliato in maniera paritetica. Procoledì delle Ceneri, un’altra tradizione di origine per lo meno
babilmente il sentimento barocco della meraviglia non è persettecentesca, el Entierro della Sardina. Testimoniata da un bellissimo quadro di Goya, conservato a Madrid nella Real Acacepito dai barcellonesi perché si stempera nell’austera familiademia de Bellas Artes, a imperitura memoria di tale sorprenrità, viene captato e goduto appieno da chi a Barcellona non è
dente rituale, vuole la pira sulla spiaggia di una grande sardinato pur sentendosi in parte cittadino privilegiato di questa città.
na di cartapesta, trasportata nel suo
La difesa della Cattedrale di
feretro con un funerale solenne, una
Barcellona, un baluardo della criprocessione di persone affrante,
stianità e della storia catalana ed euun gruppo di elegantissime vedoropea, è da secoli straordinariave avvolte nei veli neri del lutto. Tramente affidata a un gruppo di oche
dizione così antica che pare trovi
il cui vociare stridente allontana
un significato nel flagello delle capossibili pericoli, memento di anrestie, che obbligavano i pescatotiche tradizioni romane. Nel giorri a cibarsi delle poche sardine che
no del Corpus Christi, l’archetipo delriuscivano a pescare.
la verginità, dell’intangibilità, della
Il sentimento della meraviglia
sacralità è rappresentato dall’ou
com balla. Umile uovo di gallina,
continua a manifestarsi, sollecitato
purissimo, bianco, collocato sul
dalla straordinarietà delle tradiziogetto della fontana del chiostro,
ni cittadine, quasi tutte riconosciuL’ou cum balla. (Foto Marialaura Parma)
balla la sua sacra danza, sostenuto
te dall’UNESCO, che, con il suo
dalla tensione dell’acqua. Il visitapatrocinio, difende quella parte del
tore è proiettato in un’atmosfera assolutamente fuori dal tempatrimonio immateriale conservato da associazioni di persone
po, gli occhi ammaliati e incapaci di staccarsi dal ballo ritmiche mantengono strenuamente le loro eredità culturali, in una
co dell’uovo verginale.
gelosa e ortodossa salvaguardia di quanto loro tramandato dalRetaggio del clima oscurantista del millenarismo, una figura
le generazioni precedenti.
di donna ammaliatrice, la Sibilla, esce sull’altare, drammaticamente a metà della Messa del Gallo (la messa di Natale) e canIl pubblico fluisce nei musei con un ritmo di quasi dometa le previsioni più catastrofiche della fine del Mondo, sostesticità che sembra ignorare il timore di oltrepassare la barriera
nuta dalle parole dell’Apocalisse di San Giovanni, lasciando tutpsicologia per accedere al Sancta Sanctorum Museo, non è intavia alcuni spiragli di redenzione e di vie salvifiche.
timorito, vi è una facile accessibilità emotivo-psichica, anzi, gli
Il suo lontano archetipo, le sibille di origine greca e latina.
enti museali stessi fluiscono nelle piazze e nelle strade, coinQuesta tradizione, celebrata da dieci secoli nelle chiese di
volgendo i cittadini in molteplici attività collettive, come conMallorca, diffusa in tutto il regno Catalano, dopo la penalizzacerti, sculture, performances.
Gli aranci dei nascosti giardini dei musei, ombreggiano il pauzione del Concilio Tridentino, rinasce nell’Isola, e da qui arrisare fisiologico del pubblico, così necessario alla sedimentazione
va a Barcellona dove la si può ascoltare in Santa Maria del Mar,
ritmata delle suggestioni emotive provate all’interno del museo.
nella Cattedrale, nel monastero di Pedralbes.
La cultura a Barcellona è una realtà insinuante che si
Quel meraviglioso monastero di Pedralbes, incastonato aldiffonde come pollini vaganti, subliminalmente in tutta la città.
le pendici del Tibidabo, fondato dalla mitica regina Elisenda di
I messaggi culturali esistono a ogni angolo di strada, reMoncada, lì ritirata dopo la vedovanza dal re Jaime II nella pri-
MU
3
INTRODUZIONE
sistono alla massa turistica, a volte particolarmente irrispettosa e invasiva, in una città che è capace di declinarsi in molteplicità di offerte. Musei, fondazioni pubbliche e private, associazioni, gallerie, istituti per lo sviluppo, conservazione e
promozione della cultura nei suoi molteplici aspetti, sono sparsi in ogni angolo della città.
diffondendosi universalmente. Qui si trova la pietra Metate, utensile tradizionale della lavorazione del cioccolato, in quanto su
di essa venivano frantumate manualmente le noci di cacao per
farne la polvere. La sua forma ha denunciato per secoli la sua
origine azteca. Nel museo è declinata la storia di questo prodotto, con la sua grande fortuna commerciale nelle varie modalità di utilizzo, per arrivare alla tradizione solo catalana delle Mone, enormi sculture in cioccolato, regalo rituale dei padrini ai loro affiliati, capolavori artistici della pasticceria locale. Il biglietto d’entrata: un cioccolatino.
Tre esempi museali che, andando al di là dell’apparente classificazione ortodossa della parola museo, evidenziano degli aspetti idiosincratici, nell’accezione più nobile del
suo etimo: il museo Marès, la Wunderkammer “Salvadoriana” e il Museo del Cioccolato.
In uno dei registri del ciclo di affreschi della Chiesa PireIl Museo Marès, dal nome di Frederic Marès, collezionaica di Sant Climent de Taüll (ora conservati al MNAC) una
nista e scultore catalano, posizionato nel cuore della Barmano – la Dextera Domini – esce elegantemente e sorprendentemente dal centro dalla corcellona medioevale, in fianco
nice rotonda, simbolo del nimbo,
alla Cattedrale, è un inno topidell’aureola, della perfezione, e,
co al collezionismo puro. Colannunciando la verità, insegna, inlezionismo nella forma più indica e benedice con una trantegrale e radicale del concetto e
quilla, solenne, domestica eledel significato della parola, deganza. Metonimia del Pantocrapurato da qualsiasi connotaziotor, simbolo per antonomasia di
ne di quelle mode culturali che
potenza, dominio e protezione.
tanto sembrano contaminare il
La città sembra essere protetta
collezionismo contemporaneo.
da questa benevolenza universale.
Credo non si possa parlare di collezionismo senza prendere in
A dispetto dell’onda di risacesame l’operato di Frederic Marès
ca della mediocrità e volgarità che
e l’incredibile molteplicità di ogoggigiorno sembra investire, ingetti diversi che questo persosultare e annientare tutto, e che imnaggio è riuscito a raccogliere e
pietosamente sta travolgendo nelche hanno trovato nel suo mula sua corsa livellatrice l’animo
seo la dignità di collezioni, con
delle persone, i luoghi più simbolici
rigore museografico e museoDextera Domini, affresco dell’arco di volta della Chiesa
e tradizionali e non di meno i nelogico. Il fascino è fortemente sendi Sant Climent de Taüll, Mestre de Taüll, MNCA.
gozi più emblematici, la mia spetito, oltre che della contempla(© Museu Nacional d’Art de Catalunya, Barcelona.
ranza è che Barcellona riesca a manzione degli oggetti esposti, dalFotografi: Calveras, Mérida, Sagristá)
tenere la capacità dello straordinario,
la percezione che in questo mula redenzione dalla banalità, il suo
seo vi sia l’essenza archetipale del
genius loci più profondo. Attraverso i tanti episodi della città s’incollezionismo nel pluralismo delle sue manifestazioni.
travede l’eccezionalità di questo popolo.
In un padiglione sulla sommità della collina dell’orto boNon credo ci sia città alla quale meglio si adatti la definitanico del Montjuïc, è stata ricostruita la preziosa Wunderkammer
seicentesca dei fratelli Salvador. Rappresenta quel gusto intelzione della Patafisica teorizzata da Alfred Jarry come “la scienlettuale della raccolta di meraviglie e curiosità riservato alle faza delle soluzioni immaginarie”, la declinazione del suo modo diverso di essere che evoca sia gli Exercices de style di Raysce più alte della cultura, che, a partire dal Cinquecento, vede
mond Queneau, sia gli innumerevoli aspetti dell’essere umala sua diffusione in tutta Europa. La si può considerare nucleo
no dell’Antologia Americana redatta da Elio Vittorini e non ularchetipale dello sviluppo museale successivo.
timo una sorta di Recherche Proustiana addolcita non dalle miUn piccolo museo, il Museu de la Xocolata, dedicato alla
tiche madeleines ma dalla coca di Montserrat.
nascita e diffusione di questo alimento, xocolatl in lingua azteca. La storia della bevanda degli dei, così chiamata dal nome botanico della pianta Theobroma Cacao, si snoda dalla conquista del Nuovo Mondo arrivando al porto di Barcellona, e
Marialaura Parma, giornalista in ambito culturale e artistico.
4
MU
NUOVA
Museo de Ciencias Naturales
de Barcelona, evolución y ciudad
Anna Omedes
El Museo de Ciencias Naturales de Barcelona (MCNB) es
una institución con 134 años de historia que ha nacido y se
ha expandido a través de grandes proyectos de modernización de la ciudad. Estos grandes cambios urbanísticos, impulsados por eventos como la Exposición Universal de 1888
en el parque de la Ciutadella, la Exposición Internacional de
1929 en el parque de Montjuïc y el Fórum de las Culturas
2004 en el parque del Fòrum, generaron nuevos espacios que
posibilitaron el nacimiento y expansión del MCNB en conexión
con la evolución de la ciudad y de las ideas científicas y museográficas. A lo largo de casi un siglo y medio, el MCNB ha
reunido un fondo patrimonial que hoy suma más de cuatro
millones de ejemplares en los ámbitos de la mineralogía, la
petrología, la paleontología, la zoología y la botánica.
Su origen se sitúa en el parque de la Ciutadella (1872) y
se remonta a las colecciones que el naturalista Francesc
Martorell i Peña donó a Barcelona a finales del siglo XIX. Este
legado contemplaba además la construcción de un edificio
para albergar un museo, el Museo Martorell, que constituyó
el embrión del MCNB. Su expansión se inició en el mismo
parque de la Ciutadella con la incorporación del Castell dels
Tres Dragons – edificio emblemático de la Exposición Universal de 1888 –, para alojar la zoología, y se extendió a Montjuïc
donde se trasladaron las colecciones botánicas gracias a las
nuevas instalaciones y servicios creados por la Exposición
Internacional de 1929. El último paso en la modernización
del MCNB coincide con otro gran proyecto de transformación de la ciudad: el parque del Fòrum y el evento que lo
impulsó, el Fórum de las Culturas de 2004. El edificio principal construido para el evento aloja hoy el Museu Blau (Museo Azul), un gran equipamiento cultural destinado a las ciencias naturales.
Mapa de Barcelona con las sedes de el Museo.
MU
5
NUOVA
La ampliación del Museo con la nueva sede ha supuesto un gran salto adelante en la evolución de esta institución.
Por una parte, ha permitido renovar totalmente el discurso
museográfico ofreciendo una visión global de la naturaleza
que compatibiliza los recursos multimedia más avanzados con
unas colecciones con 134 años de historia y por otra parte
ofrecer espacios y servicios adicionales a la ciudadanía. Así,
el nuevo equipamiento ha permitido redefinir la misión del
Museo como una institución inclusiva que impulsa programas inspirados en los valores
de la equidad, la accesibilidad
y la participación con el objetivo de contribuir al cambio
social.
turales, una colección de arqueología, una biblioteca y fondos para construir un edificio donde albergar el conjunto de su donación. El arquitecto Antoni Rovira i Trias fue
el encargado de construir este museo de estilo neoclásico, el primero de Barcelona concebido expresamente para alojar un museo y el primer museo público de la ciudad. El edificio tiene una superficie total de 1.288 m2 repartida en dos plantas y un sótano. Desde su inauguración fue depositario de las colecciones de ciencias naturales y arqueología donadas por el fundador. En el
año 1924, una parte de los
fondos se trasladaron a otros
emplazamientos y desde entonces hasta 2010 custodió
exclusivamente las colecciones de geología, constituyendo el Museo de Geología. El uso previsto para
esta sede es el de un centro dedicado a dar a conocer la historia de los museos
de ciencias naturales, desde
los primeros gabinetes de
Museu Martorell. (Foto MCNB)
curiosidades hasta los modernos centros de ciencia
actuales.
Las Sedes del Museo
En el Parque de la Ciutadella
El origen del MCNB está
estrechamente vinculado al
parque de la Ciutadella y al
plan de transformación de
este espacio militar en el
primer gran parque urbano moderno de la ciudad. El
arquitecto Josep Fontserè
se inspiró para su diseño
en la disposición urbana
• Castell dels Tres Dragons
del Jardin des Plantes de
El Castell dels Tres DraParís y preveía albergar un
gons (Castillo de los Tres
conjunto de instalaciones
Dragones), obra de Lluís
destinados a servicios culDomènech i Montaner, fue
turales de carácter científiproyectado como café-resco, los propios de una cataurante para la Exposición
pital moderna. Uno de los
Universal de 1888. Destaprimeros edificios en leca por su valor arquitectóvantarse fue el Museo Marnico y artístico. El edificio
torell – embrión del Museo
tiene una superficie total de
de Ciencias Naturales de
5.412 m 2 repartida en cuaBarcelona –, que abrió sus
tro plantas y un sótano.
puertas en 1882. SimultáCastell dels Tres Dragons (Foto Oriol Sardà)
Durante el primer tercio
neamente se edificaron el
de siglo XX combinó usos
primer Invernadero y el Umculturales y sociales. A partir de 1924 y hasta 2010 pabráculo, el parque zoológico, el parque meteorológico,
só a custodiar las colecciones zoológicas y se constituyó
así como otras instalaciones de curiosidad científica.
como Museo de Zoología de Barcelona. Actualmente, el
• Museo Martorell, embrión del Museo de Ciencias NatuCastell dels Tres Dragons aloja provisionalmente el Larales de Barcelona
boratorio de Naturaleza, el área científica del Museo de
La construcción del Museo Martorell se debe al legaCiencias Naturales, y está destinado a la conservación
do que Francesc Martorell i Peña (1822-1878) dejó a la ciudel patrimonio de colecciones de referencia de ciencias
dad de Barcelona en 1878: sus colecciones de ciencias nanaturales (zoológicas y geológicas) y documentales, la
6
MU
NUOVA
investigación y estudio del patrimonio natural, y la publicación de obras de referencia. Por todo ello, aloja espacios acondicionados para conservar las colecciones y para la preservación, documentación y estudio de las mismas. También se sitúan aquí la fonoteca Naturaleza Sonora, el centro de documentación y la biblioteca especializada. Está previsto que en el futuro el Laboratorio
de Naturaleza del Museo se sitúe en un edificio de nueva planta que permita desarrollar las mismas funciones
en las mejores condiciones posibles.
• El Jardín Botánico
El nuevo Jardín Botánico de Barcelona, diseñado por
un equipo interdisciplinar encabezado por el arquitecto Carlos Ferrater, es un centro de referencia para la conservación
de la flora mediterránea a partir de sus colecciones de
plantas vivas y semillas. Se inauguró en el año 1999 y ocupa cerca de 14 hectáreas. Este museo al aire libre agrupa
las plantas en 72 fitoepisodios que corresponden a las principales comunidades vegetales que se observan en las regiones del mundo que comparten clima mediterráneo: el
sur y sureste de Australia, Chile central, California, Sudáfrica, las islas Canarias y, por supuesto, la cuenca mediterránea.
A diferencia de otros museos con colecciones inertes, las
del Jardín Botánico muestran el constante dinamismo de una
colección de plantas vivas. Cada año se reproducen en los
viveros y se plantan en el Jardín nuevas especies, mientras
que, por el contrario, algunas no se
adaptan bien al cultivo o a las características del lugar
donde se plantan y
desaparecen de la
colección.
En el Parque de Montjuïc
La historia de las colecciones botánicas del MCNB
está estrechamente ligada a otro gran proceso de modernización de la ciudad, el parque de Montjuïc. El
paisajista francés Forestier dirigió su transformación en
pulmón verde con
espacio para un
conjunto de instalaciones culturales
que se formalizaron con la Exposición Internacional
de 1929. En 1930
se construyó el
• El Instituto BotáJardín Botánico
nico de Barce(hoy denominado
lona, centro de
Jardín Botánico Hiinvestigación
stórico) en dos anbotánica
tiguas canteras de
Jardín Botánico de Barcelona. (Foto Aleix Begué)
El Instituto
la montaña. En
Botánico de Barce1935 nació el Inslona, creado en 1934, conserva las principales colecciones
tituto Botánico a partir del Departamento de Botánica
botánicas creadas en Cataluña desde hace más de tres sidel Museo de Ciencias Naturales que se ubicó en un paglos. A finales de la pasada década, el CSIC [Consejo Subellón de la Exposición cerca del Jardín Botánico Hisperior de Investigaciones Cientificas (N.d.R.)] y el Ayuntatórico. Y, finalmente, en 1999, se inauguró el nuevo Jardín
miento de Barcelona firmaron un convenio por el cual el
Botánico de Barcelona.
Instituto Botánico de Barcelona pasaba a ser un centro mix• Jardín Botánico Histórico
to de ambas instituciones. En este nuevo marco de colaEl Jardín Botánico Histórico, creado en 1930 por el botáboración se impulsó la creación de un nuevo edificio
nico Pius Font i Quer, ocupa cuatro hectáreas de dos antiproyectado por el arquitecto Carlos Ferrater e inaugurado
guas canteras de la montaña de Montjuïc y conserva los áren el año 2003.
boles más altos de Barcelona así como numerosos ejemplaEl Instituto Botánico de Barcelona, situado dentro del
res de gran interés.
recinto del Jardín Botánico, es un centro dedicado a la inEn el Jardín Botánico Histórico se ha iniciado la planvestigación internacional de alto nivel. Conserva un destatación de una sección etnobotánica que incluye un huercado herbario constituido por más de 860.000 pliegos con
to urbano de variedades autóctonas. La Asociación de
ejemplares tipo que han servido para describir nuevas
Amigos del Jardín Botánico y sus voluntarios colaboran acespecies y que se referencian en las grandes obras de contivamente en el mantenimiento y expansión de esta secsulta sobre flora (unos 3.000 holotipos). Hay que destacar
ción, donde desarrollan numerosas actividades relacionael Gabinete Salvador de historia natural, la colección más
das con las plantas útiles.
antigua de Cataluña.
MU
7
NUOVA
En el Parque del Fòrum
El Fórum Universal de las Culturas 2004 posibilitó la última gran transformación urbanística de la ciudad aportando dos ventajas principales: por un lado, constituyó el último paso en la apertura de Barcelona al mar (que se inició
en 1992 con los Juegos Olímpicos de Barcelona) y, por otro,
permitió la integración de la zona del Besòs-Maresme, hasta entonces un suburbio marginado de la ciudad. El edificio
principal de este evento – el edificio Fòrum – pasó a ser en
2011 una sede del MCNB, el Museu Blau.
• Museu Blau
Los arquitectos Herzog &
de Meuron, autores del edificio, fueron también los responsables de su adaptación
como museo y del diseño museográfico de la exposición
permanente “Planeta Vida”. El
Museu Blau, inaugurado en
2011, ocupa 9.000 m2 distribuidos en dos plantas con
Museu Blau. (Foto Aitor Ruiz)
modernas instalaciones y servicios para todos los públicos
que se estructuran alrededor de un inmenso vestíbulo de libre
acceso – presidido por el esqueleto de una ballena – que es
el punto de partida y llegada de todos los programas y servi-
cios del Museo: la exposición permanente “Planeta Vida” junto con exposiciones temporales, espacios de conocimiento y
debate (sala de actos, aulas, talleres), mediateca, Nido de ciencia (espacio de descubrimiento para público infantil de 0 a 6
años) tienda, taller de restauración y un almacén, además de
los servicios internos y sedes para asociaciones naturalistas. La
exposición permanente “Planeta Vida” propone un viaje por
la evolución conjunta de la Tierra y la vida y realiza un retrato de la diversidad de la naturaleza a través de las colecciones
del Museo y de los recursos multimedia más avanzados. Esta
visión global del planeta y la vida, que integra todas las disciplinas de las ciencias naturales, es el eje vertebrador de esta
muestra que se estructura en
tres ámbitos: “La biografía de
la Tierra”, “La Tierra hoy” y “Las
islas de ciencia”.
La ciudad evoluciona, el
museo también
La nueva sede, el Museu
Blau, es un moderno equipamiento que posibilita un discurso museográfico totalmente
renovado con una visión global de las ciencias naturales que permite explicar de forma integrada los fenómenos de la naturaleza, la diversidad del planeta y la historia de la vida y de la Tier-
La esencia del Museo: las colecciones
Las colecciones del Museo son las que dan a esta institución su carácter único y particular. Aunque empezaron a formarse
al inicio de su historia, hace 134 años, siguen vivas y no han dejado de enriquecerse gracias a la investigación y a convenios con
instituciones que custodian espacios naturales. Actualmente, el fondo patrimonial del Museo suma más de cuatro millones de
ejemplares en los ámbitos de la mineralogía, la petrología, la paleontología, la zoología y la botánica.
Las colecciones de mineralogía y petrología incluyen más de 50.200 ejemplares, entre los que destaca la colección mineralógica
de micromontajes, una referencia sistemática y geográfica básica.
Las colecciones de paleontología incluyen unos 218.000 objetos (vertebrados, invertebrados y paleobotánica) y constituyen
una excelente representación de la paleontología en Cataluña.
Las colecciones de zoología constan de más de 1.952.000 unidades de registro (más de 2,6 millones de especímenes). Destacan, por la relevancia científica que presentan, los ejemplares tipo (8.700 entre tipos y paratipos) y las colecciones de coleópteros (la colección de cavernícolas es una de las mejores del mundo), tenebriónidos, moluscos y esqueletos, entre otras, con representación de especies de todo el mundo.
La colección del Jardín Botánico consta de 1.500 especies de plantas vivas, con 19.500 individuos. También contiene el Banco de semillas con 3.300 unidades de registro (10.000.000 semillas).
La fonoteca Naturaleza Sonora reúne 45.000 grabaciones de sonidos de la naturaleza y constituye una fuente de consulta tan
interesante para los especialistas como para el público en general.
El Centro de Documentación contiene una extensa colección con 17.300 libros, 1.700 revistas científicas, 10.900
documentos.
En el Instituto Botánico se custodia un importante herbario, con unos 860.000 pliegos.
8
MU
NUOVA
Nacidos para la ciencia
La inauguración de una nueva sede, el Museu Blau, en el año 2011, con un nuevo edificio, nuevos servicios y una museografía innovadora, constituyó la oportunidad de desarrollar un programa específico para niños y niñas denominado “Nacidos para la ciencia”. Dicho programa promueve la ciencia desde la primera infancia, entendiendo al niño como un ciudadano con derechos, tal y como lo define la Convención sobre los Derechos del Niño (1989). El Plan estratégico 2013-2017 define objetivos
claros en cuanto a la participación de los niños en la programación, a la inclusión entendida como la posibilidad de disfrutar de
todos los servicios y actividades y a la proximidad como factor de implicación local.
El programa Nacidos para la ciencia supone un conjunto de servicios y actividades.
• El Nido de Ciencia, un espacio específico para niños y niñas de 0 a 6 años con un diseño muy cuidado, polivalente y con
materiales originales, en el que se ofrece una programación para guarderías, parvularios y familias.
• El Consejo Infantil del Museu Blau, el primero creado en un museo de Cataluña, que se basa en una experiencia de participación donde se reflexiona, se comparte y se proponen servicios para que el Museo tenga en cuenta la mirada de los más
pequeños.
• El Programa de proximidad, desarrollado en colaboración con escuelas y organizaciones de los barrios más próximos al Museu Blau, propone una nueva mirada al barrio mediante una intensa interrelación entre el Museo y la realidad social y educativa.
• La Mediateca, un servicio gratuito donde todos los públicos pueden consultar libros, revistas o películas sobre la naturaleza
y las ciencias naturales.
• El Museo Ambulante, el Museo desarrolla programas de accesibilidad para personas con discapacidad que son diseñados teniendo en cuenta a los niños. También tiene el propósito de atender a los que no pueden acercarse al Museo, por ejemplo,
a los niños que están hospitalizados durante largos períodos de tiempo.
Otro de los programas estables del Museo es el que se realiza en estrecha colaboración con distintas ONG que se dedican a
niños en riesgo de exclusión. El Museo considera el programa “Nacidos para la ciencia” como un pilar básico de su actividad pública al servicio de la comunidad y como una oportunidad de aprendizaje para la institución.
ra. Las explicaciones se sitúan en audiovisuales e interactivos que
ción y edades. Es, por lo tanto, una exposición sobre la evoproporcionan herramientas para que el visitante pueda elegir el
lución conjunta de la vida y de la Tierra que incluye el patrigrado de profundidad al que quiere llegar en cada tema de acuermonio de colecciones del Museo con explicaciones actualizado con sus preferencias. De
das y que lo hace de forma
esta manera, el Museo ofrece un
atractiva e inteligible, aprohilo conductor claro y comvechando los recursos muprensible y, al mismo tiempo,
seográficos del siglo XXI.
invita a quien que lo desee a obLa ampliación del Muservar las colecciones con los
seo de Ciencias Naturales de
ojos de un científico. La muBarcelona con una nueva seseografía ha sido diseñada espede ha permitido también recialmente para evolucionar y acdefinir la misión del Museo
tualizarse, y dispone de herracomo una institución ‘inclumientas suficientes para adapsiva’ que trabaja para servir
tarse a los diferentes perfiles
a todo el mundo con el objede públicos.
tivo de contribuir al cambio
Exposición permanente “Planeta Vida”. (Foto Duccio Malagamba)
“Planeta Vida” pretende
social. En este sentido, el
estimular la curiosidad y sorMuseo ha puesto en marcha
prender con una visión de la naturaleza que rompe los esqueuna serie de programas inspirados en los valores de la equimas clásicos. Parte del rigor científico, pero deja claro que las
dad, la accesibilidad y la participación.
ideas científicas van evolucionando a lo largo del tiempo. Su
objetivo es atraer –y enseñar, entretener y complacer– a tipos
Anna Omedes, Directora del Museo de Ciencias Naturales de
Barcelona.
de personas muy distintos en cuanto a inquietudes, prepara-
MU
9
NUOVA
La Fundación Vila Casas
Glòria Bosch i Mir
El proyecto museológico, con distintos espacios que
La colección y las exposiciones
La colección no se puede olvidar que es particular y nase han ido incorporando desde 1998 hasta hoy, tiene sus
ce del diálogo de las obras con el coleccionista para estableorígenes en la filosofía del coleccionista y filántropo Ancer una síntesis representativa del arte catalán a través de esta
tonio Vila Casas, cuando en 1986 creó esta Fundación papluralidad de voces. Sabemos que una obra puede tener dira recuperar el patrimonio artístico, proyectar a los artiferentes interpretaciones según la mirada, el punto de percepción,
stas catalanes o residentes en Cataluña, contribuir en la
y remitiéndonos al proyecto Quiral (una actividad que se lleformación cultural de la sociedad y provocar opinión en
va a cabo tanto en sanidad como en arte), es fácil llegar a la
temas de interés tanto artístico como sanitario.
conclusión de que también hay Quiralidad en el arte, y es coDe la misma manera que la unión y fusión de laboramo este rayo de luz polarizada que
torios farmacéuticos fue la base de
– según el medio que la transmita –
su éxito profesional en el campo de
condiciona su interpretación. El pala investigación científica, trasladó
so del tiempo y las distintas teorías
su filosofía al mundo del arte con
aplicadas a la creación nos hacen ver
esta suma de museos que conclaramente que no hay una única fórstruyen un proyecto global conmula, que las obras de arte no se puevertido en instrumento sociológico
den etiquetar ni encasillar, sino que
y cultural.
debemos movernos a través de las
Esta Fundación privada atiencaracterísticas inherentes al propio prode tanto a la importancia del conceso creativo.
tinente, con la recuperación de
La presentación de las obras, ya
espacios históricos y emblemátisea la pintura a través de Can Fracos, como a su contenido. Frenmis en Barcelona, la fotografía en el
te a la pasión del coleccionista se
Palau Solterra de Torroella de Montabren las vías y preocupaciones
grí o la de escultura en Can Mario
de la sociedad catalana en el ámde Palafrugell, no obedecen a los cribito creativo, cubriendo los déterios de una muestra permanente
ficits y las lagunas que dejan las
sino que se exponen de manera roinstituciones públicas.
tativa a partir de temas, conceptos
El modelo de gestión es el de
o diálogos entre autores de difeuna entidad de financiación prirentes generaciones. Las lecturas
vada, sin vinculación económica
para el discurso museológico se han
con las entidades públicas, auncentrado en autores literarios, como
que esto no quiere decir que la
Fundació Vila Casas y Espai Volart, Barcelona.
las lecciones americanas que escriFundación no se haya adherido
(© Fundació Vila Casas)
bió Italo Calvino para este milenio,
a proyectos globales que reconceptos que van del laberinto exiquerían la suma de diferentes
stencial borgiano a la idea de palimpsesto, la geografía de la
espacios, como fue el caso de la presencia múltiple (5
mujer (actividad que se vinculó en 2013 al Festival Miradas
exposiciones) de Vilató en Barcelona. Y también al
de Mujer del MAV), la ausencia, reflexiones sobre la ética, en
revés, buscando apoyo para la difusión y proyección
tránsito, translaciones, ficciones poéticas, el ensamblaje de un
de autores de la colección, siempre con la idea de sudiscurso que, a través de Kafka y Malevitx, nos permitía enmar y de que cada espacio trabaje con sus propios relazar los contenidos de la colección, hasta llegar al planteacursos. Así se hizo el año dedicado al escultor Torres
miento actual de Can Framis, una inmersión en la pintura a
Monsó, con propuestas repartidas entre varias ciudades.
10
MU
NUOVA
través de la mirada del propio coleccionista, creando un rePrecisamente Calvino, en su conferencia sobre la multicorrido que habla de monólogos, diálogos y conceptos, de
plicidad, escrita en 1985, se cuestionaba “¿quiénes somos, qué
las conexiones que establece con el artista y la obra: ¿Cómo
es cada uno de nosotros sino una combinatoria de experiencias,
conviven las obras de un mismo artista en un solo espacio?
de informaciones, de lecturas, de imaginaciones? Cada vida
¿Cómo podemos establecer diálogos entre dos o tres autores?
– decía – es una enciclopedia, una biblioteca, un muestra¿Cómo provocar la lectura desde la contraposición, la similirio de estilos donde todo se puede mezclar continuamente
tud y la diferencia? ¿Cómo un leve contrapunto nos apunta
y reordenar de todas las formas posibles”. Es un planteamiento
otra visión de un artista? ¿Cómo un tema o un concepto pueque ha formado parte de todos los proyectos que hemos readen aglutinar una pluralidad de voces?
lizado a partir de las colecciones de la Fundación, una proAsí, cada vez, una voz convoca a otras voces que, más
puesta que nos abre y enriquece la posibilidad de interpreallá de la significación
tar, de ofrecer al públidel contexto, de la époco maneras distintas de
ca o de las técnicas, se
llegar a las obras y a sus
transforman en fragautores. La Fundación
mentos, en memorias y
entró en el siglo XXI
diálogos de una cronoenseñando una diverlogía que va desde los
sidad de imágenes exaños 60 hasta la actuatraídas del arte y del
lidad. A través de la focontexto sociocultural,
tografía, el diálogo es inlejos de las respuestas
ternacional, pues es la
a las leyes del mercado,
parte que no se dedica
con la libertad que persolo al arte catalán, y el
mite un proceso de inMuseo de Torroella de
terrogación para inveMontgrí es el único de
stigar cuestiones, sínCataluña, en estos motomas y, en este caso,
mentos, dedicado expara aplicar la terapia
clusivamente a esta dique pueda mejorar tansciplina.
to el conocimiento coLos itinerarios por
mo la comprensión de
las salas se construyen
la creación contemen base a estas relacioporánea. La sensibilines y, como referendad de Antoni Vila Cacias, introducimos cisas acertaba de pleno
tas, breves anotaciones
cuando dijo que “code escritores, filósofos,
leccionar arte, cultura en
críticos, artistas…, así
general, es apostar por
como los catálogos y
la sociedad y exhibir el
las ediciones que hearte es dar a la gente
mos realizado a lo larmedios para cultivarse,
go de los años sobre
que es igual a aprender
determinados autores
de uno mismo para
Can Framis, Museo de Pintura Contemporánea, Barcelona.
de la colección. Otro
mejorar personalmen(© Fundació Vila Casas)
aspecto que interesa dete e individualmente”.
stacar es el proceso creaLas exposiciones
tivo y se sitúa en la colección, si se dispone del material, petemporales, una media de 26 por año, nos muestran a auro sobre todo en las temporales, como sucede en estos motores que han aportado una singularidad e interés a los lenmentos con la exposición de un poeta y pintor, Narcís Coguajes contemporáneos de la segunda mitad del siglo XX:
madira, o en el diálogo histórico entre Jordi Fornas i Joan
los que a pesar de su importancia se han diluido por no tePedragosa, una muestra que mezcla el diseño con el voluner la oportunidad de proyectar su obra o por haber tenido
men, la pintura y la fotografía.
que luchar con un contexto difícil, los que han desarrollado
MU
11
NUOVA
trayectorias en el exterior con escasas posibilidades de exrepresentados más una biblioteca de arte contemporáneo que
poner en Cataluña, los que pese a su trayectoria necesitan
se nutre de intercambios con otros centros y museos. Tamser rescatados del olvido y todas aquellas generaciones más
bién se dispone de una mediateca con todos los vídeos reajóvenes que intentan proyectar su obra frente a las dificullizados, ya sea en su modalidad procesual de artista en el
tades del circuito expositivo.
taller como la recopilación de todos los montajes realizados
Las exposiciones temporales con artistas del fondo en Vohasta el momento en los diferentes espacios.
lArt1, se complementan con actividades como el video, una
Publicaciones y actividades
entrevista en el taller que nos invita a conocer el proceso creaUna de las constantes de este crecimiento es generar nuetivo y la Opinión Quiral Arte, donde el filósofo Josep Ramoneda
tiende un puente de diálogo con el artista y, a su vez, lo abre
vas propuestas para acercar el público a los espacios. La Funa los especialistas de arte, periodistas, galeristas, gestores, codación realiza exposiciones temporales, publicaciones de catáleccionistas… Una manera de provocar opinión sobre la exlogos, un servicio de exposiciones itinerantes a partir de las
posición realizada y las características del autor invitado. El
colecciones que abarca una amplia oferta de artistas, conresumen se publica y se inserta en
ferencias, estudios sobre los aula revista de arte Bonart.
tores de la colección…, así como
Otra tipología es El Arte de
la edición de los premios, un
coleccionar, una invitación a los
auténtico estímulo para la creación
coleccionistas de arte que, a través
y la visibilidad de los artistas, con
de Daniel Giralt-Miracle como cuexposiciones en Can Framis para
rador, nos ofrece la posibilitad de
los ganadores de las distintas diacceder a lo que está oculto al púsciplinas.
blico y nos sumerge progresivaCada espacio tiene un catálomente en las características partigo explicativo para situar el ediculares de cada fondo presentaficio y el tipo de colección que aldo, como es el caso de Rafael
berga. Los catálogos de las exTous, Sisita Soldevila, Josep M.
posiciones temporales, planteaCivit, Juan Ybarra, Joan Uriach y
das muchas de ellas a manera de
Ventura Garcés, entre otros.
ensayo visual, permiten colaboUn convenio con el ICUB,
raciones de autores interdisciplinos permite trabajar a partir de exnares, con textos críticos, históriposiciones de fotografía del Archivo
cos, literarios…, que – en funFotográfico de Barcelona. Las dos
ción de cada propuesta – abren
salas temporales del Palau Solotras vías de comprensión.
terra se complementan a través de
Conferencias, presentaciones
temas como el retrato de escena
de libros, visitas guiadas, actividades
(la exposición de Amadeu y Auvinculadas a las exposiciones que
douard en diálogo con la visión
establecen la conexión con otros
Palau Solterra, Museo de Fotografía Contemporánea,
de Montse Faixat sobre el teatro
espacios de la ciudad, como es el
Torroella de Montgrí (Girona). (© Fundació Vila Casas)
de Núria Espert) o el que preTNC (Teatro Nacional de Catasentaremos este año sobre los arlunya), convenios y colaboraciotistas en el taller a través de Francesc Serra y Ramon Manent.
nes, como la que se firmará este mes con el Festival TemOtras colaboraciones con la Universidad de Bellas Artes
porada Alta de teatro y los Ayuntamientos locales para llede Barcelona y Elisava nos sitúan no solo frente a nuevas gevar la cultura a lugares donde la Fundación posee sedes muneraciones de artistas, sino en proyectos que centran su diáseísticas, como son los casos de Torroella de Montgrí y Palogo con el edificio, la colección y el distrito que las alberlafrugell.
ga. A través del Premio de Dibujo de la Fundación Ynglada
Otras colaboraciones se centran en la música, los circuitos
Guillot se mantiene el interés por esta técnica y a través del
de arte contemporáneo o bien las múltiples iniciativas que
Centro de Estudios Catalanes en París, la Fundación presenta
ofrece la ciudad de Barcelona, como OpenHouse, la Noche
cada año una de sus exposiciones.
de los Museos, las Fiestas de Santa Eulalia y de la Mercè…
Como complemento a las colecciones permanentes de
Y en la última temporada integrándonos a la propuesta de
carácter rotativo, hay un archivo documental de los autores
diálogos, Creadors en dos Temps.
12
MU
NUOVA
Servicio Educativo
ción: ofrecer al visitante múltiples perspectivas y lecturas soUnos de los aspectos que enorgullecen a la Fundación
bre la obra observada; provocar un ejercicio de reflexión, exes el funcionamiento del Servicio Educativo en Can Framis,
presión, creación y aplicación tecnológica, al mismo tiempo
creado el 2009, con una área destinada a talleres pedagógique otorgaba al arte contemporáneo una mirada sin juicios
cos y una buena base de complicidad con el [email protected] de Barceprevios o de valor, para que así los alumnos se reencontralona que acoge a los descendientes de las personas que traran sin miedo frente a la obra. El Consorcio de Educación
bajaron en esta fábrica rehabilitada como museo. Con más
de Barcelona concedió al Instituto Quatre Cantons de Poblenou
de 5.000 alumnos que pasan por los espacios en cada curel Primer Premio a centros en el IV Concurso de Buenas Prácso, las relaciones con las escuelas de este distrito, el de Sant
ticas TIC de la ciudad, dándole a nuestro museo la distinMartí, son muy directas, con proyectos que dan permeabilición al TGPE (Trabajo Globalizado de Propuesta Externa).
dad a las fronteras físicas entre el interior y el exterior del
Patrimonio y política de compras
engranaje estructural educativo, y se crea un mundo mágiRestaurar y rehabilitar patrimonio arquitectónico para fico, seguramente porque hay una gran sensibilidad por parnalidades culturales, edificios históricos como el Palau Solte de los profesores para implicar el arte con las otras materra (XIV-XV) o antiguas fábricas proterias que se imparten.
pias de las necesidades del cambio
Este servicio ofrece a los alumde la sociedad del siglo XIX al XX,
nos de las escuelas y de los institucomo las de Can Mario y Can Fratos un conjunto de actividades edumis, ha sido uno de los objetivos de
cativas que se hacen en sus muesta Fundación, espacios que han
seos, lo mismo en los espacios de
permitido insertar contenidos a
arte de Barcelona que en el Amtravés de la investigación, los planpurdán. Creado para provocar el
teamientos que han ido generando
interés y la curiosidad por el conodistintas tipologías de exposición
cimiento del lenguaje expresivo del
y de actividades, con la intención de
arte contemporáneo, su objetivo es
potenciar y proyectar a nuestros arcomplementar la formación en los
tistas. La sede de la Fundación, ubicentros educativos y la necesidad de
cada en la calle Àusias Marc número
aprender a mirar las obras más allá
20 de Barcelona, se halla en el pide su aspecto formal. Las actividaso principal de una finca modernides tanto en el aprendizaje lúdico de
sta que aglutina el arte total de una
las técnicas artísticas como en el
época, la propiedad de un indiano
estímulo de los sentidos, la exploque en su momento también aporación de las posibilidades plástistó por la creación de su época de
cas de los materiales y la interacción
la misma manera que Vila Casas
con el entorno más inmediato, utiproyecta el arte contemporáneo de
lizando el arte como lenguaje uninuestros días. Los espacios VolArt (siversal capaz de desarrollar un senCan Mario, Museo de Escultura Contemporánea,
tuados en la calle Àusias Marc, nútido crítico necesario para la liberPalafrugell (Girona). (© Fundació Vila Casas)
meros 20 y 22, de Barcelona), que
tad de expresión. Todas las proocupan la planta baja y la del edipuestas se adaptan a la edad currificio contiguo a la sede, es donde se lleva a cabo una buecular a través de módulos de libre elección o complemenna parte de las exposiciones temporales dedicadas a artistas
tarios para un aprendizaje progresivo. También se ofrecen
de la colección y también a autores históricos que han devisitas dinamizadas dirigidas al colectivo con necesidades edusarrollado su obra a partir de los años 60. Con más de 3.000
cativas especiales.
obras entre las tres disciplinas, esta Fundación se ha convertido
Tan solo deseo incluir un ejemplo del anterior curso, un
en un caso singular y en una visita obligada para conocer
trabajo conjunto entre el Instituto Quatre Cantons de Poblenou
los últimos treinta años del arte catalán.
y el Museo de Pintura Can Framis. Consistía en elaborar unas
La política de adquisiciones es importante para actuagrabaciones realizadas por los alumnos, en forma de audio,
lizar la colección y representar cada vez mejor a sus artique se podían escuchar vía Smartphone a través de códigos
stas. Una de las actividades expositivas que refuerzan este
QR ubicados al lado de algunas de las piezas de la colecaumento de patrimonio son los premios de pintura, fotoción permanente. Estas audioguías aportaban una doble fun-
MU
13
NUOVA
grafía y escultura que, al margen de ser una plataforma de
proyección para muchos autores, son también un núcleo
importante para acceder al conocimiento más amplio de
la creación actual y una base para incrementar el fondo con
nuevas adquisiciones. Desde el punto de vista histórico destacar la compra que se realizó de una de las tres colecciones del fotógrafo Agustí Centelles, la única que se ha
quedado en Cataluña, pues el resto está depositado en el
Archivo de Salamanca.
Actualmente se ha creado un programa de exposiciones
itinerantes, Itiner’ART, para dar a conocer esta colección de
más de 600 autores. La finalidad es proyectar de manera amplia, llegando a todos los públicos, este fondo de arte contemporáneo y establecer vínculos con los distintos equipamientos culturales de Cataluña.
Muy importantes son la fluida relación del Departamento de Prensa con los medios de comunicación y las campañas
de publicidad en la
prensa escrita, radio,
Estrategias de público
redes sociales…. La web
Entre los sistemas
(www.fundaciovilacade atención al público
sas.com) es la gran venestán las visitas guiatana que nos abre al
das a la colección de
mundo y, en estos molos tres museos, tramentos, sigue un producidas a distintos idioceso de actualización
mas. Al margen de una
para integrar tecnologías
introducción general
más contemporáneas.
que nos habla de su
De hecho, es un camifundador, del edificio
no de constante trany del contenido, prosformación que, pese
fundiza en algunas de
a disponer de un relas obras teniendo en
ducido equipo, intenta
cuenta los referentes
aplicar cada vez más
Espai Volart 2, Fundació Vila Casas, Barcelona. (© Fundació Vila Casas)
históricos, el autor, la
rigor a todas sus áreas.
técnica, el tema, los
Como síntesis de
materiales…, pero paeste recorrido por la
ra documentarse mejor
Fundación Vila Casas,
se puede consultar la
con más de 300 expoweb de la Fundación,
siciones entre 1998 y
donde aparecen todos
2014, con un abanico de
los autores con sus
autores muy amplio que
obras. Y en unos merecoge no solo a los de
ses estarán ya a punprimer nivel sino a toto las audioguías.
dos aquellos que, pese
Las estrategias que
a la fuerza e interés de
seguimos, en función
cada propuesta, no han
del público al que quealcanzado el reconociremos llegar, ya sea
miento o bien lo han
más genérico o espeperdido por el camino,
cializado, consiste en
parapetados en la auEspai Volart, Fundació Vila Casas, Barcelona. (© Fundació Vila Casas)
elaborar una prograsencia y las dificultades
mación temporal con
que conlleva el mantepropuestas expositivas diferentes. El trabajo de investinerse a flote en el mercado del arte, tan solo una asignatugación con autores que no son tan conocidos o mediára aún pendiente y es la de proyectar internacionalmente este
ticos dificulta más el acceso a un público generalista, petrabajo de resistentes.
ro en cambio si introducimos algunas muestras de artistas con proyección, sí se consigue abrir el museo y
provocar la visita a todas las otras exposiciones que conGlòria Bosch i Mir, Directora de Arte de la Fundación Vila
Casas.
viven en una misma etapa.
