scuola superiore per mediatori linguistici

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scuola superiore per mediatori linguistici
SCUOLA SUPERIORE PER MEDIATORI
LINGUISTICI
(Decreto Ministero dell’Università 31/07/2003)
Via P. S. Mancini, 2 – 00196 - Roma
TESI DI DIPLOMA
DI
MEDIATORE LINGUISTICO
(Curriculum Interprete e Traduttore)
Equipollente ai Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università al termine dei Corsi afferenti
alla classe delle
LAUREE UNIVERSITARIE
IN
SCIENZE DELLA MEDIAZIONE LINGUISTICA
L’EMIGRAZIONE DEGLI ITALIANI NEL REGNO UNITO
RELATORI:
prof.ssa Adriana Bisirri
CORRELATORI
prof Paul Farrell
prof Carlos Medina
prof.ssa Claudia Piemonte
CANDIDATA:
CLAUDIA COPPOLA
ANNO ACCADEMICO 2014/2015
1
INDICE
Introduzione ............................................................................ 8
Capitolo 1 - Storia dell’emigrazione italiana .......................... 9
1.1 Cos’è l’emigrazione?.................................................................. 9
1.2 Emigrazione degli italiani all’estero ........................................ 10
1.3 Emigrazione degli italiani nel Regno Unito ............................. 12
Capitolo 2 - L’emigrazione italiana oggi .............................. 20
2.1 Fuga di cervelli .......................................................................... 20
2.2 Regno Unito: la meta più ambita............................................... 26
2.3 Gli italiani e il settore dell’hospitality ...................................... 34
Capitolo 3 – Gli italiani nel Regno Unito…………..…………36
3.1 Difficoltà di adattamento…………………………………..….36
3.2 Le aspettative degli italiani ....................................................... 41
3.3 Il Regno Unito e il fenomeno dell’immigrazione ..................... 44
3.4 Testimonianze ........................................................................... 46
Conclusioni ........................................................................... 52
Bibliografia ..........................................................................124
Sitografia .............................................................................125
2
TABLE OF CONTENENTS
Introduction .......................................................................... 56
Chapter 1 - The story of italian emigration .......................... 57
1.1 What is emigration? .................................................................. 57
1.2 Italian emigration abroad .......................................................... 58
1.3 Italian emigration in the United Kingdom ................................ 60
Chapter 2 - The current emigration ...................................... 65
2.1 Brain drain ................................................................................. 65
2.2 UK: the most popular destination ............................................. 69
2.3 Italians and the hospitality industry .......................................... 74
Chapter 3 - Italians in the United Kingdom ......................... 76
3.1 Adaptation difficulties ............................................................... 76
3.2 Italians’ expectations ................................................................. 80
3.3 The United Kingdom and the phenomenon of immigration ..... 82
Conclusions .......................................................................... 84
3
ÍNDICE
Introducción .......................................................................... 88
Capitúlo 1 - La historia de la emigración italiana ................ 89
1.1 ¿Qué es la emigración? ............................................................. 89
1.2 La emigración de los italianos en el extranjero ......................... 90
1.3 La emigración de los italiano en el Reino Unido ...................... 92
Capitúlo 2 - La emigración actual ........................................ 98
2.1 La fuga de cerebros ................................................................... 98
2.2 El Reino Unido: la meta más deseada ..................................... 103
2.3 Los italianos y la industria hostelera ....................................... 108
Capitúlo 3 - Los italianos en el Reino Unido ......................111
3.1 Las dificultades de adaptacíon ................................................ 111
3.2 Las expectativas de los italianos ............................................. 114
3.3 El Reino Unido y el fenómeno de la imigración ..................... 117
Concluciones .......................................................................120
4
5
SEZIONE
ITALIANA
6
L’EMIGRAZIONE
DEGLI ITALIANI
ALL’ESTERO
7
Introduzione
Questa tesi è volta ad analizzare uno dei fenomeni che da sempre ha
caratterizzato la storia del nostro Paese, vale a dire quello dell’emigrazione,
prendendo in considerazione l’emigrazione degli italiani nel Regno Unito.
Fin dal passato, infatti, il nostro Paese ha visto partire milioni di italiani
verso diverse destinazioni sparse nel mondo. Nonostante la nostra emigrazione si
sia verificata principalmente verso il continente americano, il Regno Unito è
diventato, soprattutto negli anni più recenti, il Paese europeo più raggiunto dai
nostri connazionali italiani. Lo scopo di questa tesi è quello di esaminare la
storia di questo fenomeno all’interno del nostro Paese, partendo dalle sue origini
fino ad arrivare ai giorni nostri. L’intento è quello di provare a capire quali sono
state e continuano ad essere le cause scatenanti di queste crescenti partenze,
analizzare le differenti tipologie di individui che nel corso degli anni hanno
deciso di abbandonare l’Italia e le difficoltà maggiori che si sono trovati ad
affrontare i nostri emigranti.
Il problema dell’emigrazione, infatti, è un tema che, anche se risalente ai
tempi più remoti, sta diventando sempre più attuale e soprattutto può riguardarci
in prima persona. Milioni di giovani, e non solo, lasciano il nostro Paese per
raggiungere quella che sembra sia diventata la destinazione ideale per vivere una
vita migliore lontani da casa: il Regno Unito.
Inoltre, la scelta di questo argomento è stata dettata anche dal fatto che
ho avuto l’opportunità di vivere diverse esperienze nella capitale inglese, sia a
livello lavorativo che scolastico, ritrovandomi ad essere in prima persona
un’immigrata in un paese straniero.
8
Capitolo 1. Storia dell’emigrazione italiana
1.1 Cos’è l’emigrazione?
Nel corso della sua storia la specie umana è riuscita non solo a sopravvivere,
ma anche a moltiplicarsi, grazie alla sua capacità di modificare l'ambiente in cui
viveva per aumentarne le risorse. Quando questo non era possibile, oppure quando
la sopravvivenza era messa in pericolo da catastrofi ambientali, carestie e guerre,
l'uomo è stato in grado, spostandosi, di trovare altrove condizioni di vita più
favorevoli. L'umanità, dunque, non diversamente da tante specie animali, è
migrante per natura. Nei secoli passati la spinta più forte ad emigrare veniva dalla
frequente rottura dell'equilibrio tra dimensione demografica e capacità della terra
di fornire il necessario sostentamento. Oggi invece i movimenti migratori hanno
cause molto più complesse.1
L’emigrazione è quel fenomeno sociale che spinge un individuo a spostarsi
dal proprio paese di origine verso un’altra destinazione. Quando iniziano a
mancare i presupposti necessari per vivere serenamente la propria vita e per
raggiungere i propri sogni, l’uomo è spinto dal bisogno di cercare qualcosa di
nuovo, di diverso, e solitamente prova a farlo dove è possibile aver miglior
fortuna. Le motivazioni possono essere diverse: si passa da fattori economici a
fattori religiosi, politici, di guerre in atto, persecuzioni, fino ad arrivare a fattori
psicologici, poiché si tenta di modificare la propria vita lontano da casa.
1
http://www.treccani.it/enciclopedia/emigrazione-e-immigrazione_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/
9
1.2 Emigrazione italiana all’estero
L’emigrazione italiana è stata, e continua ad essere, un fenomeno di massa
che ha caratterizzato la storia del nostro Paese.
A partire dal 1860 si sono registrate più di 20 milioni di partenze dall’Italia,
riguardanti in una prima fase soprattutto il Settentrione, dove più di 5 milioni di
persone hanno deciso di abbandonare il Paese in seguito alla grande crisi agraria
degli anni Settanta. Dal Nord Italia l’emigrazione era diretta soprattutto verso
l’Argentina e il Brasile.
Con lo sviluppo industriale e il conseguente abbandono delle campagne,
anche il Meridione iniziò a diventare protagonista di questo esodo di massa. In
particolare, dai porti del Mediterraneo partirono navi con migliaia di italiani diretti
nelle Americhe in cerca di un futuro migliore, dato che proprio in quei territori vi
era una maggiore richiesta di manodopera nelle industrie e una notevole presenza
di territori incolti che sarebbero potuti essere trasformati in campi adatti
all’agricoltura e all’allevamento.
Le destinazioni europee più interessate in questo periodo furono invece la
Francia, l’Austria, la Germania e la Svizzera, paesi in cui vi era molta richiesta di
manodopera per le miniere, edilizia e la costruzione di strade e ferrovie.
A partire dal 1890 l’Italia fu protagonista di un secondo flusso migratorio,
conosciuto come “nuova emigrazione”. Circa 4 milioni di italiani lasciarono
temporaneamente l’Italia per andare negli Stati Uniti, Paese che stava vivendo una
notevole crescita economica. Il loro intento era di fare fortuna all’estero e di
10
utilizzare i soldi guadagnati all’estero, le cosiddette rimesse2, per alleggerire la
situazione di crisi che l’Italia stava subendo in quel periodo.
In questo modo, l’Italia riuscì ad acquistare le materie prime di cui aveva
bisogno per estinguere i debiti contratti con altri paesi. Molte forze politiche,
infatti, accettarono e appoggiarono l’emigrazione degli italiani all’estero, poiché
vedevano in essa un’opportunità per risollevare l’economia del Paese. Al
contrario, i proprietari terrieri non condividevano questa scelta, poiché a causa
della carenza di manodopera, si videro costretti ad aumentare i salari.
Nel periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale iniziarono a
diminuire, se non a cessare, questi grandi flussi migratori, soprattutto a causa delle
fortissime restrizioni poste dal governo statunitense per l’entrata degli italiani
negli Stati Uniti, ma anche per i forti cambiamenti nella politica del governo
italiano. Con l’avvento del Fascismo, l’emigrazione degli italiani, non più definiti
come “emigranti”, bensì come “lavoratori italiani all’estero”, fu inizialmente
utilizzata con fini propagandistici e di politica estera. Durante il regime, però, il
Governo si mostrò contrario alle partenze degli italiani verso l’estero, fatta
eccezione per le proprie colonie, considerando la propria forza demografica come
una fonte di sviluppo.