14
MU
NUOVA
The Museu d’Història
de Catalunya (MHC)
Jusèp Boya i Busquets
A museum about Catalonia open to the world
Indeed, the museum regards history, archaeology and anthThe Museu d’Història de Catalunya (MHC) opened in 1996
ropology as the three central disciplines that guide and inspire
to make Catalan history and culture better known at home and
all its activity. However, to the best of its ability it fosters and
abroad. Unlike other museum creation processes in the counpractices exchange and a transversal way of seeing between thetry or elsewhere it did not come into being as a consequence
se disciplines and the social and human sciences as a whole.
of a heritage logic or need (the existence of a collection of culIn its scientific and popularising activity, the museum is
tural items of a certain scope and value which was worth conguided by the principles of rigour, objectivity and pluralism.
serving and exhibiting), but rather
And so, when approaching subjects
from a legitimate institutional deterof interest to it, it avoids bias towards
mination, which had already been staany single perspective and does
ted in the early days of the recovery
not shun any procedure in the searof democratic freedoms and the auch for truth.
tonomy of the country: just like other
Moreover, the fact that it defines
countries around the world, Catalonia
itself as a museum for society also
needed to have a museum that could
means that it is especially interested
express its national identity.
in the world today and so tries to
Publicly owned and inspired by the
play an active role in reflection on
public interest, it is designed to be a
and analysis of the present and the
museum of society insofar as it enprospects for the future.
courages interaction between history
To conserve, exhibit and make
and the other social sciences and takes
known the history of Cataloan interest in our own times. A cultunia
ral centre that is open and accessible
The decree founding the muto everyone with a programme that ofseum, from 1996, establishes that its
fers visitors opportunities for learning
mission is “to conserve, exhibit and
and training, for debate and analysis,
make known the history of Catalofor relaxation and enjoyment. Since 2014,
nia as a collective heritage and to
the museum has depended administrengthen the citizens’ sense of
stratively on the Catalan Cultural Heidentification with the history of the
ritage Agency, a public company linked
nation”.
to the Catalan Government Culture
The old trade warehouses at the port, current location
In accordance with that mission,
Department.
of the MHC / Els antics Magatzems Generals de
and as a national museum in terms
Comerç, seu del MHC. (MHC. Photo / Foto Pep Parer)
A museum for society with a deep
of both location and purpose, it is
interdisciplinary commitment
fundamentally structured as a cenAs a museum for society, the institution is defined according
tre for research, conservation and dissemination of the arto its subject area (society and social events) and its deep inchaeological, historical and ethnological heritage of Caterdisciplinary commitment. The gaze and the story are
talonia. As such, its mandate is to undertake the folalways global, integrating the social dimension with the ecolowing functions:
• to conserve, expand, document and disseminate the punomic, cultural, political and institutional ones. The aspirablicly owned collections representing Catalan history,
tion and the ambition of the MHC is to present a “total” or
heritage and culture that make up its stock and are its
“global” history, which includes all possible expressions and
most important asset;
elements of the life of a society.
MU
15
NUOVA
A singular historic building in the heart of the Old Port
of Barcelona
The museum is located in a historic building in the heart of
the city of Barcelona. Specifically, the MHC occupies a sector of
•
the old trade warehouses, the only building of the old industrial
port of Barcelona to be conserved. Today it is known as the Palau de Mar. The building was designed in 1881 by the engineer
Maurici Garrán, the first director of the Barcelona Port Board of
Works. It was intended to be used as a warehouse. The project
was inspired by the English port buildings of the time. It is still
As a consequence, it assumes and develops all the traeasy to see the similarity between the docks of the ports of Londitional functions of cultural institutions of this kind: redon or Liverpool and the Barcelona warehouses.
search, collection, conservation, exhibition, dissemination
As part of the civic improvements carried out when the
and education. And it has added a new one: the coordiOlympic Games were held in Barcelona, in 1991 the Board
nation and promotion of the
undertook the restoration of
activity of the museums in the
the external elements of the
rest of the country that habuilding as a prelude to its
ve ties with it. Here we
complete recovery.
should mention that the 2008
The project for the reMuseums Plan placed it at the
furbishment and adaptation
head of a network of hiof the old building in order
story museums all around
to install the MHC was awarthe country to take advanded to the architects Josep
tage of the great potential for
Benedito i Rovira and Agugenerating public value and
stí Mateos i Duch in Denational recognition derived
cember 1994. It successfulfrom its leadership of the
ly combined the traditions of
network, directing some of
the port with the dynamism
its efforts and resources
of contemporary architectutowards programmes and
re and struck a balance
actions carried out jointly. Tobetween old and new. A larday this network includes
ge space was opened up in
eight museums and two new
the very centre of the builincorporations are scheduding to make it lighter and
led for 2015. Furthermore,
structure vertical circulation
Gallery of the museum devoted to Prehistory / Àmbit de l’exposició permanent
since October 2014 the MHC
inside. A new floor was addel museu dedicat a la prehistòria. (MHC. Photo / Foto Pepo Segura)
has undertaken the coordided to provide an exit to
nation and support of the
the roof terrace, which has
network of museums of ethnology in Catalonia, made up
superb views of the Port of Barcelona and the city.
of eleven all around the country.
Altogether the MHC occupies an area of approximately
In the functioning of the museum, the great traditional
10,000 m2, of which about 4,000 m2 are set aside for the permanent exhibition and 1200 for temporary ones. Since 1997,
activities (research, collection, conservation, exhibition and
the museum has also housed the Catalan Contemporary Hidissemination) are never conceived as independent and distory Centre, which has a large library and document centre
sconnected: quite the reverse. There is always interdepenspecialising in the history of Catalonia.
dence, a linking of processes between them all whose ultimate purpose is to restore to society the heritage collected
The permanent exhibition at the museum: a journey
and conserved and, by extension, the knowledge constituthrough the history of Catalonia
ted around it. And, more than a specific function, the eduThe permanent exhibition at the museum is a route, in
cational activity becomes a transversal dimension or guidemore than 4,000 m2 distributed on two floors, through the
line that at all times inspires, suffuses and frames the functhousands of years of history of the lands that make up Cations of exhibition and dissemination.
•
to develop, foster and cooperate on investigations, exhibitions and educational campaigns that lead to a better
knowledge of the history, heritage and culture of Catalonia at home and abroad;
to coordinate and support the associated local and territorial museums of Catalonia in any actions they carry
out in the fields of research, conservation and dissemination of the archaeological, historical and ethnological
heritage.
16
MU
NUOVA
talonia now, from the remotest times of prehistory to our day.
lan, Spanish and English – to guarantee access to the conThe discourse focuses on knowledge and understanding of
tents by a wider range of visitors.
the features and the evolution of the societies that develoExhibit, exhibit oneself: the temporary exhibitions at
ped in the territory that makes up Catalonia today throughout
the MHC
their history, in the political as well
The temporary exhibitions are one
as the social, economic and cultuof the main lines of the museum proral spheres. The itinerary proposed
gramme. Today it is made up of
by the MHC permanent exhibition
four broad exhibition typologies:
is an interactive journey through
• “Memory of Catalonia” exhibiCatalan history using original objects
tions, presentations of great peand documents, historical settings and
riods or subjects of Catalan hiaudiovisuals to create a coherent
story and culture, often from inand understandable account of the
vestigations promoted or devehistorical realities of Catalan society
loped by the museum, both diover time.
sciplinary and interdisciplinary;
The exhibition was conceived as
Interactive module on Romanesque architecture
• “Other worlds” exhibitions, ofan educational project, one which
/ Mòdul interactiu sobre l’arquitectura romànica.
ten international, dealing with
would reach different sectors of the
(MHC. Photo / Foto Pep Parer)
other cultures and civilisations of
population in an understandable
the world or the human condiway. And so from day one the MHC
tion and experience which, in a
has been a people’s museum. The
more decided way than the other
permanent exhibition was designed
exhibition typologies, will bring
to be interactive and dynamic, but
out the commitment of the mualso capable of making changes in
seum as a place for intercultuboth form and content.
ral encounter and exchange;
The exhibition is structured in ei• “Contemporary dossiers” exhight broad subject areas:
bitions, exhibitions on particu1. The roots (from prehistory to
lar subjects concerned with conthe 8th century)
temporary problems, giving pri2. The birth of a nation (8th to
Open scenography devoted to the Medieval
de of place to interdisciplinary
9th centuries)
period / Escenografia oberta dedicat a l’Edat
discourses and approaches;
3. Our sea, the Mediterranean
Mitjana. (MHC. Photo / Foto Pep Parer)
• “Commemoration” exhibitions,
(11th to 16th centuries)
exhibitions about important peo4. On the edge of the empire
ple, institutions and events in
(16th to 18th centuries)
Catalan history and culture, com5. A steam-powered nation (18th
memorating an anniversary or ceand 19th centuries)
lebration and often working with
6. The electric years (from 1900
other institutions or associations
to 1939)
in the country.
7. Defeat and recovery (from
1940 to 1980)
From the outset the MHC has
8. Catalonia.cat: a portrait of
chosen innovatory temporary exhicontemporary Catalonia (1980-2007).
bitions with a modern style that enThe permanent exhibition is a
A visit at the museum galleries / Una visita a
gages visitors in a conversation. The
living exhibition, under constant
l’exposició permanent del museu. (MHC. Photo /
formats, the contents, the museum
construction. And so since its inauFoto Pep Parer)
strategies and the people for whom
guration 19 years ago it has incorthe exhibitions are designed have
porated original pieces which have
been quite diverse, but the will to make them understandable
come from new stores of museums in the country and arto a large number of visitors has always prevailed.
chaeological research, donations or acquisitions. Since 2004,
To reach a wide range of people, the MHC has used difthe exhibits have been labelled in three languages – Cata-
MU
17
NUOVA
ferent museographic resources and strategies, some even contradictory. The aim has often been to create a “museography
of atmospheres” in which the core of the exhibitions is often
not the set of objects itself but an idea to be conveyed or used
as a starting point for a historical or social reflection.
A museum about Catalonia open to the world: the new
challenges facing the MHC
A museum which is national in both scope and commitment, it aims to consolidate itself as one of the most important instruments available to Catalonia to study, conserve
and narrate its history and culture, to help build a collective memory. But the institution shuns and rejects the idea
of giving a partial or partisan account of national history
and still less the possibility of offering a static, monolithic
and essentialist vision of Catalan culture; quite the reverse. And so it aspires most of all to be a shared symbol, a
common heritage, in which all the people of Catalonia will
feel represented.
It is a museum essentially about Catalonia, but that does not
mean it takes no interest in the rest of the world; far from it. As
far as possible, the idea is to present Catalan history and culture
within broader geographical, political, economic and cultural settings, often the Mediterranean or Europe, sometimes the world.
That wish to open up to the world has also led the new
museum to take an interest in other histories and cultures
and, when appropriate, to deal with subjects from a perspective that goes beyond the boundaries of Catalonia: Mediterranean, European or universal. With a contemporary
Catalan society that is ever more diverse culturally, with a
world that is increasingly globalised and interconnected,
could the project be conceived without taking account of
that dimension? And so the new museum also takes up the
challenge of becoming a space for intercultural encounter
and exchange.
“Discover Catalonia, discover the world”: that could be the
leitmotiv of the MHC in the years to come. The two perspectives, as shown by the experience of many similar museums
around the world, need not be incompatible. Indeed, their encounter is always interesting and enriching. And so, as a mirror and symbol of contemporary Catalonia, in search of new
frontiers in the world of museology, the Museu d’Història de
Catalunya dreams of being a singular place where the people
of the country and visitors can live to the full an adventure of
the mind, a love story with heritage and culture.
Jusèp Boya i Busquets, Director of the MHC.
El Museu d’Història de Catalunya (MHC)
Jusèp Boya i Busquets
Un museu sobre Catalunya obert al món
El Museu d’Història de Catalunya (MHC) va ser creat l’any
1996 amb l’objectiu de promoure el coneixement i la difusió de la història i la cultura catalanes, tan a nivell nacional
com internacional. A diferència d’altres processos de creació d’institucions museístiques, tant a nivell nacional com internacional, el museu no va néixer com a conseqüència
d’una lògica o necessitat patrimonial (l’existència prèvia
d’una col·lecció de béns culturals mobles d’una certa envergadura
i valor culturals, i, en conseqüència, mereixedora d’ésser conservada i exposada), sinó més aviat d’una legítima voluntat
institucional, ja plantejada des del primers moments de la recuperació de les llibertats democràtiques i l’autonomia del
país: tal com succeeix en d’altres països del món, Catalunya
havia de disposar d’una institució museística capaç de fer palesa la seva identitat nacional.
Institució de vocació i titularitat nacional, la institució
es configura actualment com un “museu de societat”, en
la mesura que fomenta el diàleg entre la història i la resta
18
de ciències socials, i s’interessa per la contemporaneïtat.
Centre cultural obert i accessible a tots els públics, la seva programació ofereix als visitants oportunitats d’aprenentatge
i formació, de debat i reflexió, i de delectació i gaudi. Des
de 2014, el museu depèn administrativament de l’Agència
Catalana del patrimoni Cultural (ACdPC), empresa pública vinculada al Departament de Cultura de la Generalitat
de Catalunya.
Un museu de societat amb una pregona vocació interdisciplinària
En tant que “museu de societat”, la institució es defineix
en funció del seu àmbit temàtic (la societat i els fets socials)
i de la seva pregona vocació interdisciplinària. La mirada i
el relat són sempre globals, integrant tant la dimensió social com l’econòmica, cultural, política i institucional. L’aspiració i l’ambició del MHC és presentar una història “total” o
“global”, que abasti totes les manifestacions i elements possibles de la vida d’una societat.
MU
NUOVA
Certament, el museu considera la història, l’arqueologia i l’antropologia com les tres disciplines troncals que guien i inspiren tota la seva activitat. Tanmateix, i en la mesura del possible, fomenta i practica el diàleg i la mirada transversal entre aquestes disciplines i el conjunt que componen les ciències socials i humanes.
En la seva activitat científica i difusora, el museu es guia pels
principis de rigor, objectivitat i pluralisme. Així, al abordar els
temes del seu interès, evita privilegiar una única perspectiva, i
no desestima cap procediment de recerca de la veritat.
D’altra banda, el fet de definir-se com un museu de societat,
també implica que s’interessi especialment per la contemporaneïtat, i, en conseqüència, intenti jugar un rol actiu en la reflexió i anàlisi del present i en la prospectiva del futur.
Conservar, exposar i difondre la història de Catalunya
El decret fundacional del museu, de 1996, estableix que
la seva missió és “conservar, exposar i difondre la història
de Catalunya com a patrimoni col·lectiu, i enfortir la identificació dels ciutadans amb la història nacional”.
D’acord amb la seva missió, i en tant que museu d’àmbit i vocació nacional, el museu es configura fonamentalment
com un centre de recerca, conservació i difusió del patrimoni
arqueològic, històric i etnològic de Catalunya. Com a tal, té
el mandat d’assumir les següents funcions:
• conservar, augmentar, documentar i difondre les col·leccions de titularitat nacional, representatives de la història, el patrimoni i la cultura catalanes, que configuren el
seu fons patrimonial i n’esdeven l’actiu més important;
• desenvolupar, impulsar i col·laborar en recerques, exposicions
i accions de divulgació que possibilitin un millor coneixement
de la història, el patrimoni i la cultura catalanes, i això
tant a nivell nacional com internacional;
• coordinar i donar suport als museus locals i territorials del
país que s’hi vinculin, en totes aquelles accions que desenvolupin en relació a la recerca, conservació i difusió del
patrimoni arqueològic, històric i etnològic de Catalunya.
En conseqüència, el MHC assumeix i desenvolupa totes
les funcions tradicionalment pròpies d’aquesta mena d’institucions
culturals: recerca, col·lecció, conservació, exposició, difusió
i educació. A més. n’hi afegeix una de nova: la coordinació
i el foment de l’activitat dels museus de la resta del país que
s’hi vinculin. En aquest sentit, cal fer esment que el Pla de
Museus del 2008 el va situar al capdavant d’una xarxa de museus d’història d’arreu del país, amb la intenció d’aprofitar
el gran potencial de generació de valor públic i de projecció nacional derivats del lideratge de la xarxa, orientant una
part dels esforços i recursos cap a programes i accions desenvolupats conjuntament. Actualment, aquesta xarxa integra vuit museus i, durant el 2015, està previst que augmenti amb dues noves incorporacions. D’altra banda, des d’oc-
tubre de 2014, el MHC ha assumit també la coordinació i el
suport de la Xarxa de Museus d’Etnologia de Catalunya, integrada per onze centres museístics d’arreu del país.
En el funcionament del museu, les grans funcions museístiques tradicionals (recerca, col·lecció, conservació, exposició i difusió) no es conceben mai com a funcions independents i desconnectades, ans el contrari. Hi ha sempre una
interdependència, un encadenament processual entre totes
elles, la finalitat última del qual és sempre la restitució a la
societat del patrimoni col·lectat i conservat i, per extensió,
del coneixement constituït a l’entorn d’ell. D’altra banda, més
que una funció específica, l’activitat educativa esdevé una dimensió o un eix transversal que. en tot moment, inspira, impregna i emmarca les funcions d’exposició i de difusió.
Un edifici històric singular, al cor del Port vell de
Barcelona
El museu s’ubica en un edifici històric situat en ple centre neuràlgic de la ciutat de Barcelona. Concretament, l’MHC
ocupa un sector dels antics Magatzems Generals de Comerç
(MGC), l’únic edifici conservat del vell port industrial de Barcelona, actualment conegut com a Plau de Mar. Aquest edifici va ser projectat l’any 1881 per l’enginyer Maurici Garrán,
primer director de la Junta d’Obres del Port de Barcelona,
amb la intenció de destinar-ho a dipòsit comercial. El projecte s’inspira en els edificis portuaris anglesos de l’època. Encara ara és fàcil veure la familiaritat entre els docks dels ports
de Londres o Liverpool i els MGC de Barcelona.
En el marc de les actuacions de millora urbana degudes a la
celebració a Barcelona dels Jocs Olímpics, l’any 1991 la Junta del
Port de Barcelona encarregà la restauració dels elements externs
de l’edifici com a intervenció prèvia a la seva recuperació integral.
El projecte de remodelació i adequació de l’antic edifici
dels Magatzems Generals del Comerç per instal.lar-hi el MHC
fou adjudicat als arquitectes Josep Benedito i Rovira i Agustí Mateos i Duch al desembre de 1994. Aquest projecte ha
sabut conjugar la tradició portuària amb el dinamisme de l’arquitectura contemporània, i ha establert un diàleg entre el
vell i el nou. D’una banda, es va crear un gran espai buit al
centre mateix de l’edifici, per fer-lo menys feixuc i, alhora,
per articular la circulació vertical dins de l’edifici. D’altra banda, s’edifica una nova planta per tal de donar sortida al terrat, que permet gaudir d’unes privilegiades vistes sobre el Port
de Barcelona i sobre la ciutat.
En el seu conjunt, l’MHC ocupa una superfície d’aproximadament 10.000 m2, dels quals aproximadament 4.000 m2
estan destinats a exposició permanent i 1200 a exposicions
temporals. Des de 1997, el museu també alberga el Centre
d’Història Contemporània de Catalunya (CHCC), que disposa d’una important biblioteca i centre de documentació especialitzat en història de Catalunya.
MU
19
NUOVA
L’exposició permanent del museu: un viatje per la
història de Catalunya
L’exposició permanent del museu és una proposta per
recórrer, en més de quatre mil metres quadrats distribuïts en
dues plantes, els milers d’anys d’història de les terres que avui
formen Catalunya, des del temps més remots de la prehistòria
fins als nostres dies. El discurs està centrat en el coneixement
i la comprensió de les característiques i l’evolució de les societats que s’han desenvolupat en el territori en què avui es
constitueix Catalunya al llarg d ela història, tant en l’àmbit
polític com en el social, econòmic i cultural. L’itinerari proposat per l’exposició permanent de l’MHC és un viatge interactiu per la història catalana a través d’objectes i documents
originals, ambientacions històriques i audiovisuals amb la finalitat de crear un discurs coherent i entenedor de els realitats històriques de la societat catalana al llarg del temps. La
mostra va ser concebuda com un projecte didàctic, entès com
un projecte amb que es volia arribar a molts sectors del apoblació de manera comprensible. En aquest sentit, l’MHC ha
estat, des del primer dia, un museu popular. El disseny de
l’exposició permanent va ser ideat amb el propòsit que fos
interactiva i dinàmica, però també susceptible d’experimentar canvis tant en la forma com en el contingut. La mostra
s’estructura en vuit grans àmbits temàtics:
1. Les arrels (de la prehistòria al segle VIII)
2. El naixement d’una nació (segles VIII al XIII)
3. La mar nostra (segles XIII al XVI)
4. A la perifèria de l’imperi (segles XVI al XVIII)
5. Vapor i nació (segles XVIII i XIX)
6. Els anys elèctrics (del 1900 al 1939)
7. Desfeta i represa (del 1940 al 1980)
8. Catalunya.cat: un retrat de la Catalunya contemporània (1980-2007).
L’exposició permanent és una exposició viva, en construcció
permanent. Ena quest sentit, des de la seva inauguració, fa
dinou anys, ha anat incorporant peces originals, que han estat
el resultat tant de dipòsits nous de centres museístics del país
com de recerques arqueològiques, de donacions o d’adquisicions. Des del 2004, la retolació de la mostra està en tres
idiomes – català, castellà i anglès – per garantir una difusió
millor del seu contingut entre els visitants.
Exposar, exposar-se: les exposicions temporals a l’MHC
Les exposicions temporals són un dels eixos vertebradors
de la programació del museu. Estan plantejades per recuperar
i fomentar la reflexió sobre temes d’interès històric per a la
societat catalana. Des del començament l’MHC ha optat per
unes exposicions temporals innovadores amb un llenguatge expositiu modern que es proposa dialogar amb el visitant. Els formats, els continguts, les estratègies museogràfi-
20
ques i els públics destinataris d eles exposicions han estat
molt diversos, però sempre ha prevalgut la voluntat de fer
entenedores les propostes a un gran nombre de visitants.
Per arribar a un ample ventall de públics, l’MHC ha fet
servir sempre recursos i estratègies museogràfiques diverses
i fins i tot contradictòries. Sovint, l’objectiu ha estat crear una
“Museografia d’atmosferes” en què el nucli de les exposicions
molt sovint no és el conjunt d’objectes, sinó una idea que
es vol transmetre o que es vol proposar coma punt de partida d’una reflexió històrica o social.
Un museu sobre Catalunya obert al món
Museu d’àmbit i vocació nacional, el museu vol consolidar-se com un dels instruments més importants amb què
ha de comptar el país per estudiar, conservar i difondre la
seva història i cultura, per ajudar a construir una memòria
col·lectiva. Tanmateix, la institució defuig i rebutja transmetre un discurs parcial o partidista de la història nacional, i,
molt menys encara, la possibilitat d’oferir una visió estàtica,
monolítica i essencialista de la cultura catalana, ans el contrari. Així, el museu aspira sobretot a esdevenir un símbol
compartit, un patrimoni comú, en el que tots el ciutadans i
ciutadanes de Catalunya s’hi han de sentir representats.
Museu essencialment sobre Catalunya, no per això es desinteressa pel món, ans el contrari. D’entrada, i en la mesura del possible, la història i la cultura catalanes hi volen ser presentades tot
inserint-les dins de marcs geogràfics, polítics i culturals més amplis, sovint a escala mediterrània i europea, tal volta mundial.
La voluntat d’obrir-se al món porta també al nou museu
a interessar-se per altres realitats històriques i culturals, i, si
s’escau, a abordar i tractar temes des d’una perspectiva que
desbordi les fronteres catalanes, en clau mediterrània, europea o universal. Davant de la realitat d’una societat catalana contemporània cada cop més diversa culturalment, d’un
món cada cop més globalitzat, més interconnectat, es podria
enfocar el projecte sense considerar aquesta dimensió?. La
nova institució, doncs, assumeix també el repte d’esdevenir
un espai de trobada i diàleg intercultural.
“Conèixer Catalunya, descobrir el món”: aquest podria ser el
leit-motiv del MHC durant els propers anys. Ambdues perspectives, com mostra l’experiència de nombrosos museus similars d’arreu del món, no tenen perquè ser incompatibles. D’altra banda,
el seu encreuament és, a més, sempre interessant i enriquidor.
Així, mirall i símbol de la Catalunya contemporània, a la recerca de noves fronteres en el món de la museologia, l’MHC museu somnia en convertir-se en un lloc singular, on tant els ciutadans i les ciutadanes d’aquest país com aquells i aquelles que
el visiten puguin viure intensament una aventura de la intelligència,
una història d’amor amb el patrimoni i la cultura.
Jusèp Boya i Busquets, Director del MHC.
MU
NUOVA
La Obra Social “la Caixa”
La cultura y el modelo CaixaForum
Fundación Bancaria “la Caixa”
La Obra Social “la Caixa” es una entidad de carácter social y cultural vinculada a una entidad financiera: “la Caixa”,
con más de cien años de existencia, y un ámbito de actuación que actualmente es internacional. Desde sus orígenes,
“la Caixa” ha desarrollado una importante labor social que
a finales de la década de los setenta se amplió al campo cultural, con un impulso renovador que contribuyó a cambiar
el panorama artístico del país.
En los años ochenta, con el objetivo paliar el vacío existente en España, “la Caixa” impulsó una colección de arte contemporáneo internacional que en la actualidad
cuenta con mil obras. La idea inicial fue crear una memoria del arte más actual poniendo en relación los artistas españoles con las tendencias y movimientos internacionales. El proyecto tuvo en cuenta algunos de los gran-
des referentes internacionales anteriores a la década de
los ochenta que fueron fundamentales para los artistas más
jóvenes, como Bruce Nauman, Joseph Beuys, Mario Merz,
Gerhard Richter, Sigmar Polke, Richard Serra, Agnes Martin, Donald Judd, Robert Ryman o Jannis Kounellis, de los
que se adquirieron importantes obras. Al mismo tiempo,
la colección incorporó a creadores contemporáneos, muchos de los cuales no estaban representados en las colecciones españolas. Así, se adquirieron obras de artistas
muy activos en los años ochenta como Tony Cragg, Anish Kapoor, Cindy Sherman, Allan McCollum, Robert Gober, Mike Kelley, Thomas Schütte y artistas españoles como Juan Muñoz, Miquel Barceló, Susana Solano, Juan Uslé
o Cristina Iglesias. Actualmente la colección continúa integrando al arte actual y está abierta a las creaciones de
Vestíbulo de CaixaForum con la obra de Lucio Fontana Ambiente spaziale n. 51-A1 (Struttura al neon per la IX Triennale di
Milano. (Foto © Lluís Salvadó)
MU
21
NUOVA
artistas de distintas latitudes que aportan nuevas visiones
mitido organizar importantes exposiciones conjuntas en
del arte y del mundo actual.
CaixaForum Barcelona y Palma, en el MACBA, en el museo
La Colección de arte contemporáneo de “la Caixa” tiene su
Guggenheim de Bilbao, y en el Museo Universitario de Arte
sede en CaixaForum Barcelona, aunque no se expone de maContemporáneo de México - MUAC. Los fondos de las dos ennera permanente sino en forma de exposiciones temporales
tidades superan las 6000 obras, lo que puede considerarse code carácter temático. Se trata
mo la colección de arte conde una colección dinámica que
temporáneo más importante
da lugar a múltiples recorridos
del sur de Europa.
y lecturas. Frecuentemente, la
CaixaForum Barcelona forObra Social “la Caixa” encarga
ma parte de un conjunto de
proyectos expositivos a partir de
centros sociales y culturales que
las piezas de la colección a cocomparten las mismas líneas de
misarios independientes y tamprogramación. Son centros abierbién a artistas, que ofrecen nuetos a todo tipo de público que
vas lecturas y visiones singularealizan una función divulgatires de sus fondos. Las exposiva: aproximar el conocimiento
ciones se suceden periódicaa personas que no acostummente, con formatos y planbran a frecuentar los museos y
teamientos muy diversos. Se
romper las barreras que sepalleva a cabo una importante laran a una parte importante de
bor divulgativa y didáctica, que
la población de la cultura. En tosubraya la capacidad del arte de
dos ellos, la singularidad de la
abordar las grandes cuestiones
arquitectura es un valor que
contemporáneas. El objetivo fiayuda a poner de relieve las
nal es superar las reservas, crear
actividades que se realizan. La
interés y abrir caminos para el
idea es convertir la cultura en un
diálogo, que el arte entre a forreferente urbano. CaixaForum
mar parte de la vida de la genMadrid está situado en una ante, que les ayude a entender el
tigua fábrica de electricidad
mundo que les rodea, que sea
reformada por el equipo de arun medio de expresión y de requitectos Herzog & De Meulación.
ron; CaixaForum Palma, en un
Un acuerdo con el Museu
hotel modernista obra de Lluís
d’Art Contemporani de BarceDomènech i Montaner; CaixaFolona-MACBA ha proporcionarum Zaragoza, en un edificio de
do en los últimos años nuevas
nueva planta proyectado por
vías de comunicación entre las
Carme Pinós. Existen también
dos principales instituciones
otros centros CaixaForum en
dedicadas al arte contemporálas ciudades catalanas Girona,
neo en Barcelona. La idea es proLleida y Tarragona, y la red se
mover proyectos conjuntos que
completará con un nuevo cencontribuyan a aumentar la catro en la ciudad de Sevilla.
pacidad de generar discursos,
El edificio actual de CaixaFoconocimiento y sensibilidad harum Barcelona ocupa una ancia el arte contemporáneo, así
tigua fábrica construida entre
Exposiciones en CaixaForum Barcelona. (Fotos © Lluís Salvadó,
como a reforzar la difusión de
1909 y 1912 por el arquitecto Joy © Jordi Nieva)
las dos colecciones y sus acsep Puig i Cadafalch (que junciones en la escena del arte
to a Antoni Gaudí y Lluís Domècontemporáneo nacional e internacional. Se trata de una ininech i Muntaner es una de les tres grandes figuras del modernismo
ciativa precursora basada en la colaboración de una instituarquitectónico). La recuperación del edificio en el año 2001,
ción pública y una entidad privada. La colaboración ha perdespués de décadas de abandono, fue un gran acontecimien-
22
MU
NUOVA
to ciudadano. La intervención, muy respetuosa con el edificio
CaixaForum integra en su programación exposiciones
original, permitió acondicionar el conjunto y adaptarlo a las nede historia de la cultura dedicadas a las grandes civilizaciones
cesidades de un centro cultural y social, con tres grandes sadel mundo antiguo. Estos proyectos – dedicados a las cullas de exposiciones, un auditorio, aulas y espacios educativos,
turas del Sudán, al arte de Nigeria, a los sumerios o a la culademás de espacios de reserva para la colección y una zona
tura mochica del Perú – son una de sus señas de identidad.
técnica equipada con las más moPresentan la última hora de las
dernas instalaciones. Además
investigaciones, con un plande la arquitectura de Puig i Cateamiento didáctico y asequidafalch, destaca, en el vestíbuble, basado en la espectaculo, una intervención artística de
laridad y la belleza de las pieSol Lewitt, el mural Splat (2001).
zas individuales y en la reDos obras de la Colección de arconstrucción del contexto culte contemporáneo “la Caixa” se
tural y social. Aportan a los viencuentran instaladas de masitantes un mensaje sobre la
nera permanente en CaixaForum:
importancia de la diversidad.
la estructura de neón, AmbienJunto a las grandes culturas cláte spaziale (1952), de Lucio Fonsicas, muestran la aportación
tana y la instalación Schmerzde otros pueblos, explican los
raum (1983) de Joseph Beuys.
intercambios culturales, la inEl arquitecto Arata Isozaki reafluencia de unas culturas en
lizó el nuevo acceso a CaixaFootras y el mestizaje. Episodios
rum con dos grandes árboles
que sucedieron hace cientos
escultóricos. CaixaForum Barde años nos ayudan a entencelona se integra en un circuider el mundo de hoy.
to de museos de arte en la monOtra línea en la que se vietaña de Montjuïc, dedicada trane trabajando en los últimos
dicionalmente a la cultura y al
años son las exposiciones dedeporte, del que forman parte
dicadas al mundo del cine, cotambién el Museu Nacional d’Art
mo las que se han organizado
de Catalunya y la Fundació Miró,
en torno a la obra de Georges
entre otros.
Méliés, Charles Chaplin o FeLa Obra Social “la Caixa” orderico Fellini, o sobre la trayecganiza en todos sus centros grantoria de los estudios Pixar. Han
des exposiciones de producción
representado una oportunidad
propia, en colaboración con mude integrar la narrativa cineseos e instituciones internacionales.
matográfica en las salas de exUn acuerdo de colaboración pluposiciones y rastrear la imrianual con el Museo del Louvre
portancia del cine en el imaha permitido presentar en Barginario contemporáneo y en
celona exposiciones dedicadas
nuestra manera de mirar. La foa artistas precursores como Detografía ocupa también un lulacroix i exposiciones sobre culgar importante en las prograturas del pasado, como la que se
maciones con retrospectivas
dedicó al Egipto copto. Un acuerde fotógrafos de referencia codo similar, con el Museo del Pramo Henri Cartier-Bresson o
Exposiciones de la colección en CaixaForum Barcelona.
do, permitió inaugurar en BarJacques Henri Lartigue y con
(Fotos © Jordi Nieva)
celona una gran exposición de
el certamen Fotopres como cila obra de Goya. Puntualmente,
ta indispensable del calendala Obra Social “la Caixa” colabora con otras instituciones y murio de exposiciones. Creado en los años ochenta, se celebra
seos, de la Cinémateque Française a la Tate Modern y del Bricon carácter bianual. A lo largo de su dilatada trayectoria, retish Museum al Museo Thyssen- Bornemisza.
fleja los cambios que se han producido en el campo de la
MU
23
NUOVA
fotografía de prensa y documental, con la introducción progresiva de la mirada subjetiva del fotógrafo. Finalmente las
exposiciones de la Obra Social “la Caixa” incorporan también la arquitectura a través de proyectos dedicados a Le Corbusier, Richard Rogers o la evolución de la arquitectura en
torno a la construcción en altura.
Pintura y escultura son un componente fijo en las programaciones con grandes retrospectivas, como la que se dedicó a Miquel Barceló, y exposiciones conceptuales que
combinan obras de diferentes periodos como la que exploró
las relaciones entre pintura y fotografía, producida conjuntamente con la Tate Modern. También se dedica espacio a
los maestros antiguos con retrospectivas de artistas singulares como Piranesi o William Blake. Los criterios de programación buscan la complementariedad con los programas de
otras instituciones de la ciudad. Muestran épocas, movimientos, artistas y culturas que no se encuentran representados en las colecciones públicas, y crean un discurso que
busca seducir a los espectadores, atraerlos y despertar la pasión por la cultura.
Arqueología, cine, fotografía, arquitectura, música, pintura,
escultura, performance: ninguna faceta de la cultura queda
fuera del discurso de CaixaForum, abierto y multidisciplinar.
Un campo en el que la Obra Social “la Caixa” ha sido pionera es la apertura a todo tipo de públicos a través de actividades en torno a les exposiciones. CaixaForum fue el primer centro cultural que integró los espacios educativos en
la propia sala de exposiciones. La oferta de actividades escolares se renueva continuamente. Se trata de un trabajo en común,
que tiene en cuenta las necesidades de los profesores y de
les centros educativos. El objetivo es enseñar a mirar, aproximar el arte y la cultura a los niños y adolescentes, para que
entre a formar parte de su vida como algo valioso, a lo que
no quieren renunciar.
Otro de los campos en el que CaixaForum ha jugado un
papel renovador han sido las actividades para familias. Compartir una buena exposición, asistir a un concierto, es una
manera de estrechar la relación y crear complicidad entre padres e hijos. Los fines de semana CaixaForum se llena de familias que han integrado la cultura a la vida en común.
Desde sus orígenes, a principios del siglo XX, la Obra Social “la Caixa” ha dedicado una atención muy especial a las
personas mayores. Actividades como los cafés-tertulia tienen
como finalidad fomentar el diálogo. Los participantes visitan
la exposición acompañados por un animador. Una vez terminada la visita, toman un café y comentan lo que han visto y lo que más les ha gustado. El arte, la fotografía, la arquitectura se integran en la vida cotidiana de las personas
mayores, les sirve para expresarse y compartir.
CaixaForum Barcelona acoge también cursos y conferencias,
divulgativos o especializados. En los meses de verano abre
24
sus puertas en la tarde-noche, con espectáculos y actividades musicales y visitas nocturnas: sus salas son un lugar de
encuentro para todo tipo de personas.
Una de las características de CaixaForum es la accesibilidad: para personas con discapacidad o movilidad reducida, personas ciegas o con dificultades visuales, personas sordas o con dificultades auditivas, personas con discapacidad
mental, intelectual o psíquica. Se ponen a su disposición sillas de ruedas y servicios adaptados, audiodescripción de las
salas y señalizaciones en Braille, visitas en lenguaje de signos,
visitas y talleres educativos al edificio y a las exposiciones
para personas con discapacidad mental, intelectual o psíquica.
CaixaForum Barcelona cuenta con una sala de lactancia y menús
especiales para personas celíacas y con diabetes en la cafetería- restaurante. La finalidad es facilitar al máximo el acceso
a la cultura y que nadie se sienta excluido.
La comunicación es un valor fundamental de todas las
actuaciones que se llevan a cabo. Comenzando por los textos de sala: breves, narrativos, asequibles para cualquier tipo de visitante. Pequeñas explicaciones para piezas concretas
ayudan a que cada cual pueda gestionar a su aire el tiempo
de la visita. Las visitas guiadas tienen un gran seguimiento.
También en este caso es importante no dar nada por sabido, acompañar, integrar. Esta idea de la cultura como elemento
de integración social es fundamental en todas las actividades que “la Caixa” lleva a cabo en el terreno cultural.
Los catálogos se dirigen a un público interesado en temas de arte y cuentan con aportaciones de críticos y especialistas. El objetivo es que realicen una aportación al conocimiento y que puedan convertirse en obras de consulta.
En torno a la Colección de Arte Contemporáneo “la Caixa”
se articulan diferentes publicaciones. En primer lugar, el
Catálogo Razonado, publicado en el 2002 en dos volúmenes,
ha sido una pieza básica y una herramienta de trabajo indispensable que hoy se ha ampliado y adaptado a la página
web de la colección. Además se publican catálogos temáticos de acuerdo con las distintas exposiciones que se organizan a partir de sus fondos.
En una época marcada por la escasez de recursos públicos,
en la que los programas culturales han visto menguar significativamente sus presupuestos, la aportación privada es más
importante que nunca. La Obra Social “la Caixa” ha ampliado sus actuaciones, ha abierto líneas de colaboración con las
instituciones públicas, ha integrado la problemática social en
sus programaciones. Desde el año 2002 en que abrió sus puertas, CaixaForum Barcelona se ha consolidado en la programación cultural de la ciudad y, sobretodo, ha entrado a formar parte de la vida de los barceloneses.
Fundación Bancaria “la Caixa”.
MU
NUOVA
Fundación Foto Colectania
Pepe Font de Mora
A lo largo de sus trece años de actividad la Fundación
Foto Colectania se ha consolidado como un centro abierto
y un punto de encuentro de fotógrafos, coleccionistas, estudiantes y amantes del arte. Trabajando desde la proximidad,
hemos creado sinergias con numerosos centros de arte nacionales e internacionales, lo que nos ha permitido conectarnos con las diferentes iniciativas que tienen lugar en el ámbito de la fotografía y de la imagen. Compartimos con otros
centros de fotografía el interés por reivindicar la riqueza y
diversidad de un medio poliédrico, con el objetivo de atraer
a un público diverso, implicado y heterogéneo.
Somos una entidad privada sin ánimo de lucro con una marcada vocación de interés público, tanto en nuestros objetivos
programáticos como en lo referente a nuestra colección. La autonomía financiera que distingue nuestro modelo se debe al
elevado porcentaje de autofinanciación que hemos ido consiguiendo a lo largo de estos años. Nuestros patrocinadores, colaboradores, Amigos y Socios (a los que dedicamos un programa
específico de actividades) se han convertido en los mejores portavoces de nuestro proyecto, cuya complicidad revierte tanto
en los recursos como en la misión del centro. Así mismo, una
decidida política de colaboración, tanto con entidades públicas como privadas, nos ha permitido realizar todo tipo de proyectos y ampliar la visibilidad de nuestra fundación.
Nuestra fundación cuenta además con una de las colecciones de referencia de la fotografía española y portuguesa
contemporánea. Este legado nos ha permitido desarrollar una
importante labor de difusión de la fotografía ibérica, por medio de exposiciones itinerantes, así como publicaciones impresas y digitales.
La Fundación Foto Colectania. (Foto © Manel Armengol)
MU
25
NUOVA
Foto Colectania quiere seguir siendo un espacio de
sta la actualidad. La colección continúa ampliándose con adintercambio de experiencias sin perder el foco en nuequisiciones, donaciones, y cuenta también con depósitos de
stro principal objetivo: mostrar fotografía, coleccionarotros coleccionistas, como los de Juan Redón y Ferran Artigas.
la y crear programas de mediación que pongan de reLa obra de los fotógrafos presentes en nuestra colección
lieve la fotografía como lensuele estar representada por
guaje esencial en una soun extenso número de fotociedad eminentemente vigrafías de cada uno de ellos,
sual. En nuestro futuro inabarcando distintas épocas de
mediato pondremos espeartistas como Alberto García-Alix,
cial énfasis en algunas áreas,
Humberto Rivas, Joan Colom,
como son: la creación de
Gabriel Cualladó, Xavier Misenuevos programas educatirachs, entre otros; o bien series
vos y de apoyo a la investiemblemáticas como las de Joan
gación como complemento
Fontcuberta, Chema Madoz, o
esencial a los programas exCristina García Rodero. Entre los
positivos y a las actividades
artistas portugueses contamos,
que desarrollamos; la inentre otros, con obras de Jormersión en el entorno virtual
ge Molder, Helena Almeida,
con el fin de dotar de conJorge Guerra, Fernando Lemos,
tenidos y experiencias sinGérald Castello Lopes o Antógulares a un público glonio Sena da Silva.
bal, así como seguir potenLa estrategia de difusión
ciando la difusión de nuestra
de la fotografía ibérica a parcolección y la promoción
tir de los fondos de nuestra
del coleccionismo de fotocolección viene abalada por
grafía, práctica en la que
más de un centenar de expohemos sido pioneros en nuesiciones itinerantes. Los préstro país.
stamos a exposiciones en EuComo reconocimiento a
ropa y Estados Unidos, pronuestra labor recibimos en
ducciones propias y en cola2006 el Premio ARCO a la
boración con otros centros y
Mejor Iniciativa Nacional de Coparticipación en redes de itileccionismo Privado, que le fue
nerancia nos convierten en una
otorgado a nuestro presidende las instituciones que ha date, Mario Rotllant. En 2007 la
do mayor visibilidad a los fotóFundación obtuvo el Premio
grafos de nuestro país.
a la Mejor Programación de la
Hemos colaborado con feAssociació Catalana de Crítics
stivales como PhotoEspaña con
d’Art (ACCA). En 2012 fue galas muestras En las ciudades en
2005 y Tan Lejos tan cerca en
lardonada con el Premio Bar2013; con proyectos expositivos
tolomé Ros que se otorga el
como Recorridos. 6 fotógrafos
Festival de Photoespaña y en
de la Fundación Foto Colecta2013 recibió el Premio Tendènnia, Espejismos de Joan Fontcies del diario El Mundo a la
La colección de la fundación. (Fotos © Manel Armengol)
Industria Cultural consolidada.
cuberta, Xavier Miserachs o Silencios Compartidos de Ferran
La colección de la fundación
Freixa y Humberto Rivas. Dentro de las redes de itinerancia
La colección de la fundación está formada por 3.000 obras
de la Generalitat de Cataluña y de la Diputación de Barcelode más de 80 fotógrafos españoles y portugueses, que abarna hemos producido las muestras Nueva Vanguardia. Fotografía catalana de los años 50 y 60, Transiciones de Manel
can algunas de las tendencias que han convivido en la fotoArmengol y Cara a Cara, el retrato en la colección de Foto
grafía creativa contemporánea en estos países, desde 1950 ha-
26
MU
NUOVA
Colectania. En 2006 se organizó una exposición de Joan Colom, que itineró a Fondation Henri Cartier-Bresson, Folkwang
Museum y el Fotografiemuseum Amsterdam - FOAM.
La colección de la Fundación cuenta además con el Archivo del fotógrafo Paco Gómez que nos donaron sus herederos en 2001. Este fondo,
compuesto por toda la producción de copias y negativos
del autor, se conserva, cataloga, investiga y difunde gracias
a la producción de diversas
muestras itinerantes y publicaciones. Se está preparando
una gran exposición antológica sobre su obra que se mostrará
en 2016 en Madrid.
•
•
Obra-Colección. El artista como coleccionista, comisariada
por Joan Fontcuberta; Rastros, comisariada por Xavier Ribas; Estilo Indirecto, comisariada por Martí Peran.
Vidas privadas. Colección Foto Colectania; Paco Gomez.
Orden y desorden; Leopoldo Pomés. Barcelona 1957;
Joan Colom. Álbum; Fotolibros. Aquí y Ahora.
Actividades de divulgación
El programa de actividades de divulgación nos ha posicionado como un centro especialmente activo. Realizamos
charlas, debates y ponencias dedicadas a la fotografía y al coleccionismo, que sirven también
de plataforma para dar a conocer la labor de fotógrafos, colectivos, galeristas o editores.
En paralelo, los ciclos de reflexión y de historia del medio
se han programado en nuestro
propio espacio o en colaboración con otros centros de la
ciudad. Para nuestros Amigos
y Socios venimos organizando
viajes a capitales de todo el
mundo con un intenso programa dedicado a la fotografía.
Sala de exposiciones
Nuestra sede cuenta con una
sala de exposiciones, ubicada
en el barrio barcelonés de Gràcia, en la que se desarrolla un variado programa expositivo centrado en las siguientes líneas:
fondos de colecciones internacionales, trabajos emblemáticos
de fotógrafos internacionales,
muestras que toman el pulso
Exposición Recorridos. 6 fotógrafos de la Fundación
sobre la fotografía contemporáFoto Colectania.
nea y exposiciones sobre los
Biblioteca especializada
creadores españoles. SeleccioNuestra fundación cuenta,
namos algunas de nuestras exademás, con una biblioteca
posiciones.