L’ondata migratoria verso l'estero riprese a partire dal 1945, coinvolgendo
sia l’Italia meridionale che quella insulare; ma questa volta non si volse più verso
l'America, bensì verso il Belgio, in quanto gli emigranti erano attratti dai salari
molto alti offerti dal Paese; un’altra meta in auge in quegli anni era la Svizzera,
dove vi era una forte richiesta di manodopera nelle industrie metal meccaniche.
2
Trasferimento di denaro verso l’estero, effettuato da un lavoratore straniero a beneficio di un
altro individuo residente nel suo paese di origine, in genere familiari o parenti.
11
Nel 1955 lo Stato italiano firmò un patto di emigrazione con la Germania,
con il quale si garantiva il reciproco impegno in materia di migrazioni e che portò
quasi tre milioni di italiani a varcare la frontiera in cerca di lavoro.
Durante gli anni Sessanta ci fu il cosiddetto boom economico, grazie al
quale iniziarono a nascere, nel Nord Italia, piccole e medie industrie. L’imminente
necessità di manodopera, contribuì ad una forte migrazione interna dal Sud al
Nord Italia, diventando presto un problema per le industrie, che non erano più in
grado di assorbire le richiesta di lavoro di una così grande popolazione. Ben
presto, quindi, ripresero nuovamente i flussi migratori verso l’estero.
Negli anni a venire, la rotta iniziò lentamente ad invertirsi, e l’Italia iniziò
ad essere protagonista non più del fenomeno dell’emigrazione, ma di quello
dell’immigrazione. Nonostante questo, i flussi in uscita degli italiani non si sono
mai interrotti definitivamente.
1.2 Emigrazione italiana nel Regno Unito
L’emigrazione italiana nel Regno Unito è poco conosciuta, soprattutto se si
pensa che quest’emigrazione non ha mai rappresentato un fenomeno di massa
paragonabile a quello diretto verso le Americhe e verso alcuni paesi europei, non
raggiungendo in nessun anno neanche l’un per cento della nostra emigrazione
totale. 3
L'inizio dell'emigrazione dalla penisola italiana si può far risalire ai tempi
dell'Impero Romano, quando molti coloni romani si trasferirono nella Britannia
3
www.altreitalie.it/ImagePub.aspx%3Fid%3D78412+&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it (visitato il 25
novembre 2015)
12
Romana.
Durante il Rinascimento flussi di mercanti e banchieri, specialmente del
Nord Italia, dai quali viene il nome della Wall Street di Londra “Lombard
Street4”, si trasferirono a Londra e dintorni, insieme a molte persone altolocate
inviate oltre la Manica per svolgere funzioni diplomatiche.
Si può iniziare a parlare di un’emigrazione di carattere più economico
intorno al XVIII e il XIX secolo, dal momento che proprio in quel periodo si
trovavano a Londra numerosi commercianti provenienti da diverse parti d’Italia.
Molte persone iniziarono a dedicarsi all’insegnamento dell’italiano, dato che la
nostra lingua era molto popolare tra le figlie della buona borghesia inglese; con il
compenso di questa attività, i nostri connazionali riuscivano a vivere
discretamente.
Nei primi anni dell’Ottocento, Londra stava fondando un impero coloniale
enorme per dimensioni e varietà di etnie e culture, detenendo il maggior mercato
europeo delle merci coloniali, trasporti via mare e dei servizi finanziari, bancari e
assicurativi: la città cresceva così rapidamente in popolazione e nuovi quartieri da
sfiorare il milione di abitanti.
Durante gli anni Sessanta del XIX secolo, ondate di poveri giovani
iniziarono a raggiungere a piedi la capitale inglese, arrivando dalla Valle Padana
in cerca di un futuro migliore. I mestieri da loro praticati consistevano in lavori
duri e di strada, evitati dagli operai londinesi. Man mano, iniziarono a far
conoscere la cultura del cibo italiano, sconosciuta ancora ai londinesi: gelaterie,
caffè, cioccolaterie, pasticcerie, botteghe e trattorie di cibo, iniziarono ad essere
4
Strada presente nella città di Londra, risalente al Medioevo, nota per la sua connessione al
mercato finanziario della City.
13
aperte nel West End da famiglie italiane, le quali riuscirono ad attrarre una
crescente clientela. Questi italiani vivevano per lo più in quartieri degradati, in
alloggi sovraffollati all’inverosimile, in stanze buie e sporche, provocando perciò
forte indignazione dall’opinione pubblica e dalle autorità. Nonostante questo,
riuscivano a mantenere degli standard igienici superiori alla media dei quartieri
popolari e a sfuggire all’allora dominante alcolismo, molto diffuso tra la
popolazione britannica meno abbiente.
Gli italiani, inoltre, a differenza degli inglesi e di molte altre popolazioni,
riuscivano a mantenere una parte del denaro guadagnato, le cosiddette rimesse,
destinato ai parenti nei paesi d’origine per investire in case e terreni.
Verso la metà del secolo nella capitale inglese iniziarono a nascere diverse
imprese italiane, gestite da piccoli gruppi di artigiani prevalentemente originari
della zona comasca. Questo primo nucleo di artigiani italiani riuscì a godere di
una forte riuscita professionale, riuscendo ad integrarsi con successo nel nuovo
contesto londinese.