• Colección Helga de Alvear;
especializada en fotografía de
El retrato en la colección de
ambos países y en el colecla Fundación Televisa; Una
cionismo internacional, con
pasión suiza, Colección M+M
más de 2.000 ejemplares de
Auer; Fotografías de la colibros recientes y ediciones delección de la Fundação de
scatalogadas, revistas, catálogos,
Serralves; Colección H+F
monografías, con secciones
(Han Nefkens); Fotografía
dedicadas a autores, grandes colatinoamericana en la colecciones internacionales, enlección Anna Gamazo de
sayo, historia, restauración y caLa Biblioteca. (Foto © Manel Armengol)
Abelló; La Morada del Homtalogación. En este ámbito quebre, Colección Martin Z. Marremos establecer un vínculo
gulies.
de la biblioteca junto al archivo y la colección para poten• Garry Winogrand, Women are beautiful; Paul Strand,
ciar nuevos proyecto y actividades.
Retrospectiva; Danny Lyon, Conversations with the Dead,
The Bikeriders; Pieter Hugo, Kin; Anders Petersen/ Christer Strömholm, La tentación de existir.
Pepe Font de Mora, Director Fundación Foto Colectania.
MU
27
NUOVA
El Museo Etnológico de Barcelona
“Un museo quiere hacer pensar, no sólo admirar”
Josep Fornés Garcia
El Museo Etnológico de Barcelona (MEB) es un museo
municipal que centra su atención principal en el ámbito catalán y en las culturas de las comunidades que están presentes
en la ciudad de Barcelona
Su sede está en Montjuïc, en el Passeig de Santa Madrona, 16-22. El edificio, de nueva planta, fue construido
en el año 1973 por los arquitectos municipales Antoni Lozoya, Bonaventura Bassegoda Nonell, Jaume Puigdengoles y Jesús López. Destacan los módulos hexagonales de
su configuración.
El Museu pertenece a la Red de Museos de Etnologia
de Cataluña desde enero de 2008. Esta Red de Museos la
integran actualmente ocho museos catalanes: el Ecomuseu
de les Valls d’Àneu, el Museu Comarcal de la Conca de Barberà, el Museu Comarcal del Montsià, el Museu de la Pesca de Palamós, el Museu dera Val d’Aran, el Museu Etnològic
del Montseny - la Gabella, el Museu de la Vida Rural de
l’Espluga de Francolí y el Museu Etnològic de Barcelona.
De tota la Red, es el museo mayor en superficie y colecciones, y el que dispone de más personal y más presupuesto.
La investigación científica que realiza el Museo tiene
como motivo, y da como resultado, la documentación de
les colecciones, exposiciones, audiovisuales, artículos, conferencias y la cooperación internacional. El trabajo de
campo se fundamenta en tres aspectos: la sociedad a la que
sirve como centro patrimonial público del Ajuntament de
Barcelona, sus importantes colecciones de materiales etnográficos y arqueológicos de los cinco continentes, y las
potencialidades del equipo de expertos profesionales del
Museo, entre los que se cuentan antropólogos, etnólogos,
historiadores del arte, restauradores, gestores, comunicólogos y educadores, además de diversos colaboradores
externos.
Los antecedentes del Museu Etnològic de Barcelona se
remontan a los años 1920, a raíz de la iniciativa de un grupo de intelectuales y académicos aficionados a la etnología
y al folclore que sintieron y expusieron la necesidad de
crear centros de explicación e interpretación de la realidad cultural, social y económica de las sociedades tradicionales.
El Museo Etnológico y Colonial comenzó su historia en
el año 1949 en un pabellón construido a comienzos del siglo XX y que había conocido varios usos: sede de la “Colla
28
de l’Arròs”, sociedad recreativa obrera, y para los diseñadores que proyectaban los jardines de Laribal en Montjuïc para la Exposición de 1929. En el mismo lugar, en 1973 se inauguró un nuevo edificio, que es la actual sede del Museu Etnològic de Barcelona.
Al principio, el Museo acogió varias colecciones reunidas por prohombres de Cataluña durante la segunda mitad
del siglo XIX en Filipinas, la Guinea Española, Ecuador y Perú.
Y también objetos procedentes del Pabellón Misional de la
Exposición Internacional de Barcelona de 1929.
Bajo la dirección de August Panyella, entre los años
1950 y 1980 se llevaron a cabo varias series de campañas etnográficas. Las primeras fueron en Marruecos y Guinea Ecuatorial. Las siguientes se realizaron en determinados lugares
de Asia, como Nepal y la India, o bien Afganistán y Turquía.
Las colecciones americanas se formaron a partir de los trabajos realizados en la zona andina de Perú y Bolivia y en América Central. Posteriormente se reunieron las colecciones
africanas de Etiopía y Senegal.
Eudald Serra, colaborador del Museo, reunió las valiosas
colecciones de objetos populares tradicionales japoneses de
mediados del siglo XX. Además, fue el intermediario para la
donación de las importantes colecciones etnográficas australianas.
Y, con la ayuda de Albert Folch, se adquirieron, entre otras,
las de Nueva Guinea.
En 1942, el Museo de Industrias y Artes Populares, antecedente del MEB tenía su sede en el recinto del Pueblo Español
de Montjuïc. Al comienzo reunió los objetos de la sección
etnográfica del Museo Arqueológico, creada por el Director
Agustí Duran i Sempere y por Joan Amades. Además, a partir de 1940 y a lo largo de una década, el conservador del
Museo, el etnógrafo Ramon Violant i Simorra, realizó varias
campañas de adquisición, en nombre del Ajuntament de
Barcelona, de objetos materiales de cultura popular y tradicional propios de las sociedades montañesas del Pirineo, y
de la Cataluña central, de la región de Reus, que ampliaron
bastante las colecciones del Museo. Actualmente, aquellos objetos representan el 60% del patrimonio etnográfico inventariado de Cataluña.
En 1962, se unificaron los dos museos, y August Panyella asumió su dirección e inició muchas de campañas de recolección de objetos por varias regiones de España, como
La Rioja, León, Salamanca, Teruel, Cuenca, Almería y Valencia.
MU
NUOVA
En los años setenta, el Ajuntament de Barcelona potenció algunos museos de la ciudad. Desde 1982, una parte del
Museo Etnológico se dividió y se transformó en el Museo de
Artes, Industrias y Tradiciones Populares por un lado, y el
Museo de Artes Gráficas por el otro.
En 1980, el Ajuntament de Barcelona propuso la separación de las colecciones de los dos museos. Los dos museos se unificaron en 1999 y comenzaron una nueva línea
de exposición estable, de las culturas tradicionales a la interculturalidad, y de comunicación abierta en un espacio de
diálogo y de reconocimiento entre culturas. Se inició la recolección de materiales de memoria oral de las sociedades
de cultura rural y urbana. En esta nueva etapa se presta una
especial atención al mundo obrero industrial catalán y a
otras comunidades o grupos sociales como los gitanos, los
judíos, los americanos o los africanos.
El Museo hoy
Todo museo público está sujeto a los avatares de los cambios políticos, el MEB no es una excepción. En el momento actual se define un proyecto de un nuevo espacio patrimonial con parte de las colecciones extraeuropeas del museo en una nueva sede en el centro histórico de Barcelona:
el llamado “museo de culturas del mundo”. Ante esta nueva situación no prevista, emprendemos nuevos retos, nuevas estrategias, nuevas soluciones para mantener el rumbo
de la nueva museología contra eventuales involuciones deontológicas o ideológicas.
El Museo Etnológico de Barcelona es aún hoy, y muy a
pesar de todo, un espacio de diálogo y de conocimiento entre culturas. Propone formas de conocimiento desde la práctica y la implicación personal, y desde el diálogo, como instrumentos útiles para el conocimiento del otro y para recrear
pautas de convivencia para el futuro. Lleva a cabo el estudio y la difusión del conocimiento de los humanos, de las
gentes, de sus relaciones con el entorno, su organización política, sus sistemas económicos y sus creencias etc. El museo
desarrolla las actividades considerando la diversidad de las
sociedades, y la situación dinámica en sus contextos.
La sociedad plural a la que servimos desde los museos
reclama respuestas a las inquietudes sociales y culturales
del mundo de hoy. Estas respuestas no pueden ser sólo periodísticas o políticas, deben ser también respuestas articuladas desde la Historiografía, la Arqueología, la Antropología, la Sociología, en definitiva, deben ser también respuestas científicas.
Los nuevos retos
El museo del tercer milenio debe tener una gran capacidad de adaptación a los cambios sociales y económicos que
se producen en las sociedades actuales, por lo que se requiere
una actitud abierta y de escucha permanente a la sociedad
a quien sirve. Debe mantener vivo el espíritu crítico a la hora de programar sus ofertas al público. La capacidad de
atraer nuevos públicos es un reto constante que es necesario revisar día a día. Acercar el patrimonio a la gente quiere decir ser sensibles a todos y a cada uno de los registros
de comunicación de los receptores; quiere decir entender las
nuevas necesidades de los nuevos visitantes y saber formular hipótesis de públicos futuros.
La Antropología, como ciencia social que se sirve de la
interpretación y la comparación, es útil para articular discursos
científicos capaces de asumir el reto de investigar y explicar
los cambios históricos de nuestra sociedad plural, construyendo los relatos comprensibles que la gente pide desde una perspectiva etnohistórica. El museo de hoy debe facilitar herramientas para poder pensar el pasado y repensar
el presente, para devolver a la sociedad sus caudales culturales y también debe ser capaz de emocionar al público, es
por este motivo que es tan importante trabajar con el patrimonio intangible.
En los procesos de planificación del desarrollo local se
considera la cultura como aquello que da un sentido integral a conceptos como bienestar, cohesión, capacitación,
sociedad civil, capital social, compromiso, pertenencia, especificidad, creatividad. El Patrimonio no es una excepción. La
Conferencia del ICOM (International Council of Museums),
para Noviembre del 2010 centra su atención al concepto del
papel de los museos en la armonía social. Los museos también pueden contribuir a la creación de un nuevo imaginario para la cohesión social. Su función social se ha ido modificando igual como lo ha hecho la de la misma cultura en
la sociedad contemporánea.
El público del museo pertenece cada vez más a nuevas categorías de la población que buscan en el museo también un lugar de relación social dónde se ofrecen otras formas de disfrutar del tiempo libre. El público potencial de
los museos es a menudo gente joven, una parte importante
de la población que se está formando. Pero la tipología del
público de un museo cada vez será más diversa, tan diversa
como la sociedad dónde desarrolla su acción. La construcción de las nuevas identidades avanza en paralelo con
las nuevas formas de vida social y esto comporta una sociedad cada vez más plural con culturas que cohabitan pero que no siempre conviven.
Para que personas de culturas diferentes puedan convivir libremente y puedan superar sus conflictos, el primer paso que deben dar es conocerse. El conocimiento mutuo es
importante para la convivencia, y comporta a menudo, aunque no siempre, ver al otro tal y como es, borrando estereotipos
y estigmas, es decir, deshaciendo prejuicios. Encontrar los rasgos de semejanza de unos y otros, reconocer la diferencia
MU
29
NUOVA
como un valor añadido de pluralidad, son ideas importantes que demasiado a menudo parecen una utopía y no se
aplican mucho en las ofertas culturales más allá de la música o la gastronomía.
Un museo de la memoria como el Etnológico de Barcelona quiere ser capaz de emocionar a los viejos y a los nuevos visitantes haciéndolos sentir partícipes de aquello que
contemplan y que les evoque identificaciones pasadas y
presentes, y, sobre todo, quiere sugerir preguntas que les ayuden a la reflexión sobre las nuevas identificaciones del futuro. La concepción contemporánea de museo implica cada
vez más la reversión en la ciudadanía de los conocimientos
potenciales que la difusión del patrimonio puede aportar. Esto
significa aprovechar las potencialidades objetivas del patrimonio cultural, su dimensión social y colectiva, su capacidad seductora y educadora, su carácter científico, su potencial económico y estratégico, su valor simbólico y de identificación. Significa a la vez incrementar la calidad de vida
de los ciudadanos.
En consecuencia el museo debe generar cultura, debe fomentar la participación y la capacidad crítica, debe promover y difundir sus colecciones, debe mezclar tradición e innovación, debe ser dinámico, debe adaptarse a la sociedad
cambiante, debe atraer nuevos públicos, debe hacer más próximo el patrimonio a los ciudadanos, debe pasar de ser contenedor de cultura y conocimientos a ser un equipamiento
dinámico y próximo a la ciudadanía. Resumiendo, debe
ofrecer una propuesta plural y diversa, debe ser un centro
de conocimiento y de intercambio.
El patrimonio, como construcción social y simbólica que
es, contribuye a configurar la memoria colectiva. La concepción
del patrimonio debe ser abierta y dinámica, posibilitando la
integración de elementos y manifestaciones culturales representativas de los diversos colectivos que configuran la sociedad de hoy. El museo debe hacer efectiva la dinamización del tejido asociativo, implicando la diversidad de entidades y de colectivos de cultura popular presentes en el territorio. Debe ser un proyecto integrador, creativo, intercultural y cosmopolita. Un museo útil a la gente que dé respuestas
a preguntas como por ejemplo: ¿Por qué llegan pateras y cayucos a nuestras costas? ¿Por qué molestan los nuevos vecinos
con sus peculiares formas de celebrar? ¿Cómo cambian los
hábitos culturales en las nuevas generaciones? ¿Cómo es
que en Cataluña se hablan más de 350 lenguas además del
catalán?
El museo debe estar abierto a las realidades culturales de
un mundo plural proyectándose por todas partes, insertándose en las redes internacionales de cooperación y posibilitando el acceso de los ciudadanos y ciudadanas a manifestaciones culturales de procedencia y nivel internacionales.
En este sentido el Museo Etnológico de Barcelona colabora
30
a menudo con museos de todo el mundo y participa activamente en proyectos internacionales en Europa, África,
Asia, América y Oceanía. El museo tiene una dimensión de
proyección internacional. Últimamente ha participado activamente en el proyecto “México-Catalunya por La Primavera” en Guadalajara (México) haciendo trabajo de campo, dinamización y formación en zonas rurales a partir del patrimonio intangible y su función de dinamización social en la
sociedad actual. Participamos con nuestros colegas colombianos en la fundación de la Asociación Mundial de Investigadores de la Fiesta del Carnaval en la Universidad de Nariño y en la Red Mundial de Carnavales en la ciudad de San
Juan de Pasto. De las colaboraciones se han obtenido resultados
concretos como la participación de más de ciento cincuenta cultores del Carnaval de los barrios de Barcelona en el Carnaval de Niza este año 2008.
Construir proyectos culturales de proximidad desde la gestión del día a día de un museo puede ser un trabajo más
normal de lo que a menudo parece. Quienes trabajamos en
un museo de sociedad o de la memoria como el de Barcelona, trabajamos cada día por construir una museología útil
a la gente.
Qué es y qué quiere seguir siendo pues el Museo Etnológico
de Barcelona?
• Un museo que quiere provocar una doble emoción al visitante: la emoción del conocimiento estético y la emoción del conocimiento científico.
• Un museo de arquitectura y museografía diáfana y accesible.
• Una museología que pasa del objeto al concepto.
• Un diálogo entre la antropología y el arte conceptual.
• Un museo de ciencias que incorpora la Literatura y el Arte.
• Una mirada a nuestro pasado exótico, una ventana a nuestro presente plural.
• Un centro de investigación permanente del patrimonio
etnológico.
• Un museo de Barcelona abierto en Cataluña y en el
mundo.
• Un museo de todos para todos los públicos.
• Un museo de antropología abierto a la gente.
• Una mirada plural a una memoria diversa.
• Una institución con 70 años de experiencia científica.
• El museo de los pioneros de la etnografía catalana.
• Un museo vivo, sensible al cambio.
• Un museo didáctico y con iniciativa propia.
• Un equipo profesional interdisciplinario.
• Una museología que quiere hacer pensar, no sólo admirar.
Josep Fornés Garcia, Director Museo Etnológico de Barcelona.
MU
NUOVA
Il Museu Frederic Marès
di Barcellona
Josep Maria Trullén i Thomàs
Frederic Marès (Portbou, 1893 - Barcellona, 1991) è staLe collezioni del museo
Il contenuto del museo verte su due ambiti ben distinti: le
to uno degli scultori più importanti del Novecento. La sua
opere scultoree e il Gabinetto del collezionista. La collezione di
opera scultorea, di stampo eminentemente classico, è molsculture è costituita da oltre 3000 pezzi, la maggior parte dei quato presente nelle strade e piazze pubbliche della città di Barli sono opere ispaniche dal secolo XI al secolo XIX. In larga parcellona.
te si tratta di sculture di soggetto religioso realizzate dai più imFormatosi alla Scuola Superiore di Belle Arti di Barcelloportanti artisti e scuole della penisola iberica. Il Gabinetto del
na, nel 1913 si recò a Parigi per perfezionare i suoi studi, e precollezionista è composto da più di 50.000 oggetti, per lo più dell’Otse a frequentare il mondo dei collezionisti e degli antiquari deltocento, che evocano la vita quotidiana dell’epoca.
la capitale francese. Data a quel momento l’inizio della passione
di Marès per il collezionismo, passione che avrebbe nutrito per
Scultura
tutto il corso della vita. Frequentò gli antiquari più importanti
Il museo ospita un fondo di sculture dell’Antichità, che comdi Parigi, di Madrid e, soprattutto, di Barcellona, e riuscì in breprende opere realizzate fra il V secolo a.C. e il IV secolo d.C. Preve tempo a riunire una vastissima collezione di oggetti d’arte
gevoli sono un gruppo
e della vita quotidiana, sedi terrecotte ellenistiche e
guendo essenzialmente
una serie di sculture roil modello europeo dei
mane, fra le quali è pargabinetti dei collezioniticolarmente degno di nosti di tradizione ottota il ritratto dell’imperatore
centesca. La professioAugusto, del I secolo d.C.,
ne di scultore, tuttavia,
proveniente da Tarraco.
portò fin dall’inizio Marès
Di notevole pregio è
a orientare naturalmenanche la collezione di
te la sua collezione versculture medievali, di eposo la propria disciplina.
ca romanica, in cui figuIn seguito alla dorano numerose immaginazione della collezione
ni della Vergine Maria e calalla città di Barcellona da
vari in legno policromo dei
parte dello stesso scultore,
secoli XII e XIII. Fra le sculnel 1946 venne inauguture in pietra, l’opera più
rato il Museu Frederic
Sala Femminile / Sala Femenina. (Copyright Museu Frederic Marès.
importante è il rilievo
Marès. Per esporre la
Foto Patricia Bofill)
L’aparició de Jesús als seus
grande quantità di opedeixebles al mar (Gesù
re d’arte riunite da Marès,
appare ai suoi discepoli in mare), proveniente dal portale del moil Comune di Barcellona destinò a sede del museo l’antico Panastero di Sant Pere de Rodes (Girona), realizzato dal Maestro de
lazzo Reale Maggiore della Corona catalano-aragonese. Il paCabestany e considerato uno dei capolavori della scultura romalazzo è costituito da un complesso monumentale di edifici di
nica catalana del secondo terzo del XII secolo.
epoca medievale, situato a ridosso della cattedrale di BarcelLa collezione comprende una significativa sezione di scultura
lona. Al piano superiore del palazzo l’artista abitò stabilmengotica, con opere dei secoli XIV e XV provenienti prevalentemente
te fino al 1991, anno della sua scomparsa. Nel corso degli olda territori di Catalogna, Castiglia, León, La Rioja e Navarra. Per la
tre quarant’anni vissuti al palazzo, Frederic Marès accrebbe promaggior parte si tratta di sculture in legno policromo, fra le quali
digiosamente la sua collezione e, in concomitanza, gli spazi
sono di particolare interesse le opere realizzate da Jaume Cascalarchitettonici dell’edificio vennero ampliati per poter ospitals, Pere Moragues, Gil de Morlanes o Gil de Siloé.
re ed esporre tutte le opere.
MU
31
NUOVA
Di epoca rinascimentale il museo conserva una notevopassatempi…), che hanno conservato l’allestimento museografico
le serie di opere fiamminghe, nonché capolavori di imporvoluto da Frederic Marès.
tanti artisti attivi in Spagna quali Damià Forment, Bartolomé
Il nuovo progetto museologico e museografico
Ordóñez, Alejo de Vahía, Juan de Juni (Jean de Joigny) e AlonPoco dopo la morte di Frederic Marès, nel 1991, è stato avso Berruguete.
viato il progetto museologico e architettonico di ristrutturazione
Una delle epoche rappresentate con maggior dovizia neldel museo, che si è sviluppato in due fasi e ha interessato prinla collezione è quella barocca (secoli XVII-XVIII). Fra le opecipalmente le sale delle esposizioni permanenti di sculture. La prire, provenienti in larga parte dai centri artistici di Castiglia e León,
ma fase ha visto la ristrutturazione architettonica e museografica
sono particolarmente pregevoli quelle della scuola di Valladolid
del fondo scultoreo di epoca antica e medievale (romanica e goe del suo massimo esponente, Gregorio Fernández. La colletica). Parallelamente, è stato aperto al pubblico lo spazio dello Stuzione comprende anche un buon numero di esempi della
dio-biblioteca di Frederic Marès, situato al secondo piano dell’ediproduzione scultorea delle scuole di Múrcia e Andalusia, con
ficio, in cui è esposta la produzione scultorea più rappresentatiopere di Pedro de Mena e Francisco Salzillo. Del periodo neova dell’artista. La seconda fase, avviata nel 2011, ha visto la ristrutturazione
classico, infine, il museo ospita sculture e rilievi di Damià
architettonica e museografica delle sale di scultura rinascimentaCampeny e di Antoni Solà, fra gli altri.
le, barocca e ottocentesca. Per le esigenze del progetto, sotto la
Al piano superiore, lo Studio-biblioteca espone una compleguida del direttore del
ta selezione dell’opera
museo, Pilar Vélez, si è
scultorea di Frederic Marès.
proceduto alla catalogaOltre alla collezione
zione sistematica del fondi sculture, il museo ospido scultoreo in oggetto.
ta anche una piccola seLa catalogazione e la relezione di dipinti di epolativa pubblicazione sono
ca gotica e rinascimenstate realizzate in collatale. I pezzi più signifiborazione con storici
cativi sono costituiti daldell’arte delle principali
la tavola di Jaume Huguet
università catalane ed euraffigurante Cristo al Calropee. Oggi il Museu Frevario, proveniente dal
deric Marès è consideraconvento di Sant Agustí,
to, insieme al Museo Nae da un polittico fiamcional de Escultura di Valmingo del Maestro del
ladolid, il museo di rifeSanto Sangue, docurimento per la conservamentato a Bruges agli
Sala Nobile, scultura secolo XV / Sala Noble, escultura segle XV.
zione e lo studio della
inizi del Cinquecento.
(Copyright Museu Frederic Marès. Foto Patricia Bofill)
scultura ispanica.
Inoltre, il museo espone
piccole collezioni di opePolitica delle esposizioni
re d’oreficeria, mobili, tessuti e abiti, fra cui è di grande preIn concomitanza con la realizzazione delle suddette ristruttugio una serie di scrigni e portagioie rinascimentali e barocchi.
razioni museografiche, è stata inaugurata la sala mostre, in cui, nel
Gabinetto del collezionista
corso degli ultimi anni, si è concretizzata la politica museologica
Oltre a essere riuscito a riunire un’impressionante collezione
delle esposizioni. La politica in oggetto si è sviluppata seguendo
di sculture, Frederic Marès ha creato un Gabinetto del collezionidue grandi direttrici: la scultura e il collezionismo.
sta di stampo ottocentesco, che raccoglie più di 50.000 oggetti apLa prima mostra in ambito scultoreo si è tenuta nel 1999, con
partenenti in prevalenza al XIX secolo. Questo Museo Sentimenopere di Damià Campeny (1771-1855): La taula de l’ambaixador.
tale – così lo ha definito il suo autore – è costituito da ogni tipo di
El triomf de la taula de Damià Campeny (La tavola dell’ambasciaoggetti artistici che testimoniano della vita e dei costumi di quell’epotore. Il trionfo da tavola di Damià Campeny), in collaborazione con
ca. Di notevole interesse è la collezione di giocattoli, bambole, pila Galleria Nazionale di Parma. Nel corso degli anni sono state alpe, ventagli e oggetti di ceramica e vetro, fra gli altri. Questi oglestite mostre tematiche dedicate a vari scultori – tra cui “Alejo de
getti sono esposti nelle sale monografiche al piano superiore
Vahía. Mestre d’imatges” (Alejo de Vahía. Maestro di immagini, 2001),
dell’edificio (sala di Montserrat, sala delle armi, sala della donna,
“La bellesa ideal. Antoni Solà (1780-1861), escultor de Roma” (La
sala del fumatore, sala della fotografia, sala degli orologi, sala dei
bellezza ideale. Antoni Solà (1780-1861), scultore di Roma, 2009)
32
MU
NUOVA
– come pure al mondo della scultura in generale. Un esempio in
tal senso è offerto dall’esposizione “Escultures famoses. La difusió
del gust per l’antiguitat i el colleccionisme” (Sculture famose. La
diffusione del gusto per l’antichità e il collezionismo, 2005).
Le mostre dedicate al collezionismo sono state organizzate a
partire dalle varie collezioni conservate nel museo: “Teatres de joguina. De l’entreteniment al colleccionisme. Catalunya, segles XIXXX” (Teatrini per il gioco. Dall’intrattenimento al collezionismo. Catalogna, secoli XIX-XX, 2005-2006), “Porte-bouquets. Insòlites joies
de la collecció Kenber” (Porte-bouquets. Inconsueti gioielli della
collezione Kenber, 2008) e “Una mirada al 1700. A partir dels gravats de la collecció Gelonch Viladegut” (Uno sguardo al 1700. A
partire dalle incisioni della collezione Gelonch Viladegut, 2014-2015).
Allo stesso tempo, si è proceduto ad aprire il museo ad artisti
contemporanei con l’idea di invitarli a creare, con la loro sensibilità creativa, un dialogo con le opere della collezione. Il fotografo
Domi Mora è al centro
dell’esposizione “Una mirada endins. Talles medievals revelades per la
càmera de Domi Mora”
(Uno sguardo interiore.
Sculture lignee medievali rivelate dalla macchina
fotografica di Domi Mora,
2007-2008). L’artista e cineasta Xavier Vilató ha invece realizzato l’esposizione “La llavor de l’amor”
(Il seme dell’amore, 20132014) e il cortometraggio
omonimo.
ca delle opere del fondo di scultura ha permesso di portare felicemente a compimento i due grandi progetti architettonici e di allestimento museografico delle opere negli spazi espositivi.
L’altro importante fondo del museo è quello costituito dalle sculture dello stesso Frederic Marès donate all’istituzione, oggetto di
un attento studio che ha portato alla pubblicazione del catalogo
ragionato Catàleg d’escultura i medalles de Frederic Marès (2002).
La maggior parte di queste opere sono esposte nello spazio dello
Studio-biblioteca di Frederic Marès, aperto al pubblico nel 1996. È
attualmente in lavorazione il catalogo sulla collezione di scultura
dell’Ottocento e il catalogo della collezione di mobili del museo.
Oltre ai cataloghi ragionati del museo, nel 1994 è uscito il primo numero della rivista Quaderns del Museu Frederic Marès, oggi giunta al diciassettesimo numero, che pubblica i cataloghi delle mostre temporanee allestite nel museo.
Parallelamente ai progetti di ristrutturazione e presentazione
museografica di questi ultimi anni, il museo ha effettuato un lavoro di
conservazione preventiva e di restauro dei
fondi. Il laboratorio di restauro del Marès si è
specializzato, nel corso
di questi anni, nella conservazione e nel restauro di opere scultoree, e
si è occupato anche della ricca sezione dedicata alle arti decorative e
del resto delle collezioni conservate nei fondi
museali: armi, oggetti in
Cortile di ingresso del Museo / Verger. (Copyright Museu Frederic
vetro e ceramica, oroMarès. Foto Patricia Bofill)
logi, giocattoli ecc.
Politica di ricerca
In concomitanza con
il processo di modernizzazione, che ha determinato l’avvio dei lavori di ristrutturazione museologica e museografica del Marès, si è svolto anche un lavoro di ricerca sui fondi ivi conservati, con relativa
pubblicazione dei risultati.
Agli inizi degli anni ‘90 si è proceduto allo studio e alla pubblicazione sistematica dei cataloghi ragionati dei fondi scultorei del
museo. A partire dalla ricerca operata internamente dai conservatori di scultura del museo, è stato avviato un programma di collaborazione congiunta con i maggiori studiosi in campo scultoreo,
in larga parte afferenti alle cattedre di Storia dell’arte delle università catalane. Un tale proficuo lavoro ha consentito al museo, nel
corso di questi ultimi anni, di pubblicare i cataloghi ragionati dei
fondi di scultura e pittura medievali (1991), del fondo di scultura
e pittura dei secoli XVI, XVII e XVIII (1996) e dei fondi di scultura e delle collezioni dell’Antichità (2010). La conoscenza scientifi-
La divulgazione e la comunicazione del museo
L’inaugurazione, nel 2011, dei nuovi spazi museografici delle
sale di scultura è stata accompagnata da un nuovo modo di accogliere e informare i visitatori. Una delle priorità della nuova politica museale è stata quella di scegliere la società più adatta a fornire questo tipo di servizio. Gli addetti preposti offrono ai visitatori un’accoglienza personalizzata, nonché un servizio di audioguide
in diverse lingue per chi desideri conoscere più approfonditamente
le opere esposte. Una volta finita la visita nelle sale, sono in molti a esprimere la loro soddisfazione per la qualità delle collezioni
e dell’allestimento museografico, come pure per l’assistenza e le
informazioni ricevute dagli addetti nelle sale.
Il Museu Frederic Marès pone in primo piano la qualità della
visita e l’aumento del numero di visitatori. Considerata la sua ubicazione in uno degli spazi più suggestivi del Quartiere Gotico di
MU
33
NUOVA
Barcellona, come pure la qualità e la varietà dei suoi fondi, il Marès
si merita appieno il titolo di museo a dimensione d’uomo. Questa
stessa filosofia è alla base del nuovo sito web, in cui particolare attenzione è stata rivolta ai contenuti di carattere informativo e didattico diffusi sui social network.
La modernità dell’allestimento museografico delle sale di scultura e della presentazione si fonde armoniosamente con l’atmosfera suggestiva del passato che permea gli spazi del Museo Sentimentale,
offrendo al visitatore un’esperienza a un tempo poetica e stimolante. Il Marès ha conquistato molti artisti e scrittori, fra cui Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura, che lo ritiene uno dei suoi preferiti musei del mondo e l’ha usato come modello per creare il proprio Museo dell’Innocenza, inaugurato di recente a Istanbul.
Obiettivi per il futuro: l’uso sociale del museo
Frederic Marès ha donato quand’era in vita la sua intera collezione alla città di Barcellona, ed è il Comune che si occupa dal
punto di vista economico del funzionamento e della gestione del
museo. Negli ultimi anni è stata attuata una notevole politica di investimenti economici per modernizzare i diversi spazi architettonici del museo da un punto di vista museografico. Il progetto è
giunto alla sua ultima fase, che prevede la ristrutturazione delle sale del Gabinetto del collezionista, una nuova organizzazione dei
depositi per renderli visitabili, nonché la creazione del Centro di
Documentazione e Ricerca del Museo e di nuovi spazi per gli uffici. Per accrescere la visibilità del museo e favorire una maggiore
fruizione dei fondi conservati, si è prefissato a medio termine
l’obiettivo di destinare al pubblico un nuovo spazio, con accesso
situato ai piedi delle mura romane di Barcellona, che ospiterà le
collezioni d’arte classica, greca e romana del Marès. Il fatto che Barcellona sia diventata, negli ultimi anni, un polo d’attrazione turistica di enorme rilievo su scala mondiale costituisce l’impulso per
compiere quest’ultimo intervento architettonico.
Da un punto di vista squisitamente museologico, il museo si
è prefissato per il futuro un duplice traguardo. Un primo obiettivo risponde, da una parte, alla necessità di operare come un museo appartenente al mondo globale, in cui la trasmissione delle infor-
mazioni e dei contenuti virtuali sia immediata; dall’altra, alla necessità di collaborare con musei internazionali affini al Marès per
origine e vocazione. Su questa scia, nel 2014 il Marès ha promosso una rete europea di musei di collezionisti per valorizzare, in modo coordinato, il collezionismo di opere d’arte. Collezionare oggetti artistici e della vita quotidiana del passato rafforza i valori della memoria collettiva della società, come pure l’identità delle diverse culture del mondo. Allo stesso tempo, occorre tenere presente che gran parte di queste collezioni, formate nella loro epoca da amanti dell’arte e della cultura, presto o tardi entreranno a
far parte del patrimonio di musei aperti al pubblico. Questi sono
gli aspetti su cui si è focalizzata una riflessione comune con il Museu Calouste Gulbenkian di Lisbona, il Museo Poldi Pezzoli di Milano e il Benaki Museum di Atene, con i quali il Marès ha costituito questa nuova rete europea di musei dei collezionisti.
L’altro grande traguardo da perseguire è quello di operare in
modo da favorire una maggiore fruizione del museo da parte della comunità a cui appartiene. In questi ultimi anni, il museo — come indicato in precedenza — ha rimodernato le strutture espositive e, allo stesso tempo, ha consolidato il suo ruolo come uno dei
centri di riferimento internazionale nell’ambito della scultura e del
collezionismo. È necessario continuare a sviluppare, proseguendo il lavoro fatto fino a ora, i programmi che costituiscono l’asse
fondamentale di qualsiasi istituzione museale: la conservazione e
il restauro delle collezioni, lo studio e l’attività di divulgazione. Allo stesso tempo il Marès si propone di promuovere un uso più sociale del museo, tramite programmi che favoriscano la partecipazione di altre fasce della società. In tal senso, ad esempio, il museo ha avviato di recente un programma di visite specifiche per
coloro che soffrono di Alzheimer, programma che verrà successivamente ampliato con iniziative per gli anziani. In definitiva, l’obiettivo che si intende raggiungere è quello di avvicinare la bellezza
delle opere d’arte dei musei alla vita quotidiana delle persone.
Josep Maria Trullén i Thomàs, Direttore del Museu Frederic
Marès Institut de Cultura Ajuntament de Barcelona.
El Museu Frederic Marès de Barcelona
Josep Maria Trullén i Thomàs
Frederic Marès (Portbou, 1893 – Barcelona, 1991) va
ser un dels escultors catalans més importants del segle XX.
La seva obra escultòrica, de tradició eminentment clàssica, és molt present en molts carrers i places públiques de
la ciutat de Barcelona.
Format a l’Escola Superior de Belles Arts de Barce-
34
lona, l’any 1913 va ampliar els seus estudis artístics a
París, on va començar a freqüentar el món dels col·leccionistes i antiquaris de la capital francesa. En aquest
moment va començar la seva passió pel col·leccionisme,
que va mantenir al llarg de tota la vida. Va freqüentar
els principals antiquaris de París, de Madrid i sobretot
MU
NUOVA
de Barcelona, i va aconseguir reunir ràpidament una amplíssima col·lecció d’objectes del món de les arts i de
la vida quotidiana, seguint bàsicament el model europeu dels gabinets de col·leccionista de tradició vuitcentista.
Tenint en compte, però, la seva professió d’escultor, la
col·lecció la va orientar també, des d’un primer moment,
a aquesta disciplina.
Després de donar la seva col·lecció a la ciutat de Barcelona, l’any 1946 es va inaugurar el Museu Frederic
Marès. Per mostrar la gran quantitat d’obres d’art aplegades
per Frederic Marès, l’Ajuntament de Barcelona va decidir
destinar l’edifici històric de l’antic Palau Reial Major dels
Reis de la Corona Catalanoaragonesa com a seu del nou
museu. Es tracta d’un conjunt d’edificis monumentals
d’època medieval, situats a redós de la catedral de Barcelona. El pis superior d’aquest palau va ser també la residència habitual de l’artista fins a la seva mort. Durant
tots aquests anys, Frederic Marès va anar augmentant la
seva col·lecció d’una manera extraordinària, a la vegada
que s’anaven ampliant, també, els espais arquitectònics
de l’edifici, per tal de poder-hi conservar i exposar totes
les obres.
Les col·leccions del museu
El contingut del Museu està format bàsicament per
dues temàtiques molt ben definides: l’escultura i el Gabinet del col·leccionista. La col·lecció d’escultura està centrada majoritàriament en l’escultura hispànica des del segle XI fins al segle XIX, i la formen més de 3.000 obres.
En gran part, són obres de temàtica religiosa i provenen
dels principals artistes i escoles de la península Ibèrica. El
Gabinet del col·leccionista està format per més de 50.000
objectes, majoritàriament del segle XIX, que evoquen la vida quotidiana de l’època.
L’escultura gòtica està molt ben representada, amb
obres dels segles XIV i XV provinents majoritàriament
de Catalunya, Castella, Lleó, La Rioja i Navarra. La major
part són talles de fusta policromada, d’entre les quals
cal destacar obres de Jaume Cascalls, Pere Moragues, Gil
de Morlanes o Gil de Siloé.
De l’època del Renaixement el Museu conserva una representació destacada d’obres dels Països Baixos de tradició
flamenca. En sobresurten les obres de Damià Forment, Bartolomé Ordóñez, Alejo de Vahía, Juan de Juni i Alonso Berruguete.
L’escultura barroca dels segles XVII i XVIII és de les
més ben representades a la col·lecció. Les peces provenen, la majoria, dels centres artístics de Castella i Lleó,
i destaquen especialment les obres del centre escultòric de Valladolid, amb la figura excepcional de Gregorio Fernández. També hi està molt ben representada la
producció escultòrica dels tallers de Múrcia i Andalusia,
amb obres de Pedro de Mena i Francisco Salzillo. Finalment,
del període neoclàssic, s’hi exposen escultures i relleus
de Damià Campeny i d’Antoni Solà, entre d’altres.
Al pis superior hi ha l’Estudi-biblioteca, on s’exposa una
selecció molt completa de l’obra escultòrica del mateix Frederic Marès.
A més de la col·lecció d’escultura, s’hi exposa també
una petita mostra de pintura d’època gòtica i del Renaixement. En sobresurt la taula amb la representació
de Jesús al Calvari, de Jaume Huguet, provinent del convent de Sant Agustí, així com un políptic flamenc del
Mestre de la Santa Sang documentat a Bruges al principi del segle XVI. A més, el Museu exposa petites
col·leccions d’orfebreria, mobiliari, teixits i indumentària, en què cal destacar una col·lecció d’arquetes i caixetes renaixentistes i barroques.
Escultura
S’hi conserva un fons escultòric del món antic, que comprèn des del segle V aC fins al segle IV dC. En destaca un
conjunt de terracotes hel·lenístiques, així com un grup
d’escultures romanes, d’entre les quals sobresurt especialment el retrat de l’emperador August, del segle I dC, provinent de Tàrraco.
Molt rellevant és la col·lecció d’escultura medieval, d’època romànica. Hi ha un gran nombre d’imatges de marededéus i calvaris de fusta policromada dels segles XII i
XIII. Del grup de l’escultura en pedra, en sobresurt el relleu L’aparició de Jesús als seus deixebles al mar, provinent
de la portalada del monestir de Sant Pere de Rodes (Girona), obra del Mestre de Cabestany i considerada una de
les obres majors de l’escultura romànica catalana del segon terç del segle XII.
Gabinet del col·leccionista
A banda d’aconseguir reunir l’extraordinària col·lecció d’escultura, Frederic Marès va crear un gabinet de
col·leccionista de tradició vuitcentista format per més
de 50.000 objectes, majoritàriament del segle XIX. El
va anomenar Museu Sentimental, i està format per tota mena d’objectes artístics que són testimonis de la vida i dels costums d’aquella època. En destaca la col·lecció de joguines, nines, pipes, vanos i objectes de ceràmica i vidre, entre d’altres. Aquests objectes s’exposen
a les sales monogràfiques del pis superior de l’edifici
(sala de Montserrat, sala de les armes, sala femenina,
sala del fumador, sala de fotografia, sala dels rellotges,
sala de diversions…), les quals mantenen la mateixa
atmosfera museogràfica recreada en vida de Frederic
Marès.
MU
35
NUOVA
El nou projecte museològic i museogràfic
Poc després de la mort de Frederic Marès l’any 1991,
es va iniciar el projecte museològic i arquitectònic de remodelació del Museu, que s’ha desenvolupat en dues fases i ha afectat bàsicament les sales d’exposició permanent d’escultura. La primera fase es va centrar en la remodelació arquitectònica i museogràfica del fons escultòric del món antic i d’època medieval – romànica i gòtica.
Paral·lelament, es va obrir al públic l’espai de l’Estudi-biblioteca de Frederic Marès, situat a la segona planta de
l’edifici, on s’exposa l’obra escultòrica més representativa de l’escultor. La segona fase, inaugurada l’any 2011, va
consistir en la remodelació arquitectònica i museogràfica de les sales d’escultura del Renaixement, del Barroc i
del segle XIX. Per tal d’afrontar aquest projecte, sota la
direcció de la seva directora, Pilar Vélez, es va dur a terme la catalogació sistemàtica d’aquest fons escultòric.
Aquesta catalogació, i la publicació corresponent, es va
fer en col·laboració amb els historiadors de l’art de les principals universitats catalanes i europees. Avui dia, el Museu està considerat, al costat del Museu Nacional d’Escultura de Valladolid, el museu de referència de la conservació i l’estudi de l’escultura hispànica.
Política d’exposicions
A la vegada que es van realitzar aquestes remodelacions
museogràfiques, es va inaugurar la sala d’exposicions, on,
al llarg d’aquests darrers anys, s’ha desenvolupat la política museològica d’exposicions. Aquesta política s’ha establert a partir de les dues grans línies: el món de l’escultura i el món del col·leccionisme.
Les exposicions dedicades al món de l’escultura es van
iniciar l’any 1999, amb la mostra dedicada a Damià Campeny (1771-1855) “La taula de l’ambaixador. El triomf de
la taula de Damià Campeny”, en col·laboració amb la Galeria Nacional de Parma. Al llarg dels anys s’han organitzat diverses mostres temàtiques dedicades a altres escultors, com “Alejo de Vahía. Mestre d’imatges” (2001), “La bellesa ideal. Antoni Solà (1780-1861), escultor de Roma”
(2009), així com al món de l’escultura en general, com “Escultures famoses. La difusió del gust per l’antiguitat i el col·leccionisme” (2005).
Les exposicions dedicades al món del col·leccionisme
s’han organitzat a partir de les diferents col·leccions que
es conserven al Museu: “Teatres de joguina. De l’entreteniment al col·leccionisme. Catalunya, segles XIX-XX” (20052006), “Porte-bouquets. Insòlites joies de la col·lecció Kenber” (2008) i “Una mirada al 1700. A partir dels gravats de
la col·lecció Gelonch Viladegut” (2014-2015).
A la vegada, s’ha obert el Museu a artistes contemporanis amb la idea que, a partir de la seva sensibilitat crea-
36
tiva, estableixin una proposta de diàleg amb obres de la
col·lecció. El fotògraf Domi Mora va protagonitzar l’exposició “Una mirada endins. Talles medievals revelades per
la càmera de Domi Mora” (2007-2008). L’artista i cineasta
Xavier Vilató ha realitzat l’exposició “La llavor de l’amor”
(2013-2014) i el curtmetratge del mateix títol.
Política de recerca
El procés de modernització, que va comportar l’inici de
les obres de remodelació museològica i museogràfica de
les seves instal·lacions, va anar en paral·lel al procés de recerca i publicació dels fons.
Al començament de la dècada del 1990, es va afrontar
l’estudi i la publicació sistemàtica dels catàlegs raonats
dels fons escultòrics del Museu. A partir de la recerca interna dels conservadors d’escultura del Museu, es va establir un programa de col·laboració conjunta amb els principals investigadors del món de l’escultura, la majoria provinents dels departaments d’Història de l’Art de les universitats
catalanes. Això ha comportat que, al llarg d’aquests darrers anys, el Museu hagi publicat els catàlegs raonats dels
fons d’escultura i pintura medievals (1991), dels fons
d’escultura i pintura dels segles XVI, XVII i XVIII (1996) i
dels d’escultura i col·leccions del món antic (2010). El coneixement científic de les obres dels fons d’escultura ha permès
afrontar amb precisió els dos grans projectes arquitectònics
i d’instal·lació museogràfica de les obres als nous espais
expositius.
L’altre fons important és el de les escultures del mateix
escultor Frederic Marès donades a la institució. Es va procedir a l’estudi i la publicació del catàleg raonat de les obres,
el Catàleg d’escultura i medalles de Frederic Marès (2002).
La major part d’aquestes obres s’exposen a l’espai de l’Estudi-biblioteca de Frederic Marès, obert al públic l’any 1996.
Actualment, s’està treballant en la publicació del catàleg d’escultura del segle XIX i del catàleg de la col·lecció de mobiliari del Museu.
A més dels catàlegs raonats del Museu, l’any 1994 es
va iniciar la publicació de la revista Quaderns del Museu
Frederic Marès. Se n’han editat disset números i serveix bàsicament per publicar els catàlegs de les exposicions temporals que es fan al Museu.
En paral·lel als projectes de remodelació i presentació
museogràfica d’aquests darrers anys, s’ha dut a terme el treball de conservació preventiva i restauració dels fons. El
taller de restauració del Museu s’ha especialitzat, al llarg
d’aquests anys, en la conservació i restauració del món de
l’escultura, per bé que ha afrontat també la restauració del
ric món de les arts decoratives i de la resta de col·leccions
conservades als seus fons: armeria, ceràmica, vidre, rellotges,
joguines etc.