Un secondo flusso di emigrati che raggiunse Londra per ragioni strettamente
economiche, era caratterizzato da un numero di italiani più consistente. che
provenivano per lo più da piccoli distretti di montagna della penisola: carpentieri,
corniciai e specchiai, venditori di statuette di gesso, suonatori di strada. La
presenza di questi veri e propri emigranti poveri, che incontrarono molte difficoltà
ad integrarsi nella società inglese, iniziò ad aumentare con la fine delle guerre
napoleoniche, sollecitati all’esodo a causa delle terribili condizioni economiche in
cui si trovava l’Italia.
Gli italiani che emigrarono nelle grandi aree urbane di lingua inglese si
14
concentrarono in zone abitate esclusivamente da loro, allo scopo di aiutarsi
reciprocamente ed allo stesso tempo poter mantenere le proprie usanze
tradizionali. La cosiddetta “Little Italy”, nome usato per denominare i vari
quartieri di origine italiana sparsi nel mondo, si trovava a Londra nell’area di
Clerkenwell e Holborn, a Nord-Est della città, una zona altamente degradata, ma
nello stesso tempo strategica, grazie alla sua posizione limitrofe alla city, per le
attività commerciali e artigianali.
Negli anni tra il 1851 e il 1911, il numero degli italiani a Londra, i quali
rappresentavano quasi la metà di tutti gli italiani presenti in Inghilterra, aumentò
di circa sette volte. Quello che continuava a spingere gli italiani a scappare dal
proprio Paese era senza dubbio un fattore economico.
Questa emigrazione inizialmente venne considerata dai governi in carica
come mezzo favorevole per ottenere una riforma agraria che partisse dal basso,
finanziata dalle rimesse degli emigrati, dato che il principale obiettivo degli
emigrati era quello di guadagnare denaro per diventare piccoli proprietari terrieri
in patria.
Nel 1905 il Parlamento del Regno Unito emanò il cosiddetto “Alien
Immigration Act”, un atto volto a introdurre maggiori misure di controllo in
materia di immigrazione, impedendo l’entrata nel Paese a coloro che non avessero
mezzi di sostentamento adeguati o particolari abilità utili per il mercato del
lavoro. In realtà, lo scopo principale di questa legge era di bloccare l’enorme
flusso di Ebrei russi e polacchi in fuga dai Pogrom5. La legge venne
successivamente incorporata dall’Aliens Restriction Act del 1914, che introdusse
5
Termine di derivazione russa che significa letteralmente “devastazione”, con cui vengono
indicate tutte le sommosse popolari antisemite.
15
nuove disposizioni restrittive, e che venne poi sostituito dall’Alien Restriction
(Amendment) Act del 1919.
Proprio con l’iniziò del Novecento iniziò ad affermarsi l’attività che
principalmente ha caratterizzato. e continua a caratterizzare, la comunità italiana
nel Regno Unito, ossia quella legata alla ristorazione: quasi la metà degli italiani
residenti nel Regno Unito, infatti, lavorava nel settore della ristorazione e
nell’importazione e vendita al dettaglio di generi alimentari italiani.
Durante questi anni, iniziò a formarsi anche una nuova Little Italy, nel
quartiere di Soho6, popolata dalle principali figure professionali emergenti degli
italiani a Londra, tra i quali commercianti, direttori d’albergo e ristoratori. La
comunità italiana, quindi, iniziò ad evolversi non solo dal punto di vista numerico,
ma anche dal punto di vista qualitativo.
Nei primi anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, nel Regno Unito
si trovavano circa 25.000 italiani, incluso un consistente numero in Scozia. Essi
rappresentavano ormai una comunità prevalentemente stabile e assestata, con una
forte presenza di nuclei familiari e, quindi, anche con una maggiore componente
femminile.
Con l’avvento del Fascismo, l’armonia stabilita dalla comunità italiana
iniziò a diminuire. Fino all’entrata in guerra, anche se sotto controllo, le
manifestazioni di adesione di molti italiani al fascismo erano state di fatto
tollerate dalle autorità britanniche. Tutto cambiò drasticamente il 10 giugno del
1940, con la dichiarazione di guerra contro Francia ed Inghilterra da parte del
Duce. Nonostante non tutti gli italiani presenti all’estero avessero aderito al
6
Quartiere situato nel West End di Londra, nel Regno Unito. Ospita una delle piazze più famose
della città: Piccadilly Circus.
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Fascismo, iniziarono ad essere considerati nemici in terra straniera: circa 4500
persone furono arrestate in tutto il Paese, con la conseguente deportazione in
campi di detenzione, causando la chiusura di moltissime attività economiche, oltre
quella dell’ospedale italiano in Queen Square7, confiscato in quanto proprietà
nemica.
Al momento dell’armistizio, nel settembre del 1943, erano presenti nei
campi di lavoro sparsi per tutta la Gran Bretagna circa 75.000 italiani, prigionieri
di guerra catturati soprattutto nel Nord Africa, condotti nel Regno Unito a partire
dal 1941, e principalmente impiegati nell’edilizia e nell’agricoltura.