MU
NUOVA
La difusió i comunicació del Museu
La inauguració, l’any 2011, dels nous espais museogràfics
de les sales d’escultura va anar acompanyada d’un nou model d’atenció i informació al públic. Un dels aspectes prioritaris de la nova política del Museu ha estat la bona selecció de l’empresa responsable d’atendre les visites. S’ofereix una atenció molt personalitzada i, a la vegada, es disposa d’un servei d’audioguies en diverses llengües, que
es faciliten als visitants que volen aprofundir en el contingut
del Museu. Són molts els visitants que, acabada la visita per
les sales, expressen el seu grau de satisfacció per la qualitat de les col·leccions i de la instal·lació museogràfica, així
com per l’atenció que han rebut per part dels informadors
de sala.
El Museu Frederic Marès prioritza tant la qualitat de
la visita com l’augment del nombre de visitants. Considerant
la seva ubicació, en un dels espais més acollidors del barri gòtic de Barcelona, així com la qualitat i la diversitat
dels seus fons, el podem definir com un museu de dimensió
humana. Amb aquesta mateixa filosofia s’ha dissenyat el
nou web, en el qual s’ha dedicat una atenció especial als
continguts de caràcter formatiu que s’ofereixen a les
xarxes socials.
El fet de compaginar la presentació museogràfica més
moderna de les sales d’escultura i la presentació, amb una
atmosfera molt evocadora d’un temps passat, dels espais
del Museu Sentimental, fa que la visita tingui un caràcter
d’experiència inoblidable i, a la vegada, molt enriquidora.
Ha seduït molts artistes i escriptors, com és el cas d’Orhan
Pamuk, premi Nobel de Literatura, que ha escollit aquest
Museu com un dels seus museus preferits del món i li ha
servit de model per crear el seu propi Museu de la Innocència,
inaugurat recentment a Istanbul.
Reptes de futur: l’ús social del museu
Frederic Marès va donar en vida tota la seva col·lecció
a la ciutat de Barcelona, i és l’Ajuntament de la ciutat qui
gestiona econòmicament el funcionament i el manteniment del Museu. En els darrers anys s’ha dut a terme una
política d’inversions econòmiques molt important amb
l’objectiu de posar al dia, des d’un punt de vista museogràfic, els diferents espais arquitectònics del Museu. En aquest sentit, solament resta afrontar una darrera fase d’obres,
que implicarà la remodelació de les sales del Gabinet del
col·leccionista, unes noves reserves – que es dissenyarien
per ser visitables –, els nous serveis d’administració i el Centre de Documentació i Recerca del Museu. Per guanyar visibilitat i facilitar un major ús de les instal·lacions, l’objectiu a mitjà termini és poder oferir un nou accés per al públic visitant, situat al peu de la muralla romana de Barcelona, que s’aprofitaria per ubicar-hi les col·leccions d’art clàs-
sic, grec i romà, del Museu. El fet que la ciutat de Barcelona hagi esdevingut, en els darrers anys, un pol d’atracció turística molt important a escala mundial ha de permetre
afrontar aquesta darrera intervenció arquitectònica tenint
present aquesta realitat.
Des d’un punt de vista museològic de futur, des del
Museu ens hem marcat un doble repte. D’una banda,
hem de tenir present que cal actuar com un museu que
forma part d’un món global, en el qual la transmissió de
la informació dels continguts virtuals que generem és
immediata. Cal obrir-se a actuar globalment amb altres museus d’arreu del món que tenen un origen i una missió
semblants. En aquest sentit, l’any 2014 hem impulsat una
xarxa europea de museus de col·leccionista per, d’una manera coordinada, posar en valor el fet de col·leccionar obres
d’art. Col·leccionar objectes artístics i de la vida quotidiana
del passat reforça els valors de la memòria col·lectiva de
la societat, així com de la identitat de les diferents cultures del món. A la vegada, cal tenir present que gran part
d’aquestes col·leccions, formades en el seu moment per
amants de l’art i de la cultura, tard o d’hora passen a formar part dels museus oberts al públic. Aquests aspectes
són els que hem començat a reflexionar conjuntament amb
el Museu Calouste Gulbenkian, de Lisboa, el Museu Poldi Pezzoli, de Milà, i el Museu Benaki, d’Atenes, amb els
quals hem constituït aquesta nova xarxa europea de museus de col·leccionista.
L’altre gran repte és dur a terme actuacions que fomentin un major ús del Museu per part de la comunitat
de la qual formem part. En aquests darrers anys, el Museu – com hem assenyalat anteriorment – ha modernitzat les instal·lacions i, a la vegada, ha consolidat el seu
paper com un dels centres de referència internacional del
món de l’escultura i del col·leccionisme. Cal anar desenvolupant d’una manera continuada, com s’ha fet fins ara,
els programes que constitueixen l’eix fonamental de tota institució museística: la conservació i restauració de les
col·leccions, l’estudi i la difusió. A la vegada, però, ens
hem proposat fomentar l’ús més social del Museu amb programes que afavoreixin la participació d’altres col·lectius
de la societat. En aquest sentit, darrerament hem iniciat,
per exemple, un programa de visites especialitzades per
al col·lectiu de malalts d’Alzheimer, que volem fer extensiu
al col·lectiu de la gent gran. En definitiva, el que es
pretén és afavorir, d’una manera més habitual, l’apropament de la bellesa de les obres d’art dels nostres museus
a la vida quotidiana de les persones.
Josep Maria Trullén i Thomàs, Direcció Museu Frederic Marès
Institut de Cultura Ajuntament de Barcelona.
MU
37
NUOVA
Museu Picasso, Barcelona
Bernardo Laniado-Romero
Origins of the Museum
for 2015. The City Council’s contribution for 2015 is
The Museu Picasso was conceived and founded by Jau750,000 euros.
me Sabartés, Pablo Picasso’s friend and secretary, with the
History of the collection
support of a number of civic minded Barcelonans. BarThe Museu Picasso’s collection has a number of particelona City Council and Sabartés, with the artist’s accular characteristics, making the Museum a unique instituquiescence, made it possible for Barcelona to have a mution with a personality of its own. These were bestowed on
seum dedicated to his work.
the museum by Picasso himself; he gave the Museum its perBarcelona City Council approved the creation of the
sonality by selecting the works very carefully. He prioritiMuseum in the summer of 1960, the first donation by Jaused those works that had close links with Barcelona and with
me Sabartés was made in 1962, and the Museum opened
the Spanish pictorial tradition. At the time of the Museum’s
to the public on 9 March 1963 in Palau Berenguer d’Aguifounding, Sabartés
lar, at Carrer Montdonated a large
cada 15.
part of his own
The history of
collection. The colthe museum is the
lection has devetale of a man’s wiloped and grown
sh to return to the
organically subject
city that saw him
to the wishes and
become an artist;
generosity of our
of his loyal friend
benefactors, howewho, in some
ver, it has grown as
way, wanted to
well with a small
make this wish
but significant
come true. It is
number of timely
the history of the
acquisitions.
renewal of a then
Far from redowntrodden hipresenting Picasstoric neighso’s prolonged cabourhood; it is the
reer in full, the
story of a vision
A photo of Pablo Picasso / Una foto de Pablo Picasso. (© David Douglas Duncan 2015,
collection focuses
for a future in
© Successió Pablo Picasso, VEGAP, Madrid 2015)
on three main
which Picasso liareas. The first coves perennially in
vers the works of his youth, as the Museum holds the larBarcelona, in the very same place where he grew up.
gest collection worldwide of extant works from Picasso’s
Management
early life and student years. These pieces allow us to study
The Museu Picasso has been a municipal institution
Picasso’s early output from his childhood in Malaga and
from its opening until 2013, when Barcelona City CounCorunna to his contact with the avant-garde in Paris,
cil created a not-for-profit public-sector foundation of
taking in the fruitful years he spent in Barcelona and his
general interest. The Fundacio? Museu Picasso de Barcestays in Madrid and Horta de Sant Joan. The Museum has
lona undertook the management of the Museum on 1 Jaa select group of paintings from his Blue Period, when
nuary 2014. Most of the Museum’s revenue is self-genePicasso divided his time between Paris and Barcelona, and
rated, 91.33% of the Foundation’s very restricted budget
a large number of drawings, all of which help one to un-
38
MU
NUOVA
derstand his working method at this time. Maintaining the
To this end we are promoting an exchange between
link with Barcelona, Picasso included in his donation
professionals by organising seminars for specialists in
twenty-two works from his Cubist period and his return
different areas of conservation, with special emphasis on
to Classical painting, produced when he visited the city
the periods covered by our collection, and working to enin 1917. The nineteen sketch books, almost 15% of the
courage research into conservation and its subsequent putotal known, are another of our salient points.
blication. The work of the Department of Restoration
The second distinctive part of the collection is the Las
and Preventive Conservation is not limited to questions
Meninas series from 1957, the only complete series of works
of restoration. Research is of prime importance at the Muheld in a single institution.
seu; we have a five-year proAnd the third section is the
gramme through which a numexceptionally rich collection
ber of works from the Blue Peof prints, which allows us to
riod and the Las Meninas sestudy almost all the stylistic
ries will be studied in depth.
variations in the development
Our responsibility in the
of his work.
conservation of our artistic
The collection contains
heritage is not limited to Piover 4,200 works by Pablo Picasso’s works. We are also
casso, including paintings,
responsible for the care of an
drawings, sculpture, ceramics
important series of mediaeand prints; well over half doval and renaissance buildings.
The Museu Picasso and the elderly / El Museu Picasso i
nated by the artist himself.
The conservation programme
la gent gran. (Museu Picasso, Barcelona)
for our architectural heritage
Acquisitions
began with the restoration of
Because of the nature of the
the Neoclassical Hall and concollection, its development is
tinued with the cleaning of a
focused on starting from its
number of painted ceilings
strengths, continuing to emphadating from the thirteenth,
sise the importance for the
eighteenth and nineteenth
Museum of works that reflect
centuries. It also includes a
its origins and illustrate the
plan for the future cleaning
artist’s relationship with Barand conservation of the façacelona. Priority is also given to
des of the buildings located
the acquisition of documents
in Carrer Montcada.
that improve the Museum’s
Publications
collection. With that aim, work
One of our main tasks
is on-going to purchase, and
over the next few years will
to seek donations and deposits
be to update the catalogue of
of a series of collections of
the collection. The only exidocumentary material.
sting catalogue, for paintings
Conservation
and drawings only, dates from
The conservation of Pi1984. The Collection of the
The Museu Picasso and the university education /
casso’s work remains a fertiMuseu Picasso. Ceramics has
El Museu Picasso i la formació universitària.
now been published, and we
le field for research work.
(Museu Picasso, Barcelona)
are completing production of
The Museum is working to
the catalogue of painting and
facilitate a better understansculpture. Listing 306 works, it will be presented in the
ding of the technical aspects of the artist’s work. Despring of 2016. Work is also in progress on the Catalospite the advances made in the last decade, our lack of
gue raisonné of prints (the first, with over 2,500 works),
knowledge of many technical aspects of Picasso’s creawhich constitute an important part of our collection and,
tive process means that there is great scope for develastly, a catalogue of drawings. As well as focusing on the
lopment in this area.
MU
39
NUOVA
permanent collection, the publications programme also includes catalogues for the year’s main exhibitions, whether
these are conventional or online catalogues. A new collection of anthologies devoted to studies of Picasso has
also been launched: the first volume is dedicated to the
writings of Jaume Sabartés
and the second to those of Brigitte Baer. Another collection due to appear shortly
will be aimed at younger readers.
Exhibitions
The temporary exhibitions programme includes
various types that examine Picasso’s work in greater depth
and help to disseminate it.
There are three main themes:
• New contributions to the
study of Picasso’s work
and our understanding of
it, an area in which there is still a great deal of
work to be done;
• Picasso and his contemporaries: new approaches;
• Picasso and our contemporaries.
tive approach, using Visual Thinking Strategies (VTS),
a proven teaching methodology that facilitates the
development of critical thought and stimulates independent learning for participants, so that they can look
at a work of art and think
about what they see.
•
We offer a direct educational experience which is full of vitality and
provides stimulating interactive activities, with
content suitable for the
changing needs of participants and their ways of
communicating. A key
element in the programme’s success is that the
participants share their
thoughts inspired by what
they see, guided by the
Museum’s educational
staff. This type of activity is offered by specially trained educators
with excellent communication skills who are flexible, approachable, and
able to adapt to audiences of different types and
ages.
We include in our programme a wide range of
projects aimed at all types
of audience, including programmes for primary and secondary pupils, undergraduate and postgraduate students; for professionals, associations and centres for
adults and for families. We are
keen to encourage participation by and interaction
between adults and children
Big Draw: collective-collage workshop / Big Draw: taller
in our activities. Big Draw is
typo collage square. (Museu Picasso, Barcelona)
a highlight in our activities
Educational activities
for families, the neighThe scope of our educational work is wide and focuses
bourhood wide festivity attracts a city wide audience of
on the needs of both specialists and the general public.
more than ten thousand where all celebrate the wonders
It is based on the following aims.
of drawing, it takes place each October. Our work with
• We explore Picasso’s work in depth via an open, creafamilies is carried out throughout the year, however, our
The Museum’s work cannot focus exclusively on exhibitions; our main efforts are
directed towards the Collection. Thus, the programme
is designed to include one
major exhibition each year
and during the rest of the
year stage presentations in
the form of exhibitions that
highlight the depth of the
collection and the research
that is being carried out.
40
Plaiyng Picasso / Musicant Picasso. (Museu Picasso,
Barcelona. Photo / Foto Jordi Mota)
MU
NUOVA
Saturday workshops is such example. We have as well special activities designed for senior citizens; the successful
Memory Project for the Elderly is a case in point. To
keep close-knit relations with those closer to us, we offer a number of specially designed projects for various neighbourhood social groups. Furthermore, we are preparing programmes for people with special needs, and will
offer programmes in sign language, others for those who
are visually impaired, and programmes for people with
varied special needs.
Our programmes include interactive guided tours and workshops for children, young people and adults; in 2014 we worked
with over 22,000 students. We pay special attention to our
adult participants by organizing talks and lectures. Each year
we programmed in honour of Jaume Sabartés, our founder,
a Master Lecture, this year’s speaker, was Yve-Alain Bois who
disserted on Picasso and abstraction. Particularly important
are the symposiums and courses we offer, this year we organised a second seminar designed for conservators, dedicated to five special case studies of the Blue period. We are
working with universities on resolving the lack of courses offer on Picasso at university level. A new intensive and innovative
programme of practical training for university students and
young professionals has been introduced in spring 2015. These are only a sample of the programmes that we organize to
bring Picasso, art and culture in general closer to our neighbours and public in general.
Plan for the future
We cannot imagine our future without a dynamic presence on the internet. We plan to transform our online presence from a website providing information to a centre
of knowledge about and for the dissemination of Picasso’s work on the internet. We are working on a future online Picasso Reference Centre, which will enable users all
over the world to access hitherto unavailable specialised
information about the artist.
Bernardo Laniado-Romero, Director Picasso Museum.
Museu Picasso, Barcelona
Bernardo Laniado-Romero
Constitució i fundació del museu
El Museu Picasso és el signe més evident del vincle entre Pablo Picasso i la ciutat de Barcelona. La creació del
Museu va ser el resultat de la suma d’un conjunt de voluntats i dels pactes establerts entre Jaume Sabartés, amic
i secretari del artista, i l’Ajuntament de Barcelona, sota la
supervisió del mateix Pablo Picasso, amb l’objectiu de dotar Barcelona d’una institució que mostrés al públic, de manera monogràfica, obra del artista.
L’Ajuntament de Barcelona va acordar la creació del
Museu l’estiu del 1960. La primera de les donacions de Jaume Sabartés es va realitzar el 1962, cosa que va permetre
obrir el Museu al públic el 9 de març de 1963 a la seu de
Montcada 15, al Palau Berenguer d’Aguilar.
Gestió
El Museu va tenir, d’ençà de la seva obertura una organització administrativa de dependència municipal fins
el 2013. En aquesta data, l’Ajuntament de Barcelona va crear
una fundació del sector públic, d’interès general, sense ànim
de lucre i de durada indefinida. La Fundació Museu Picasso
de Barcelona va iniciar la seva activitat com organisme gestor del Museu Picasso el primer de gener de 2014.
Finançament
El pressupost d’ingressos està basat en ingressos corrents, ingressos patrimonials i en les aportacions o transferències corrents de l’Ajuntament de Barcelona a la Fundació.
Els ingressos corrents fan referència als serveis i activitats ordinàries realitzades al propi museu, com la venda
d’entrades per a la visita a la col·lecció i a exposicions temporals del moment, la venda d’articles, els serveis d’audioguies
per al visitant individual i radioguies per als grups, les activitats culturals i el servei educatiu. També cal destacar en
aquest apartat d’ingressos les visites al museu a porta tancada i de forma exclusiva. Els ingressos corrents representen
el 80,60% dels ingressos totals del museu.
Els ingressos patrimonials són aquells que es generen
a través de la cessió d’ús d’espais, la cessió d’ús d’imatges,
com el servei de reproducció i l’autorització d’ús de les fotografies relatives a les obres de la col·lecció, el cànon satisfet per la llibreria concessionària, el cànon del Cafè del
Museu, i els ingressos per exposicions itinerants. Representen
un 10,73% dels ingressos totals. Per tant, el 91,33% del molt
restringit pressupost anual del 2015 de la Fundació és auto generat. L’Ajuntament aporta 750.000 euros aquest 2015.
MU
41
NUOVA
Història de la col·lecció
El Museu Picasso es fonamenta en una col·lecció de característiques molt específiques que li confereix singularitat i personalitat pròpia. La col·lecció s’ha format fonamentalment mitjançant donacions i llegats, però, més recentment també amb adquisicions.
Aquesta particularitat porta implícit el fet que l’increment dels fons no s’ha realitzat de manera planificada sinó que ha estat subjecte a la voluntat i la generositat dels benefactors. En el moment de la fundació,
Sabartés va donar gran part de la seva col·lecció. Picasso
va triar amb molta cura les obres que donaria al -Museu: les que tenien una major vinculació amb Barcelona, amb el seu aprenentatge i amb la tradició pictòrica
espanyola.
Lluny de cobrir tota la prolongada carrera de Picasso, la col·lecció s’articula a partir de tres eixos principals.
El primer, les obres de joventut, ja que la gran majoria de
les del període de formació de l’artista són al Museu. Aquestes obres permeten estudiar els primers treballs de l’artista, des de la seva infantesa a Màlaga i La Corunya fins
al contacte amb les avantguardes artístiques a París, passant pels fructífers anys a Barcelona i les estades a Madrid i Horta de Sant Joan. De l’època blava, a cavall entre París i Barcelona, el Museu conserva un selecte grup
de pintures i un gran nombre de dibuixos que contribueixen
a entendre el procés de gestació de les principals obres
del període. Mantenint el vincle amb Barcelona, Picasso
va incloure dins la seva donació 22 obres cubistes i de
l’inici del retorn al classicisme, realitzades a la ciutat durant la seva visita de 1917.
La segona fita singularitzant és el conjunt de Les Menines, del 1957, l’única sèrie d’interpretacions que es conserva en una mateixa institució. I la darrera, però no per
això la menys important, és la riquesa de la col·lecció
d’obra gravada, que permet l’estudi de gairebé tots els períodes estilístics de Picasso.
La totalitat d’obres que conformen la col·lecció, pintures, dibuixos, escultures, ceràmiques, gravats i peces diverses,
ascendeix a 4.355 de Pablo Picasso.
Adquisicions
A causa de les característiques inherents a la col·lecció, és pertinent treballar en pro del seu creixement partint de la seva pròpia força, reforçant les àrees més febles i donant, al mateix temps, continuïtat a la seva condició de dipositària d’obres que mostren la gènesi del
Museu i la relació de l’artista amb Barcelona. Objectius
generals del Programa d’Adquisicions:
• Respondre fidelment als principis establerts en la missió de la Institució;
42
•
Establir prioritats en l’adquisició d’obra segons les necessitats de la col·lecció, la situació i la disponibilitat
del mercat i la capacitat adquisitiva del Museu.
D’altra banda, es dóna prioritat a adquisicions documentals
que enriqueixin l’oferta del Museu. Més important encara
que el mateix edifici del Centre de Recerca, de factura recent, són els continguts que aporten substància i raó de ser
a l’activitat d’investigació. Amb aquest objectiu es treballa
en la compra, la donació i el dipòsit d’una sèrie de fons
que enriquiran els continguts del Museu.
Restauració
El camp de la conservació de l’obra de Picasso és encara un terreny fecund per dinamitzar. El Museu treballa
per possibilitar una millor comprensió dels diversos aspectes tècnics de l’obra de l’artista. La falta de coneixement
sobre molts dels elements del procés creatiu picassià des
del punt de vista tècnic, malgrat els avenços assolits durant l’última dècada, converteix aquest àmbit de la conservació
en una àrea susceptible d’un ric desenvolupament.
Amb aquest interès, propiciem l’intercanvi de coneixement organitzant seminaris per a especialistes dedicats a diferents temes d’interès en l’àmbit de la conservació, amb un èmfasi especial en els períodes que comprèn
la col·lecció. Treballem, per tant, per impulsar la investigació i la publicació d’estudis sobre conservació, recerques
que es presenten dins el context d’exposicions temporals
o els seminaris abans mencionats. El treball del Departament de Restauració i Conservació Preventiva no s’acaba
en els temes de restauració. La recerca és primordial dins
la nostra programació, tenim un programa a cinc anys a
través del qual s’estudiaran una sèrie d’obres del Període
Blau i Les Menines.
La nostra responsabilitat en la conservació del patrimoni
artístic no es limita a les obres de Picasso. Tenim un importantíssim conjunt d’edificis històrics medievals a la nostra cura. El programa de conservació del patrimoni arquitectònic es va iniciar amb la restauració del Saló Neoclàssic, continuant amb la neteja dels sostres pintats del segle XIII, XVIII i XIX, així com un pla per a la futura neteja
i conservació preventiva de les façanes dels diversos palaus del carrer Montcada.
Publicacions
Una de les principals tasques del propers anys serà la
renovació del catàleg de la col·lecció. L’únic, de pintura i
dibuix, data de 1984. Ja s’ha publicat La Col·lecció del Museu Picasso. Ceràmica. Ara es finalitza la producció del molt
important catàleg de pintura i escultura amb 306 obres que
es presentarà la primavera del 2016. Es treballa també en
MU
NUOVA
la publicació del catàleg raonat de la obra gravada (el primer, amb més de 2500 obres), molt important dins la nostra col·lecció, i finalment el catàleg de dibuix. El programa de publicacions, a més centrar-se en la col·lecció,
també inclou els catàlegs de les principals exposicions de
l’any, siguin analògics o digitals. S’ha iniciat una nova
col·lecció dedicada als estudis picassians: el primer volum
estarà dedicat als escrits de Jaume Sabartés i el següent als
de Brigitte Baer. Una altra col·lecció de propera producció s’adreçarà al nostre públic més jove.
Activitats al voltant de les exposicions
De la mateixa manera que el Museu com a conjunt, les
exposicions temporals tenen com a objectiu principal contribuir activament al posicionament del Museu com un
centre de solidesa científica i d’excel·lència. El Programa
d’exposicions temporal inclou diverses tipologies d’exposicions que aprofundeixen en el coneixement de l’obra picassiana i la difonen. Hi ha tres tipologies:
• Noves aportacions a l’estudi i la comprensió de l’obra
de Picasso, camp en el qual queda encara molta feina
per fer;
• Picasso i els seus contemporanis. Noves formulacions;
• Picasso i els nostres contemporanis.
El projecte del Museu no pot estar només centrat en
les exposicions per la seva pròpia naturalesa efímera. El
programa d’exposicions està pensat per tenir una gran exposició anual, i la resta de l’any presentacions a la manera d’exposicions amb continguts interns que posin de relleu l’important fons artístic de la col·lecció i la recerca que
es realitza sobre ella.
Activitats educatives
L’àmbit d’acció del treball educatiu és ampli, i se centra en les necessitats tant del públic general com de l’especialista. Las bases del nostre treball són:
• Explorar l’obra de Picasso d’una manera oberta, creativa i profunda, amb una metodologia pedagògica comprovada com és VTS, Estratègies de Pensament Visual,
que facilita el desenvolupament del pensament crític i
estimula l’aprenentatge autònom en el participant amb
l’objectiu que es vegi una obra d’art i es pensi en el que
es veu.
• Oferir una experiència educativa directa, plena de vitalitat i amb l’estímul d’activitats interactives, i dotada
de continguts adequats a les necessitats i les formes de
comunicació dels participants, compartint el que cadascun
pensa i sent sobre el que veu, guiats pels educadors
del Museu. Aquest tipus d’activitat necessita ser dirigida per personal format a consciència per a aquesta fei-
na, assequible, flexible per adaptar-se als diversos tipus de públics i edats, i amb una capacitat de comunicació excel·lent.
Així mateix, hem inclòs al programa projectes amb
una àmplia oferta adreçada a tota mena de públics; programes per a estudiants d’educació primària, secundària,
batxillerat, universitat i postgrau; per a professionals, associacions i centres d’adults; per a famílies, afavorint la participació i l’intercanvi entre adults i infants, com el Big Draw
de cada octubre i els tallers dels dissabtes; a persones de
la tercera edat, com el projecte de memòria per a la gent
gran i diverses agrupacions socials del barri. Estem preparant
programes per a persones amb necessitats especials, com
els programes en la llengua de signes, per a persones amb
discapacitat visual, i també per a persones amb altres necessitats especials, tant si són físiques com intel·lectuals.
Els programes es tradueixen en visites guiades interactives
i tallers per a nens, joves i adults (l’any 2014 hem treballat amb més de 22.000 estudiants); cicles de conferències;
conferències magistrals anuals, com la projectada cada
any en honor a Jaume Sabartés que el proper 12 de març
serà a càrrec de Yve-Alain Bois; simposis i cursos, com els
organitzats per als restauradors o el nou curs introductori
sobre Picasso en col·laboració amb la Universitat de Barcelona; un nou programa de pràctiques per a universitaris i joves professionals, que entrarà en vigor aquesta la primavera de 2015; taules rodones amb professionals, com les
que tenen lloc sobre l’exposició en curs cada any; cursos
de formació per al docent que es realitzen al llarg de l’any,
entre moltes altres activitats.
Projecte de futur
No podem concebre el nostre futur sense una presència dinamitzant a la web. Hem de metamorfosar-nos d’una
pàgina web d’informació a un centre de coneixement i difusió sobre Picasso a la xarxa. Estem treballant en el futur
Centre de Referència Picassià on-line, que possibilitarà a
usuaris de tot el món tenir accés a informació especialitzada sobre l’artista que fins ara no està disponible.
En definitiva el Museu Picasso es concep com un espai
d’art i coneixement al servei de Picasso, de la ciutat i dels
seus altres usuaris amb nivells d’excel·lència, honestedat i
eficiència, on l’estudi i la difusió del coneixement a nivell
local i mundial, mitjançant les noves tecnologies i el respecte
per les obres d’art i arquitectòniques i pel visitant determini la ruta del nostre present i futur.
Bernardo Laniado-Romero, Director Picasso Museum.
MU
43
NUOVA
The Museum Diocesà de Barcelona
Buildings, history, collections and exhibitions
Josep Maria Martí Bonet
In all fields of history and art, the Delegació Diocethe ground floor of the Seminari Conciliar and its first director
sana del Patrimoni Cultural/Diocesan Delegation for the
was Dr. Manuel Trens himself.
Cultural Heritage of the archdiocese of Barcelona, on
During the Civil War (1936-1939), the seminary was
which the Museu Diocesà de Barcelona/ Barcelona Diosacked and set on fire, causing a large number of artworks
cesan Museum depends, has striven to fulfil the requireto be lost, including the altarpiece dedicated to Saint Sylments arising from the acceptance of the new concept of
vester from Sant Sebastià de Montmajor. Other works fi“cultural property”, which underlines the social characnished up in the hands of private individuals or muter of such property, since it beseums, some of whom returned
longs to everyone and is for the bethem at the end of the war. Ultinefit of everyone. We wish to draw
mately sufficient items were respecial attention in this respect to
trieved to enable the Museum to
the nearly two hundred exhibire-open in the same premises as
tions that the Museu Diocesà de Barpreviously. Bishop Gregorio Mocelona has offered to the Church
drego presided over the official
and to society. The Museum dates
opening ceremony on 30 May 1960.
back nearly a hundred years: it
Dr. Trens remained the Museum’s
was founded in the second decadirector until his death, when he
de of the 20th century, originally at
was replaced by the deputy curathe Seminari Conciliar de Barcetor, Dr. Francesc Camprubí.
lona/Tridentine Seminary of BarIn 1982 Dr. Josep M. Martí Bocelona, and later moved to its prenet took over as director. It was he
sent home in the Pia Almoina builwho made reality a long-standing
ding beside the Cathedral.
aspiration of Dr. Trens, which the
There were several precedents for
latter was never able to realize: that
the creation of the Museum: the
of transferring the Museum to its
inauguration of diocesan museums
present premises in the Pia Alelsewhere in Catalonia – in Vic
moina building. Dr. Martí Bonet re(1891), Lleida (1893) and Solsona
ceived untiring assistance from
(1896) – and the holding of the firthe two curators, Pere Jordi Fist Congrés d’Art Cristià de Cataguerola and Blanca Montobbio.
lunya/Congress of Christian Art of CaThe Pia Almoina was a charitable
talonia (1913). The project for the Muinstitution founded in 1009 by the
The Museu Diocesà de Barcelona in the Pia
seu Diocesà de Barcelona, launched
canons of Barcelona to care for the
Almoina building / El Museu Diocesà de Barin 1915, received constant support
poor and pilgrims. It stood on the
celona a la Pia Almoina.
from Bishops Laguarda and Reig.
site now occupied by the chapel
The driving force behind it, howeof Santa Llúcia, adjoining the Cathever, was Father Manuel Trens, who sent out a circular that
dral, until the 12th century and then moved to a set of constructions built against the Roman walls in its current loyear to all the parish priests in the Barcelona diocese asking
cation. These constructions housed the chapterhouse
them to send any works of art they considered suitable. In
from the 10th to the 14th century (1369), when the canons
less than a year over six hundred items that were no longer
moved to their present premises. The Roman walls were
in liturgical use had been assembled and on 22 October 1916
then partly demolished and the two buildings that have
the Museum – originally called the Museu Arqueològic Diosurvived to the present day were erected. One is in Gothic
cesà de Barcelona – was officially opened. It was set up on
44
MU
NUOVA
style and dates from around 1435. The side overlooks Baixatury, decorate the ceiling of a room in the Museum. Seda de la Canongia and the entrance is on Pla de la Seu.
veral works from the Romanesque period originated at the
The other, in Renaissance style, stands at right angles to
Monastery of Sant Cugat del Vallès: the crosier of Abbot
the earlier building and was added towards 1546. Remains
Clasquerí, a reliquary chest, and an alb and cope belonof earlier constructions can still be seen today, including
ging to Abbot Biure. These last items, which must pre-daa tower, fragments of the 4th century walls, and a pre-Rote Abbot Biure’s assassination in 1350, are venerated as
manesque capital.
relics. The processioThe collection held
nal cross from Riells
by the Museu Diocesà de
de Fai is a outstanBarcelona comprises
ding work by Romaworks of ancient art benesque goldsmiths.
longing to a wide vaThe antependium
riety of periods and arfrom Santa Perpètua
tistic styles. Most are from
de Mogoda is attrithe area previously cobuted to the Romavered by the diocese of
nesque-Gothic tranBarcelona, though sosition period.
me originated elsewheNumerous examre. The late Roman and
ples of all forms of
pre-Romanesque periods
Gothic art also on
are represented by vashow. Paintings in Itarious works, some of
lianate style include
which were found in the
those by Ferrer and Arcourse of excavations.
nau Bassa (altarpiece of
One is the portrait of a
Sant Jaume, from the
young Roman, which
Monastery of Jonquewas discovered beneath
res), Ramon de Dethe Palau Episcopal /
storrent (altarpiece of
Bishop’s Palace.
Sant Vicenç, from Sant
The Romanesque
Celoni), Jaume Serra
period, during which
(altarpiece of Sant Joan
the Catalan church
Baptista, from Tobed,
underwent consideSaragossa), the Rubió
rable territorial exMaster (altarpiece of
pansion, is very well
Santa Oliva, Sant Benet
represented by works
i la Mare de Déu amb
of major importance.
el Nen, from Santa OliAmong these are the
va) and Bernat Martofrescoes from Sant Salrell (altarpiece of Sant
vador de Polinyà and
Joan Baptista, from Caa wooden figure of
brera de Mar, and alChrist in Majesty. Thetarpiece of Sant Jordi,
re are also various
from Sant Esteve de
Rooms in the Museu Diocesà de Barcelona, inside the Pia Almoina
wooden statues of the
Palautordera). There
building / Les sales del Museu Diocesà de Barcelona a l’interior de la
Virgin Mary, such as
are also paintings of
Pia Almoina.
the Mare de Déu de
Flemish inspiration by
Toudell (13th century),
Jaume Huguet (Mare
which enable us to follow the iconographic evolution of
de Déu de l’Anunciació, from Sant Feliu d’Alella), the Vergós
the Marian theme, which enjoyed great popularity in Cafamily (altarpiece of Santa Justa i Santa Rufina, from Lliçà d’Amunt,
talonia. A collection of polychrome beams with heraldic
altarpiece of Sant Pere, from Sant Pere de Reixac), and Pemotifs and Kufic inscriptions, also dating from the 13th cenre Garcia of Benavarri (altarpiece of Sant Quirze i Santa Ju-
MU
45
NUOVA
Other major exhibitions
Other major exhibitions in the Pia Almoina building — all of them managed by the team comprising the director and the two curators — have been dedicated to works belonging to the Museum itself or to a variety of other topics. Many have arisen from collaboration with other church
or lay institutions. A catalogue has been produced for each. The titles of the exhibitions are as follows.
Millenum (1989), Tirant lo Blanc (Generalitat de Catalunya, 1991), Splendor II Vallès (1991), Selecta I (1991), Art Contemporani a la rectoria de
Sant Pere de Vilamajor (1992), Selecta II (1992), Catalunya Medieval (Museu Diocesà and Generalitat de Catalunya, 1992), Selecta III (1992), Selecta
IV (in homage to Dr. Pere Tarrés, 1993), Pere Coll (1993), Centre Artístic de Sant Lluc (1993), Selecta V (in homage to Father Ros). Pintura Inèdita
Catalana de final del segle XIX i principis del XX (1994), Selecta VI. Arquitectura rural de Na Serra de Mantiqueira (General Consulate of Brazil, 1994),
Subirachs, façana de la Passió (1995), Àfrica, Màscares i Escultures (1995), Art Design (1995), Festival de Cultura Nòrdica (Generalitat de Catalunya,
1995), L’estel d’Orient i Pintures Restaurades de Joan Llimona (1995), Aurèlia Muñoz i Isabel Pons (Generalitat de Catalunya, 1995), Xam (Generalitat de Catalunya and Consell de Cultura del Govern Balear, 1995), Angeli (Institut Italià de Cultura, 1996), Actes Commemoratius del XVI Centenari
de la Mort del Bisbe Sant Pacià (1996), Sacras Moles (Junta de Castilla León and International Congress of Architects, 1996), Aurelio Calderón (1996),
Joan Vila Grau (Generalitat de Catalunya, 1996), Abraham Zabludovsky (organized by the architect Josep M. Botey, 1996), SOS Racisme (SOS Racisme, 1996), Selecta VII (1996), Catalunya Restaura (Generalitat de Catalunya, 1997), Hiroshima: missatge de pau (Fundació pels drets col·lectius dels
pobles and Hiroshima Museum, Japan - Departament de la Presidència, Generalitat de Catalunya, 1997), Septem Gaudia (passat i present de la tradició dels goigs) (Amics dels Goigs de Barcelona-Museu Diocesà, 1997), 125è aniversari de la parròquia de la Concepció (Parròquia de la Concepció, 1997), Christmas crib exhibition (Associació de Pessebristes de Barcelona, 1997), No els deixeu sols (Amics de la Gent Gran, 1998); Contest of
ideas for the construction of the new façade of the parish church of Maria Mitjancera de Totes les Gràcies (Arquebisbat de Barcelona, 1998), Exhibition of photographs of the Cathedral (Agrupació fotogràfica de Catalunya, to mark the 7th centenary of the laying of the foundation stone of Barcelona Cathedral) (1998), Carlo Mattioli (Institut d’Estudis Mediterranis, 1998), Madola (1998), Romà Vallès (Generalitat de Catalunya, 1998), Josep
Bofill Sr. (Associació de Pessebristes de Barcelona, 1998), Exhibition of documents and photographs belonging to the association Orientació Catòlica Professional del Dependent (OCPD, 1999), Arimany (1999), Jacint Salvadó (Generalitat de Catalunya, 1999), Amhed Moustafa (Institut Català de
la Mediterrània, 1999), Expo Mont-Real (Generalitat de Catalunya, 1999), Arquitectos Mejicanos (Ministerio de Fomento, Mexican Embassy and Mexican Consulate in Barcelona, 1999), Muixart (1999), Mariano Rubio (Generalitat de Catalunya, 1999), Antoni Miró (Generalitat de Catalunya, 1999),
Joan Mestres i Joan M. Rius (Associació de Pessebristes de Barcelona, 1999-2000), Il·luminacions de Josep Batlle i Costa (1999-2000), Weissenhofsiedlung Experimental Housing built for the Deutscher Werkbund, Stuttgart 1927 (Col·legi d’Arquitectes de Barcelona, 1999-2000), Antològica Josep
M. Forcada (2000), Pulchrum Decor, Manuel Tena, orfebreria 1950-2000 (2000), Santa Apol·lònia a Catalunya, exposició iconogràfica (Col·legi d’Odontòlegs de Catalunya, 2000), Jaume Mercadé (Fundació Banc Sabadell, 2001), Jacqueline C. Van Kempen (2001), Medalles papals (Institut italià de cultura, 2001), Joan Vernis. La mirada dels sentits (2001), Joan Torras Viver (2001), Pilar Perdices (Generalitat de Catalunya, 2001), Scriptuaria. El llibre
i document al llarg de la història (2001), Comunitat de Sant Egidi (2001), Raimon Izard. Paisatges (2001), Sonia Ciscato (Generalitat de Catalunya,
2001), Mª Assumpció Raventós (2001), Mostra de pintures Assart (2002), Christmas crib exhibition (2001), Carles Madirolas (2002), Lluís Llongueras:
Esferes (2002), El sudari d’Oviedo (2002), Joies escrites (Institut Català de la Mediterrània, 2002), Laudis Canticum (2002), Villa del Arte (2002), Jordi
Bonet i Godó (2002), Gaudí. L’home i la seva obra (2002), Muixart. Big bang (2002), Germinabit (2003), Christmas crib exhibition 2002, Verdaguer:
Imatges i obres (2003), El mestre Rodrigo (2003), Llum d’Orient (2003), Joan Tuset: Sed non satiata (2003), Amor i mort en el romanticisme (2003),
Lau Feliu: Apocalipsi (2003), Cartells Marc Martí (2003), Magnificència i extravagància europea en l’art tèxtil a Sicília (2003), 110 anys del Cercle Artístic de Sant Lluc (2003), Fita: Obra 2002 (2003), Aurífex: de la pedra a la joia (2003), Bartolí: Un creador a l’exili (2003-2004), Christmas crib exhibition (2003), Modigliani. Al cor de París (2004), Christus Splendor in Charitate (2004), De París al Mediterrani. El triomf del color (2004), La Xina imperial. Dinasties Ming i Xing (2004), Formosa. Art contemporani a Taiwan (2004), Vicente Peris. Suite Venezia (2004), Premi de pintura Nostromo
(2005), Manel Boix. El gest, la mirada (2004), Christmas crib exhibition 2004, Els efectes del tsunami (2005), Popovic. Homenatge a Dalí (2005), Maria Torróntegui (2005), La sábana santa (2005), Juan Rosillo (2005), Catalunya país de grans dibuixants (2005), Centenari de Josep Cañas (2005), Premis de pintura BMW (2005), Amazigs. Joies dels berebers (2005), Els Quatre Gats. De Casas a Picasso (2005), Foujita: entre Orient i Occident (2005),
Cervantes a la Mediterrània (2006), Christmas crib exhibition 2005, III Premi de pintura i escultura Nostromo (2005-2006), Beatriz de Colmenares
(2005), Treball esclau al s. XXI (2005-2006), Clausuras (2006), Piero Guccione (2006), Pepe Morales (2006), Des del Castrum Terrae (2006), Síria. Fotografia (2006), Amics de la gent gran (2006), Imatges i sons de l’Antic Testament (2006), Encuentro con el arte actual. Fundación Vicente Ferrer
(2006), Andy Warhol (2006), Croàcia. Catedral de Sant Jaume a Sibenik (2006), Corpus (2006), La ben plantada (2006), Del romanticisme al modernisme (2006), Alfons Serrahima. L’art del disseny (2006), Pessebres del món (2006-2007), Royo. Ingrávidos (2007), Carlos de Haes (2007), Clausuras
(2007), Alberto Biasi. La imaginació, el moviment, l’espai (2007), Sensorial. Riber Música (2007), Rusiñol. La ploma d’en Xarau (2007), Miquel Pujol.
Poemes celestials (2007), La dona del quadre (2007), Muher. Mediterráneo (2007), Matt Lamb (2007), Manuel Cusachs. L’armari blanc (2007), Vidal
Quadras. Poeta del contrallum (2007), Christmas crib exhibition (2007).
46
MU
NUOVA
Between 2009 and 2013 the following exhibitions were staged:
• 06-05-2013 - Goya i els seus hereus. Els Disbarats, avui
• 21-04-2013 - Reportatge de TV3
• 08-11-2012 - Rembrandt. Virtuós del Gravat
• 08-02-2012 - Àlbum de Pompeia de Bernardino Montañés. Aquarel·les, emoció i història. Col·lecció Ibercaja
• 15-11-2011 - Christmas crib workshops for families
• 31-10-2011 - L’altra cara de la vida. Cultura funerària, ahir i avui
• 13-09-2011 - De Goya als nostres dies. Col·lecció Ibercaja
• 21-07-2011 - Jean-François Rauzier. Voyages Extraordinaires Barcelona
• 05-06-2011 - Federico Beltrán Massés. Un pintor a la cort de Hollywood
• 27-03-2011 - “Els desastres de la Guerra” del pintor Francisco de Goya
• 25-12-2010 - “Festivitas” Christmas concerts: Concierto de Aranjuez
• 25-12-2010 - Charity events: Reis per a Tothom and Més que mai, fomenta el Comerç Just
• 25-12-2010 - Christmas crib exhibition
• 24-12-2010 - Nadal 2010 a la Pia Almoina
• 17-11-2010 - Domingo Viladomat
• 01-09-2010 - Art Coiffure. The Raffel Pages Collection
• 01-06-2010 - Gustave Courbet, entre natura i cultura
• 19-04-2010 - Martí i Bonet, Josep M., La Catedral de Barcelona. Història i històries (Catedral i Museu Diocesà
de Barcelona, 2010). Exhibition and presentation of the book and the latest restoration work
• 08-02-2010 - Antoni Boronat, pintures. In aid of the Fundació Barraquer
• 27-11-2009 - Muses de la impremta. La dona a les arts del llibre (segles XVI-XIX)
lita, from Sant Quirze del Vallès). Various works in gold and
silver belong to the same period: the early 14th century reliquary casket of Sant Cugat from Sant Cugat del Rec in Barcelona, and several processional crosses. Other interesting
works in Gothic style are the polychrome wood sarcophagus of Saint Mary of Cervelló from the church of La Mercè
in Barcelona, a whole collection of alabaster and wooden figures of the Virgin Mary, and fragments of the early 14th century rose window from Sant Cugat del Vallès.
There are also works in Renaissance style in the museum, though medieval art predominated for a long time
in Catalonia and relatively little Renaissance art was produced. The influence of Renaissance style was nevertheless felt in new churches and convents built in the wake
of the Council of Trent and the establishment of the Company of Jesus and in alterations to existing buildings.
The works of the Navarrese artist Joan Gascó from the church of Sant Pere de Vilamajor (altarpiece of Sant Marçal i
Sant Sebastià) are among the prime examples of painting
from the Gothic-Renaissance transition period. Works by
Francesc Ribes (Sant Cristòfol, from the convent of Montsió), Jaume Forner (altarpiece of Santa Agnès, from Santa Agnès de Malanyanes), and, first and foremost, Pere Nunyes
and Enric Fernandes, rank among the finest pieces in the
Museum’s collection. The two last-named artists worked
together between 1541 and 1542 on the altarpiece of
Sant Sever. Destined to the hospital for the clergy dedicated to Saint Severus in Barcelona, it depicts the miraculous cure of King Martí “the Humane” of Catalonia and
Aragon through the saint’s intercession. The Museum’s splendid collection of Renaissance gold and silverware features processional crosses crafted in various places in Catalonia, ciboria, and other objects. Of special note is the
magnificent monstrance from the Barcelona church of
Santa Maria del Pi by the silversmith Llàtzer de la Castanya.
The prime examples of Baroque style on show in the
Museum include the paintings by Antoni Viladomat (El Sant
Sopar and Sant Antoni de Pàdua, from the Convent of Sant
Agustí in Barcelona) and other paintings by anonymous
artists. The Baroque sculptures in the Museum’s collections are mostly components of altarpieces which have since been lost. The following are of special interest: the wooden figure of Saint James the Pilgrim, two representing Saint
Madrona, the central sculpture of the altarpiece of Sant
Eloi from the church of La Mercè, and the praying figure of Saint Marianus, by Ramon Amadeu (1806), which was
in the convent of the Discalced Carmelites on the Rambla. The collection is completed by works in gold and silver, clothing, furniture, and ceramic panels
The numerous artistic currents of the 19th and 20th centuries
– Romanticism, Realism, Modernism (Catalan Art Nouveau) and
Noucentism (its more classical successor) – are represented in the
MU
47
NUOVA
Antoni Gaudí’s legacy to the citizenry
Starting in April 2015, certain areas of the Museum will be exclusively devoted to Antoni Gaudí. The interest aroused by Gaudí and the major
contributions he made to the Catalan ecclesiastical and civil heritage
suggested the idea of fitting out part of the Museum for this purpose.