Il graduale rimpatrio degli italiani non avvenne prima del dicembre del
1945: a circa 1500 ex-prigionieri italiani fu concesso di rimanere in Inghilterra e
la possibilità di farsi raggiungere dalle proprie famiglie, e furono avviati
reclutamenti maschili e femminili nell’Italia meridionale. Questi reclutamenti
erano finalizzati all’impiego del personale maschile nelle serre della Lea Valley, a
Nord di Londra, e nelle fabbriche di mattone di Bedford8 e Peterborough, e il
personale femminile in varie industrie tessili e ospedali. Tutto questo era dovuto
alla mancanza di manodopera inglese disposta a impiegarsi nei lavori più duri per
la ricostruzione post bellica del Paese.
Alla fine del 1955 la Gran Bretagna, dopo aver assunto molti italiani per la
costruzione e manutenzione delle reti ferroviarie e per attività estrattive di carbone
nelle miniere, si ritrovò ad aver reclutato circa novemila italiani e concesso
7
Piazza situata nel distretto di Bloomsbury, nella città di Londra.
8
Città del Regno Unito, situata ad Est dell’Inghilterra, capoluogo della contea del Bedfordshire.
17
permessi di soggiorno9 ad altri 4.500 connazionali.
La maggior parte dei nuovi emigrati giunti in terra inglese era questa volta
di origine meridionale; privi di qualifiche professionali, avevano una scarsa, se
non nulla, conoscenza della lingua inglese, finendo quindi per essere impiegati in
lavori duri e malpagati. Questo nuovo flusso di emigranti, infatti, non riuscì ad
integrarsi con la comunità inglese, alloggiando addirittura in strutture lontane dal
centro, predisposte a minimizzare la loro visibilità. Un caso particolare,
riconducibile a questa emarginazione da parte della comunità inglese, è quello
della comunità di Bedford, dove gli italiani presenti vivevano in ostelli che
sembravano delle baracche, vicini alle fabbriche di mattoni presso cui lavoravano,
e lontani dal centro abitato per evitare il contatto con la popolazione locale, la
quale non vedeva di buon occhio la presenza di lavoratori stranieri.
Durante gli anni Cinquanta fu proprio Bedford la principale destinazione per
gli emigrati italiani, e non più Londra, essendoci molte industrie nella produzione
di mattoni, un’attività in forte espansione nel Secondo dopoguerra.
La “vecchia immigrazione” degli italiani nel Regno Unito può essere
considerata finita intorno agli anni Settanta; da allora sono giunti in Gran
Bretagna moltissimi giovani per l’apprendimento della lingua inglese o per
l’attrazione di un sistema di vita ritenuto più nitido e appagante. Tutto questo è
stato facilitato in particolar modo dalle garanzie consentite dopo l’ingresso nel
1973 della Gran Bretagna nell’Unione Europea e dall’intensificarsi dei rapporti
economici e commerciali fra i due paesi, che ha indotto un gran numero di uomini
d’affari, dirigenti, tecnici e impiegati di varie società e istituzioni italiane, a
9
Un’autorizzazione rilasciata dalla Polizia di Stato, che deve essere richiesta dagli individui
extracomunitari per poter soggiornare in un paese diverso da quello di origine.
18
stabilirsi nel Regno Unito.
Nel censimento del Regno Unito del 2001, secondo le statistiche
dell’ONS10, Istituto delle statistiche nazionali, appaiono 106.000 italiani: 99.000
in Inghilterra, 4.000 in Scozia e 3.000 nel Galles.
10
https://www.ons.gov.uk/census/2001censusandearlier/ (visitato il 30 novembre, 2015)
19
Capitolo 2. L’emigrazione italiana oggi
2.1 Fuga di cervelli
Già all’inizio del XIX secolo si è iniziato a parlare della cosiddetta “fuga di
cervelli”. Un primo esempio può essere riscontrato nel profilo di Guglielmo
Marconi, fisico ed inventore di grande talento, che non venne considerato dal
Ministero italiano delle Poste e Telegrafi11, a cui aveva proposto l’adozione del
suo sistema di trasmissione telegrafica senza fili. Decise, quindi, di trasferirsi in
Inghilterra, facilitato anche dalle sue origini irlandesi, e brevettò la sua scoperta,
fondando imprese di servizi nei maggiori centri urbani inglesi ed arrivando anche
a vincere il Premio Nobel per la fisica nel 1909.
La vicenda di Marconi evidenzia da un lato la voglia di emergere di un
ragazzo giovane e talentuoso, e dall’altro il carattere socioculturale della
tradizione inglese, pronta ad accogliere e premiare chiunque riesca a distinguersi
tramite l’impegno, la passione e il duro lavoro.
A distanza di così tanto tempo, Marconi può essere considerato solo il primo
di una lunga serie di italiani pronti a lasciare la Penisola in cerca di un futuro
migliore.
L’emigrazione degli italiani all’estero, infatti, non è cessata con la fine delle
varie guerre, ma continua ancora oggi ed è in costante aumento. Il termine che
viene maggiormente utilizzato per definire questo recente esodo di massa è quello
della “fuga di cervelli”, che indica l’emigrazione verso paesi stranieri di persone
11
Il Ministero delle Poste e Telegrafi era un dicastero del Governo Italiano del Regno d’Italia, con
il compito di amministrare il servizio postale e dei telegrafi. Nel 1924 venne trasformato dal
Governo Mussolini in Ministero delle Comunicazioni.