Thus everything associated with Gaudí will at last be assembled in a
single exhibition equipped with the latest technologies for discovering
his universal genius: original items and documents, scale models that have never previously been seen, all his designs and projects, and the symScale model of the church of the Colònia
bols he used. This exhibition is the crowing point of the artistic creations
Güell / Maqueta de l’església de la
held in the Museum, the perfect complement to its collections, which span
Colònia Güell de Gaudí.
over twenty centuries.
As we admire the Museum’s masterpieces, all the cultures that inspired Gaudí to carry out his splendid creative task can be visualized in the incomparable setting of the Pia Almoina
building, located at the entrance to the city the Romans called Barcino, in Barcelona’s famous Gothic Quarter.
Museu Diocesà in works by Joaquim de Cabanyes, Martí Alsina,
Josep Armet, Modest Urgell, Joaquim Vayreda, Francesc Masriera, Joan Roig Soler, Mas i Fontdevila, Alexandre de Riquer (La Puríssima), Francesc Gimeno, Joaquim Mir, Isidre Nonell, Nicolau
Raurich, Jaime Azcona, Nolasc Valls, and others. Many of these
recent sculptors whose works are in the Museum are associated
with La Llotja (the Barcelona School of Fine Arts). Of special note are the works of Domènec Talarn, a sculptor who specialized
in crib figures (La Mare de Déu amb l’Infant), the terracotta figures of Agapit Vallmitjana (L’Àngel del Judici, La Immaculada,
Sant Antoni de Pàdua), works by Pau Gargallo (funeral mask of
Venanci Vallmitjana), Josep Llimona (Sant Josep amb l’Infant), and
the Noucentist artist Rafael Solanic. The Museu also holds drawings
by Josep Obiols. The influences of these various styles can be
seen in works in gold and silver as well. Examples are the collection of monstrances from this period, the most distinctive of
which, by Ramon Sunyer, comes from the church of Santa Juliana i Santa Semproniana in Barcelona, and the chalice by Josep Ignasi Ginabreda, which belonged to Bishop Torras i Bages.
The Museum’s collection currently comprises over three thousand catalogued items. It has grown in recent years
thanks to various donations from private individuals, some of which have been sufficiently important to warrant
special exhibitions. The donation from Francesc d’A. Ros,
for instance, gave rise to an exhibition of 19th century Catalan paintings (Selecta IV, 1994). The legacy of Bishop
Català i Albosa, on loan from the Espriu family, has been
another addition. Prior to this, a major ground-breaking
exhibition entitled Thesaurus was staged in premises belonging to “La Caixa” by the SICPAS (Secretariat Diocesà
de Promoció i Custòdia d’Art Sagrat / Diocesan Secretariat for the Promotion and Safeguard of Sacred Art).
Josep Maria Martí Bonet, Director del Museu Diocesà i delegat diocesà del patrimoni cultural.
[Traduzione di Jacqueline Hall]
El museu Diocesà de Barcelona
Edificis, història, mostra, exposicions
Josep Maria Martí Bonet
En tots els àmbits històrico-artístics, la Delegació Diocesana
del Patrimoni Cultural de l’arquebisbat, de la qual depèn el Museu Diocesà de Barcelona, ha procurat posar en pràctica les exigències procedents de l’acceptació del nou concepte de “bé cultural”, que remarca el caràcter social d’ell, ja que els béns culturals
són de tots i per tots. Especialment volem remarcar les gairebé
48
dues-centes exposicions que el Museu Diocesà de Barcelona –
a l’edifici de la Pia Almoina- ha ofert a l’Església i a la societat.
Aquest Museu, ubicat al costat de la catedral de Barcelona, té ja
quasi una secular història, car fou fundat en la segona dècada
del segle XX en un principi al Seminari Conciliar de Barcelona i
després a l’edifici de la Pia Almoina, al costat de la Catedral.
MU
NUOVA
Amb els antecedents de la inauguració dels museus diocesans
de Vic (1891), Lleida (1893), Solsona (1896) i la celebració del Primer Congrés d’Art Cristià de Catalunya (1913), l’any 1915 fou iniciat el projecte del Museu Diocesà de Barcelona, al qual mostraren sempre el seu suport els bisbes Laguarda i Reig i en fou l’ànima Mn. Manuel Trens. Aquest darrer cursà aquell any la circular
on demanava a tots els rectors de la Diòcesi de Barcelona que enviessin les obres d’art que convenientment poguessin. En menys
d’un any es reuniren més de sis-centes obres que havien quedat
fora de culte, i el 22 d’octubre de 1916 s’inaugurà el Museu Arqueològic
Diocesà de Barcelona, que s’ubicà a la planta baixa del Seminari
Conciliar, i en fou primer director el Dr. Manuel Trens.
Durant la Guerra Civil de 1936-1939, en ésser saquejat i incendiat
l’edifici del Seminari, es causà la pèrdua d’un bon nombre d’objectes d’art. Entre aquestes obres perdudes es trobava un retaule dedicat a Sant Silveste, procedent de Sant Sebastià de Montmajor. D’altres obres van anar a parar a mans de particulars o museus, alguns
dels quals les retornaren en finalitzar la guerra. Finalment, els
objectes salvats van ser suficients per permetre la reobertura del
Museu, en la mateixa seu que ocupava abans de la guerra, acte
que fou presidit el 30 de maig de 1960 pel bisbe Gregori Modrego. El Dr. Trens en fou el director fins la seva mort. Seria substituït
pel Dr. Francesc Camprubí com a viceconservador.
A partir de l’any 1982 la direcció del museu Diocesà la va
assumir el Dr. Josep M. Martí Bonet, el qual va fer efectiva la
ubicació del Museu en la seva seu actual, l’edifici de la Pia Almoina, tot seguint una vella aspiració del Dr. Trens, que mai
no va veure realitzada. Fou ajudat sempre pels conservadors del
Museu, els llicenciats Sr. Pere Jordi Figuerola i Sra. Blanca Montobbio. L’edifici esmentat té el seu origen en una institució caritativa fundada pels canonges de Barcelona, el 1009, per tal de
tenir cura dels pobres i pelegrins. Inicialment i fins al segle XII,
s’emplaçà al lloc on actualment es troba la capella de Santa Llúcia, a tocar de la Catedral, i a partir d’aquell moment es traslladà al lloc que ocupa: un conjunt d’edificis que es recolzen sobre la muralla romana i que havien estat casa de la Canongia
des del segle X fins el segle XIV (1369), quan passaren a la ubicació actual. Aleshores la muralla romana fou enderrocada parcialment i es bastiren les construccions que es preserven avui
dia. Aquesta edificació consta de dos cossos: un de gòtic, amb
façana lateral a la baixada de la Canongia i entrada en el Pla
de la Seu, aixecat vers el 1435, i un altre renaixentista, longitudinal a l’anterior i afegit vers el 1546. Encara ara s’hi aprecien
restes de les construccions precedents, com ara una torre i fragments de la muralla del segle IV, o un capitell preromànic.
El fons del Museu Diocesà de Barcelona es composa
d’obres antigues de molt diverses cronologies i estils artístics.
Pel que fa a la procedència de les obres d’art, aquesta és, majoritàriament, de l’àmbit del Bisbat antic de Barcelona, bé que
és possible trobar-ne d’altres indrets. Les èpoques tardo romana
i preromànica es veuen representades per diverses obres, al-
gunes procedents d’excavació arqueològica, com el retrat d’un
jove romà, trobat al subsòl del Palau Episcopal. L’època romànica, coincident amb la gran expansió territorial de l’Església
Catalana, es troba molt ben representada al Museu, amb obres
de gran importància, com les pintures al fresc de Sant Salvador de Polinyà, la talla del Crist en Majestat o diverses talles
de la Mare de Déu, com la de Toudell, del segle XIII, a través
de les quals es pot seguir l’evolució iconogràfica d’aquest tema tan popular a Catalunya. Del mateix segle conservem una
col·lecció de bigues policromades amb motius heràldics i inscripcions cúfiques que decoren el sostre d’una de les sales del
Museu. D’aquesta època són diverses obres provinents del monestir de Sant Cugat, com el bàcul de l’abat Clasquerí, una lipsanoteca, i l’alba i capa de l’abat Biure, assassinat el 1350, anterior a aquesta data, venerats com a relíquia.
Una important obra d’orfebreria romànica és la Creu Processional de Riells del Fai. Evolucionant cap al gòtic, és de considerar
el frontal d’altar de Santa Perpètua de Mogoda. L’art gòtic es troba,
també, molt ben representat al Museu en totes les variants artístiques; en pintura, les obres italianitzants dels Bassa, (taula de Sant
Jaume, procedent del monestir de Jonqueres), de Ramon de Destorrent (taula de Sant Vicenç, procedent de Sant Celoni, Vallès Oriental), de Jaume Serra (retaule de Sant Joan Baptista, de l’església de
Tobed, a Saragossa), del mestre de Rubió (retaule de Santa Oliva,
Sant Benet i la Mare de Déu amb el Nen, procedent de Santa Oliva del Penedès) o Bernat Martorell (retaule de Sant Joan Baptista,
de Cabrera de Mar i la taula de Sant Jordi, procedent de Sant Esteve de Palautordera), es complementen amb les de filiació flamenca, representades per Jaume Huguet (Mare de Déu de l’Anunciació, de Sant Feliu d’Alella), els Vergós (retaule de Santa Justa i Santa Rufina, de Lliçà d’Amunt, retaule de Sant Pere de Sant Pere de
Reixac), o Pere Garcia de Benavarri (retaule de Sant Quirze i Santa Julita, de l’església de Sant Quirze del Vallès). També són de destacar en aquest període diverses obres d’orfebreria, com l’arqueta
reliquiari de Sant Cugat, de principi del segle XIV, procedent de Sant
Cugat del Rec de Barcelona, així com diverses creus processionals.
Altres obres d’interès pertanyents a aquest estil són el sepulcre
de fusta policromada de Santa Maria de Cervelló, procedent de
l’església de la Mercè de Barcelona, o una completa col·lecció
escultòrica de marededéus en alabastre i fusta i fragments de la
rosassa de Sant Cugat de principis del segle XIV. El renaixement
es veu representat també al Museu Diocesà de Barcelona, malgrat la continuïtat de la tradició medieval a Catalunya i la limitada manifestació d’aquest estil. Tot i això, el Concili de Trento
i la creació de la Companyia de Jesús promocionaren la construcció i reforma de noves esglésies i convents, que reberen la
influència d’aquest estil artístic. Les pintures del navarrès Joan
Gascó procedents de l’església de Sant Pere de Vilamajor (retaule de Sant Marçal i Sant Sebastià), són un dels més importants exemples de la pintura en l’etapa de transició del gòtic al
renaixement. Altres obres, de Francesc Ribes (Sant Cristòfol, pro-
MU
49
NUOVA
Una important mostra permanent del Museu Diocesà de Barcelona és la del llegat de Gaudí
Tot Gaudí per fi junt en una exposició única per descobrir al geni
universal a través de les últimes tecnologies: peces i documents originals; maquetes mai vistes; tots els seus dissenys i projectes, la seva simbologia. Tot el seu llegat amb el complement perfecte de la col·lecció
d’art del Museu Diocesà de Barcelona, que abraça més de vint segles.
La contemplació de les obres mestres d’aquest museu ens permet visualitzar totes les cultures que inspiraren a Gaudí durant el seu esplendorós procés creatiu. I tot en un marc incomparable, el monument de la
Pia Almoina: edifici que és la porta a la Barcino romana, al famós barri gòtic de Barcelona.
Gaudí. dibuix de l’església de la Colònia Güell, 1900 / Gaudí. Sketch of the
church of the Colònia Güell , 1900.
cedent del convent de Montsió), Jaume Forner (retaule de Santa Agnès, de Santa Agnès de Malanyanes), o, sobretot, de Pere
Nunyes i Enric Fernandes, que col·laboraren en la realització del
retaule de Sant Sever per a l’hospital de clergues de Sant Sever
de Barcelona, entre 1541 i 1542 i que representa la curació miraculosa del rei Martí l’Humà, (gràcies a la intercessió del sant),
suposen alguns dels millors exemplars del fons museístic.
De la magnífica col·lecció d’orfebreria renaixentista amb creus
processionals obrades a diferents indrets de Catalunya, copons i altres objectes, en destaca l’excepcional custòdia de Santa Maria del
Pi, de Barcelona, obra de l’argenter Llàtzer de la Castanya. El barroc
és representat bàsicament a través de l’obra pictòrica d’artistes com
Antoni Viladomat (Sant Sopar, Sant Antoni de Pàdua, procedents del
Convent de Sant Agustí de Barcelona) o d’altres anònims. L’estatuària
barroca que es conserva al Museu és bàsicament procedent de conjunts
de retaules desapareguts. Destaquen una talla de Sant Jaume Pelegrí, dues representant a Santa Madrona, l’escultura central del retaule
de Sant Eloi de l’església de la Mercè i la imatge orant de Sant Marià, obra de Ramon Amadeu, del 1806, procedent del convent dels
Carmelites Descalços de la Rambla. La col·lecció es completa amb
obres d’orfebreria, indumentària, mobiliari i plafons de ceràmica. Els
nombrosos corrents artístics dels segles XIX i XX, romanticisme, realisme, modernisme i noucentisme, troben en el Museu Diocesà representació a través de les obres de Joaquim de Cabanyes, Martí Alsina, Josep Armet, Modest Urgell, Joaquim Vayreda, Francesc Masriera, Joan Roig Soler, Mas i Fontdevila, Alexandre de Riquer (Puríssima), Francesc Gimeno, Joaquim Mir, Isidre Nonell, Nicolau Raurich, Jaime Azcona, Nolasc Valls...
Gran part dels escultors que són representats al Museu estan
relacionats amb el centre de la Llotja (Escola de Belles Arts de
Barcelona). En destaquen les obres del pessebrista Talarn (altar
de la Mare de Déu amb l’Infant), les escultures en terracota d’Agapit Vallmitjana (àngel del Judici, Immaculada, Sant Antoni de Pà-
50
dua), les obres de Pau Gargallo (màscara funerària de Venanci
Vallmitjana), de Josep Llimona (Sant Josep amb l’Infant), i del
noucentista Rafael Solanic. El Museu custodia també dibuixos
de Josep Obiols. Les influències dels diferents estils es troben
també en l’orfebreria, com es pot veure en la col·lecció de custòdies del període, entre les quals cal anomenar la procedent
de l’església de Santa Juliana i Santa Semproniana de Barcelona, obra de Ramon Sunyer. Es conserva al Museu el calze del
bisbe Torres i Bages, de l’orfebre Josep Ignasi Ginabreda.
El fons museístic, que actualment compta amb més de tres
mil obres catalogades, s’ha vist augmentat en els darrers anys
per diverses donacions de particulars, algunes de les quals han
estat prou importants per a ser objecte d’exposició monogràfica al Museu Diocesà, com ara la de pintura catalana del segle
XIX procedents de la donació de Francesc d’A. Ros (Selecta IV,
1994). Ha ingressat també al Museu el llegat del bisbe Català i
Albosa, cedida per la família Espriu. Anteriorment el secretariat
diocesà de promoció i custòdia d’art sagrat (SICPAS) organitzà
l’exposició Thesaurus en els locals de “La Caixa”, fou aquesta
una mostra cabdal i pionera.
D’altres importants exposicions a l’edifici de la Pia Almoina
– sempre amb la direcció de l’equip de gestió format pel director i els dos conservadors – han estat les dedicades a obres del
propi Museu o altres temes diversos, sovint en col·laboració amb
d’altres institucions, eclesiàstiques o civils. A l’exposició sempre
va annex el respectiu catàleg [vedi box].
L’any 2014 s’ha dedicat a la campanya de “conèixer el barri gòtic de Barcelona” i a una important mostra: l’obra de Gaudí,
i Gaudí en ensenya el nostre art religiós.
Josep Maria Martí Bonet, Director del Museu Diocesà i delegat diocesà del patrimoni cultural.
MU
NUOVA
MACBA - Museu d’Art
Contemporani de Barcelona
Bartomeu Marí i Ribas
Una misión pública
ca y la escultura antiminimalista de los años ochenta, hasta
Como ente público, el Museu d’Art Contemporani de
llegar a los creadores más jóvenes. Reúne obras de artistas
Barcelona (MACBA) asume la responsabilidad de transmitir
locales, nacionales e internacionales, especialmente surael arte contemporáneo, ofrecer una multiplicidad de vimericanos y de los países del Este y, desde hace poco tiemsiones y generar debates críticos sobre el arte y la cultupo, incorpora también obras de artistas del Norte de África,
ra, una misión que aspira a integrar públicos cada vez más
de Oriente Medio y del mundo árabe.
amplios. El MACBA debe entenderse, pues, como una inLos fondos proceden de instituciones del Consorcio
stitución abierta en la que los ciudadanos encuentren un
MACBA, entre las que se encuentran el Ayuntamiento de Barespacio de representación pública. Si a ello se añade la
celona y la Generalitat de Catalunya, pero también cuentan
vocación educativa, su voluntad de innovación y el comcon la contribución de otras entidades, como la Diputación
promiso de preservar el patrimonio y de trabajar en red
de Barcelona, y de particulares que han realizado donaciocon otras instituciones, la
nes y acuerdos de depósuma de tales objetivos
sito. En este sentido, casitúa al MACBA a la cabe destacar el papel de la
beza del sistema del arFundació MACBA, conte contemporáneo en Castituida en 1987 y miemtaluña, al tiempo que
bro fundador del Museo
consolida Barcelona codesde 1995, que se enmo capital y referente
carga específicamente de
internacional.
ampliar su patrimonio.
El MACBA se gestioPor otro lado, el Centro
na a través de un Conde Estudios y Documensorcio creado en 1988 e intación MACBA, creado
tegrado, actualmente, por
en 2007, desarrolla una fala Generalitat de Cataceta de coleccionismo
lunya, el Ayuntamiento
complementaria con la
de Barcelona, el Ministecolección tradicional.
rio de Cultura y la FunSi en sus inicios el
dación MACBA. En 1995,
Museo partía de estos
El MACBA de Barcelona / The MACBA of Barcelona.
el MACBA inauguró su
fondos independientes
(Foto / Photo Giovanni Pinna)
sede en el corazón del
(Ayuntamiento de BarRaval, en un nuevo edificelona, Generalitat de
cio concebido por el arquitecto norteamericano Richard
Catalunya y Fundació MACBA), con características difeMeier. Desde entonces, el Museo se ha convertido en una
renciadas, los últimos años han sido decisivos para dotar
institución pionera en la difusión del arte y las prácticas culde personalidad propia a la Colección MACBA y para identurales contemporáneas, cuyo impacto ha contribuido a
tificar propuestas e hipótesis de crecimiento. Estas hipóidentificar Barcelona con un escenario de innovación.
tesis se han inspirado en los programas de exposiciones
temporales que se han ido trenzando a lo largo de los años.
La Colección
Alguna de estas exposiciones ha determinado lo que ahoDesde la abstracción matérica de los años cincuenta, la
ra es una auténtica cultura del arte y se ha convertido, de
Colección evoluciona hacia el pop europeo, las vanguardias
hecho, en una tradición.
de los años sesenta y setenta, la centralidad de la palabra y
Os invitamos a conocer el fondo de la Colección
la experiencia poética, el retorno de la figuración fotográfiMACBA a partir de varios filtros de búsqueda. Con la ‘Bú-
MU
51
NUOVA
squeda avanzada” podréis acceder a las adquisiciones
recientes, los géneros artísticos, las obras expuestas y a
las obras en préstamo.
En cuanto a los programas escolares, la gran novedad es
la recuperación de una exposición permanente de los fondos
de la Colección, que estará abierta durante todo el curso y nos
permitirá actualizar las distintas propuestas educativas.
Exposiciones
El MACBA ofrece un programa de exposiciones que proActividades
Junto con la Colección MACBA y las Exposiciones temporciona al visitante una perspectiva compleja de la cultura
porales, los Programas públicos del MACBA son uno de los
contemporánea, que entiende el arte como un elemento
ámbitos de producción de contenidos y conocimiento del
esencial para comprender las dinámicas sociales, económiMuseo. Más allá de las actividades ligadas a la iniciación y
cas y políticas del presente. Si las exposiciones temporales
la familiarización con el arte contemporáneo, el MACBA deinvitan a conocer el arte moderno y contemporáneo a través
dica una particular atención a la investigación, al estudio y
de los autores más destacados, las muestras de la Colección
a la formación especializada. Los Programas públicos del
MACBA proponen una revisión constante del relato históriMACBA tienen el objetivo de aumentar y fidelizar distintos
co estructurado en épocas. Ambos tipos de exposición imgrupos de interés. Además de profundizar en el conocimiento
pulsan la divulgación y el conocimiento del arte.
y destacar la relevanCada vez más, el
cia social del arte, apuearte genera un doble
stan por la formación
patrimonio que iny la creación de nuecluye la interpretación
vas opciones profecomo nuevo objeto
sionales vinculadas a
de exposición. Estos
este ámbito.
nuevos objetos, a meEstos programas
nudo de carácter dose destinan a públicos
cumental, coexisten y
muy diversos, e inse muestran junto a
cluyen desde la iniciaobjetos artísticos tración y la difusión hasta
dicionales. Con el fin
la formación especialide gestionar adecuazada. Permiten también
damente los archivos
aplicar calidad y méderivados del estudio,
todo científico a los diel conocimiento y el
stintos ámbitos de accomentario de las
ción del Museo: curaobras de arte, en 2007
torial, editorial y forel Museo abrió el CenLa entrada principal / The front entrance. (Foto / Photo Giovanni Pinna)
mativo. Con una amtro de Estudios y Doplia oferta de actividacumentación MACBA,
des (cine, música, literatura etc.) y significativas aportaciodonde se ubica también una biblioteca especializada en
nes metodológicas, los Programas públicos del MACBA gearte contemporáneo. Estos fondos se exponen regularmente
stionan también el Programa de Estudios Independientes (PEI),
al público y están a disposición de los investigadores que
un posgrado de formación para las nuevas profesiones relo soliciten.
lacionadas con las prácticas creativas contemporáneas.
Educación
Este año consolidamos la formación del profesorado
Programa de Estudios Independientes
El Programa de Estudios Independientes (PEI) tiene codando continuidad a la programación de los cursos trimemo objetivo desarrollar una reflexión en el campo de las
strales impartidos tanto en el MACBA como en toda Catalunya
prácticas artísticas que vinculan el arte a las ciencias hu(Girona, Amposta, Reus y Vic, entre otras) y ofreciendo un
manas y a la intervención social, política e institucional.
nuevo curso de verano. Insistimos en la idea de impulsar la
El programa se plantea como un foro de educación información para docentes en arte contemporáneo y por ello
terdisciplinar dedicado a preparar a quienes en él partiproponemos, por primera vez, la posibilidad de asistir a talcipan para afrontar una actividad profesional crítica en el
leres con artistas y especialistas que nos permitirán trabajar
ámbito artístico y cultural.
con recursos de aplicación directa en el aula.
52
MU
NUOVA
Archivo y Biblioteca
un programa de residencias en periodos de entre uno y tres
El Archivo y la Biblioteca del Centro de Estudios y Domeses, dirigidas a investigadores académicos, artistas y otros
cumentación MACBA, que abrió sus puertas en diciembre
especialistas en arte contemporáneo y materias afines.
de 2007, expanden el campo de acción del Museo para
Publicaciones
reforzar sus funciones como centro de investigación, deDesde sus inicios, el Museu d’Art Contemporani de
bate y difusión del pensamiento.
Barcelona mantiene una notable actividad editorial que
Ambas colecciones documentales están especializadas en
se materializa fundaprácticas artísticas conmentalmente en los catátemporáneas, y se conlogos de exposición y licentran en el mismo marbros monográficos, peco temporal que las exro también en los traposiciones y actividades
bajos sobre práctica artíque programa el Museo y
stica y colecciones de
la selección de obras de
crítica y pensamiento
la Colección MACBA, con
contemporáneo. Dichas
la que mantienen una
ediciones no solo doestrecha relación de concumentan las expositinuidad. De este modo se
ciones, sino que, con
multiplica su potencial
sus aportaciones teóripara generar nuevas incas, contribuyen al estuterpretaciones y lecturas
dio del arte contema lo largo de la historia del
poráneo. Asimismo, el
arte contemporáneo.
MACBA actúa como
Los materiales docutransmisor de contenimentales que constituyen
Fuera del Museo / Outside the Museum. (Foto / Photo Giovanni Pinna)
dos: tanto poniendo al
el Archivo y la Biblioteca
alcance del público lose estructuran en fondos
cal documentos y may colecciones, entre los
teriales que de otro moque se cuentan archivos
do no serían accesibles,
de personas y entidades,
como difundiendo a
publicaciones de artista,
escala internacional a
carteles, fotografías, inviartistas y colectivos lotaciones y folletos, etc.,
cales.
además de bibliografía de
Por otro lado, la acreferencia y documentos
tividad editorial del
audiovisuales. En función
MACBA ha ampliado
del grado de accesibilisus formatos con la pudad y conservación, estos
blicación digital. Así,
materiales se distribuyen
hay tres series de puentre la Biblioteca y el
blicaciones online: QuaArchivo, cuya misión es
derns portàtils recopipreservarlos, divulgar sus
la conferencias, escricontenidos y apoyar la
El interior / The inside. (Foto / Photo Giovanni Pinna)
tos de artistas, poneninvestigación sobre práccias presentadas en seticas artísticas contemminarios organizados por el Museo; Quaderns d’àudio
poráneas con estos documentos como materia prima.
complementa las líneas de trabajo de la Ràdio Web
Con el fin de prestar apoyo a la comunidad investigadoMACBA con textos sobre la creación sonora, y la Sèrie
ra, promover la producción de conocimiento, fomentar el diáCapella MACBA ofrece una nueva manera de entender
logo entre la investigación y las prácticas artísticas contemporáneas
la producción artística en el marco del espacio de la Cay establecer redes de trabajo con entidades de intereses simipella MACBA.
lares, el Centro de Estudios y Documentación MACBA ofrece
MU
53
NUOVA
Investigación y Redes
El compromiso con la investigación y la difusión permite que los distintos campos de actividad del Museo se desplieguen en red y con la complicidad de entidades externas, lo que sitúa al MACBA en un ámbito de difusión nacional
e internacional.
A través de los Programas públicos, del Centro de Estudios y Documentación MACBA y del Programa de Estudios
Independientes (PEI), el MACBA se asocia con entidades, instituciones e individuos que contribuyen a enriquecer un nuevo tipo de patrimonio. Estas tres plataformas posibilitan una
conexión vital y necesaria entre la preservación del patrimonio
y la difusión del conocimiento que ello comporta. Destacadas incorporaciones de fondos documentales han convertido el MACBA en uno de los archivos más relevantes para la
escritura de la historia del arte contemporáneo. De esta forma, el Museo asume también las funciones de un centro de
investigación.
El MACBA combina la producción propia de contenidos,
exposiciones y publicaciones con coproducciones con instituciones museísticas de todo el mundo. También colabora habitualmente con instituciones que solicitan préstamos
de obras de la Colección MACBA.
Accesibilidad
El MACBA está comprometido con el fomento
de la cultura. Por este motivo, entiende que la accesibilidad es un derecho fundamental de las personas.
La inclusión del concepto de accesibilidad en las
dinámicas de trabajo del Museo sirve para ampliar el
número de personas que pueden aprovechar al máximo la visita y disfrutar de la experiencia artística.
El Museo, que des de su construcción está adaptado arquitectónicamente, va integrando elementos de comunicación sin barreras en todos los ámbitos de la señalización.
Por otra parte, en la oferta de actividades, el MACBA
sugiere programas educativos integradores que incorporan recursos adaptados a la diversidad de los
usuarios. También pone al servicio del público un
equipo permanente de educadores que puede atender y acompañar al visitante por las salas de exposición.
Bartomeu Marí i Ribas
MACBA - Museu D’art Contemporani de Barcelona
Bartomeu Marí i Ribas
A public mission
As a public entity, the Museu d’Art Contemporani de
Barcelona (MACBA) assumes responsibility for disseminating contemporary art, offering a diverse range of visions, and generating critical debates on art and culture,
while aspiring to reach increasingly diverse audiences. MACBA is an open institution where citizens can find a space of public representation, and also prioritises education
and innovation in its field. All of the above, in addition
to its commitment to heritage preservation and networking
with other institutions, place MACBA at the forefront of
the art system in Catalonia and confirm Barcelona’s position as a world art capital and an international benchmark.
The Museu d’Art Contemporani de Barcelona is managed by a consortium created in 1988. Its current members are the Government of Catalonia, Barcelona City Council, the Spanish Ministry of Culture and the MACBA Foundation. In 1995, MACBA officially opened its headquarters in the heart of the Raval, in a new building designed
54
by North American architect Richard Meier. From that time forth, the Museum has continued to break new ground
in the diffusion of contemporary art and cultural practices, and its impact has helped to confirm Barcelona’s reputation as a city of innovation.
Holdings
The Collection starts with the materic abstraction of
the fifties and follows the evolution of European pop, the
avant-gardes of the sixties and seventies, the centrality of
the word and poetic experience and the return of photographic figurative representation, and anti-minimalist sculpture in the eighties, before reaching today’s younger artists. It brings together works by Catalan, Spanish and international artists, particularly from South America and Eastern Europe, and has more recently started to include works
by artists from North Africa, the Middle East and the Arab
world.
The bulk of the works come from the institutions
that comprise the MACBA Consortium, including Bar-
MU
NUOVA
celona City Council and the Government of Catalonia,
but also from donations, loans and deposit agreements
from other entities such as the Diputació de Barcelona and individuals. One of the key elements is the Fundació MACBA, which was created in 1987 and has
been a founding member of the Museum since 1995,
and which has a specific mission to expand its collection.
Since it was created in 2007, the MACBA Study Centre
also carries out complementary aspects of the task of
collecting.
While MACBA initially began with a collection based
on these independent holdings with their own specific
characteristics (Barcelona City Council, the Government
of Catalonia and Fundació MACBA), the last few years
have been crucial for endowing the MACBA Collection
with a distinctive personality and identifying proposals
and hypotheses for future growth. These hypotheses
have drawn inspiration from the temporary exhibition programmes that have been held over the years. Some of
these exhibitions have defined what has now become an
authentic culture of art, and has in fact become established as a tradition.
We invite you to explore the holdings of the MACBA
Collection through a series of search filters. You can use
the ‘Advanced Search’ function to access recent acquisitions, artistic genres, works currently on display and
works on loan.
Exhibitions
MACBA’s exhibition programme offers visitors access
to a complex vision of contemporary culture, in which
today’s art becomes a key element for understanding current social, economical and political dynamics. Temporary exhibitions invite visitors to experience modern
and contemporary art through some of their leading exponents, while showcases of the MACBA Collection constantly revise the historical narrative that explains the different periods. Both types of exhibitions allow MACBA
to disseminate art and the knowledge derived from
studying it.
In addition, art generates a twofold patrimony, in
which interpretation also becomes a subject of exhibition.
These new elements – which are often documents –
coexist with and are displayed alongside traditional artistic objects. In order to adequately manage the archives
that are produced as a result of research, knowledge and
writings relating to works of art, the Museum opened the
MACBA Study Centre in 2007, which also houses a library
specialising in contemporary art. The Study Centre holdings are regularly exhibited to the public and are available to researchers on request.
Education
This year, we consolidate our teacher-training programme
by continuing to impart our existing quarterly courses at
MACBA and other venues throughout Catalonia (Girona,
Amposta, Reus, Vic and other cities), as well as adding a
new summer course. In keeping with our commitment to
promoting contemporary art training for teachers, we are
launching a new programme that gives participants the
opportunity to attend workshops with artists and specialists, where we can work with resources that can be then
be applied directly in the classroom.
As for school programmes, the big news is that a permanent exhibition of the Collection will once again be open
throughout the academic year, so that we will be able keep
updating the various educational projects.
Activities
MACBA Public Programmes, together with the MACBA
Collection and the Temporary Exhibitions, are the core of the
Museum’s content and knowledge production areas. As well
as organising activities to introduce visitors to contemporary
art and increase their familiarity with it, MACBA also prioritises research, study and specialised training. The mission of
the MACBA’s Public Programmes is to increase different interest groups and strengthen their relationship to the Museum.
The activities broaden knowledge and highlight the social relevance of art, but they also focus on training and the creation of new career choices in this field.
MACBA Public Programmes are targeted at a wide crosssection of society, and range from introductory levels and diffusion to specialised training. They are also a way of ensuring quality and applying scientific method to some of the
Museum’s other areas of activity: curatorial, editorial, and educational. Offering a wide range of activities (film, music, literature, etc.) and significant methodological innovations, the
MACBA’s Public Programmes also run the Independent Studies Programme (PEI), a postgraduate course on contemporary
creative practices.
Independent Studies Programme
The aim of the Independent Studies Programme (PEI)
is to explore the field of the artistic practices that connect
art to human sciences and to social, political and institutional intervention. The programme has been conceived
as an interdisciplinary education forum that can prepare
participants to embark on critical professional work in the
field of art and culture.
Archives and Library
The Archive and Library at the MACBA Study Centre, which opened its doors in December 2007, expand
MU
55
NUOVA
the Museum’s scope by strengthening its role as a centre for research, debate and diffusion of contemporary
thought.
Both of these documentary holdings are specialised
in contemporary artistic practices, focusing on a timeframe that matches that covered by the Museum’s exhibitions
and activities and by the artworks in the MACBA Collection, with which they are closely linked. This enhances
and boosts their potential to generate new interpretations and readings throughout the history of contemporary art.
The documentary material that constitutes the Archive and Library is structured into holdings and collections, which include the archives of individuals and
entities, artist’s books, posters, photographs, invitations
and pamphlets, etc., as well as reference books and audiovisual documents. The accessibility and conservation requirements of these materials determine whether
they are stored in the Library or the Archive. Both have the mission to preserve them, publicise their content and support research on contemporary artistic
practices that draws on these documents as its raw material.
As part of its commitment to supporting the research
community, promoting knowledge production, fostering
dialogue between research and contemporary arts practices, and networking with other entities that share similar interests, the MACBA Study Centre offers a program
of residencies with a duration of one to three months. These residencies are targeted at academic researchers, artists and other specialists in contemporary art and related
topics.
Publications
Since it was founded, the Museu d’Art Contemporari
de Barcelona has engaged in a wide range of publishing
activities, which mainly take the form of exhibition catalogues and monographic books, but also encompass
works on artistic practice and collections of critical essays
and contemporary thought. These publications are not just intended to document the exhibitions, but also to
further the study of contemporary art by making contributions to theory. Moreover, MACBA plays a role in transmitting content by making otherwise inaccessible documents and other materials available to local users, and also by offering local artists and groups the chance to make
their work known internationally.
Beyond this, MACBA also focuses on diversifying formats by exploring digital publishing models. Along these lines, the Museum edits three online publications:
Quaderns portàtils (Portable Notebooks), which are com-
56
pilations of conference proceedings, texts by artists, and
lectures delivered at MACBA seminars; Quaderns d’àudio (Audio Notebooks), which complement the work of
Ràdio Web MACBA with texts on sound art; and Sèrie Capella MACBA, which offers a new way of understanding
artistic production in the framework of the Capella MACBA space.
Research & Networks
The Museum’s commitment to research and diffusion
allows its different areas of activities to open out and become part of a network with the complicity of external
entities, positioning MACBA within a sphere of national
and international scope.
Through its Public Programmes, the MACBA Study Center and the Independent Studies Programme (PEI), MACBA works alongside other entities, institutions and individuals who play a part in enriching a new kind of cultural patrimony. These three platforms set up vital and necessary links between heritage preservation and the dissemination of the knowledge that stems from it.
Significant additions to its documentary collection
mean that MACBA is now one of the most important archives in terms of the writing of contemporary art history. In this sense, the Museum also takes on the role
of research center.
MACBA combines the production of its own content,
exhibitions and publications with co-productions with
other museums around the world. It also regularly collaborates with institutions that request loans of works from
the MACBA Collection.
Accessibility
As an institution committed to promoting culture,
MACBA believes that accessibility is a basic right for
everybody. By incorporating this concept and the conditions aimed at improving accessibility and making them
part of the Museum’s work dynamic, MACBA offers all visitors new ways of perceiving and making the most of the
artistic experience. The Museum, which has been architecturally adapted for accessibility since it was built, is now
integrating barrier-free communication elements in all of
its signage.
MACBA activities also include educational programmes, which offer resources tailored to the diversity
of users. The Museum has as well a team of educators
on staff to help and accompany visitors in the exhibition rooms.
Bartomeu Marí i Ribas
MU
NUOVA
La Fundació Antoni Tàpies
Laurence Rassel
La Fundació Antoni Tàpies1 fut créée en 1984 avec
nière rénovation: la circulation ouverte et les structures tranl’objectif de promouvoir l’étude ainsi que la connaissance
sparentes de la première décennie du XXIe siècle. Une rede l’art et de la pensée modernes et contemporains qui se
stauration accomplie par l’atelier Ábalos+Sentkiewitcz Arquitectos,
manifestent sous les formes d’expression les plus diverses,
de 2008 à début 2010.
en accordant une attention spéciale aux manifestations arEn 1990, la Fundació ouvrit ses portes dans un moment
tistiques qui, comme l’œuvre d’Antoni Tàpies, sont porteuses
de changements profonds de l’institution muséale, changede valeurs cognitives, éthiques et esthétiques2.
ments dus en majeure partie au nouveau statut que la culL’ouverture de la Fundació
ture acquit au sein du capitaen juin 1992 fut possible grâlisme tardif et du processus sice à l’apport financier, conmultané de la mondialisation:
ceptuel et matériel d’Antoni
sa valeur symbolique se tranTàpies et de sa famille, qui fisforma en valeur économirent don des œuvres et du
que, et son potentiel de prafonds bibliographique pertique sociale active survint
sonnel de l’artiste.
dans un moment de relative
De par l’espace qu’elle ocnormalisation démocratique
cupe, la pensée d’Antoni Tàdu pays, qui impliqua une sépies et les objectifs de l’instidimentation des processus cultution, la Fundació s’inscrit,
turels dans des institutions
depuis sa création, dans une
consacrées à l’étude et à la
histoire artistique et citoyenne
diffusion des arts plastiques.
qui commence à la fin du XIXe
Dans la réalité locale, cela
siècle, si l’on se réfère à son
supposa une contribution à
siège, et qui continue au XXIe
la définition d’une nouvelle
siècle. Un même espace arcarte culturelle, en plein prochitectural concentre, depuis
cessus de renouvellement ursa création et à travers ses
bain de la ville de Barcelone.
différentes rénovations et les
Le moment historique dans
diverses fonctions qu’il a remlequel elle est apparue déterplies, l’histoire du Modernimina aussi le contexte consme catalan ainsi que l’histoiceptuel à partir duquel les lire industrielle et éditoriale du
gnes programmatiques de la
début du XXe siècle. Depuis
Fundació Antoni Tàpies se
la maison d’édition Montaner
sont définies: le premier point
i Simon, œuvre de l’architecprimordial est la conservation,
La Fundació Antoni Tàpies. (Photo Lluís Bover. © Fundació Antoni Tàpies, 2015)
te moderniste Lluís Domènela diffusion et l’étude de l’œuch i Montaner; le témoignage
vre d’Antoni Tàpies. La Colde la fin des années 1980, préliminaire de la ville olympique
lection de la Fundació rassemble environs de deux mille pièet liée à une période de productivité accélérée; la restauraces de peintures, sculptures, dessins, gravures et livres de bition de l’édifice en vue de l’ouverture de la Fundació par les
bliophile. Elle permet d’avoir une connaissance exhaustive
architectes Roser Amadó et Lluís Domènech Girbau, de 1986
de tout le parcours de l’artiste, depuis ses débuts, dans les
à 1990, dans une ville secouée par une productivité accrue
années 1940, jusqu’aujourd’hui, grâce à l’apport annuel d’une
pré-olympique. Et récemment, elle intègre résultat de la derœuvre qui s’ajoute à la collection initiale.
MU
57
NUOVA
L’œuvre de Tàpies est toujours présente, au minimum,
certs, publications etc.) permettent un dialogue entre les prasur un des niveaux d’exposition de façon à permettre, à tratiques artistiques, proposant ainsi un usage de la culture et de
vers la rotation périodique des fonds, de rendre visibles
l’histoire en tant qu’espaces et moyens d’accès au savoir, et
d’autres aspects de son travail, ainsi que d’établir des conincarnant la possibilité d’une pensée critique face aux évènenexions entre des œuvres de différentes époques. De plus,
ments de l’histoire contemporaine. En vingt ans d’existence,
la Collection constitue le point de départ d’expositions temla Fundació a organisé de nombreuses expositions d’artistes
poraires dédiées à l’œuvre d’Antoni Tàpies. Jusqu’aujourd’hui,
étrangers dont les œuvres n’avaient jamais été montrées en Cala Fundació a organisé des expositions sur des thèmes très
talogne ni dans la reste de l’Etat espagnol ou y étaient très peu
distincts comme les peintures “matiéristes”; l’utilisation parconnues. La Fundació s’est intéressée à l’art historique des avantticulière du vernis dans son œuvre; les dessins, collages et
gardes (Brassaï, László Moholy-Nagy, Francis Picabia) et aux
cartons; les livres de bibliophiles réalisés avec d’autres auproductions européennes et nord-américaines depuis la seconde
teurs, et les affiches réalisées
guerre mondiale à travers des
depuis 1950. Ces expositions
expositions d’artistes tels que
offrent des visions renouvelées
Franz Kline, Robert Motherwell
de l’œuvre d’Antoni Tàpies,
et Asger Jorn.
ainsi que la possibilité d’apDe la même manière, elle
profondir son travail et son
a contribué à faire redécouvrir
impact critique.
Louise Bourgeois, dont l’œuvre
L’inscription de l’œuvre de
établit un lien entre l’avantTàpies dans une histoire des arts
garde européenne de l’entreet des disciplines artistiques
deux-guerres et la scène artiqui franchit les limites du XXe
stique de New York née au
siècle, de l’Occident et des arts
milieu des années 1960 dans le
visuels, offre une opportunité
cadre du post-minimalisme.
unique à la Fundació de reCette scène new-yorkaise est,
penser sa généalogie et de se
entre autres, incarnée par Eva
déplacer au-delà des murs conHesse, dont les “Studiowork” –
ceptuels et physiques de l’hitravaux du studio – ont égalestoire moderne et contempoment fait l’objet d’une exposiraine de l’art. Elle lui permet
tion à la Fundació.
d’étudier et de montrer cette
Le passage du minimalimultiplicité, des arts appelés prisme aux débuts du concepmitifs à l’art numérique, de la
tuel, avec comme référence et
musique à la philosophie.
particulièrement Sol LeWitt et
La Fundació promeut de
tous les artistes qui, en proponouvelles lectures de l’œuvre
sant de nouvelles formes ou de
d’Antoni Tàpies en la faisant dianouveaux contenus, déloguer, entre d’autres procestournèrent certaines idées jusqu’à
Collage avec les affiches d’exposition réalisées entre 1990 et 2005.
sus, avec des pratiques concréer de nouveaux sens – si l’on
temporaines de performance et
pense à l’implication du specde musique en collaboration avec les institutions, artistes; protateur dans les œuvres de Dan Graham ou de James Coleman
ducteurs culturels de Barcelone, d’Espagne et internatio– a également été l’un des centres d’intérêt de la Fundació.
naux. Cette étude approfondie de l’œuvre d’Antoni Tàpies
En ce qui concerne les auteurs des années soixante et
explore aussi des aspects moins consensuels de celle-ci comsoixante-dix, la Fundació a continué à privilégier les auteurs
me le charnel et le pornographique dans l’œuvre récente de
qui ont exploré les limites des pratiques artistiques et mul’artiste. Elle ose aussi la cohabitation avec les œuvres de Beuys,
séales, des artistes tels que: Marcel Broodthaers, Krzysztof WoPasolini, Richter, Kippenberg, entre autres, et invite Jean-Luc
diczko, Hans Peter Feldmann, Hans Haacke et Isidoro ValcárNancy et Michel Butor a y poser leur regard.
cel Medina, entre autres.
En harmonie avec l’héritage critique et esthétique d’Antoni
Une pratique artistique, toujours à la même époque,
Tàpies, les activités et les projets temporaires de la Fundació
bouleversée et élargie par des représentants de visions qui
(expositions, séminaires, cycles de cinéma et de vidéo, conétaient plus ou moins détachées des pôles de diffusion de
58
MU
NUOVA
l’art contemporain, comme Lygia Clark ou Hélio Oiticica,
la Fundació peut exposer des œuvres fragiles comme des
ou qui étaient assez peu connus hors de certains foyers
œuvres monumentales, des œuvres analogiques comme des
de créativité, comme Sanja Ivekovi? ou Mangelos dont l’œuœuvres numériques. Elle reste attentive à tout ce qui est
vre a également beaucoup intéressé la Fundació.
riche de contenu esthétique ou d’esprit critique.
L’interrogation des critères
Récemment la Fundació a orgéographiques, politiques, scienganisé les expositions d’Eva Hestifiques et esthétiques des classise, d’Anna Maria Maiolino, de
fications de l’art, la désobéissanKerry James Marshall, et explore
ce épistémologique des discours
les limites de l’exposition en trarestreints ou consensus manuvaillant avec le chorégraphe Xafacturées, ont été et sont au cœur
vier Le Roy, l’œuvre d’Allan Kades activités de la Fundació, qui
prow et des expositions collectia accueilli des projets d’interpréves telles que “In the First Circle”
tation de l’histoire de l’institution
dirigée par l’artiste Imogen
muséale (Les limites du musée) tout
Stidworthy ou “Alma Matrix” dont
comme des projets monographila commissaire fut Catherine de
ques ou de collectifs d’artistes
Zegher.
Anna Maria Maiolino, 15 octobre 2010 - 16 janvier 2011.
qui interrogent les conditions écoAu cours des dernières années,
(Photo Lluís Bover. © Fundació Antoni Tàpies, 2015)
nomiques, politiques et géocertaines institutions et quelques
graphiques (Représentations araprofessionnels ont cherché, bien
bes contemporaines).
que de manière limitée, à aller auL’œuvre d’art contemporain
delà du fait de montrer des œufranchit tout type de limitation, se
vres pour en révéler les procesproduit et apparaît en une mulsus de travail artistique: l’étude
titude de formes, d’utilisation, de
préalable et la réalisation des œutechniques et de relations, et ce,
vres, et le contexte dans lequel eldepuis les pratiques artisanales
les se créent et s’exposent. Pourou populaires jusqu’aux expéritant, on n’a pas encore réussi
mentations qui sont ou étaient
réellement à rendre visible le méencore considérées au-delà du
canisme de production des concircuit de l’art. Ce dépassement des
tenus ou le travail d’un centre
Retrospectiva de Xavier Le Roy, 24 février - 22 avril 2012.
limites est présent depuis les réféd’art ainsi que celui des auteurs
(Photo Lluís Bover. © Fundació Antoni Tàpies, 2015)
rences à la vie quotidienne caexposés. Ni à ouvrir et rendre
ractéristiques de l’art de Fluxus à
réellement accessibles les prola danse de Merce Cunningham
cessus de travail du centre et de
ou au cinéma de Chris Marker, arses auteurs à travers la production
tistes dont les œuvres ont égalearchiviste et documentaire, quitment été montrées à la Fundació.
te à abandonner le concept de l’auGrâce à son espace et à sa litonomie de l’art.
berté de programmation, la FunPour développer de nouveaux
dació peut parfois accompagner
mécanismes d’interprétation, d’inle travail d’artistes immergés dans
teraction et de participation, il
le processus de création ou de
faut que s’active un nouveau tydiffusion de leurs projets, qui
pe d’expérience qui ne limite pas
trouvent ainsi dans la Fundació
la lecture critique et qui ne réduit
Kerry James Marshall. Pintura i altres coses, 11 juin - 26 octoun lieu où penser et produire une
pas le processus d’acquisition de
bre 2014. (Photo Lluís Bover. © Fundació Antoni Tàpies, 2015)
première grande exposition réconnaissances au moment de la
trospective, comme cela a été
visite physique ou virtuelle: il
le cas pour Eulàlia Valldosera, Pedro G. Romero et Ibon
s’agit de montrer comment les idées et les attitudes devienAranberri. En fait, au-delà des amalgames ou des généanent formes, enrichir la compréhension des processus artilogies, des noms concrets ou des programmes développés,
stiques et diversifier les formats traditionnels de l’exposition.
MU
59
NUOVA
L’expérience contemporaine de l’art, expérience qui inDe plus, la Fundació dispose d’une bibliothèque spéclut sans nul doute la contemplation des œuvres, mais qui,
cialisée en art moderne et contemporain, qui contient le fonds
ne se limite pas à cette contemplation et permet que les œule plus important sur l’œuvre d’Antoni Tàpies et une colvres participent à un réseau d’évènements, d’apprentissages
lection non négligeable sur la culture et l’art asiatique, afriet de transformations plus vastes, est liée à la capacité de créer
cain et océanique. D’autres thèmes comme l’architecture,
des formes d’interaction avec le public, des façons de parle dessin, les arts décoratifs, la photographie, le cinéma ou
tager des expériences et des concepts au moyen d’actions
la vidéo sont également représentés. Le noyau initial donné
et d’activités diverses.
par Antoni Tàpies s’est développé grâce à des publications
Dans ce but, la Fundació mettra à disposition des réseaux
récentes et historiques, ainsi que des vidéos et revues ind’experts, d’institutions ou de collectifs, mais aussi du grand
ternationales qui complètent une collection bibliographiques
public, les archives du travail réalisé pendant plus de vingt ans,
en croissance constante.
et rendra publics ses processus de travail. Et elle le fera en parLa taille de la Fundació est un avantage au moment de
tant de la décentralisation, l’accès et l’usage adapté qui permettent
penser à une stratégie d’espace dynamique et de travail
les technologies de l’information et de la communication, la cafluide, afin de développer des projets et des collaborations
pacité du monde numérique à aller au-delà des limitations et
qui dépassent les formats et les frontières des disciplines
des limites du musée, jusqu’à se convertir en un espace ouartistiques, leurs supports et les endroits où elles ont lieu.
vert à la lecture et à l’écriture.
La Fundació peut offrir des
La fonction de docuespaces de rencontres et de
mentation et de publication
projets de travail entre l’ind’un centre d’art peut se
timité et la divulgation pudévelopper comme un espablique, et peut se concece qui est à la fois un lieu
voir comme un espace d’inau sein du musée et un lieu
termédiation entre des
sur internet. Un espace qui
groupes d’origines et de
relie les pratiques de l’archive
tailles variées: institutions,
et de l’exposition: producassociations, collectifs, intions audiovisuelles, publidividus.
cations papier (revues, liAvec la volonté de
vres, catalogues), productions
franchir les limites discidiscursives en ligne ou en
plinaires, temporelles,
différents espaces physispatiales et géographiActivités pour les enfants du Service Éducatif de la Fundació.
ques, et qui peut présenter
ques, la Fundació per(Photo Lluís Bover. © Fundació Antoni Tàpies, 2015)
diverses phases de dévesévère dans sa mission
loppement et de consultation.
initiale de réflexion sur
Toutes ces pratiques se déroulent au cœur d’un espace
le rôle de l’art dans la formation de la conscience moappelé Arts combinatoires (Lieu d’éducation, d’exposition et
derne.
de recherche), qui implique une nouvelle sphère de relation,
de visibilité des projets antérieurs ou en cours et de présentation
d’objets de différents formats. Tout cela permet d’inviter
Laurence Rassel, Directora Fundació Antoni Tàpies.
différents publics à consulter, à commenter et à se réapproprier les contenus et d’en créer des nouveaux.
1. Extrait de: Laurence Rassel, La Fundació Antoni Tàpies, dans FundaRendre visibles les processus de travail de la Fundació
ció Antoni Tàpies, Barcelone, Barcelone, 2012. Ce texte réunit et actualiet de ses collaborateurs est aussi lié à la croissance du rôle
se les concepts et contenus décrits dans: Miquel Tàpies et Nuria Enguita
pédagogique des centres d’art, et implique une invitation à
Mayo, La Fundació Antoni Tàpies, dans Fundació Antoni Tàpies, Barcela lecture, à la participation et à la rencontre avec l’art conlone. Barcelone: Fundació Antoni Tàpies, 2004; et Miquel Tàpies, Introduction, dans Fundació Antoni Tàpies. Barcelone: Fundació Antoni Tàtemporain (avec le soutien et la complicité des artistes, aupies, 1990.
teurs, commissaires etc.). En accompagnant les visiteurs dans
2. L’ouverture de la Fundació a été possible grâce à l’aide financière inileur rencontre avec les œuvres, il s’agit de partager des contiale de la Mairie de Barcelone, alors propriétaire de l’édifice. En 1987, au
cepts par des groupes de lecture, ateliers et séminaires de
travers d’un contrat signé par la Mairie et la Fundació, la Mairie assumait
travail, de montrer les différentes étapes de la production des
les frais de restauration et céinué à appuyer le travail de la Fundació à
travers des subventions et des dons annuels.
œuvres, des expositions et des contenus.
60
MU
NUOVA
La Fundació Joan Miró
Rosa Maria Malet
Cuando, en junio de 1975, la Fundació Joan Miró abría
El incremento de los visitantes y el interés suscitado
sus puertas al público, se iniciaba una experiencia nueva
tanto por la colección permanente como por las exposien los museos de la ciudad de Barcelona que planteaba
ciones temporales llevaron al Patronato de la Fundació a
un acercamiento distinto a la creaplantearse la conveniencia de amción artística y al arte de nuestro
pliar las instalaciones. La respontiempo.
sabilidad recayó en Jaume Freixa,
El propósito de Joan Miró era
discípulo y colaborador de Sert. El
ofrecer a su ciudad natal un cenproyecto de Freixa, concebido con
tro en el que el descubrimiento
el máximo respeto hacia la condel arte fuese una experiencia
strucción original, excluyó cualviva, donde pudiesen convivir
quier intervención que alterase la
formas expresivas diversas y donimagen del edificio diseñado por
de el visitante se sintiese estiSert. Con gran acierto consiguió
mulado. De ahí que, más allá de
ganar 2.750 m2 que, sumados a los
4.200 iniciales, permiten mantener
lo que ofrecían los museos trael equilibrio entre la presentación
dicionales, dotase a la Fundació
de la colección permanente y las
de una importante colección de
actividades temporales.
obra propia y la convirtiese,
El edificio de Sert es, en sí miademás, en un centro de irrasmo, una obra de arte que atrae el
diación del arte contemporáneo
interés de arquitectos, artistas y
que ponía el acento en los creapúblico en general. Al hablar de la
dores más jóvenes.
Fundació Joan Miró, debemos teTomada la decisión de crear
ner en cuenta que, si bien la idea
la Fundació, Miró se puso en
de Miró era crear un centro abiercontacto con el arquitecto Josep
to a otros creadores, dotó a la inLluís Sert, decano de la Facultad
stitución con una colección única.
de Arquitectura de Harvard y
En lo referente a las colecamigo personal suyo. Juntos traciones de la Fundació Joan Miró,
bajaron en la definición del edicabe destacar el completo fonficio. Las previsiones de Miró
do documental, indispensable
eran, desde el principio, muy
para conocer el método de traprecisas: sabía qué obras destibajo de Miró, sus inquietudes, sus
naría a la Fundació; contaba con
intereses, sus lecturas. Integran
la realización de algunas piezas
este fondo unas 10.000 piezas (dique instalaría en lugares especíbujos preparatorios de pinturas,
ficos, como el auditorio o las
cuadernos de trabajo, bocetos
terrazas, y consideraba la neceFachada, Terrazas, Sala Emili Fernández
y anotaciones) que conocemos
sidad de disponer de espacios
Miró. (Fotos Pere Pratdesaba)
como “papeles Miró”, así como
adecuados para albergar la obra
su biblioteca personal, cedida
de otros artistas. Con el tranpor sus herederos en concepto de depósito.
scurso del tiempo, el edificio de Sert se ha consolidaEn total, la Fundació dispone de un conjunto de cado como un contenedor ideal en cuanto a la función
si 13.000 piezas registradas, que incluye, además de las
a la que fue destinado.
MU
61
NUOVA
ya mencionadas, 225 pinturas sobre tela u otros sopor28/1/2001 o Chillida, 21/11/2003 - 25/01/2004, y ha protes, 169 esculturas, 9 obras textiles, 4 cerámicas, la copuesto temas vinculados a la experiencia artística, como
Murales, 18/2/2010 – 6/6/2010, o Ante el horizonte,
lección prácticamente completa de obra gráfica y libros
22/10/2013 – 16/2/2014.
de bibliófilo realizados por el artista a lo largo de su vida. La mayoría
Un camino hacia el futuro
de las obras que comprenden los
La actividad del Espai 13, concefondos de la Fundació fueron donadas
bido como una plataforma experipor Joan Miró. A esta donación inimental para artistas emergentes y pacial se agregó la colección de su
ra historiadores del arte en los iniamigo Joan Prats, a la que siguieron
cios de su carrera como críticos, está
donaciones y depósitos de otros
centrada en la creación más actual. El
amigos. La Fundació contó, desde el
Fuente de Mercurio. (Fotos Pere Pratdesaba)
Espai 13 ha sido el punto de partida
comienzo, con el apoyo de la Sra. Pide muchos artistas de renombre.
lar Juncosa, esposa del artista, y de
Maria Dolors Miró, su única hija. En
El Premio Joan Miró. Un reconola actualidad, la Fundació sigue incimiento, un estímulo
corporando obras, documentos y liEn 2007 se celebró la primera edibros cedidos por sus descendiención del Premio Joan Miró. Creado
tes. Fruto de un acuerdo a largo placon el propósito de distinguir a un arzo, la Fundació acoge una parte de
tista en la etapa de la mid-career, este
la colección de obras de Miró del Sr.
galardón se otorga como reconociKazumasa Katsuta. Dichas obras,
miento a su espíritu de investigación,
que proceden de la colección partiinnovación, compromiso y libertad
cular más destacable en su especiaque caracterizaron la vida y la obra de
lidad, ayudan a completar la visión
Joan Miró. Los ganadores del Premio
de conjunto de la trayectoria miroJoan Miró han sido:
niana.
• 1ª edición (2007), Olafur Eliasson;
El programa de actividades tem• 2ª edición (2009), Pipilotti Rist;
porales de la Fundació se concreta a
• 3ª edición (2011), Mona Hatoum;
partir de la actitud innovadora y de
• 4ª edición (2013), Roni Horn;
indagación que caracteriza la creación
• 5ª edición (2015), Ignasi Aballí.
mironiana, al tiempo que respeta la
idea inicial de favorecer el interNovedad frente a tradición
cambio cultural internacional.
El ritual navideño que, desde los
Grandes nombres, grandes temas
mitos paganos hasta la adaptación criDentro de la programación de
stiana, marca el comienzo del solstiexposiciones temporales, la Fundació
cio de invierno es vivido de una maha llevado a cabo propuestas innonera muy especial en la Fundació.
vadoras y abiertas a la reflexión, coCada año, un artista es invitado a hamo Sugestiones olfativas, 02/11/1978
cer su personal lectura y a dar su par– 10/12/1978, Volar sobre el agua. La
ticular visión de alguno de los tópicos
aventura de Ícaro. Una exposición de
navideños.
Peter Greenaway, 6/3/1997 – 1/6/1997;
A lo largo de sus 40 años de actiasimismo, se ha concentrado en la providad, la vida y los proyectos de la Funducción de un creador contemporádació Joan Miró han estado encamineo, como Amat. Cuatro paisajes de
nados a lo que siempre defendió Miró:
Salas de la Fundació. (Fotos Pere Pratdesaba)
fondo 1975-1992, 17/2/1994 –
una mirada hacia el futuro.
10/4/1994, Jaume Plensa, 12/12/1996
– 9/2/1997, Calder, 20/11/1997 – 15/2/1998, René Magritte,
19/11/1998 – 7/2/1999, Mark Rothko, 24/11/2000 –
Rosa Maria Malet, Directora de la Fundació Joan Miró.
62
MU
NUOVA
La Fundació Suñol
Margarita Ruiz i Combalia
La Fundació Suñol es una entidad privada sin ánimo de ludedor de la Colección Josep Suñol. Estos fondos se expocro que muestra al público la colección de arte contemporánen en diferentes formatos, desde secuencias cronológicas
neo de Josep Suñol y, al mismo tiempo, impulsa un proyecto
hasta diálogos e interacciones entre las obras que los conforglobal para favorecer la difusión y la producción artística de
man. El segundo eje se desarrolla en el Nivell Zero, un espavanguardia. La Fundació Suñol tiene su sede en el Passeig de
cio anexo a las salas de exposición, y situado en el interior
Gràcia de Barcelona.
de la misma manzana que la Pedrera, conocido edificio de
El hecho de que la Fundació Suñol sea una realidad hoy,
Antoni Gaudí. Este espacio multidisciplinar actúa como conse debe a la voluntad de Josep
tenedor de propuestas trasversaSuñol. El mismo entusiasmo que
les y temporales de pequeñas exle ha acompañado a lo largo de más
posiciones, debates, ciclos de
de cuarenta años en todas y cada
poesía, conciertos, seminarios,
una de sus adquisiciones de obras
conferencias y talleres.
artísticas, le ha llevado a dedicar
El coleccionista y la colección
todos sus esfuerzos a constituir
Desde principios de los años
una fundación que ofrezca al púsetenta, Josep Suñol fue constiblico una muestra representativa del
tuyendo una colección sobre las
arte del siglo XX, nacional e invanguardias históricas, con obras
ternacional.
de Picasso, Miró, Man Ray, Dalí,
La Fundació Suñol se constituyó
Warhol, Balla, Tàpies, Saura, etc.
el 17 de julio de 2002. Como finaACTE 0: INCITE Concierto electrónico. (Foto Cristian
Poco tiempo después empezó
lidades fundacionales, la Fundació
PColl)
a adquirir obras de autores de la
explicita su interés en “fomentar, digeneración posterior, Gordillo, Péfundir o divulgar el arte en generez Villalta, Arroyo, Navarro, Soral, y el de la propia Colección Jolano, Zush, Longobardi, Boetti
sep Suñol en particular, con el objeetc., y cuando esta generación,
tivo de investigar, conservar y preque podríamos denominar como
servar el arte y su estudio, procula de los ochenta se fue consorando la ayuda a artistas, estudianlidando, arrancó con una nueva
tes y estudiosos en pro del arte caserie de incorporaciones de artalán a nivel mundial”. La Fundació
tistas de los noventa, con autoSuñol está regida por un Patronares, entre otros, como Colomer,
to y un equipo de gestión, cuyas acRom, Mont, Buxbaum o Notividades conducen a la entidad al
guero. Esta “cronología” conficumplimiento de su objeto social.
guró una infinidad de imágeEl modelo de gestión de la
Nivell Zero. (Foto Roberto d’Lara)
nes, el valor de las cuales resiFundació Suñol es completamende en su inclusión en el mote privado y sus fondos proviemento histórico al que pertenecen, además de su calidad
nen, en un alto porcentaje, de las aportaciones de su fundaestética.
dor. Anualmente, se cuenta con el apoyo puntual de algunas
Josep Suñol descubrió el arte contemporáneo a finales
instituciones locales para el desarrollo de la programación
de los años sesenta y, por tanto, vivió muy de cerca las transanual de exposiciones y actividades complementarias.
formaciones que estaban sucediendo en el mundo del arDesde su apertura al público, el 21 de mayo de 2007, la
te. Por otro lado, su amistad con Fernando Vijande – uno
Fundació Suñol actúa sobre dos ejes. El primero gira alre-
MU
63
NUOVA
Resumen de exposiciones en la Fundació Suñol (2007-2015)
2007 • 1915-1995. Colección Josep Suñol. Exposición con
un eje cronológico
2008 • 1970-2001. Colección Josep Suñol. Exposición con
un eje cronológico
2009 • Porta}Zush 1961-1979. Exposición monográfica
• Coloquios. Primera Parte. Exposición temática
• Los Esquizos de Madrid. Figuración madrileña de los
70. Exposición itinerante, procedente del MNCARS
(Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía)
2010 • Joan Hernández Pijuan. La mesura del temps, el transcurs de la pintura. Exposición monográfica
• Signos y Escrituras. Exposición temática
• Luis Gordillo. Sense títol (provisional). Exposición
monográfica
2011 • 27 obres, 18 autors. Fons de la Col·lecció Josep Suñol.
Segunda planta. Exposición temática
• Yamandú Canosa. El árbol de los frutos diferentes.
Primera planta. Exposición monográfica
• Luis Frangella. La jarra vertiente o Máquina de dibujar. Primera planta. Exposición monográfica
2012 • Escultura / Objecte. Primera planta. Exposición temática
• La morada del hombre. Fotografías de la Colección
Martin Z. Margulies. Segunda planta. Colaboración
con la Fundació Foto Colectania
• El festí fràgil. Hannah Collins. Primera planta. Colaboración externa
• 5° Aniversario. Collecció Josep Suñol. Primera y segunda planta. Exposición temática
2013 • Continuum. Segunda planta. Exposición temática
• Pablo Picasso, La Tauromaquia. Primera planta. Exposición temática
• Joan Rom, E.R.T. Primera planta. Exposición monográfica
2014 • Sobre (el) papel. Segunda planta. Exposición temática
• Res no s’atura. Col·leccions Josep Suñol i Centre
d’Art la Panera. Primera planta. Colaboración externa
• Susana Solano, Vol rasant. Primera planta. Exposición monográfica
• Perfect Lovers, Arte en tiempos de la sida: Primera planta. Colaboración externa
2015 • ITALIA, I sei sensi (Los seis sentidos). Segunda planta. Exposición temática
• Miquel Mont, Nunca es suficiente. Primera planta.
Exposición monográfica
64
Resumen de ACTOS en el Nivell Zero (2007-2015)
ACTE 0: Incite. Concierto audiovisual.
ACTE 1: Observación. Exposición.
ACTE 2: Poéticas de la contemporaneidad. Ciclo de cinco sesiones de lectura poética.
ACTE 3: José Noguero, Escenografías. Exposición.
ACTE 4: Roulotte. Presentación de un proyecto editorial
flexible.
ACTE 5: Kanta Horio. Concierto minimalista.
ACTE 6: Aureli Ruiz, [Re: Love Indifference]. Exposición.
ACTE 7: Land Art. Programa vídeo.
ACTE 8: Núria Canal, Uncover. Exposición.
ACTE 9: Lawrence Weiner, The Crest of a Wave. Instalación.
ACTE 10: Tecura 4.0. Taller de arte con programa informático.
ACTE 11: BachCage.04. La naturaleza según John Cage. Francesco Tristano Schlimé (piano). Concierto.
ACTE 12: Patrícia Dauder, horitzontal/orbital. Exposición.
ACTE 13: Eva Lootz, Hidrotopías, La escritura del agua. Exposición.
ACTE 14: Isaki Lacuesta i Isa Campo, Llocs que no existeixen
(Goggle Earth 1.0). Documental vídeo sobre Google Earth.
ACTE 15: Àngel Jové, VS LIMBUS. Exposición.
ACTE 16: Lupe Pérez García, Cuentos Crueles. Las dos misiones
del explorador. Instalación audiovisual.
ACTE 17: A*LIVE. Una sesión de análisis crítico sobre las formas actuales de recepción, distribución y consumo del arte contemporáneo a partir del panorama artístico a Barcelona.
ACTE 18: Antònia del Río, Xiu Xius en Blanc. La Biblioteca absent. Instalación.
ACTE 19: Lluís Hortalà, Exercitatori. Exposición.
ACTE 20: Daniela Ortiz, Black Round Table Instalación audiovisual.
ACTE 21: Francesc Ruiz, The paper trail. Instalación.
ACTE 22: Joana Cera, Sense mesura variable. Instalación.
ACTE 23: Ricardo Trigo, Complicar en discurso, Sin el ni un.
Instalación audiovisual.
ACTE 24: Documentos y memoria. Archivo Colección Josep
Suñol. Exposición.
ACTE 25: Luz Broto, Ocupar una tribuna. Vídeo.
ACTE 26: Carmen Díaz, Aperturas. Exposición.
ACTE 27: Bruno Ollé. Hoy es siempre todavía. Instalación.
ACTE 28: Muntadas/Franch, Dispositivos de exposición. Exposición.
ACTE 29: Martí Ansón, Pavelló català, Arquitecte anònim. Instalación.
ACTE 30: Lúa Coderch, Or. Vídeo.
ACTE 31: Thibault Brunet. From 0 to 1. From 1 to 0. Exposición.
MU
NUOVA
de los fundadores de la Galería Vandrés de Madrid y conrio, articula una propuesta global que amplía el conocimiensiderado como uno de los impulsores del arte de vanguardia
to alrededor del arte contemporáneo, y siempre coherente con
en España – favoreció que estuviera en contacto directo
la voluntad inicial de Josep Suñol.
con las nuevas tendencias artísticas españolas.
Programación en la Fundació Suñol y en
La Colección Josep Suñol evidencia por
el Nivell Zero
ella misma la forma especial de entender el
La Fundació Suñol consta de dos ámbitos,
arte del coleccionista. La coherencia y la cadiferenciados en el tiempo y en el espacio.
lidad de las obras que componen la colecEl primero está situado en el Passeig de Gràción, proporcionan una amplia y reprecia 98 y el segundo, el Nivell Zero, tiene su
sentativa visión del itinerario de la creación
entrada natural e independiente por la
artística, desde 1915 hasta el 2000. Actualcalle Rosselló 240, aunque también se puemente, la colección está formada por más
de acceder por la primera planta de Passeig
de 1.200 piezas, e incluye obras de Warhol,
de Gràcia, que conecta ambos espacios.
Picasso, Miró, Dalí, Tàpies, Man Ray, GarACTE 3: José Noguero, EscenograEl primer ámbito, está destinado a mogallo, Calder, Gordillo, Zush, Boetti, Solano,
fias. (Foto Adolf Alcañiz)
strar los fondos de la Colección y al estuLootz, Navarro, Plensa, García-Alix, Colomer,
dio de la misma. Entre 2007 y 2015, en los
Abad, Manils, entre muchos otros artistas.
800 m2 de que se dispone se han realizaLa Fundació Suñol. Ideario
do exposiciones temporales, en secuencias
En estas últimas décadas, estamos asiscronológicas, temáticas o monográficas, patiendo a un notable incremento de museos
ra dar a conocer buena parte de la colecy centros de arte, que muestran sus colección y para descubrir los diferentes espacios
ciones y hacen exposiciones, al mismo
de narración que esta nos ofrece.
tiempo que organizan actividades de una forA partir de 2011, la Fundación dio un
ma muy dinámica. La razón de este hecho
giro a su política expositiva dedicando la seACTE 5: Kanta Horio. (Foto Eva Nola podríamos encontrar en los cambios que
gunda planta del edificio de Passeig de
guer)
se han producido en el comportamiento soGràcia a la exposición semi-permanente
cial, en todo lo que se refiere al uso y disde algunas de las piezas más emblemáticas
frute de la cultura por parte del público. La
de los fondos de la colección y reservando
rápida evolución de la sociedad hacia una
la primera a exposiciones temporales de armayor disponibilidad de su tiempo libre, ha
tistas representados en la colección, cuya procreado lo que actualmente se denomina
ducción artística se sitúa mayoritariamente
cultura del ocio, que ha provocado un gia partir de los años 80.
ro hacia nuevos conceptos culturalizantes,
El segundo ámbito, el Nivell Zero, naque cuentan hoy en día con más recursos
ció como consecuencia del interés de Josep
Signos y Escrituras (2010). (Foto
humanos y económicos, tanto procedentes
Suñol por seguir de cerca la escena de la
Santiago Periel)
del sector público como privado.
creación actual, de la mano de artistas y proExisten centros, cuyas actividades y
puestas emergentes.
colecciones ofrecen propuestas personalizadas
En esta línea, la Fundació Suñol ha
que intentan alejarse de una cierta homoestablecido desde sus inicios distintos congeneización de la presión mediática, o invenios de colaboración con la Facultad de
cluso política. A partir de este nuevo paisaje,
Bellas Artes de la Universidad de Barcelocada centro cultural define qué entiende
na, ofreciendo becas para jovenes artistas
por coleccionismo y qué persigue con le exdel Master Europeo ProdArt, así como con
posición de las obras de arte.
otros centros de producción. Estas experiencias
5° Aniversario (2012). (Foto SantiaLa Colección Josep Suñol pone de maplasman el interés de la fundación y del cogo Periel)
nifiesto el compromiso de los artistas con su
leccionista por la creación más actual, apostiempo y con el del coleccionista, y es este
tando por las nuevas generaciones de arvínculo el que se quiere transmitir al público. La Fundació Suñol
tistas y apoyando la producción de sus proyectos.
pretende mostrar, a través de su programa, que la sociedad neLa programación multidisciplinar realizada en el Nivell
cesita de la cultura a través del arte y de acuerdo con este ideaZero durante 2008 fue merecedora del Premio 2009 de la
MU
65
NUOVA
ACCA (Associació de Crítics d’Art de Catalunya), siendo considerado como un referente para la experimentación y la
actualización constante de lenguajes, formatos, soportes y
maneras de presentación y ejecución del arte. Las actividades del Nivell Zero se desarrollan en formato de ACTOS
con una dimensión performativa.
Además de este reconocimiento, Josep Suñol recibió
el premio al coleccionismo por el Gremi de Galeries d’Art
de Catalunya en 2008 y la Fundació Suñol fue también premiada en 2009 por la ACCA (Associació de Crítics d’Art
de Catalunya) por la exposición Porta}Zush. 1961-1979.
Material de difusión y Comunicación
Uno de los objetivos que se ha marcado la Fundació
Suñol es el de hacer pedagogía a través de las propuestas culturales que ofrece, con una actitud proactiva con
todos los centros educativos del país, que muestran un
alto grado de interés en el aprendizaje teórico y práctico
que se desprende de las visitas comentadas que se organizan.
En este sentido, el equipo de la Fundació Suñol puso en marcha un programa pedagógico, destinado a
escuelas e institutos locales, para trabajar a lo largo del
curso académico los contenidos de las exposiciones. Con
esta acción se pretende abrir aún más las propuestas expositivas de la fundación y acercar así el arte contemporáneo
a los más jóvenes.
En lo que se refiere al plan museográfico, las obras
se presentan siempre acompañadas con una mínima ficha técnica, casi imperceptible, con la voluntad clara de
no interferir entre el espectador y la obra. La fundación
se propuso favorecer y mejorar esta relación, para que sea
directa y que las informaciones teóricas no condicionen
la lectura del visitante.
El visitante recibe a su llegada una hoja de sala, disponible en catalán, castellano, inglés y francés, que introduce
los conceptos teóricos generales de la exposición, eliminando del espacio expositivo cualquier elemento gráfico
adicional. Durante la semana, existe la posibilidad de realizar visitas comentadas mediante una reserva previa.
Además, se edita un catálogo de cada exposición,
donde se amplía aún más el contenido teórico y el material gráfico de las obras presentadas y las trayectorias
artísticas de los participantes.
A nivel digital, la fundación ha estado siempre presente, no sólo a través de los contenidos de su página web
(www.fundacisunol.org), sino también gracias a su presencia en las redes sociales más utilizadas: facebook,
twitter, YouTube e Instagram, sirviendo a la perfección como complemento dinámico de la información más institucional.
66
Públicos
Desde su apertura, la Fundació Suñol ha recibido
más de 75.000 visitantes, consolidándose como una de
las instituciones de referencia en lo que a la difusión del
arte contemporáneo en Barcelona se refiere. El pasado 2014,
a Fundació Suñol acogió a 11.468 visitantes, que accedieron
a las actividades, sea de forma individual o colectiva
(inauguraciones, visitas especiales y jornadas de puertas
abiertas).
Gráfico 1 • Evolución de visitantes 2007-2014
La distribución del público se ha situado en 2014 en
una proporción del 48,4% de visitantes locales (Barcelona, Cataluña, España) y un 51,6% de visitantes internacionales. Esto se debe seguramente, a la ubicación de la
fundación, ya que se encuentra en pleno Passeig de Gràcia y más precisamente al lado de La Pedrera de Antoni
Gaudí.
Gráfico 2 • Procedencia de los visitantes (2014)
En cuanto a la programación de exposiciones, se
mantiene el objetivo de mostrar la colección por segmentos,
a partir de las diferentes relecturas que se proponen desde la dirección, y de presentar en el Nivell Zero nuevas
fórmulas per mantener viva la creación artística contemporánea, que van desde la convocatoria de premios y convenios con centros de producción, hasta la concesión de
becas de colaboración con otras entidades.
Al mismo tiempo, permanentemente se trabaja para
tener una mayor difusión de todas estas actividades, con
el objetivo que un número mayor de personas se interesen por el arte contemporáneo y por la tarea de mecenazgo que aún hoy lleva a cabo Josep Suñol, su Presidente.
Margarita Ruiz i Combalia, Gerente de la Fundació Suñol.
MU
NUOVA
Museu de Cultures del Món
de Barcelona
Joaquim Vicente Ibáñez
A new museum, the Museu de Cultures del Món (MuNadal (Illustration 2), the Barbier-Mueller Pre-Columbian
seum of World Cultures), has recently been opened by Barart collection was on display until a few years ago.
celona City Council. Its aim is to enrich the city’s already
Prior to the opening of the Museu de Cultures del Món,
wide selection of museums by offering a chance to discover
extensive alterations were carried out to modernize the
the cultures of Africa, Asia, Oceania and America as exfacilities and recover and restore various architectural
pressed in their respective artworks. It also illustrates
and artistic features. Of special note are the 14th century
and explains the notion of cultural diversity from a mulpanelled ceilings, the most outstanding of their type in Bartidisciplinary viewpoint throucelona, the original colours of
gh the aesthetic experiences
which largely re-emerged in
of different peoples and seeks
the course of the 2014 restoto provide a platform from whiration.
ch to disseminate and project
The Design of the Museum
the world heritage and deepen
The historical personality
understanding of other world
of the buildings played a decultures.
cisive role in various aspects of
The Museum stands on Carthe interior design project: the
rer Montcada in the heart of
display equipment, the inforBarcelona, in the district of La
mation panels and signs, and the
Ribera, close to many other
arrangement of the exhibits in
museums and important heriIllustration / Imatge 1 - Casa Marquès de Llió. (Photo /
the different rooms. It was vitage sites. The Museu Picasso,
Foto Pep Herrero)
tal to set up a dialogue between
for example, is just opposite,
the structure of the buildings and
while not far away is the cultheir contents, so as to highlitural centre of El Born, wheght both the architecture and the
re major archeological excaitems on show.
vations have brought to light
The result is white display
the urban layout of 17th cenequipment with simple outlines
tury Barcelona.
to keep the focus on the exhiThe new Museu de Cultubits themselves and a lighting
res del Món occupies two manproject that pays due attention
sions which were once the hoto the architecture while enhanmes of noble families and boacing the aesthetic and expresst artistic and architectural feasive qualities of the artworks (Iltures dating back to the mid-13th
Illustration / Imatge 2 - Casa Nadal. (Photo / Foto Pep
lustrations 3 and 4).
century. Known as Casa del
Herrero)
The interior design project
Marquès de Llió and Casa Naalso took into account the difdal respectively, they reflect
ferent levels of information required to contextualize the
aspects of the history of Barcelona extending from meworks. A large number of maps were made to pinpoint
dieval times to the 21st century. Both have previously houthe geographical location of each cultural area and thesed other municipal museums. Casa Marquès de Llió (Ilse are a constant feature of all the rooms. Still and molustration 1) was for many years the museum of cloth and
ving images also play a valuable part in helping visitors
clothing and was used by the Museu del Disseny de Barto relate the objects on show to the context in which they
celona to stage temporary exhibitions, whereas in Casa
MU
67
NUOVA
Illustration / Imatge 3 - Interior Casa Marquès de Llió. New Guinea Room / Interior Casa Marquès de Llió. Sala de Nova Guinea. (Photo / Foto Pep Herrero)
Illustration / Imatge 4 - Interior Casa Nadal. Gandhara Room / Interior Casa Nadal. Sala de Gandhara. (Photo / Foto Pep Herrero)
are used and the setting from which they come. At a more specialized level, various interactive systems provide
access to more extensive and detailed information and to
a large amount of documentation associated with the
works.
The tour of the Museum concludes in an area where
visitors can discover other features of the cultures present
in the various rooms, such as music, writing, cookery, and
even tales.
art of Ethiopia, one of the great birthplaces of African culture, is also represented.
Contents
Africa
The rooms devoted to Africa explore the art of the Fang
people of Equatorial Guinea and that of the former kingdom of Benin. Western and Central Africa also come in
for attention through statues and masks (Illustration 5) that
exemplify the art forms of peoples such as the Yoruba,
the Senufo, the Baule, the Dogon, and the Bembe. These artefacts shed light on the background in which they
were created, the symbols used, and – in the case of reliquary figures and items associated with the cult of fertility or of the spirits – their ritual function. The Christian
Illustration / Imatge 5 - Africa. Room of
Masks / Àfrica. Sala de Màscares. (Photo
/ Foto Pep Herrero)
68
Oceania
In the rooms set aside for Oceania, the arts of New
Guinea and the surrounding region are on show. The
Men’s House – an institution found primarily in the Sepik River area – constitutes one of the leading threads
of this section. The wide selection of items on display,
however, also throws light on other significant aspects
of art and culture: the initiation ceremonies of the Abelam people, the art of the Asmats, and the masks and
– even more important – the ancient sculptures of the
Karawari river region are just a few examples. Other themes dealt with include the rites and myths associated
with Australian bark painting (Illustration 6) and the arts
of Polynesia.
Asia
The section on Asia starts with the art of the indigenous mountain peoples of Luzon in the northern Philippines and goes on to present other art forms from the Phi-
Illustration / Imatge 6 - Oceania. Australia
Room / Oceania. Sala d’Austràlia. (Photo /
Foto Pep Herrero)
MU
Illustration / Imatge 7 - America. Central
America Room / Amèrica. Sala d’Amèrica
Central. (Photo / Foto Pep Herrero)
NUOVA
lippine and Indonesian archipelagos. The rich culture of
Indonesia is represented by the magical and religious
works of the Bataks, Torajas and Dayaks, and jewellery
from the islands of Nias and Sumba.
India occupies one of the largest areas in the Asian
section and serves to introduce Hinduism and its art
forms. A brief introduction to Jainism and to the beginnings of Buddhism in India is provided, before the
focus switches to Nepal and Nuristan. From here visitors can go on to the special area set aside for the
art of Gandhara where such remarkable exhibits as the
Fasting Buddha throw light on the expansion of Buddhism through Central Asia and, more specifically, the Indo-Greek art of the 1st-4th centuries AD. An area dedicated to Tibetan art follows – notably imagery and
religious practices – and finally the topic of the expansion
of Buddhism into the various kingdoms of Thailand and
Burma is explored. The rooms assigned to Japan, China and Korea are on the upper floor. Here we can discover everything from Japanese ceramics and ukiyoe to the spread of Buddhism to China. The historical
evolution of Korean ceramics comes in for special attention.
America
Pre-Columbian America is first represented by the art of
Mesoamerica, notably ceramic funerary figures from graves
in Jalisco, Colima and Nayarit, items from central Veracruz,
and masks from Mezcala and Teotihuacan. This same section also encompasses the Maya culture. Artefacts from Central America include potteries and stone carvings from the
archaeological areas of Gran Nicoya and Gran Chiriquí, and
the Atlantic regions of Costa Rica (Illustration 7). The tour of
this section concludes with the arts of the various Pre-Columbian
cultures of the Andes, starting with ancient figurines from Valdivia, and ending with the empire of the Incas.
The Museum will also carry out a programme of temporary
exhibitions to explore trans-cultural themes. The first, which will
open in May, will focus on writing, its origin in various places
and at various periods, its spread and evolution, and the social,
symbolic and aesthetic role it plays in different cultures.
Joaquim Vicente Ibáñez, Technical Coordinator of the
Museu de Cultures del Món.
[Traduzione di Jacqueline Hall]
Museu de Cultures del Món de Barcelona
Joaquim Vicente Ibáñez
El Museu de Cultures del Món és un nou equipament de
l’Ajuntament de Barcelona que complementa l’oferta museística
de la ciutat oferint la possibilitat d’apropar-se a les cultures
d’Àsia, Amèrica, Oceania i Amèrica a través de les seves manifestacions artístiques. Mostra i explica la diversitat cultural
mitjançant l’experiència estètica dels pobles des d’una perspectiva pluridisciplinària a fi d’esdevenir una plataforma de
difusió i projecció social del patrimoni per al coneixement
d’altres cultures del món.
El Museu s’ubica al carrer Montcada, en el barri de la Ribera, en una zona que aplega un nombre important de museus i equipaments patrimonial de gran rellevància de la ciutat, com és el cas del Museu Picasso, just al davant del Museu de Cultures del Món o el Born Centre Cultural amb un
important jaciment arqueològic de la trama urbana de Barcelona del segle XVII.
Dos cases senyorials amb vestigis artístics i arquitectònics
que ens remeten a mitjans segle XIII acullen el nou Museu
de Cultures del Món. La casa del Marquès de Llió i la casa
Nadal, uns edificis dipositaris de fragments d’història de Bar-
celona des dels temps medievals fins al segle XXI. En la seva història ja havien estat seu d’altres museus municipals. La
casa Marquès de Llió (Imatge 1) va acollir durant molts anys
el museu tèxtil i d’indumentària i la seu de les exposicions
temporals del museu del Disseny de Barcelona, per la seva
banda la casa Nadal (Imatge 2) va presentar fins fa pocs anys
la col·lecció d’art precolombí Barbier-Mueller.
En ocasió de la instal·lació del Museu de Cultures del Món
s’han dut a terme importants obres de remodelació per modernitzar les seves instal·lacions i alhora restaurar i recuperar
els elements arquitectònics i artístics. En aquest sentit cal destacar de manera especial els sostres enteixinats del segle XIV
que amb la restauració feta durant l’any 2014 han recuperat
bona part de la seva qualitat cromàtica que els fan un exemple excepcional d’aquesta mena d’estructures a la ciutat.
Museografia
La personalitat històrica dels edificis ha estat determinant
alhora de concebre el projecte de disseny interior, tant per
la concepció del propi mobiliari expositiu i dels diferents ele-
MU
69
NUOVA
ments i suports per a la informació com per la pròpia distribució
de les peces per les sales. En qualsevol cas el diàleg entre
el continent, els edificis, i el contingut era absolutament necessari de la mateixa manera que calia donar rellevància a
l’arquitectura i, a la vegada als objectes exposats.
El resultat final ha estat el disseny d’un mobiliari de línies simples, de color blanc, donant tot el protagonisme als
objectes, i un projecte d’il·luminació que garantís la deguda
presència de l’arquitectura i a la vegada destaqués les qualitat estètiques i expressives dels objectes. (Imatges 3 i 4).
En el projecte de disseny interior també s’han tingut en
compte els diferents nivells d’informació necessaris pera la
contextualització de les obres. Per aquest motiu ha estat
precís establir diferents nivells d’informació. Per a la ubicació geogràfica de les àrees culturals ha calgut desenvolupar
un nombre important de mapes, recurs constant al llarg de
totes les sales. D’altra banda, les imatges fotogràfiques i fílmiques han estat elements altament valuosos per a remetre
el visitant als contextos d’ús i d’entorn dels objectes presentats,
i en un nivell més aprofundit, diversos sistemes interactius
ofereixen la possibilitat d’accedir a major quantitat d’informació, més detallada i extensa per bé que ens ha permès fer
accessible multitud de documentació associada a les obres.
Per últim, com a part final de la visita un espai ofereix
la possibilitat de conèixer altres elements propis de les cultures presents a les sales del museu; com la música, l’escriptura la gastronomia o fins i tot els contes.
Contingut
Àfrica
Les sales dedicades a l’Àfrica fan un recorregut per l’art
dels fang de Guinea Equatorial i de l’antic regne de Benín,
aproximant-se també a les arts de l’Àfrica occidental i central a través de l’estatuària i les màscares (Imatge 5), que ens
mostren diverses formes artístiques de pobles com els ioruba, senufo, baulé, dogon i bembe, entre d’altres. Aquestes
formes ens acosten al context de creació, als simbolismes i
als usos rituals de peces tan diverses com són les figures reliquiari o les destinades al culte a la fertilitat o als esperits.
L’apropament a les cultures africanes inclou també l’art cristià d’Etiòpia, un dels grans bressols culturals del continent.
Oceania
Les sales d’Oceania mostren les arts de Nova Guinea i
els seus entorns més immediats. Un dels eixos principals gira a l’entorn de la Casa dels homes, principalment de l’àrea
del riu Sepik, per bé que la diversitat de peces permet fer
palesos altres aspectes artístics i culturals rellevants, com ara
les cerimònies d’iniciació dels abelam, l’art dels asmat, les màscares o, més específicament, les antigues escultures de la
regió del riu Karawari. El recorregut també inclou l’aproxi-
70
mació als rituals i als mites de la pintura sobre escorça d’Austràlia (Imatge 6) i les arts de la Polinèsia.
Àsia
Les sales dedicades a l’Àsia s’inicien amb l’art dels pobles indígenes muntanyencs de Luzon, al nord de les illes
Filipines, per presentar tot seguit altres expressions artístiques
dels arxipèlags de Filipines i Indonèsia. En aquest sentit, la
riquesa cultural d’Indonèsia està representada per les peces
màgiques i religioses dels batak, toraja i dayak, i per la joieria de les illes Nias i Sumba.
L’Índia esdevé un dels espais centrals de l’àrea asiàtica i
serveix per introduir l’hinduisme i les seves formes artístiques.
Alhora, s’ofereix una breu aproximació al jainisme i als inicis del budisme a l’Índia, per continuar amb el Nepal i el Nuristan. Alhora, l’Índia condueix el visitant cap a un espai específic destinat a art de Gandhara, amb peces excepcionals com
el Buda en dejuni, les quals permeten aproximar-nos tant a
l’expansió del budisme per l’Àsia Central com, de manera específica, a l’art indo-grec dels segles I–IV dC. El recorregut continua amb un espai dedicat a l’art del Tibet, la seva imatgeria i les pràctiques religioses, i acaba amb l’expansió del budisme als diversos regnes de Tailàndia i de Birmània. Al pis
superior, les sales del Japó, la Xina i Corea permeten descobrir
des de la ceràmica japonesa i l’art de l’ukiyo-e, a la difusió
del budisme a la Xina, així com una aproximació específica
a l’evolució històrica de la ceràmica coreana.
Amèrica
L’Amèrica precolombina està representada per l’art de Mesoamèrica, amb les figures funeràries de ceràmica procedents
de tombes de Jalisco, Colima i Nayarit, i també amb peces
de la cultura del centre de Veracruz i màscares de Mezcala
i Teotihuacan. L’àmbit dedicat a Mesoamèrica inclou així mateix la cultura maia. D’altra banda, l’Amèrica Central està representada a través de les ceràmiques i el treball en pedra
de les àrees culturals de la Gran Nicoya, de Gran Chiriquí i
del Vessant Atlàntic de Costa Rica (Imatge 7). El recorregut
finalitza amb una aproximació a les arts de les diverses cultures precolombines de l’àrea andina, començant per les antigues figuretes de Valdívia i acabant amb l’imperi inca.