20
di talento o alta specializzazione professionale, in cerca di migliori retribuzioni e
condizioni di vita. Se questa emigrazione prima era caratterizzata dal consistente
esodo di uomini con un basso livello di conoscenza culturale e professionale, oggi
ad emigrare sono in particolar modo giovani professionisti, spesso laureati, che
non riescono a trovare spazio nel nostro Paese.
I nostri migliori laureati vanno a lavorare all’estero dove trovano prospettive
e stipendi migliori. Questo flusso non è però compensato da un flusso contrario di
talenti dall’estero, abbattendo la qualità del nostro capitale umano12 e rendendo il
nostro Paese un esportatore di talenti che ha riscontrato problemi ad attrarre
ricercatori ed altre persone qualificate. Esportando talenti, infatti, l’Italia perde
risorse. L’economia italiana investe dei soldi per istruire i cervelli ma perde il
ritorno su questi investimenti in “capitali umani”.
Alla base di questa fuga si possono trovare diversi fattori economici e
sociali: mancata crescita del PIL13, alto tasso di disoccupazione, scarsi
investimenti nella ricerca, la costante crescita di contratti temporanei, mancanza di
meritocrazia. Motivi per cui l’Italia è un Paese poco attraente per gli stranieri.
La rivista Lavoce.info
14
ne ha riportato un esempio: dei 287 giovani
ricercatori europei che nel 2013 hanno vinto gli starting grants, ovvero fondi
12
Insieme di capacità e competenze posseduto da un individuo. Investire in un capitale umano
rappresenta la cura della formazione professionale e tecnica dei propri dipendenti.
13
Il prodotto interno lordo (PIL) è il valore monetario totale dei beni e servizi prodotti in un
Paese.
14
Rivista indipendente che fornisce analisi critiche e approfondite sui principali temi economici,
politici e sociali dell’Italia.
21
assegnati dal Consiglio Europeo della Ricerca15 per portare avanti progetti
innovativi, solo otto studiosi hanno scelto l’Italia come sede della propria ricerca.
Davvero pochi in confronto ai 60 diretti in Gran Bretagna e ai 46 che hanno scelto
la Germania.
Secondo le statistiche stimate dall’AIRE16 (Anagrafe degli Italiani Residenti
all’Estero), la percentuale di residenti italiani all’estero di età compresa tra i 20 e i
40 anni, ha registrato un incremento pari a 316mila e 572 unità tra il 2000 e il
2010, con un andamento medio di oltre 30.000 espatri l’anno.
Secondo l’ISTAT17, Istituto nazionale di statistica, nel 2011 sono stati circa
7000 i nostri giovani professionisti qualificati ad emigrare, con soli 3.234 di
rientro. Sette laureati su dieci emigrati, quindi, rientrano nella fascia più
produttiva.
A livello generale, anche il 2013 ha visto crescere l’emigrazione ufficiale
italiana verso l’estero: 94.126 i connazionali espatriati, con un incremento del
19,2% rispetto al 2012.
Sempre nel 2013 il Regno Unito è diventato il primo paese mondiale di
emigrazione per gli italiani, con 12.904 espatri ufficiali (segnalati all’ufficio
Aire18). L’incremento rispetto al 2012 è stato del 71,5%.
La maggior parte degli espatri verso il Regno Unito si è registrata
soprattutto nella fascia dei 20-40enni: nel 2013 sono approdati oltremanica 8.487
15
La prima agenzia dell’Unione Europea dedicata al supporto della ricerca scientifica, creata per
fornire finanziamenti per progetti di ricerca.
16
17
http://servizidemografici.interno.it/it/content/statistiche-aire (visitato il 10 gennaio, 2016)
http://www.istat.it/it/archivio/141410 (visitato il 7 dicembre, 2015)
18
http://servizidemografici.interno.it/it/content/ripartizione-estera-territorio-europa-1 (visitato il 10
gennaio, 2016)
22
italiani in quella fascia d’età, con un incremento dell’81%, rispetto al 2012. Più
numerosi sono i 20-30enni (4.351), rispetto ai 30-40enni (4.136).
A livello di provenienza regionale, la Lombardia detiene il numero
maggiore di espatri, circa 16.418, seguita dal Veneto con 8743 emigrati. Gli
aumenti più consistenti, però, si sono verificati dalla regione Lazio, che in un solo
anno è salita di due posizioni, superando la Sicilia: 8.211 gli emigranti, con un
incremento del 37,9% rispetto all’anno precedente.
Nel 2014 gli emigrati italiani a lasciare il nostro Paese sono stati 101.207
complessivi, con 13.388 diretti verso il Regno Unito.
In definitiva, gli italiani all’estero formano ad oggi una popolazione di circa
quattro milioni di persone, passando dai 3.106.251 iscritti all'Aire nel 2006 ai
4.636.647 iscritti nel 2015.