El museu també durà a terme una programació d’exposicions temporals per desenvolupar temes transversals. La primera serà inaugurada durant el mes de maig i girarà en torn
de l’escriptura, el seu origen a diferents indrets i períodes,
la seva difusió i evolució així com el paper social, simbòlic
o estètic que desenvolupa en cadascuna de les cultures.
Joaquim Vicente Ibáñez, Coordinador Tècnic del Museu de
Cultures del Món.
MU
NUOVA
El Museo del Diseño de Barcelona
Un museo de las artes del objeto y del diseño
Pilar Vélez
El Museo del Diseño de Barcelona (Museu del Disseny de Barvalor patrimonial de unas artes tan preciadas por el coleccelona) es la sede de un vasto patrimonio de la ciudad, una gran
cionismo, que ha sido el auténtico fundamento de la insticolección de objetos o, mejor dicho, una gran colección de colecciones
tución museística.
de objetos, buen exponente de la historia de la ciudad, del país,
No es nada fácil establecer las fronteras, siempre artificiales,
de sus creadores, sus artífices, artistas, diseñadores y coleccionide esta diversa cultura material. El Museo del Diseño es un mustas que han contribuido a hacerlo realidad a lo largo de los siseo del objeto. El nexo es el objeto, la cultura del objeto, sin duglos. Es el gran museo de las artes del objeto de la ciudad, más de
da o muy probablemente lo que mejor enlaza el mundo deco70.000 objetos, producto de la integración de las colecciones del
rativo con el diseño industrial. O dicho de otra manera, todos
Museo de las Artes Decorativas, el Museo de Cerámica, el Museo
estos objetos del pasado o contemporáneos adquieren plenaTextil y de Indumentaria y el Gabinete de las Artes Gráficas.
mente sentido bajo un mismo techo, dentro de un mismo espaBarcelona y Cataluña poseen desde hace siglos un rico pacio, bajo un mismo discurso, dándose apoyo. Unos ayudan a
trimonio en el campo de las artes del objeto, conocidas tradiexplicar los otros, a establecer relaciones desde las ópticas más
cionalmente como artes aplidiversas – la tecnología, la socadas o artes decorativas, peciología, la historia del arte, la
ro la ciudad desde hace años
historia del diseño…
es también un referente interAsí mismo, sumar el diseño
nacional del diseño. Diseño
industrial a las artes decoratiindustrial o de producto, diseño
vas es dar una nueva contigráfico, diseño de moda, de la
nuidad a las artes del objeto
producción industrial al 3D,
hasta el siglo XXI y, al mismo
del mundo analógico al digitiempo, dar la idea de contital, todo forma parte del amnuidad de la creatividad. Fijarplio mundo del objeto que
se en el presente, tanto en el
nos ayuda a vivir más fácildiseño como en las artes aplimente, con más confort.
cadas de autor, es también
Además, también cuenta con
dar sentido al pasado. Porque
notables creaciones, obras únide los objetos, tanto del pasado
Edificio Disseny Hub Barcelona, sede del Museo del Disseny /
cas de artistas contemporáneos
como del presente, nos inteEdifici Disseny Hub Barcelona, seu del Museu del Disseny. (Foto
de renombre internacional, con
resan en 2014 muchos aspecLourdes Jansana)
frecuencia producto de las téctos: la concepción, el proyecnicas artísticas tradicionales.
to, el procedimiento de creaLa integración de los cuatro museos ha enriquecido notación y fabricación, el uso, la difusión, la aceptación del producto
blemente el atractivo del nuevo museo y el abanico de público
y la pervivencia en la vida de sus usuarios… Las diversas lecpotencial que puede interesarse por tantas colecciones y variaturas transversales y multidisciplinares que el Museo se otorga
dos ámbitos de atención. Artes decorativas – muebles, vidrio, cerála posibilidad de hacer, lo deben permitir. Al fin y al cabo, el dimica, tejidos, bordados, indumentaria, relojes… –, diseño en el
seño es en cierta medida consecuencia de las precursoras artes
sentido más amplio – industrial, gráfico y de moda – y artes aplidecorativas, ya sea como reacción a su valor ornamental y su
cadas contemporáneas o artes de autor constituyen el rico parol social o como exponente del nuevo mundo industrial, potrimonio del nuevo museo, su gran colección de colecciones.
stindustrial o digital. En realidad, podemos afirmar que son el
Es voluntad del Museo mostrar el valor de estas artes, priantepasado natural del diseño.
mero como objetos de la vida social, del entorno, y después
A las numerosas, ricas y en muchos casos únicas o singuo casi a la vez, como objetos de nuestros museos, una vez
lares colecciones de artes decorativas, desde el mueble hasta
han dado el salto de convertirse en patrimonio; y mostrar el
la cerámica, la indumentaria, el vidrio o los relojes, se añade
MU
71
NUOVA
el diseño de producto, el diseño gráfico y el diseño de moda,
así como las artes de autor contemporáneas. Así pues, podemos definir el discurso clave del Museo con el lema “De las
artes decorativas al diseño y a las artes de autor contemporáneas”, lema del cual se desprenden varios ámbitos de interés,
investigación y difusión, que se complementan los unos con
los otros, ya que forman parte de un todo.
En definitiva, exponente de referencia de la cultura del
objeto en la ciudad, el Museo se propone atender cuatro campos de acción: los objetos decorativos (las artes decorativas);
los objetos diseñados (el diseño); los objetos de arte (las artes de autor),
y también los
objetos en
proyecto o en
curso (la reflexión crítica
sobre la experimentación
actual hacia
una mejor
aplicación y
Exposición “Del mundo al museo” /
uso del diExposició “Del món al museu”. (Foto
seño). A peAniol Resclosa)
sar de ser
conscientes
de que cada
vez las fronteras son más
tenues, más
volubles y
más transparentes. Se trata de un fenómeno tamExposición “¡Extraordinarias!” /
bién a tener
Exposició “Extraordinàries!”. (Foto
en cuenta y a
Aniol Resclosa)
saber valorar.
Un museo con una larga historia
Su origen se remonta a la creación del Museo de Arte Decorativo y Arqueológico (1902), cuyos primeros fondos procedían del Museo de Reproducciones Artísticas y del Museo
de la Historia, por aquel entonces ya desaparecido. Posteriormente, el 18 de diciembre de 1932, se inauguró el Museu de les Arts Decoratives en el Palacio de Pedralbes. Tras
la Guerra Civil, en 1949 fue instalado en el Palacio de la Virreina. Su gran crecimiento hizo posible la creación de dos
museos monográficos, el Museu de Ceràmica (1966) y el Museu Tèxtil i d’Indumentària – formado este por el Museu Tèxtil (1962) y el Museu d’Indumentària – Col·lecció Rocamora
72
(1969), más el Museu de les Puntes (1978), que se les incorporó
definitivamente en 1982. Asimismo, hay que añadir aún el
Museu de les Arts Gràfiques, heredero de la Sección de Grabado Popular del Museu d’Arts i Indústries del Poble Espanyol,
que se convirtió finalmente en Gabinet de les Arts Gràfiques.
En los primeros años noventa, se inició en Barcelona una reflexión
crítica sobre el presente y el futuro de las colecciones de artes del
objeto conservadas en distintos centros. Asimismo, por primera vez
se planteó la necesidad de integrar el diseño industrial en los museos de artes decorativas, como ocurría en varios museos europeos.
Veinte años después, y habiendo contado con la colaboración de numerosos expertos, se ha
hecho realidad
la integración
de los cuatro
museos citados
en un discurso
común: “De las
artes decorativas al diseño
Exposición “El diseño gráfico: de oficio a profey las artes de
sión (1940-80)” / Exposición “El disseny gràfic:
autor contemd’ofici a professió (1940-80)”. (Foto Arnau Farrés)
poráneas”. Así
pues, Barcelona cuenta desde hoy con un
nuevo centro
museístico que
reúne colecciones históricas consideradas el antepasado cultural
Piso-Museu de la Casa Bloc, Habitatge 1/11
del diseño y
/ Pis-Museu de la Casa Bloc, Habitatge
también de las
1/11. (Foto Lourdes Jansana)
artes de autor
contemporáneas. En definitiva, un triple patrimonio: colecciones decorativas históricas; diseño, tanto industrial como gráfico y de moda;
y artes de autor de los siglos XX y XXI.
Un museo del siglo XXI
El museo solo será plenamente fiel a la sociedad que ha propiciado su creación si es capaz, no únicamente de dar a conocer y contribuir a comprender la creatividad y la innovación del
pasado, sino también de favorecer la difusión de la innovación
generada por el diseño actual, en todo tipo de productos y servicios, para facilitar tantos y tantos aspectos de la vida humana.
El futuro patrimonio debe construirse desde el presente.
MU
NUOVA
Esta es una de las potencialidades del museo, descubrir y difundir
riquecedoras, y que el gran número de objetos del fondo pueda
aquellos caminos de la innovación actual que pueden constituir un
ir teniendo presencia periódicamente. Lejos de seguir un discurverdadero patrimonio social y, en consecuencia, cultural. Si nuestro
so cronológico mediante una museografía convencional basada en
patrimonio está compuesto por una gran colección de objetos que
un solo itinerario con una selección de todas las colecciones – un
a lo largo de los años han sido refrendados por el uso, de su estutotal de 2.129 objetos – y ofrecer paralelamente alguna exposición
dio pueden extraerse lecciones y utilidades para el presente. La vertemporal, se ha optado por aprovechar los espacios expositivos
tiente de investigación y experimentación impulsada por el museo
en función de dicho discurso de manera plural y flexible.
no puede desligarse del patrimonio futuro.
Somos partidarios de prescindir
Muy al contrario, de ahí su gran potencial:
del concepto de exposición permala indisociabilidad del proyecto entre pasanente de larga duración al modo trado y presente.
dicional, porque la actualidad de un muPor ello, el museo trabaja para increseo como el nuestro exige un mayor
mentar su red de relaciones nacionales e
dinamismo, unas exposiciones más
internacionales mediante acuerdos con
flexibles y cambiantes, y un acceso
otros museos y centros de diseño, univermás fácil a un conocimiento más plusidades y escuelas de diseño, y agrupaciones
ral. Esta flexibilidad, mucho más exide profesionales y de artistas, tales como
gente con el propio museo, y en deel Foment de les Arts i el Disseny (FAD),
finitiva, un reto, permite plantear más
el variado mundo de la empresa y entidalecturas y reflexiones en un espacio de
des impulsoras del diseño como el Barcetiempo relativamente corto que la muelona Centre de Disseny (BCD), para partistra permanente estable durante décadas.
cipar en proyectos conjuntos: organización
Porque los objetos, los grandes prode talleres, jornadas y congresos, proyectagonistas del museo, tienen una función
tos de investigación, divulgación de nueprecisa: al generar conocimiento de su
vos avances, etc. Todo ello, sin olvidar
tiempo deben ayudarnos a entender unos
nunca el rol principal que debe jugar su Cenprocesos de diseño conceptual, de funciones
tro de Documentación, tanto mediante los
y formas, de producción, de uso y de reVestido, Colección otoño-invierno 1956-1957
servicios presenciales como a través de
presentación social. En este sentido, se
/ Vestit, Col·lecció tardor–hivern 1956-1957,
aquellos que puede desarrollar en la red,
debe extraer el máximo rendimiento poCristóbal Balenciaga (1895–1972), París,
uno de los objetivos del museo.
sible, porque hoy de los museos debemos
1956. (Foto La Fotogràfica)
saber leer, más que nunca, las ideas que
Un edificio para un museo y una muguardan y generan, más allá solamente de
seografía flexible
admirar unas obras o unos objetos.
El Museo tiene la sede en un edificio de
El protagonista principal del Museo dela plaza de las Glorias, un nuevo centro culbe seguir teniéndolo el objeto, que es el funtural de Barcelona, obra del equipo de ardamento de un centro museístico o patrimonial.
quitectos MBM (Martorell, Bohigas, Mackay,
Son las colecciones las que lo dotan de senCapdevila y Gual), que lo diseñó expresatido e invitan a la investigación y a la reflexión,
mente para poder conservar, exponer y dide modo muy diferente a otros centros culfundir allí sus colecciones.
turales que, vacíos de contenidos muebles,
El edificio tiene dos partes: una subllevan a cabo otros tipos de proyectos.
Centro de Documentación del Museo del
terránea, que aprovecha el cambio de niEn definitiva, ahora que vivimos inmerDiseño / Centre de Documentació del Museu
vel provocado por la remodelación de la
sos en el mundo digital y en el mundo de
del Disseny. (Foto Xavier Padrós)
plaza, y otra que emerge sobre el nivel de
la virtualidad, el valor presencial del objeto
la calle. Es en esta parte, a modo de tores más que nunca fundamental. No debemos
re, con sus cuatro plantas, de 3.500 m2 aproximadamente, doncaer en el error de confundir la herramienta o el instrumento con el
de el Museo presenta su patrimonio mediante cuatro muestras percontenido, con la materia de reflexión, de estudio… Las herramienmanentes de mediana duración (unos cinco años), hecho que pertas, – hay muchas y muy diversas – nos ayudan a saber más, a pomitirá ofrecer al público diversas exposiciones a la vez en torno
dernos acercar desde cualquier lugar del mundo, gracias justamente
o a partir del discurso general, de manera que las lecturas puea las últimas vías de investigación aplicadas a la intercomunicación.
dan ser distintas, transversales o específicas y, por tanto, más enPero el auténtico encuentro con el objeto, el objeto de museo, ya sea
MU
73
NUOVA
antiguo o moderno, anónimo o de autor, artesano o industrial, solo
es presencial cuando el visitante accede al Museo.
Por otra parte, la colección de diseño industrial, que, continuadora cronológicamente de las artes decorativas del primer tercio del siglo XX, tiene vida e historia propias, goza
Exposiciones iniciales
también de una exposición individual, cuyo objetivo es exEl museo inicia su nuevo camino ofreciendo cuatro exposicioplicar al público por qué y cómo estos objetos han llegado
nes permanentes de patrimonio propio, de duración media (unos
al museo y se han convertido hoy en patrimonio cultural. Una
cinco años), como presentación de su discurso global “De las artes
selección de unos 250 objetos, mostrados en tres ámbitos,
decorativas al diseño y las artes de autor contemporáneas”. De carácda a conocer por qué forman parte de la colección del muter pluridisciplinario o bien monográfico, las muestras, concebidas caseo: por ser considerados una muestra representativa del dida una de ellas autónomamente, se enmarcan dentro del sentido geseño de su tiempo, por sus distintas aportaciones materiales
neral del museo y responden a sus ya citados ámbitos de interés, iny técnicas, y por su repercusión sociocultural.
vestigación y difusión. Además, una exposición temporal cierra el diIgualmente sucede con el diseño gráfico, con una colección de
scurso con una reflexión sobre el rol del diseño en la actualidad.
reciente incorporación en el museo, buena muestra de la comuniUna gran exposición dedicada a las artes del objeto, con coleccación impresa de los siglos XX y XXI, se presenta al público por priciones desde el siglo III hasta nuestros días, muemera vez. Su objetivo es mostrar el paso del munstra el discurso central de las artes decorativas hido de los cartelistas o dibujantes publicitarios a la
stóricas hasta el nacimiento de las artes de autor –
consolidación de la figura del diseñador gráfico del
con un espacio específico en el museo dedicado
siglo XX, desde la generación de la República –
a los siglos XX y XXI –, mientras que al mismo tiemArtigas, Clavé, Crous, Giralt-Miracle, Riera Rojas…
po pretende constituir un homenaje al coleccionismo
– hasta los denominados pioneros – Cirici Pellicer,
Baqués, Pla-Narbona, Cruz Novillo, Serrasolsas, Daque ha hecho posible que estas colecciones sean
niel Gil… –, para proseguir más adelante, en pohoy patrimonio de la ciudad.
steriores muestras, con las últimas generaciones y
Si bien desde el punto de vista académico están
Pilar Vélez, Directora del Mucompletar así el panorama hasta la actualidad.
presentes en el museo todas las artes – cerámica,
seu del Disseny de Barcelona.
En cuanto a la primera exposición temporal,
muebles, vidrio, metal, tejidos, relojes etc. –, la in(Foto Xavier Padrós)
pretende mostrar el papel clave y la capacidumentaria, dadas sus singulares características, su
dad del diseño para cambiar el entorno huuso especialmente personal etc., es tratada en una
mano y contribuir a un mayor bienestar social. Todo ello, a parexposición específica basada en un discurso que explica cómo el vetir de una reflexión sobre cuál debe ser el rol del diseño en la
stido ha modificado el cuerpo desde el siglo XVI hasta hoy día mesociedad actual y qué frutos se espera de él.
diante distintas acciones que lo han comprimido o liberado. Así, el público comprenderá hasta qué punto podemos llegar a esclavizar nuestro propio cuerpo en aras de la moda, al tiempo que descubrirá la vaPilar Vélez, Directora del Museu del Disseny de Barcelona.
riedad y calidad de la colección de moda e indumentaria del museo.
El Museu del Disseny de Barcelona
Museo de les arts de l’objecte i del disseny
Pilar Vélez
El Museu del Disseny de Barcelona és la seu d’un vast patrimoni de la ciutat, una gran col·lecció d’objectes o, més ben
dit, una gran col·lecció de col·leccions d’objectes, bon exponent
de la història de la ciutat, del país, dels seus creadors, dels artífexs, artistes, dissenyadors i col·leccionistes que han contribuït
a fer-lo realitat al llarg dels segles. És el gran museu de les arts
de l’objecte de la ciutat, més de 70.000 objectes, producte de la
integració de les col·leccions del Museu de les Arts Decoratives,
el Museu de Ceràmica, el Museu Tèxtil i d’Indumentària i el Gabinet de les Arts Gràfiques.
74
Barcelona i Catalunya posseeixen des de fa segles un ric patrimoni en el camp de les arts de l’objecte, conegudes tradicionalment com les arts aplicades o arts decoratives, però la ciutat des de
fa anys també és un referent internacional del disseny. Disseny industrial o de producte, disseny gràfic, disseny de moda, de la producció industrial al 3D, del món analògic al digital, tot forma part
de l’ampli món de l’objecte que ens ajuda a viure més fàcilment,
amb més confort. A més, alhora, compta amb notables creacions,
obres úniques d’artistes contemporanis de renom internacional, sovint producte de les tècniques artístiques tradicionals.
MU
NUOVA
La integració dels quatre museus ha enriquit molt l’interès del nou
museu i el ventall de públic potencial que pot interessar-se per tantes col·leccions i diversos àmbits d’atenció. arts decoratives – mobles,
vidres, ceràmica, teixits, brodats, indumentària, rellotges... –, disseny,
en el sentit més ampli, industrial, gràfic, i de moda, i arts aplicades contemporànies o Arts d’autor constitueixen el ric patrimoni del nou Museu, la seva gran col·lecció de col·leccions.
És voluntat del Museu mostrar el valor de les arts i del disseny,
primer com a objectes de la vida social, de l’entorn, i després, dels nostres museus, un cop s’han convertit en patrimoni; mostrar el valor
patrimonial d’unes arts tan preuades pel col·leccionisme que ha estat,
sens dubte, el veritable fonament de la institució museística.
No és gens fàcil establir les fronteres, sempre artificials, d’aquest ric i divers patrimoni. El Museu del Disseny és un museu de l’objecte. El nexe és l’objecte, la cultura de l’objecte, sens dubte, allò que
més bé enllaça el món de les arts decoratives amb el disseny industrial. O dit d’una altra manera, tots aquests objectes del passat
o contemporanis adquireixen plenament sentit sota un mateix sostre, dins d’un mateix espai, en un mateix discurs, fent-se costat. Uns
ajuden a explicar els altres, a establir-hi relacions des de les òptiques més diverses – la tecnologia, la sociologia, la història de l’art,
la història del disseny.
Així mateix, sumar el disseny industrial a les arts decoratives és
donar una nova continuïtat a les arts de l’objecte fins al segle XXI. Fixarse en el present, tant en el disseny com en les arts aplicades d’autor,
és també donar sentit al passat. Perquè dels objectes, tant dels antics
com dels actuals, ens interessen molts aspectes: la concepció, el
projecte, el procediment de creació i/o fabricació, l’ús, la difusió, l’acceptació del producte i la seva pervivència en la vida des seus usuaris... Les diverses lectures transversals i pluridisciplinars que el Museu
s’atorga la possibilitat de fer, ho han de permetre. Al capdavall, el disseny és en certa mesura conseqüència de les precursores arts decoratives, ja sigui com a reacció al seu valor ornamental i rol social, o
com a exponent del nou món industrial, postindustrial i ja digital. En
realitat, podem afirmar que en són el seu avantpassat natural.
A les nombroses, riques i en molts casos úniques o singulars col·leccions d’arts decoratives, des del moble a la ceràmica, la indumentària, el vidre o els rellotges, s’afegeixen el disseny de producte, el disseny gràfic i el disseny de moda, i les arts d’autor contemporànies. Podem, doncs, definir el discurs clau del Museu amb el lema “De les arts
decoratives al disseny i a les arts d’autor contemporànies”, del qual es
desprenen diversos àmbits d’interès, recerca i difusió, que es complementen
els uns als altres, ja que formen part d’un tot.
En definitiva, exponent de referència de la cultura de l’objecte a
la ciutat, el Museu es proposa d’atendre quatre camps d’acció: els objectes decoratius (les arts decoratives), els objectes dissenyats (el disseny),
els objectes d’art (les arts d’autor) i els objectes en projecte o en curs
(la reflexió crítica sobre l’experimentació actual envers una millor aplicació i ús del disseny), tot i ser conscients que cada vegada les fronteres són més primes, més volubles i més transparents. Un fenomen
també a tenir en compte i a saber valorar.
Un museu amb una llarga història
L’origen es remunta a la creació del Museu d’Art Decoratiu i Arqueològic (1902), els primers fons del qual procedien del Museu de
Reproduccions Artístiques i del Museu de la Història, aleshores ja desaparegut. Posteriorment, el 18 de desembre del 1932 s’inaugurà el
Museu de les Arts Decoratives al Palau de Pedralbes. Després de la
Guerra Civil, l’any 1949 fou instal·lat al Palau de la Virreina. El seu gran
creixement va fer possible la creació de dos museus monogràfics, el
Museu de Ceràmica (1966) i el Museu Tèxtil i d’Indumentària – format aquest definitivament pel Museu Tèxtil (1962) i el Museu d’Indumentària
– Col·lecció Rocamora (1969), més el Museu de les Puntes (1978), que
s’hi incorporà definitivament el 1982. Així mateix, cal afegir-hi el Museu de les Arts Gràfiques, hereu de la Secció de Gravat Popular del
Museu d’Arts I Indústries del Poble Espanyol, i esdevingut finalment,
Gabinet de les Arts Gràfiques.
Arribats els primers anys noranta a Barcelona, s’inicià una reflexió
crítica sobre el present i el futur de les col·leccions d’arts de l’objecte
conservades en diferents centres. Així mateix, per primera vegada, es
plantejava la necessitat d’integrar el disseny industrial en els museus
d’arts decoratives, com succeïa en diversos museus europeus.
Vint anys després, i havent comptant amb la col·laboració de nombrosos experts, s’ha fet realitat la integració dels quatre museus esmentats en discurs comú De les arts decoratives al disseny i a les arts d’autor
contemporànies. Barcelona, doncs, té a partir d’ara un nou centre museístic que aplega les col·leccions històriques, considerades l’avantpassat cultural del disseny i també de les arts d’autor contemporànies. En
definitiva, un triple patrimoni: col·leccions decoratives històriques; disseny, tant industrial, gràfic com de moda; arts d’autor del segles XX-XXI.
Un museu del segle XXI
El Museu només serà plenament fidel a la societat que l’ha fet néixer
si és capaç, no tan sols de fer conèixer i contribuir a fer comprendre
la creativitat i la innovació del passat, sinó també de contribuir a la difusió de la innovació que genera el disseny actual, en tota mena de
productes i serveis, per facilitar tants i tants aspectes de la vida humana.
Cal construir el futur patrimoni des del present.
Aquesta és una de les potencialitats del Museu, descobrir i difondre
aquells camins de la innovació actual que poden ser un veritable patrimoni social, i en conseqüència, cultural. Si el nostre patrimoni és una gran
col·lecció d’objectes que al llarg dels anys han estat referendats per l’ús,
del seu estudi se’n poden treure lliçons i conseqüències per al present.
El vessant de recerca i experimentació impulsat pel Museu no pot deslligar-se del patrimoni futur. Ben a l’inrevés, d’aquí ve el seu gran potencial: la indissociabilitat del projecte entre el passat i el present.
Per aquest motiu, el Museu treballa per incrementar la seva xarxa
de relacions nacionals i internacionals amb acords amb altres museus
i centres de disseny, universitats i escoles de disseny, agrupacions de
professionals i d’artistes, com ara el Foment de les Arts i el Disseny
(FAD), el divers món de l’empresa, les entitats impulsores del disseny,
com ara el Barcelona Centre de Disseny (BCD) per participar en projectes conjunts: organització de tallers, de jornades i congressos, projec-
MU
75
NUOVA
tes de recerca, divulgació dels nous avenç, etc., etc., sense mai oblidar el rol principal que hi ha de jugar el seu Centre de Documentació, tant mitjançant els serveis presencials com els múltiples que pot
desenvolupar a la xarxa, un dels objectius del Museu.
Una museografia flexible
La seu del museu és un nou centre cultural de Barcelona, obra
de l’equip d’arquitectes MBM (Martorell, Bohigas, Mackay, Capdevila i Gual), que el dissenyà expressament per a conservar-hi i poderhi exposar i difondre les seves col·leccions.
De les dues parts que té l’edifici, una de subterrània, que
aprofita el canvi de nivell provocat pel remodelatge de la
plaça, i una altra que emergeix sobre el nivell del carrer, és aquesta segona, a manera de torre, amb les seves quatre plantes,
on el Museu exposa el seu patrimoni mitjançant quatre exposicions permanents de mitjana durada. D’aquesta manera, permetrà oferir al públic diverses mostres alhora a partir del discurs general, amb lectures distintes, transversals o específiques,
i que el gran nombre d’objectes del fons puguin anar-hi tenint
presència periòdicament. Lluny de seguir un discurs cronològic mitjançant una museografia convencional basada en un sol
itinerari amb una selecció de totes les col·leccions – un total
de 2.129 objectes –, s’ha optat per aprofitar els espais expositius en funció de l’esmentat discurs de manera plural i àgil.
Som partidaris de prescindir del concepte d’exposició permanent de
llarga durada a la manera tradicional, perquè en l’actualitat un museu exigeix un major dinamisme, unes exposicions més flexibles i canviants, i
un accés més fàcil a un coneixement més plural. Aquesta flexibilitat, molt
més exigent amb el mateix museu, i en definitiva, un repte, permet plantejar més lectures i reflexions en un espai de temps relativament curt que
no pas la mostra permanent estable durant dècades.
Els objectes tenen una funció precisa: tot generant coneixement
del seu temps han d’ajudar-nos a entendre uns processos de disseny conceptual, de funcions i formes, de producció, d’ús i de representació social. En aquest sentit, se n’ha de treure el màxim rendiment possible, perquè avui dels museus n’hem de saber llegir,
més que mai, les idees que guarden i generen, més enllà solament
d’admirar-ne unes obres.
El protagonista principal del Museu és l’objecte, fonament de tot
centre museístic o patrimonial. Són les col·leccions les que el doten
de sentit i conviden a la recerca i reflexió, de manera ben diferent a
d’altres centres de disseny que, buits de continguts mobles, porten a
terme altres tipus de projectes.
Per això el Museu reivindica la possibilitat del contacte directe del
visitant amb els objectes com un valor cabdal que cal potenciar i defensar ja que en la societat actual ha acabat esdevenint un dels punts
forts del Museu. Ara que vivim immersos en el món digital i en el món
de la virtualitat, el valor presencial de l’objecte és més que mai fonamental. El veritable encontre amb l’objecte, l’objecte de museu, sigui
antic o modern, anònim o d’autor, artesà o de disseny, només pot ser
presencial quan el visitant accedeix al Museu.
76
Les exposicions inicials
El Museu inicia el seu nou camí oferint quatre exposicions permanents de patrimoni propi, de mitjana durada (uns cinc anys), com a presentació del discurs global “De les arts decoratives al disseny i les arts d’autor contemporànies”. Ja siguin de caràcter pluridisciplinar o bé monogràfic, malgrat que les mostres han estat concebudes autònomament, s’emmarquen dins del sentit general i responen als seus ja esmentats àmbits
d’interès, recerca i difusió. A més, una exposició temporal tanca el discurs oferint una reflexió sobre el rol del disseny en l’actualitat.
Una gran exposició dedicada a les arts de l’objecte, amb col·leccions des del segle III fins a l’actualitat, mostra el discurs central de les
arts decoratives històriques fins al naixement de les arts d’autor, que
hi tenen un espai específic dedicat als segles XX-XXI, mentre alhora
vol ser un homenatge al col·leccionisme que ha fet possible que aquestes col·leccions siguin ara patrimoni de la ciutat.
Si bé des del punt de vista acadèmic hi són presents totes les arts
– ceràmica, moble, vidre, metall, teixits, rellotges... –, la Indumentària,
ateses les seves característiques singulars, el seu ús especialment personal etc., es tracta en una altra exposició específica basada en un discurs que explica com el vestit ha modificat el cos des del segle XVI
fins a l’actualitat mitjançant unes accions que l’han comprimit o alliberat. D’aquesta manera, el públic pot adonar-se de fins a quin punt
podem arribar a esclavitzar el nostre propi cos a causa de la moda,
mentre alhora descobreix la diversitat i qualitat de la col·lecció d’Indumentària i Moda del Museu.
Així mateix, la col·lecció de Disseny industrial que, continuadora cronològicament de les arts decoratives del primer terç del segle XX, té vida i història pròpia, gaudeix també d’una exposició individual, que té l’
objectiu d’explicar al públic perquè i com aquests objectes han arribat al
museu i tenen avui consideració de patrimoni cultural. Una selecció d’uns
250 objectes, mostrats en tres àmbits, permeten fer entenedor perquè aquests formen part de la col·lecció del Museu: per ser considerats una mostra representativa del disseny del seu temps, per les diverses aportacions
materials i tècniques i pel seu ressò sociocultural.
Igualment passa amb el Disseny gràfic, amb una col·lecció de recent incorporació al Museu, bona mostra de la comunicació impresa
del segle XX-XXI, que es presenta al públic per primer cop. L’objectiu és mostrar el pas del món dels cartellistes o dibuixants publicitaris
a la consolidació de la figura del dissenyador gràfic del segle XX, des
de la generació de la República – Artigas, Clavé, Crous, Giralt-Miracle,
Riera Rojas... – fins als denominats pioners – Cirici Pellicer, Baqués, PlaNarbona, Cruz Novillo, Serrasolsas, Daniel Gil... – per seguir més endavant, en posteriors mostres, amb les darreres generacions i completar-ne el panorama fins a l’actualitat.
Pel que fa a la primera exposició temporal vol mostrar el paper clau
i la capacitat que té el disseny per canvia l’entorn humà i contribuir a un
major benestar social. Tot a partir d’una reflexió sobre quin ha de ser el
rol del disseny en la societat actual i quins fruits n’espera la societat.
Pilar Vélez, Directora del Museu del Disseny de Barcelona.
MU
NUOVA
The Maritime Museum
of Barcelona (MMB)
Roger Marcet i Barbé
The Maritime Museum of Barcelona: Background
Barcelona City Council, as owner of the building; and the BarThe Maritime Museum of Barcelona is an institution devoted
celona Provincial Council, owner of the Museum and the Port
to safeguarding and illustrating the importance of Barcelona and
of Barcelona. The primary aim of this alliance was to create a
Catalonia’s maritime culture and heritage. The Museum’s senew museum and to restore the historical building.
venty-five years of history, set within a building that has been
The principal aims of this new entity were to initiate the
associated with the sea for over seven hundred years, and its
Dockyards Restoration Plan, approved in 1987, the administration
location in the heart of the old city, at the bottom of the Ramof the museum and to illustrate Catalonia’s maritime heritage.
blas and next to the Port, make this an important and respecSome of these goals have been achieved: the restoration
ted institution with its roots firmly in the city of Barcelona.
and rehabilitation of Royal Dockyards building are due to be
The Museum dates back to 1929, when the Mediterranean
finished in 2015 and a far-reaching educational programme about
Nautical Institute, which formed part of
Catalan maritime culture and history is unthe former Naval School, created to train
derway. That leaves the last of these
students. This collection consisted of items
objectives, showing the museum’s colsent by naval schools in other Catalan towns,
lections in large semi-permanent displays
gifts from shipwrights and objects acquiwhich should be completed in 2017, thirty
red by the Institute. In parallel tgo the creayears after the Master Plan for the Museum
tion of this movable heritage collection,
was first devised.
a library specializing in maritime themes
The Museum is housed within the
was being assembled. By 1932 it had a
Royal Dockyards of Barcelona, one of the
large number of volumes and document
most important examples of Catalan civil
archives. This first museum of 1932 was
Gothic architecture in existence, since it is
located in what is now the Nautical School
an extremely well-preserved complex of
of Barcelona.
industrial architecture dating from the 13th
to 17th centuries. The building is first menMany sectors of society, especially thotioned in a document dating from 1243.
se involved in maritime activities, felt
The buildings have a floor space of
the need for a maritime museum which
18,000 m2, of which 13,000 are used for
would reflect the historical importance
exhibition halls and resources such as
of Barcelona and Catalonia. Eventually
the library, the archives, workshops, ofthese calls led to the creation of the Mafices, the restaurant, public spaces and the
ritime Museum of Catalonia in 1936. FolThe Museum’s schooner Santa Eulàlia, in
shop. 10,000 m2 take up permanent hallowing an agreement with the Barcelothe Port of Barcelona / El pailebot Santa
ls, divided into 1,800 m2 are for tempona City Council, owner of the Royal
Eulàlia del museu al Port de Barcelona.
rary exhibitions, in three spaces; 2,500 m2
Dockyards, the Museum moved into the
(Photo / Foto R. Marcet, MMB)
for visitor facilities; 1,000 m2 for internal
oldest section of the buildings. This
facilities and 2,700 m2 for public use,
agreement sets the beginning, up to this
while the rest correspond the city wall and the rampart, and
day, of a bond between continent and content, or between
its gardens, open to the public.
museum and building. the collection and the building.
The MMB and the Royal Dockyards represent more than
After the Spanish Civil War, on 18th January, 1941, the Provincial Council of Barcelona officially announced the opening
700 years of history, first as a site of shipbuilding, later given
of the Maritime Museum of Barcelona, managing it until 1993.
a military use and finally as a museum whose collections reIn February 1993 the running of the museum and buildings
flect the origins of the building. It is an outstanding example
was reorganised with the creation of the Consortium of the Royal
of the contents of a museum being so closely thematically conDockyards and Maritime Museum of Barcelona, formed of the
nected to their surroundings.
MU
77
NUOVA
Discover the world of the Royal Dockyards of Barcelona
Peter III in the 14th century. Today, the remains of this defenThe Royal Dockyards of Barcelona are without doubt one
sive structure can still be seen at Parallel Avenue.
of the most important set of historic buildings in the city. They
Many changes over the years have given the building its
are one of the only examples of Gothic civil architecture built
present form; the most significant change coming when the
for maritime industrial use; and one of the most significant in
Botiga Nova de la Diputació del General (the New Storeroom
existing industrial heritage. Even though there were similar strucof the General Council) was built in the middle of the 15th
century to store the materials, tools and weapons and suptures around the Mediterranean, only a very few have come
plies for the galleys of this institution. This building has surdown to us with the structure intact and the original layout, the
vived unchanged and is the part of the building now houothers being Seville, Valencia, Pisa and Venice.
sing the entrance to the Museum, the internal facilities and
The Royal Dockyards of Barcelona deserve their fame for
which gives entrance to different parts of the museum such
several reasons.
• Their age and state of preservation: since many historic
as the library or the conference room.
dockyards have disappeared or have survived only in a muFrom the second half of the 16th century the main body
of the building was built. Next to this group of buildings are
ch altered condition. Barcelona has conserved one of the
the Naves of the Generalitat from the 17th century. At the bemost important mediaeval dockyards.
• Their size: the more than 20,000 m2 of the entire complex
ginning of the 18th century, the two central aisles were joimake up one of the largest historic dockyards in existenned to make the Main Slipway, where you can now see the
ce.
replica of the Royal Galley. Af• The quality and beauty of the
ter the buildings stopped being
architecture: the Dockyards
used for shipbuilding, in the
stand proud as a brilliant
middle of the 18th century, the
complex was given over to the
work of engineering, desimilitary, as a barracks, arsenal
gned to house one of the moand artillery ground until 1936
st important shipbuilding
and the creation of the Mariticentres of the Middle Ages.
• Their importance in the
me Museum. As well as the
Mediterranean and the maGreat Naves of the Royal
gnitude of the cultural
Dockyards, the complex inproject they offer: today
cludes the medieval city wall
the Dockyards house an
with the towers and Santa Maimportant cultural project
drona Gate, from 15th century,
Replica of a XVI century galley, at the museum / Rèplica d’una galethe only point of access to the
which is offered by the
ra del S. XVI a les sales del museu. (Photo / Foto A. Ventosa, MMB)
city which still exists. From a
MMB and the many activilater date, at the end of the
ties associated with it.
18th century is the half-bastion of Santa Madrona.
The architectural complex of the Royal Dockyards of BarThe Dockyards were built for shipbuilding, essentialcelona was included in the Register of Historic, Artistic and
ly galleys, in the service of the Crown of Aragon and the
Scientific Heritage by the Generalitat of Catalonia in 1937, and
expansion of its military and trading empire throughout the
was declared a Historic-Artistic Monument by Decree of the
Mediterranean, as well as giving protection to the commercial
Council of Ministers of the Spanish Government on 5th Marinterests of Catalan society. At the end of the 13th century,
King Peter II, “The Great”, ordered the construction of an
ch, 1976.
enclosure, built on land open to the sea and bordered by
Cultural heritage: an existing basis
a wall with four corner towers and facilities for the builThe Museum’s collections are housed within this magnifiding and maintenance of ships, mainly galleys. In the
cent building. These collections comprise artefacts and documiddle of the 14th century another Peter, King Peter III, “The
Ceremonious”, ordered the construction of two buildings
ments reflecting the diversity of the seafaring life, from merin the same enclosure that were similar to those we see tocantile navigation to fishing; from shipbuilding to nautical
day, but much smaller.
science, maritime history or technology. The museum holds nauThe whole complex, built outside the City walls, to the wetical charts, navigation instruments, paintings, 1:1 ships replist of the Ramblas St., was brought into the city with the concas, votive offerings, replicas of ships and a photography arstruction of the new boundary wall built during the reign of
chives. Collections highlights are:
78
MU
NUOVA
•
•
•
•
•
The nautical charts: which include important examples
recovered and preserved during the Spanish Civil War.
from the Majorcan Cartographic School, one of the most
They represent the religious aspect of Catalan seafarers.
• Figureheads: the Museum’s collection comes from imporprestigious of the 15th century. The most notable example
is the portolan chart by Gabriel Vallseca from 1439. As well
tant ships built by Catalan shipbuilding companies in the
as this collection, the Museum holds an important library
19th century. Of particular interest are the Negre de la Riba, the Ninot or the Blanca Aurora in the collection.
of maps.
Model ships: such as the 80-gun warship, a shipbuilder’s
model of the mid 18th century; or the frigate Barcelona, whiOther important holdings in the Museum are the photoch belonged to a
graphic and docuCatalan nautical
ment collections, as
school, form part
well as the library
of the extensive
and the archives from
collection of moshipbuilding compadels of the Munies. The Museum alseum, including
so has various tradishipbuilders’ motional and historic
dels, half hull moboats associated to
dels, nautical
different nautical acschools models,
tivities, such as the
votive offerings
yawls and canoes, or
and shipping comthe Flying Dutchman,
panies models.
sloops, snipe and the
The most striking
typical Catalan cataexamples are the
maran or dinghy whi1:1 replicas of the
ch represent marine
Royal Galley, the
sports. An important
Main façade of the Royal Shipyards / Façana principal de les Drassanes Reials.
flagship from the
part of the collection
(Photo / Foto J. Biel, MMB)
Battle of Lepanto,
is made up of
and the Ictineo I,
working boats: mainly
the submarine built
those associated with
by Narcís Montufishing, such as
riol in 1859.
smacks, small trawlers
Navigational inor sardine boats.
struments: this colAmong the Mulection is a selecseum collection, it is
tion of different
worth highlighting
objects from the
several active vessels,
18th to 20th centurepresenting different
ries which came
activities: the schoofrom former nauner Santa Eulàlia, a
merchant ship mootical schools. It inEntrance to the museum and replica of the submarine Ictineu I / Entrada del museu i
red in the Port of Barcludes octants, sexla rèplica del submarí Ictineu I. (Photo / Foto J. Biel, MMB)
celona. Built in 1918
tants and marine
and recovered by the
chronometers.
Paintings: the collection of martime art held by the Museum
Museum, she is the extension of our collection to the sea,
mainly contains paintings of vessels, such as those by Joand when sailing, she plays the role of the ambassador of
sep Pineda. Within the collection are works by J Llaverías,
the Museum all over the Mediterranean. There are port boats,
R Martí i Alsina, D Baixeras, among others, which combisuch as the pilot boat Pol.lux, and a keelboat Dragon Class.
The Lola is a fishing boat built in Cadaqués in 1906, and the
ne artistic value with documentary importance.
Votive Offerings: the majority of the items in the collection
motorised wooden boat Patapum, built in 1934 for leisure
come from churches along the Catalan coast which were
activities.
MU
79
NUOVA
A Museum of Today Aimed at Serving
In recent years the Museum has built up the different services necessary to carry out its main goals and has strengthened key departments such as Preventative Conservation and
Restoration, the only one specialising in the maritime sector,
staffed by expert restorers and shipbuilders.
By the same token, the MMB is convinced that a museum
that doesn’t concentrate on research is a museum with no future, and for this reason research has become one of the Museum’s main priorities. In 2007, in collaboration with the University of Barcelona, the Museum set up the Permanent Observatory of Mediterranean Maritime History and Heritage,
with the aim of promoting maritime studies and research.
One of the most important areas is concerned with education and providing information. The Museum channels its educational work through the Centre for Educational Resources of
the Sea (CREM). Its purpose is to provide the means to facilitate access to maritime heritage for the population at large. In
terms of information provision, the main focus is on the programme of temporary or itinerant exhibitions and the organisation of workshops, courses and congresses directed at different sectors of the public. There is also an area where all the
collections and archives can be accessed by a public information service, either with members of staff or online.
Other services on offer at the Museum highlight the idea
of maritime culture: the cafeteria-restaurant or the shop which both form part of the Norai project, a socially responsible
cultural scheme based around gastronomy and maritime culture. It also has an important policy related to finding new ways
to finance the Museum through hiring out different spaces to
private individuals or companies for conferences, receptions,
dinners, exhibitions, fashion shows and so on.
The MMB Looks to the Future
The MMB is looking forward to a bright future with the goal
of developing and improving on recent administrative data, which, according to 2013’s figures represents 80 staff and a budget of 8,428.061 euros. This, in turn, has translated into 1,076,369
end-users, divided into 315,268 visitors, 103,003 activities participants users and 658,108 facilities users. The Museum is
open 361 days of the year from 10.00-20.00.
When an institution is looking to the future, planning a comprehensive reshaping of its structure with a blueprint for a new museum, it is vital to keep in mind its history and respect it as a key
element in the setting of new objectives. Throughout its long history, the MMB has adapted to the circumstances around it, but has
always been true to its principal mission of conservation, protection, research and providing information about maritime cultural heritage. This mission has evolved and expanded over the years, according to the management model set in place, the current political situation or the corresponding management.
80
On 2nd October 2008, the Provincial Council and the City
Council signed an agreement which definitively set out the way
forward to achieve the project of the MMB and the restoration
and rehabilitation of the Royal Dockyards. The plan was twopronged: on the one hand the rehabilitation of the main aisles
of the Royal Dockyards, and on the other, the complete reorganisation of the Museum’s permanent display. In 2015 the rehabilitation and restoration of the building will be complete; the
next stage is to put in place a new system of museum practice for the new Museum.
The MMB can and must play an important role in spreading Barcelona’s Mediterranean values to everyone, and that
role must be played here, as much through the Royal Dockyards
building itself, as well as through its collections, but also through the schooner, Santa Eulàlia, which has been an ambassador
for Barcelona and its essentially Mediterranean nature throughout the Mediterranean and the world.
The remaining challenge is to put in place the system of
museum practice with an emphasis on the values the MMB has
worked towards throughout its history, such as professionalism, cooperation, innovation, solidarity, sustainability, education.
In short: a commitment to our maritime cultural heritage.
Representative of the Museum’s innovative approach, the
aim of our museum practice plan, is to display the collections
and tours in a dynamic way for the senses, using the latest and
most appropriate technology. Telling the story of people and
the sea, the idea is to let the objects speak for themselves and
tell their story. Stories of the people who made them, and whose lives were linked with the sea. The Museum’s main objective in its museum practice plan is to bring to life our country’s maritime history in a dynamic and innovative way.
The museum practice plan is interactive, using new communication technology to take the visitor to different historical contexts while making the experience enjoyable and informative. The plan has three core themes: the first is based on
the relationship between man and the sea, with the idea of conveying the values of the tangible and intangible aspects associated with human activities concerned with the sea. The second theme is navigation as a means of communication, and
the third is concerned with Barcelona and Catalonia’s relationship
with the sea; from the Mediterranean to the role of the country with the Americas.