Ma quali sono le motivazioni che spingono questi giovani, e non solo, a
lasciare il nostro Paese? La nazione che viene ammirata da tutti per il proprio
patrimonio artistico e culturale (basti pensare che sono in Italia ci sono 50 siti
Unesco), una ricchezza che non ha eguali al mondo?
L’Italia nel corso della sua storia ha vissuto periodi di alti e bassi, dal
periodo nero del Fascismo al boom economico del Dopoguerra, ed è noto a tutti il
periodo di crisi che sta attraversando adesso. Mentre le altre nazioni fanno passi
avanti, l’Italia continua a rimanere ferma, ed è difficile che i giovani, e non solo,
che abbiano grandi aspirazioni per il futuro, decidano di aspettare che le cose
cambino. La crisi economica nel nostro Paese non dà ormai possibilità di lavoro
neppure ai laureati più brillanti, che cercano fortuna oltre confine.
23
La continua crescita di disoccupazione, quindi, è uno dei fattori
determinanti di questo esodo, che costringe ragazzi di tutte le età a lasciare il
proprio luogo di origine.
Come dice Sergio Nava, autore del libro “La Fuga dei Talenti19”, “L’Italia è
ormai prigioniera della propria classe politica, che ha steso sulla società una rete a
trame sempre più fitta, impedendone ogni movimento, ogni possibilità di azione,
ogni desiderio di cambiamento e modernità, riducendo progressivamente gli spazi
di democrazia e mortificando le vocazioni, i talenti, i meriti, le attese, le
aspettative di milioni di cittadini”
Secondo il “Manifesto degli Espatriati20”, un Manifesto di denuncia di tutto
ciò che in Italia non funziona, quello che spinge i giovani a fuggire è tutto quello
che gli impedisce di emergere nel proprio paese.
In molti dicono che l’Italia non sia un Paese per giovani, dove la classe
dirigente ha fallito, investendo in ricerca e sviluppo il 50% in meno rispetto alla
media europea, settori in cui le nuove generazioni potrebbero facilmente inserirsi.
Le condizioni lavorative che offre il nostro Paese, non sono all’altezza delle
aspettative dei nostri connazionali. Il percorso di carriera all’estero è chiaro,
definito e prevede salari mediamente maggiori rispetto all’Italia, soprattutto per
giovani neolaureati.
È anche un percorso molto più trasparente e meritocratico, con una
prospettiva di crescita differente rispetto al nostro Paese. Anche nei lavori più
19
S. Nava, La fuga dei talenti: storie di professionisti che l’Italia si è lasciata scappare, San Paolo
Edizioni, 2009
20
https://manifestoespatriati.wordpress.com (visitato il 2 febbraio, 2016)
24
umili, infatti, sarà possibile intraprendere una carriera crescente nel corso degli
anni, e non rimanere nella stessa posizione per tutta la vita.
Il saggista italiano Roger Abravanel, afferma nel suo libro21 che
”Meritocrazia, significa che i migliori vanno avanti in base alle loro capacità e ai
loro sforzi, indipendentemente da ceto e famiglia di origine e sesso. Ciò da noi
non avviene, e la cosa è ben nota”.
La categoria dei raccomandati, infatti, è un male che caratterizza il nostro
Paese: figli, nipoti, amici, amanti, possono vantare di corsie preferenziali per
accedere al mondo del lavoro, spesso senza meritarselo. Il nostro è un Paese che
purtroppo non ha ancora imparato a privilegiare le reali capacità dei suoi cittadini.
All’estero, inoltre, non conta l’anagrafe, puoi ottenere posizioni di
responsabilità a qualsiasi età, se vali. A quarant’anni non puoi considerare di aver
concluso il tuo percorso di vita, sia a livello lavorativo che personale, e devi avere
ancora la possibilità di metterti in gioco. Nel nostro Paese, purtroppo, questo non
accade. Se superi un determinato limite di età, il mondo lavorativo stenta a
considerarti.
Inoltre all’estero esiste, in molti casi, un “Welfare State22” che sostiene i
giovani, per esempio attraverso un reddito minimo di disoccupazione o
sovvenzioni per il pagamento dell’affitto, ottenibili facilmente e con tempistiche
brevi. In Italia il “Welfare State” è quasi inesistente. I giovani sono abbandonati a
se stessi, a carico delle famiglie. Il vero “ammortizzatore sociale” nel Belpaese
sono le famiglie: lo Stato e la politica, hanno fallito.
21
R. Abravanel, Meritocrazia. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il
nostro paese più ricco e più giusto, Garzanti Libri, 2008
22
Termine inglese che indica un insieme di politiche pubbliche messe in atto da uno Stato, per
garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini.
25
In queste condizioni i giovani non trovano lo spazio che uno Stato moderno
dovrebbe offrirgli e di conseguenza si trovano a decidere se rimanere e
sopravvivere nei migliori dei modi, oppure cambiare paese. Gli anni in cui un
ricercatore dovrebbe dare il meglio, diventano gli anni passati a inseguire un
ordinario nella speranza di ottenere un lavoro sottopagato, o una promozione.
Come risultato finale, gli italiani all’estero sono tra gli stranieri più numerosi.