This new plan, along with other activities, is hoped to be
a way to become more involved in society. The Museum aims
to be a part of the community and to contribute to its development. The plan is essentially the Museum’s commitment to
society as a whole.
The mission of museums in general and specifically of
the MMB has not changed over the years, but the way in
which it is expressed has to respond to the challenge of
new opportunities and new requirements. The MMB is
MU
NUOVA
working hard to be accessible and sustainable, not only economically, but also socially: generating local economic
growth and providing education and information; a sociallyaware museum rooted in its city.
In this sense, one of the challenges to overcome is to find
ways to integrate into the community and to find a local identity. Given that the MMB is a museum concentrated on one subject
and which works at a level beyond the strictly local or national, the challenge is greater than for museums of local interest which can more easily find a place in the community. Moreover, it is worth bearing in mind that the MMB is in a large
city. For these reasons, the MMB has been working and collaborating with organisations and projects which bring the
Museum and the community together.
The motivation for the MMB to be a responsible and valued museum is because it believes in its role as educator; it
believes that a museum should give back to society what it has
been given and that it should be a welcoming institution that
should go beyond the classic vision of a museum and become a cultural institution open to everyone.
The Museum’s conviction is that a public cultural institution
should be useful to the society around it and should provide a
haven for a nation’s collective identity: that it should be open to
everyone and make sure the public is at the heart of its concerns.
Roger Marcet i Barbé, Director general Consorci de les Drassanes
Reials i Museu Marítim de Barcelona.
El Museu Marítim de Barcelona (MMB)
Roger Marcet i Barbé
El Museu Marítim de Barcelona: una mica d’història
El Museu Marítim de Barcelona és una institució cultural dedicada a la conservació i difusió del patrimoni i de la cultura marítima de Barcelona i per extensió de Catalunya. Per la seva història amb més de 75 anys com institució museística, com per
l’edifici on s’allotja, amb més de 700 anys vinculat a la història
marítima, i gràcies a una ubicació de centralitat, situat al final de
la Rambla de Barcelona i en el mateix port de la Ciutat, fa que
sigui una institució reconeguda, valorada i molt arrelada a la ciutat de Barcelona.
Els seus orígens es remunten a l’any 1929, quan l’ Institut
Nàutic de la Mediterrània, depenent de l’antiga Escola Nàutica,
crea una col·lecció per impartí cursos als seus alumnes. Aquestes col·leccions estaven formades per objectes i obres de les diferents escoles de nàutica d’altres poblacions catalanes, per donacions de naviliers i per adquisicions. En paral·lel a la creació
d’aquest fons de patrimoni moble es va crear una biblioteca especialitzada en temes marítims que l’any 1932 comptava amb un
nombrós nombre de volums, a més de diversos fons documentals.
Aquest primer museu, des de l’any 1932, va estar ubicat a l’actual seu de la Facultat de Nàutica, al Pla de Palau de Barcelona.
La societat barcelonina, sobretot les entitats vinculades al
món marítim, veia la necessitat de promoure un museu marítim d’acord amb la importància històrica de Barcelona i Catalunya. Aquest moviment reivindicatiu feren que la Generalitat de Catalunya crees l’any 1936 el Museu Marítim de Catalunya i amb un acord amb l’Ajuntament de Barcelona, propietària
de la Drassanes Reials de Barcelona, el Museu s’instal·là en la
part més antiga d’aquestes Drassanes, essent en aquest mo-
ment quan neix aquest vincle, que perdura fina ara, entre contingut i continent, entre museu i edifici.
Després de la guerra civil espanyola, el 18 de gener de 1941,
la Diputació de Barcelona va inaugurar oficialment el Museu Marítim de Barcelona, gestionant-lo fins l’any 1993.
El febrer de 1993 es crea el Consorci de les Drassanes Reials
i Museu Marítim de Barcelona, organisme format per l’Ajuntament de Barcelona, propietari de l’edifici de les Drassanes Reials,
la Diputació de Barcelona, propietària del Museu i el Port de Barcelona, amb l’objectiu de gestionar la totalitat del conjunt a fi d’iniciar la creació d’un nou museu i de la restauració de l’edifici.
Aquest nou ens té com objectius fonamentals l’aplicació
del Pla de Restauració de les Drassanes, aprovat l’any 1987,
la gestió del Museu i la difusió del patrimoni cultural marítim de Catalunya.
Part d’aquests objectius s’han portat a terme, com és la restauració i recuperació de l’edifici de la Drassanes Reials, finalitzades aquest mateix any 2015, la difusió de la cultura marítima
catalana amb una gran importància a la Mediterrània i manca encara el tercer objectiu, el de poder disposar d’unes importants exposicions semipermanents amb les col·lecciones patrimonials
del museu, aquest objectiu està previst finalitzar-ho l’any 2017,
després de 30 anys de l’inici de l’aplicació del Pla Director.
El Museu es troba dins de les Drassanes Reials de Barcelona, un dels monuments arquitectònics més notables
d’estil gòtic civil català, essent un dels conjunts d’arquitectura industrial més ben conservats, que té una cronologia que
va del segle XIII al segle XVII, el primer document que
esmenta l’edifici està datat el 1243.
MU
81
NUOVA
El conjunt arquitectònic té 18.000 m2 de planta, dels quals
13.000 es destinen a espais expositius del Museu i a serveis com
la biblioteca, els arxius documentals, els tallers, les oficines, el
restaurant, espais d’ús ciutadà i la botiga, i repartits en 10.000
m2 destinats a exposició permanent, 1.800 m2 a exposicions temporals, amb tres espais, 2.500 m2 a serveis per al visitant, 1.000
m2 a serveis interns i 2.700 m2 a serveis d’ús ciutadà mentre la
resta corresponen a la muralla i al baluard, els jardins del qual
es troben oberts al públic.
El Museu Marítim de Barcelona i les Drassanes Reials formen un tot al llarg de més de 700 anys de compartir la història,
primer com espai de construcció naval, després per a usos militars i finalment com un gran espai cultural com museu, museu
que les seves col·leccions estan en acord amb l’origen de l’edifici. És sens dubte un cas excepcional en què el continent i el
contingut estan estretament lligats en un mateix camp temàtic.
Les Drassanes Reials de Barcelona: un món per descobrir
Les Drassanes Reials de Barcelona són, sens dubte, un dels
conjunts monumentals més importants de la ciutat de Barcelona, constitueixen una de les mostres úniques d’arquitectura
d’estil gòtic civil dedicada a usos industrials marítims, sent una
de les peces més significatives dins del patrimoni industrial, ja
que tot i que existissin a la Mediterrània instal·lacions similars,
molt poques han conservat fins els nostres dies l’estructura i la
configuració originals, a excepció d’alguns casos significatius com
les de Sevilla, València, Pisa o Venècia.
Les Reials Drassanes de Barcelona mereixen ser destacades
per diferents motius.
• Per la seva antiguitat i estat de conservació: així com moltes de les drassanes històriques han desaparegut o han arribat fins als nostres dies extraordinàriament degradades, Barcelona ha sabut conservar una de les drassanes medievals
més importants.
• Per les seves dimensions: els més de 20.000 m2 de tot el conjunt
conformen una de les drassanes històriques de major magnitud entre les conservades.
• Per la seva qualitat i bellesa arquitectònica: les Drassanes s’erigeixen com una impressionant obra d’enginyeria dissenyada per a albergar una de les més importants factories navals
de l’edat mitjana.
• Per la seva mediterraneïtat i per la magnitud del projecte cultural que acull: avui les Drassanes són ja el receptacle d’un
projecte cultural, prova d’això és el propi Museu Marítim de
Barcelona i totes les activitats que es realitzen.
Les Drassanes van ser construïdes per a la construcció de
vaixells, bàsicament galeres, al servei de la Corona d’Aragó i la
seva expansió militar i comercial per la Mediterrània, així com
per la protecció dels interessos comercials de la societat catalana. A finals del segle XIII, el rei Pere II el Gran, va ordenar la
82
construcció d’un recinte en un terreny descobert clos per un mur
i obert al mar, amb quatre torres als angles i amb unes instal·lacions que permetessin d’un espai per a la construcció i el manteniment d’embarcacions, fonamentalment galeres. A mitjan del
segle XIV el rei Pere III el Cerimoniós va ordenar la construcció d’un primer i un segon edifici dins del recinte primitiu, similar a l’actual, però de dimensions molt més reduïdes.
Tot aquest conjunt, construït fora de les muralles de la ciutat de Barcelona, a ponent de les Rambles, quedaria integrat a
la ciutat gràcies a la construcció de la nova muralla que es va
realitzar durant el regnat de Pere III, en el segle XIV. Avui encara es poden veure les restes d’aquesta construcció defensiva
a l’avinguda del Paral·lel.
Al llarg dels diferents anys l’edifici va anar evolucionant fins
a la situació actual, destacant la construcció de la Botiga nova
de la Diputació del General, a mitjan segle XV, per tal d’emmagatzemar els materials, els estris i els pertrets de les galeres
d’aquesta institució, aquest edifici es conserva íntegra i que actualment acull l’entrada del Museu, els serveis interns i l’accés a
serveis del museu com la Biblioteca, sala d’actes, etc. A partir
de la segona meitat del segle XVI, es construí el cos central de
l’edifici. Adossades a aquest nucli es troben les naus de la Generalitat, del segle XVII.
A començament del segle XVIII es va realitzar la darrera gran
intervenció amb la unió de les dues naus centrals per construir
la Grada major, on ara es pot veure la rèplica de Galera Reial.
Un cop abandonades les seves funcions de construcció naval,
mitjan del segle XVIII, el recinte va ser utilitzat per funcions militars, com a caserna, mestrança i parc d’artilleria fins l’any 1936
amb la creació del Museu Marítim. A més de les Grans Naus de
les Drassanes Reials es conserva la muralla medieval, amb les
torres i el portal de Santa Madrona, del segle XIV, únic accés viu
a la ciutat que es conserva actualment. A més, d’una data més
tardana, de finals del XVIII, es conserva el mig baluard de Santa Madrona.
El conjunt de les Drassanes Reials de Barcelona va ser inclòs en el Registre de Patrimoni Històric, Artístic i Científic de la
Generalitat de Catalunya l’any 1937, i va ser declarat Monument
Històrico-Artístic per decret del Consell de Ministres del Govern
espanyol el 5 de març de 1976.
El patrimoni cultural: la raó de ser
Dins d’aquest magnífic edifici s’alberga les col·leccions patrimonials del museu. Col·leccions formades per un conjunt
d’objectes i documents que reflecteixen la diversitat de les activitats marítimes, des de la navegació comercial, la pesca, la construcció naval, les ciències nàutiques, la història marítima o la
tecnologia. El museu custodia, cartes nàutiques, instruments de
navegació, pintura, models d’embarcacions, exvots, embarcacions
a escala real, documents fotogràfics etc. Entre les diverses col·leccions cal destacar:
MU
NUOVA
•
•
•
•
•
•
Les cartes nàutiques: de les quals les més representatives són
les que formen part de l’Escola Cartogràfica Mallorquina, un
dels centres més prestigiosos del segle XV, de les que destaca la traçada per Gabriel Vallseca l’any 1439. Aquest fons
es complementa amb una important cartoteca nàutica.
Els models de vaixells: com el del navili de 80 canons, model de drassana de mitjan segle XVIII o el de la fragata Barcelona, pertanyent a una escola nàutica catalana, formen part
de la rica col·lecció de models, una de les més importants
del museu, formada pels models de drassana, de mig buc,
d’escoles de nàutica, d’exvots, de companyies navilieres
etc. De totes elles cal destacar les reproduccions a escala natural de la galera real o capitana de la guerra de Lepant i del
submarí Ictineo I construït l’any 1859 per Narcís Monturiol.
Els instruments de navegació: aquesta col·lecció està integrada per diverses peces del segle XVIII al XX procedents
d’antigues escoles de nàutica, destacant-ne els octants, els
sextants i ballestes, entre altres.
Fons pictòric: el fons de pintura de temàtica marítima que
conserva el museu esta format pels retrats de vaixells, essent els més característics els pintats per Josep Pineda. Del
conjunt del fons cal destacar les obres de J.Llaverias, R.Martí
Alsina, D.Baixeras, entre altres i que tots ells combinen els
valors artístics amb els documentals.
Exvots: la majoria dels objectes de la col·lecció del museu
procedeixen d’esglésies i ermites de la costa catalana, que
foren recuperats i salvats al llarg de la Guerra Civil Espanyola i que són representatius de la religiositat marinera catalana.
Mascarons: de proa, la col·lecció del museu procedeix d’importants embarcacions d’empreses navilieres catalanes del
segle XIX, cal destacar el Negre de la Riba, el Ninot o la Blanca Aurora, entre altres.
Altres fons importants que custòdia el museu són els referents als fotogràfics, els documentals, els bibliogràfics i els arxivístics, destacant els fons d’empreses navilieres. A més el museu
compta amb diverses embarcacions tradicionals i històriques representatives de les diferents activitats, com les vinculades a la
nàutica esportiva, com és el cas de les ioles i canots a rem o el
Flying Dutchman, balandres, snipe i el característic patí de vela
català, entre altres, que representen el món de la vela esportiva. Una part important de la col·lecció està representada per embarcacions de treball, vinculades majoritàriament al món de la
pesca, com és el cas de llaüts, caros, palangreres, sardinals etc.
De totes elles cal destacar les que es troben operatives a l’aigua i que volen representar les diverses activitats marítimes, les
mercants com és el cas del pailebot Santa Eulàlia, situat al port
de Barcelona, embarcació, construïda el 1918 i recuperada pel
museu, representa la seva extensió a l’aigua i que amb les seves navegacions, al museu per tota la Mediterrània. Les portuà-
ries amb el bot de pràctics portuaris Pol.lux, les esportives amb
una embarcació de la classe Drago, les de pesca com és el cas
de la Lola, bot auxiliar de la pesca a l’encesa construït a Cadaquès a l’any 1906 i finalment el llaüt Patapum, construït l’any
1934 per activitats de lleure.
Un Museu de present amb voluntat de servei
En aquests darrers anys el Museu ha sabut consolidar els diferents serveis necessaris per dur a terme la seva missió principal i assegurar aquells que són imprescindibles per poder-la complir, aquest és el cas d’un departament clau i que ha esdevingut
un referent com és el de Conservació Preventiva i Restauració,
únic especialitzat en el sector marítim, amb uns molt bons professionals restauradors i mestres d’aixa.
Al mateix temps l’MMB té el convenciment de que el museu que no té una política de recerca és un museu a desaparèixer,
per aquesta raó la recerca ha esdevingut una línia d’acció prioritària, creant, l’any 2007, l’Observatori Permanent d’Història i Cultura Marítima de la Mediterrània, en col·laboració amb la Universitat de Barcelona, amb l’objectiu de fomentar els estudis i la
recerca al voltant del món marítim. També disposa d’un espai
per a la consulta de tots els seus fons patrimonials, el bibliogràfic,
documental, arxivístic, fotogràfic i moble, amb un servei informació al públic en general d’una manera on-laine o presencial.
Un dels aspectes més importants són aquells que fan referència
al món de l’educació i de la difusió, el Museu canalitza els seus
serveis educatius des del Centre de Recursos Educatius del Mar
(CREM). La seva funció és dissenyar les eines necessàries per facilitar l’accés al patrimoni marítim a tots els ciutadans. En els aspectes de la difusió cal assenyalar els programa d’exposicions temporals i itinerants i la organització de tallers, cursos, jornades o
congressos adreçats a diferents públics.
El Museu també disposa d’una sèrie de serveis que completen
l’oferta de la institució en el camp de la cultura marítima, com
és el cas de la cafeteria- restaurant, així com la botiga, que formen part del projecte Norai, un projecte cultural i de responsabilitat social del Museu al voltant de la gastronomia i de la cultura marítima. També té una important política adreçada a buscar nous recursos de finançament a partit de la cessió d’ús de
diferents espais del museu i que posa a disposició de particulars, empreses i entitats per celebrar conferències, recepcions,
sopars, exposicions, desfilades, convencions...
El Museu Marítim es projecta cap el futur
El Museu Marítim es projecta cap el futur amb il·lusió i amb
la voluntat de consolidar i augmentar les seves recents dades de
gestió i que segons les del 2013, compta amb, 80 persones, un
pressupost de 8.428.061 euros i que ha permès tenir 1.076.369
usuaris / visitants, repartits en 315.268 visitants, 103.003 usuaris
de les activitats i 658.108 usuaris dels serveis. El museu està obert
361 dies any de 10 a 20 hores.
MU
83
NUOVA
En el moment en què una institució es projecta cap al futur, plantejant una remodelació integral de la institució, amb
una planificació i un disseny d’un nou museu, és del tot necessari tenir present la història de la institució i considerar-ho
un factor clau per al disseny dels nous objectius. Al llarg
d’aquesta llarga història el MMB ha anat adequant-se en cada
moment a les circumstàncies que l’envoltaven, però, això sí,
mantenint la seva missió principal de conservar, protegir, investigar i difondre el patrimoni cultural marítim, Aquesta missió ha anat evolucionant i ampliant al llarg d’aquesta història
segons ha estat el model de gestió utilitzat, segons les situacions polítiques del moment, o la direcció corresponent, entre altres coses.
El dia 2 d’octubre de 2008 es va signar un acord entre la
Diputació de Barcelona i l’Ajuntament de Barcelona, on es posaven les bases definitives per consolidar el projecte del Museu Marítim de Barcelona i la restauració i recuperació de les
Drassanes Reials. El pla que es va presentar tenia dos eixos:
d’una banda la rehabilitació de les grans naus de les Drassanes Reials, i per un altre la reforma integral de l’exposició permanent del Museu. Amb data 2015 s’ha pogut portar a terme
la finalització de les obres de rehabilitació i restauració de l’edifici i ara queda l’adequació museogràfica del nou museu.
L’MMB pot i ha de jugar un paper important per transmetre els valors mediterranis de Barcelona a tot el món i és aquí
on el Museu Marítim de Barcelona ha de tenir aquest paper
destacat, tant pel seu continent, les Drassanes, com pel seu contingut, les col·leccions, però encara més amb el seu vaixell Santa Eulàlia, que ha estat l’ambaixador de Barcelona i de la seva mediterraneïtat per tot el Mediterrani i el món.
Ara queda el repte de finalitzar la implementació del projecte museogràfic, destacant que el projecte vol transmetre i impulsar els valors que l’MMB ha anat consolidant al llarg del
temps, com són els de la professionalitat, la cooperació, la
innovació, la solidaritat, la sostenibilitat, l’educació, etc., en
definitiva el compromís amb el nostre patrimoni i la nostra
cultura marítima.
Com a museu innovador, el projecte museogràfic vol organitzar les col·leccions i els recorreguts d’una manera afectiva, utilitzant els suports més moderns i més adequats per
aconseguir dinamisme i sensorialitat. Explicar històries de la mar
i de les persones, la idea del projecte és que els objectes i peces han de servir per explicar històries. Les històries dels seus
protagonistes, de les persones que els han fet possible i que
han establert una relació especial amb el mar. L’objectiu principal del museu en la seva proposta museogràfica es la de transmetre d’una forma sensorial, dinàmica, innovadora i participativa el patrimoni i la història marítima del nostre país.
El model museogràfic és interactiu, que ha d’utilitzar les noves tecnologies de la comunicació, per situar el visitant en els
diferents contextos històrics d’una manera lúdica i participati-
84
va i facilitar la comprensió mitjançant vivències sensorials. Fonamentalment es basa en tres eixos: Un primer eix gira al voltant de la relació de l’home i el mar, a partir d’aquest es vol
transmetre els valors del conjunt d’elements tangibles i intangibles vinculats a les activitats humanes relacionades amb el
medi marítim. Un segon eix destaca la navegació com a mitjà
de comunicació. I finalment, el tercer eix parla de la relació de
Barcelona i Catalunya amb el mar. De la Mediterrània i de la
vinculació i el paper del nostre país amb les Amèriques.
Aquest nou projecte juntament amb altres actuacions té
com a objectiu el de trobar els mecanismes necessaris per
tenir una major implicació amb la societat. El museu persegueix interactivar amb el seu entorn social i contribuir al seu
desenvolupament sostenible, en definitiva és l’expressió del
compromís amb la societat.
La missió dels museus i en concret la del MMB no ha variat al llarg dels temps, però la forma en què s’expressa sí que
ho ha fet, responent a les noves possibilitats i a les noves necessitats. El Museu Marítim està treballant per ser un museu accessible i sostenible, entenent aquest concepte no únicament
en un sentit econòmic, sinó en el sentit de necessari per demanda social, creant valor en l’econòmic amb el desenvolupament local, el social amb l’educació i el mediambiental i al
mateix temps un museu arrelat al barri, un museu vinculat a
la ciutat i un museu solidari.
En aquest sentit un dels reptes és el de trobar les maneres
per formar part del territori i integrar-se en la seva col·lectivitat, tenint el sentit de pertinença o d’identitat. Per la singularitat de que l’MMB és un museu monogràfic i temàtic que
treballa en un àmbit supralocal o nacional, és fa més difícil
fer-ho, a diferència d’aquells museus territorials i d’àmbit local que per la seva temàtica i situació els és molt més fàcil,
a més a més cal també tenir en consideració que l’MMB es
troba en una gran ciutat com és Barcelona. Per aquestes raons
l’MMB està treballant i col·laborant des de fa anys amb entitats i associacions i amb projectes que interactuen entre el
museu i la societat.
L’MMB vol ser un museu proper i responsable per què creu
en el seu paper educatiu, per què creu que ha de tornar a la
societat el que rep d’ella, per què creu que ha de ser una institució oberta, per què creu que ha de superar la visió clàssica de museu i per què creu que ha de ser una institució cultural oberta a la societat.
Té el convenciment que com a institució cultural pública
ha de ser útil a la ciutadania i que ha de servir com a refugi
de la identitat col·lectiva d’un territori, és a dir la casa de tots
i que el públic sigui el centre de preocupació del museu.
Roger Marcet i Barbé, Director general Consorci de les Drassanes
Reials i Museu Marítim de Barcelona.
MU
NUOVA
The Archaeological Museum
of Catalonia (MAC)
Josep Manuel Rueda Torres
Along with the National Museum of Catalan Art and the Museum of Science and Technology of Catalonia, the Archaeological Museum of Catalonia (MAC) is one of Catalonia’s three
national museums and one that has a truly singular role in the
network of Catalan museums.
Sant Miquel (Vinebre), Coll del Moro (Gandesa) and Palamós
castle, and the Iberian towns of Molí de l’Espígol (Tornabous)
and Castellet de Banyoles (Tivissa).
In 2010, the MAC was encouraged by the Catalan government to organize and provide support for a network of municipally owned museums and visitable archaeological sites scatWhat is the MAC today?
tered throughout Catalonia (Museum of Badalona, Banyoles County
The MAC was created by Catalan Museum Law 17/1990 as
Archaeological Museum, La Noguera County Archaeological Muan independent organism dependent on the Catalan Ministry
seum, Can Oliver Iberian Settlement Museum in Cerdanyola,
of Culture. More recently, Law 7/2011 on fiscal and financial
Museum of Gavà and L’Urgell County Museum in Tàrrega). From
policy created the Catalan Agency of Cultural Heritage (ACdPC),
2015 onwards, Arqueoxarxa, a new echelon of this network
that complements the existing museum network, will come inon which henceforth the MAC was to depend. This transfer was
to effect with the incorporation of a series of partner entities
not formally carried out until the approval of Decree 198/2013,
(Salvador Vilaseca Archaeological
in which the statutes that would
Museum in Reus, Museumof Lleida,
govern the running of the ACdPC weMuseumof Lloret, La Roca dels Bous
re defined. These statutes foresee that
Archaeological Park and site, Museum
the Catalan national museums will
of Les Terres de l’Ebre and the late
become Decentralized Organs atRoman Castellum Fractumin Sant
tached to this new Agency but run
Julià de Ramis).
by their own boards of trustees.
Two other thematic networks
The Agency is a public company bealready exist that are linked or relonging to the Catalan government
lated to the MAC: the Iberian Routhat is run from the Ministry of Culte and the Cave Art Route. The forture.
mer consists of nine sites (but not
Nevertheless, administrative and
including those Iberian settlements
organic links have always existed –
that the MAC considers as its own
and continue to do so, albeit within
Archaeological Museum of Catalonia-Barcelona.
and that are owned by the Catalan
a different framework – between
(Photo Archive of MAC)
government) that are municipally
the MAC and the National Arrun. The latter route preserves examchaeological Museum of Tarragoples of Levantine cave art and consists of a group of shelters
na, which is owned by the Spanish state but run by the Catain Ulldecona (Ermita del Remei) and Montblanc (Serra de Pralan government (Generalitat de Catalunya).
des) and the cave-art site of El Cogul owned by the Catalan
The seven centres belonging to the MAC extend across Cagovernment. Despite their names, these sites are not in fact part
talonia: the Barcelona Archaeological Museum, the Greek-Roof any ‘route’; rather, they belong to a network that bestows
man remains of Empúries, the Girona Archaeological Museum,
them with a label of excellence, both in terms of their cultuthe Iberian settlement of Ullastret, the Iberian-Roman and meral importance and their visitor facilities. This network of cadieval settlement at Olèrdola and, finally, two research stations,
ve-art sites also coordinates joint activities and acts as a means
the Underwater Archaeological Centre (CASC), with a focus on
of communication that complements the other activities that eaCatalonia, and Iberia Graeca, with its focus on the whole of
ch individual centre runs under its own steam. The selection
the Iberian Peninsula.
of the cave-art shelters was based on the existence of manaThe MAC also works with the ACdPCin managing the argement structures (interpretation centres) that are particularly
chaeological sites that are property of the Catalan governdynamic in nature.
ment: the Iberian settlements of La Moleta del Remei (Alcanar),
MU
85
NUOVA
The MAC thus supports and cooperates with archaeological museums in Catalonia at all levels, which justifies its definition as a ‘national’ territorial museum given that it is present,
directly or indirectly, throughout the whole of Catalonia.
Thus, as a museum, the MAC is singular in structure. It provides a recognizable ‘brand name’ for the wide range of elements of Catalan archaeological heritage that it represents,
and provides facilities for visitors at differing levels of museological organization. Specifically, the
MAC embraces 37 museums and
archaeological sites, of which seven are an organic part of the MAC,
six are owned by the Catalan government and run by the MAC, ten
are municipally owned museums, three are cave-art interpretation centres (two municipally owned and one
government-owned) and 11 are municipally run archaeological sites.
the MAC, it too was created with the idea that it would one
day become a national museum; indeed, today, it is the only
one of the branches of the MAC that possesses the capacity to
act as a national entity. The MAC-Barcelona dates back to
1935 and was the brainchild of Pere Bosch Gimpera, one of
the most important figures in the history of Catalan archaeology. The Museum was set up during the Second Spanish Republic as a great national museum of archaeology of a Catalonia that was then still in the process of coming to terms with its
own identity (albeit without today’s
current territorial concepts). The
aim was to exhibit singular and,
above all, attractive objects belonging to ancient cultures to delight
and educate the Catalan population. The concept of territory as we
understand it today did not become current until the end of the
twentieth century, when the Museum
MAC management
Law was enacted decreeing that
The management of the Arnational museums were those enchaeological Museum of Catalonia
tities that were present within the ofis highly decentralized. Each branficial boundaries of Catalonia. OriArchaeological Museum of Catalonia-Girona.
ch or management centre (the naginally, the Museum operated th(Photo Archive of MAC)
me given by the ACdPC) manages
roughout the Iberian Peninsula and
an annual budget for activities and
even mounted an expedition to Nurunning costs under the supervibia, although it was most active in
sion of the Agency, which has the
Catalan-speaking areas – even in
final say on staff and investment in
those that lie beyond the official
projects. The MAC is responsible
boundaries of Catalonia. Its territofor coordinating the museological
rial scope was secondary to the
aspects of its work, that is, the thepromotion of the Museum in scienmes and subject matters highlighted
tific circles and so intervention in siby its various branches. The MAC
tes outside Catalonia was legitimaworks to unify the criteria used in
te if it entailed an increase in the Muits collections (acquisitions, loans
seum’s prestige.
and deposits, documentation of
Indeed, the Museum’s founders
objects, conservation and restoration),
envisaged a grandiose archaeological
to coordinate all scientific research
museum that would house a numand to establish documentary criteber of different collections and boaArchaeological Museum of Catalonia-Empúries,
ria (library and photographic archist – if possible – spectacular speciThe Forum. (Photo Archive of MAC)
ve), and is also in charge of the difmens and museum facilities recreafusion of the MAC brand through its
ting ancient buildings and transmitwebsite. The director of the MAB is also the director or coorting ideas and knowledge to visitors in a highly accessible way.
dinator of its Barcelona branch, which acts as the centre that
Aside from its historical collection based on nineteenth- and
binds together all the individual parts of the network.
early-twentieth-century concepts of museums, many of the
Museum’s specimens and pieces came from donations, purchases
History of the MAC-Barcelona
and excavations carried out over a broad territorial scope. Of
The former Barcelona Archaeological Museum – i.e. the MACthe excavations, the enduring link between the Barcelona ArBarcelona – is the forerunner of the current MAC because, like
chaeological Museum and the Empúries site was of great im-
86
MU
NUOVA
portance. In fact, from 1935 onwards the director of the Museum was also the director of excavations at Empúries, but it
was not until the 1980s that this duplicity of functions began
to change. The archaeological works in Empúries since 1908.
Other branches have joined the MAC project as decreed
expressly by the Museum Law. For example, the museum in
the Iberian settlement of Ullastret had been opened by the Girona Provincial Council in 1961 (although excavations had
been underway there since 1947); the Olèrdola Museum, inaugurated in 1971, is the most recent of the museums in the network.
in Girona and those from the villa of Romeral in Albesa. The
Museum’s Roman tombstones are also of note. The Museum
also contains a number of singular objects from the period corresponding to the transition from late antiquity to the Middle
Ages (Byzantine capitol of Sant Polyeuktos from the church of
St Miquel in Barcelona and the Vissigothic treasure from Torredonjimeno in Jaen). Finally, the Museum also contains a large collection of around 60,000 pieces corresponding to the prehistoric period in Catalonia.
From 2015 onwards, the Museum will have at its disposal
7,000 m2 of archaeological storerooms in the town of Cervera. These will be used to store material obtained during preventative actions and research activities for which there is no
receptor museum near the site from which they originate. This
collection will provide the MAC and other institutions with a
wide-ranging collection of archaeological objects that will be
useful essentially for setting up temporary and permanent
exhibitions, with priority given, above all, to the interests of the
national museums.
MAC headquarter in Barcelona
This article discusses above the headquarter of the MAC
in Barcelona, that is, the former Archaeological Museum of
Barcelona, given that the subject of this monograph are the
museums in the city of Barcelona; however, it is important
to appreciate that the MAC headquarter in Barcelona are
but part of a larger and more ambitious whole. Nonetheless, of all the archaeological museums, it is the one that, given its
The Museum’s displays
history, collections and character,
In 2010, 70% of the permanent
is best placed to act as the fulcrum
exhibition was restructured and as
of the MAC network or even to
a result is today fresher and more
stand alone as the National Museum
up-to-date. Even so, the nature of the
of Archaeology. Even so, another
collection has an important influence
Catalan archaeological museum
on the way it is displayed and on
– the National Archaeological Muthe themes that are presented to viseum of Tarragona (MNAT) –
sitors. The Museum still has some dishould also be recognised as of nasplays such as the Pompey Room and
tional importance and, like its
the Roman section that date back to
Barcelona counterpart, also posNational Archaeological Museum of Tarragona.
1952. These are still of interest sinsesses the standing and the ability
(Photo Archive of MAC)
ce their use of idealized recreations
to act as a national museum. This
of parts of the Roman domus to dimuseum should be considered as
splay pieces (as opposed to the simple use of conventional dithe grand museum of the history of Roman Catalonia.
splay cases) was ahead of its time. Thus, the Museum strives
The Museum and its collections
to recreate the context of its pieces to help visitors fully appreciate
The Museum’s collections consist of pieces originating
their worth. Finally, however, the Museum has preserved the
from excavation campaigns carried out by the Museum in Castyle of the 1980s in the case of its Roman (on the first floor of
talonia, the Iberian Mediterranean Basin and the rest of Spain.
the permanent exhibition rooms) and Iberian (in the so-called
They are also based to some extent on donations and purchases
central “ring”) material, which is presented in a more aesthereceived and made over the years. Of greatest interest are the
tically pleasing way with far less emphasis than before on recollections from the Argar culture, from Ibiza and from the Ibecreations of contexts.
rian culture, above all from Puig de Molins, Castellet de BanyoTemporary exhibition policy
les in Tivissa and Calaceit. Of similar significance are the colIn recent years the Museum, which will celebrate its 80th
lections of Greek material from the Iberian Peninsula, above
anniversary in 2015, has organized a series of temporary exhiall from Empúries. The Roman part of the collection corresponding
bitions as part of a strategic policy aimed at revitalizing its work.
to the ancient Barcino is also of great value (i.e. the monumental
The Museum’s Barcelona branch has habitually – albeit somewhat
doorway, statue of the God Priap, mosaic from the circus of
sporadically – organized important exhibitions (e.g. in 1965the former minor Count’s Palace, the mosaic of the Three Gra67, exhibitions of material from Spanish excavations in Nubia,
ces), as well as the mosaics from Can Pau Birol and Belerofont
MU
87
NUOVA
primitive cultures from Equatorial Guinea and cave paintings
Activities
The Museum’s activities operate in spaces arranged in confrom Tassili) and in recent years has settled into an rhythm of
centric circles. The first such space is the quarters or districts
three medium-sized exhibitions and two smaller ones annualthat are closest to the Museum, which, in this case, are the dily. The temporary exhibition area covers 400 m2, although the
so-called central “ring” is also used for small-scale exhibitions.
stricts of Poble Sec and Hostafrancs. The Museum works diIn addition, the Arqueoxarxa network also produces its own
rectly with local schools through workshops and visits. It also
exhibitions, which tour around the other Catalan archaeologiworks with local resident groups such as Rua Xic, which has
set up a citizen participation project in collaboration with the
cal museums.
Museum and the Autonomous University of Barcelona. Its aim
The criteria used to choose the exhibition themes essentialis to encourage local people to bely attempt to examine current problems
come culturally active via the Muby looking back to the past (sex,
seum and its heritage. For example,
beauty, democracy) and to raise moon 22 November 2014, various groudern archaeological questions and tops and associations from Poble Sec
pics that will attract visitors’ attention.
organized a street parade that finiExhibitions aim to find a link with conshed with a work of theatre perfortemporary ways of thinking via tranmed in the Museum devoted to the
sversal subjects that encompass diway in which ancient Iberian, Greek,
sciplines such as art (both plastic
Phoenician and Roman cultures
and scenic), science, anthropology and
blended in together. The Museum
– naturally – history. A great deal of
Archaeological Museum of Catalonia-Barcelona,
always attempts to use a style of lanimagination and creativity are exColonizations Room. (Photo Archive of MAC)
guage that is accessible for all thopended and, to give added force to
se who live locally, which in this cathe end product, the Museum arse includes people from many difranges swops and loans with other
ferent parts of Spain and the Euromuseums outside Catalonia and Spain
pean Union, and from non-European
to further promote the “MediterraUnion, African and Asian countries.
neanity” that is such a part of the MuThe second space is designed to
seum’s make-up.
reach out to people from BarceloExamples of the exhibitions that
na and the rest of Catalonia throuhave been held in the Barcelona brangh joint projects with the Catalan Much of the MAC in recent years that
seum of National Art, the Catalan Mulink current problems with the paseum of Science and Technology, the
st include: History of the boudoir. Art
and beauty in ancient times (2013),
Institute of Theatre and the Vila CaDemos. How to make decisions in a
ses Foundation of Contemporary
democracy (to open in 2015), InCatalan Art. The motivation here is
novation and food in pre-historic
to incorporate different modes of comtimes (programmed for 2016), Greek
munication and expression (e.g. the
wine in L’Empordà (programmed
visual and scenic arts, dance, music,
for 2016); exhibitions relating to
literary narration, poetry and so
subjects linked to current affairs:
forth) into the Museum’s discourse
Indiana Jones (2012), Otzi, the man
Archaeological Museum of Catalonia-Barcelona,
as a means of attracting a wider puPompey Room. (Photo Archive of MAC)
of the snows (2012), The cut skulls of
blic. In order to reach some of the
the Ibers in Catalonia, whose first verforeign communities living in Barsion was produced by the MAC-Ullastret and opened in Ullacelona guided visits are organized in Italian, Greek, Arab, Gerstret in 2014, but whose full version is programmed to open
man, English and Chinese and other foreign languages.
in Barcelona in 2015, The Prodigious Decade, the MancomuThe Museum is also designing new activities with foreinitat of Catalonia 2014-2024 (inaugurated in 2014); and thegn tourists in mind. This segment of the Museum’s public has
mes linked to the Mediterranean: The Treasures of Vilajoiosa
always been somewhat ignored, perhaps because only eight
(opened in 2014) and The Boat of Deltebre (produced by the
per cent of the Museum’s visitors are foreign tourists despiMAC-Girona and the CASC), which will reach Barcelona in 2015.
te the city’s pulling power as a tourist attraction. Tried and
88
MU
NUOVA
tested communication tools such as audio-guides and QR codes and applications for mobiles and tablets are needed to
be able to attract this new public.
Today, all the Museum’s activities combine the classic guided visit with workshops and dramatized visits and, as a way of
establishing a dialogue between different types of objects, there
are plans to present the Museum’s pieces in art galleries in Barcelona and, reciprocally, works of art in the MAC-Barcelona.
The combination of different languages and formats, along
with more traditional conferences on scientific research or the
work of museums, is today standard practice in the Museum
– nothing new in terms of the world’s museums, but still good
examples of some of the Museum’s current activities.
The Museum is currently preparing an Archaeological Resource Plan to provide guidelines for future research. Amongst other objectives, the Plan aims to regulate the Museum’s research and ensure that it complies with the goals of the Museum and contributes to its strategic lines of work. Thus, the
project differentiates between basic and applied research
projects, although all the research carried out by the MAB will
be guided by the abovementioned criteria. The Plan will also
lay out the Museum’s strategy regarding scientific diffusion and
publications. It will establish who its researchers are and will
define the guidelines on the media (printed press, radio, TV).
It will also work closely with other infrastructures involved in
museum research in Catalonia: the Underwater Archaeological Centre (CASC), MAC-Girona, MAC-Barcelona and, above all,
the Laboratory of Human Palaeopathology (discussed below).
Research
Albeit with differing degrees of implication, the various branLaboratories and restoration workshops
ches of the MAC are currently cooperating on 28 research projects
The MAC in Barcelona has two restoration workshops for
and, of these, the MAC is the main instigator and lead investiarchaeological material, one of whigator in 14. In the other 14, it is
ch specializes in opus scutulatum.
working as a partner in projects led
These workshops only work for the
by other researchers and by other
Museum since external restoration
Catalan, Spanish and European inis handled by the Catalan Centre for
stitutions. The MAC is currently coothe Restoration of Moveable Art.
perating with the following researOne of the most important secch centres: Barcelona University (2
tions of the Museum is the Laboraprojects), Catalan Institute of Artory of Human Palaeopathology and
chaeology (ICAC, 2 projects), PomPalaeoanthropology set up by Dr.
peu Fabra University in Barcelona
Domènech Campillo, which is cur(1 project), German Archaeologirently in the process of being resches Institute in Madrid (1 project),
Archaeological Museum of Catalonia-Barcelona,
structured. The new formula will
Paul Valery University in Montpellier
Educational section. (Photo Archive of MAC)
involve agreements with businesses
and the Museum of Lattes (1 project),
in the sector whose aim is to reviAutonomous University of Barcelotalize the Laboratory, which possesses what is probably one
na (UAB) and the Spanish Research Council (CSIC) in Barceof the best reference collections in the whole of the Spanish
lona (1 project), Autonomous University of Barcelona (1
State. This measure will be fundamental for the Museum given
project), Barcelona University (UB), the Soprintendenza of
the Archaeological Heritage of Tuscany, Granada University and
the prestige it will generate and the new life it will give to the
Rovira i Virgili University in Tarragona (1 project), Lleida UniMAC research section, currently under reform.
versity (1 project), ICAC and UB (1 project), Girona University
Publications
(1 project) and the Spanish equivalent of the Open University
The MAC’s publications form an essential part of its re(1 project). The branch involved in most research projects is
search work and diffusion. The Museum publishes a numthat of Empúries, with 14 projects, and in some cases researber of scientific monographs that complement the monographs
ch work is shared between a number of different branches.
that each branch publishes. The Museum also publishes two
The MAC-Barcelona is at the head of two separate projects
journals whose aim is to ensure that its work reaches a grea(the north-east of the Citerior: from Scipio Aemilianus to Caeter public: Cypsela, dealing with pre- and protohistory, and
sar – the Militarization of the Landscape as a model for TerEmpúries, dealing with colonizations, the classical world
ritorial Planning, and in the Iberian town of Molí de l’Espíand the later periods of antiquity. In all, 18 numbers of the
gol), and is actively collaborating with a third (Olèrdola). The
former publication have been produced since 1976, while the
MAC also hosts a research group, Emergent, recognized by
latter – one of the oldest of all Catalan archaeological publications
the Catalan government, that studies nature and hegemony
– has been published since 1939, with to date a total of 55
in ancient times.
MU
89
NUOVA
editions. All branches of the MAC-Barcelona can publish in
both journals, although Cypsela is closely linked to the MACGirona and Empúries to the MAC-Barcelona.
reference to this documentary heritage (library and historical
and photographic archives).
The Catalan Museum of Archaeology is currently undergoing a process of redefinition and adjustment in light of the
Library
changes that have occurred in the organization and manaThe future of the MAC’s libraries is to develope a network
gement of Catalan cultural heritage (i.e. the creation of the
incorporating the libraries of each of the MAC’s different branCatalan Agency of Cultural Heritage). There is no doubt that
ches. We should thus picture a collection shared by four phya museum with history has to continually reinvent itself in
sical library spaces. This library is specialized, above all, in reorder to adapt to the new realities of the day. Nevertheless,
search, and possesses 57,000 books and documents, of which
one thing has not changed – the need that Catalan aronly those in Barcelona are fully catalogued (around 20,000).
chaeology has for a “showroom” that can divulge to Catalan
Although the remaining documents have only been listed, in
society and the rest of the world the results of its research
2015 a programme aimed at cataloguing all the material held
and the advances that it has made, and that can transmit efby the other MAB branches will get underway. The catalogued
fectively the knowledge acquired concerning the cultures and
documents can be consulted in the CCUC (Collective Cataloways of life in times past in the country we know as Catague of the Universities of Catalonia) and so the use and aplonia. Moreover, the Museum also acts as a window to the
preciation of these documents is guaranteed. The idea of inworld to show Catalans what past cultures and ways of life
tra-library loans is being examined
beyond Catalonia were like; the Mu(excluding certain difficult-to-find
seum must act as a means of compublications), as is the possibility
munication between cultures.
of organizing virtual loans using
The Catalan Museum of ArSkype or a similar service. Diffuchaeology is a means and sphere for
sion is made via digital bulletins
transmitting knowledge that can
that contain details and summaries
perform this function. This article reof all new acquisitions.
presents an attempt to describe how
The MAC library is of exthis museum model, spread throutraordinary importance given that
ghout Catalonia, works. We hope that
the documents it possesses go
it has been successful in explaining
back to the nineteenth century
the full complexity of the project and
Archaeological Museum of Catalonia-Barcelona,
and run right up to the present day.
its reality, which aims to combine moLibrary. (Photo Archive of MAC)
In Catalonia there are few ardernity and history.
chaeological libraries that have as
many documents covering such a broad space of time.
Josep Manuel Rueda Torres, Director of the Archaeological
Museum of Catalonia.
Historical archive
The MAB-Barcelona possesses an important fund of doReferences
cuments that date from 1920 to the present day. This archiAquilué X, Monturiol J. (eds.), 2008 - 1908-2008. 100 anys d’excavacions arve, which is partially digitalized, is essential to the underqueològiques a Empúries. Museu d’Arqueologia de Catalunya-Empúries,
standing of the history of Catalan archaeology and is proAjuntament de l’Escala, Museu d’Arqueologia de Catalunya, Girona.
bably one of the most important collections of archaeoloLlorens J.M., 2011 - Sant Pere de Galligants. Un monestir al llarg del
gical documents in the country.
Photographic archive
After the library and historical archive, the photographic archive is the third of the documentary cornerstones of the MAB.
This exceptional collection contains 146,171 items and, as in
the case of the other two institutions, is fundamental in the appreciation of the history of Catalan archaeology and, above all,
its relationship with other museums and research work.
Modern Catalan archaeology – that is, its origins and progress up to the current day – cannot be understood without
90
temps. Museu d’Arqueologia de Catalunya-Girona, Girona.
Rovira J. (ed), 2010 - Museu d’Arqueologia de Catalunya. Anys 19352010. Miscellània commemorativa 75 anys. Museu d’Arqueologia de Catalunya, Departament de Cultura i Mitjans de Comunicació de la Generalitat de Catalunya, Barcelona.
Rueda J.M., 2014 - El Museu d’Arqueologia de Catalunya: un museu
estès en el territori. Revista Auriga, n.73, Barcelona
Serra M. de Luc - 2014 - Els museus catalans en els primers anys del
franquisme. Anàlisi de la utilització dels centres museístics catalans
en el període 1939-1947. Doctoral Thesis. Universitat de Girona.
MU
Ringrazio tutti i direttori dei musei che hanno gentilmente voluto contribuire alla redazione
di questo numero monografico con i loro contributi, e i loro collaboratori tutti. Carmen Farra
Sampere per il suo aiuto nel reperire alcuni contatti animata dal grande amore per la sua
città. Simona Belingheri e Andrés Felipe Campos per il supporto tecnologico.
Marialaura Parma

Documentos relacionados