Abbandonare il proprio paese, però, non è mai una scelta facile, ed implica
un cambiamento radicale nella propria vita. Questo significa lasciarsi tutto alle
spalle, dagli affetti della famiglia e degli amici più cari, allo stile di vita che si è
sempre condotto, e soprattutto il non sentirsi mai un vero e proprio cittadino del
paese in cui si arriva. L’essere un immigrato, infatti, impone di adattarsi alle
tradizioni e culture di un paese che non è il proprio, spesso con difficoltà.
Fortunatamente la società multiculturale di oggi, rende molto più facile questo
processo di globalizzazione, eliminando sempre di più le varie forme di
discriminazione che nel passato i nostri emigranti hanno dovuto subire.
2.2 Regno Unito: la destinazione più ambita
Il Regno Unito è stato fin dall’antichità una delle destinazioni europee
preferite degli emigranti italiani.
Come si è analizzato nel primo capitolo, infatti, migliaia di italiani hanno
abbandonato il Paese in cerca di un futuro migliore: la maggior parte di essa era
inizialmente gente povera e poco qualificata, che cercava di scappare dalla crisi
che attraversava il nostro Paese in quel periodo. Man mano nel tempo si sono
26
stabilite diverse comunità di italiani nel Regno Unito, specialmente a Londra, che
hanno fatto conoscere la nostra tradizione e cultura oltremanica.
Questo flusso di emigrazione non si è arrestato nel tempo, ma è di fatto
aumentato, soprattutto negli ultimi anni.
Il Regno Unito è diventato la "terra promessa" degli italiani che decidono di
lasciare il proprio Paese. Con la sua economia cresciuta del 2,6% su base annua,
rappresenta sempre più il sogno di chi sceglie di partire. Per la prima volta,
quest'anno, gli italiani sono al secondo posto tra gli stranieri in arrivo.
Secondo i dati forniti dall’ONS, Istituto di statistica di Londra, sono stati
circa 57.600 gli italiani che sono sbarcati nel suolo inglese tra il 2014 e 2015,
contro i 42.000 dell’anno precedente. I numeri si riferiscono a coloro che hanno
ottenuto il National Insurance Number, l’equivalente del nostro codice fiscale,
indispensabile per lavorare nel Regno Unito.
Londra e le grandi città britanniche sono raggiunte specialmente da
professionisti che lavorano nella City e che si fermano per due o tre anni. Tra loro
troviamo anche un numero rilevante di medici specializzati inseriti in strutture
sanitarie britanniche. Altre presenze italiane riguardano il campo dei ricercatori, il
cui numero pur non essendo elevato ha fatto gridare alla “fuga di cervelli” oppure
ad un’alta “flessibilità professionale”.
La città di Londra è la meta di circa quarantamila giovani studenti italiani
all’anno che, per un periodo più o meno lungo, si fermano per l’apprendimento
della lingua inglese. Diversi di questi giovani, di età compresa tra i 25 ed i 35
anni, hanno cambiato i loro progetti e si sono fermati nel Regno Unito soprattutto
per motivi legati ad un lavoro più appagante.
27
Parlare però solo di una fuga di cervelli, è davvero molto riduttivo. Una
grande maggioranza di italiani che decide di lasciare il nostro Paese, infatti, non è
in possesso di una laurea o, comunque, di qualifiche professionali, ma ha deciso
di approdare nel territorio inglese per dare un cambiamento alla propria vita. Non
tutti, infatti, partono con lo scopo di fare fortuna altrove, ma semplicemente spinti
dal desiderio di vivere nuove esperienze in un luogo differente da quello di
origine.
La maggior parte di essi ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, e si
accontenta di vivere in condizioni precarie ma in un paese differente, senza
cercare lavori in linea con il proprio profilo accademico. La differenza sta nel
fatto che nel Regno Unito, spesso queste persone riescono a ricominciare da capo
e a realizzarsi, dato che in questo Paese l’anagrafe è qualcosa di inesistente. In
Italia, purtroppo, quando si arriva ad una certa età, che può essere anche sotto i
trent’anni, è difficile trovare un lavoro anche nel campo della ristorazione o
dell’accoglienza.
Nel Regno Unito, invece, tutto questo non avviene. Se vali, allora vai avanti.
Il principale settore in cui è impiegata questa categoria di emigrati, e quindi anche
di italiani, è quello dell’hospitality. Con questo termine si include tutto ciò che fa
parte della ristorazione e del settore turistico in particolar modo.
Perché, allora, decidere di abbandonare il proprio paese per fare lavori che si
potrebbero trovare anche in Italia?
28
La scrittrice Caterina Soffici, nel suo libro “Italia Yes, Italia no23”, dice che
“Londra è il luogo che nell’immaginario collettivo dell’italiano sembra possedere
tutto quello che a noi manca: serietà, organizzazione, buona educazione, apertura
verso il mondo. In effetti, quando ti trovi a vivere in un paese dove le code sono
proverbiali e le regole sono fatte per essere rispettate e non per essere infrante, ti
senti bene. Soprattutto venendo da un paese dove invece si premiano i furbi e si
denigrano gli onesti, dove che si comporta bene fa la figura del fesso, dove chi
sbaglia non paga mai e dove nessuno, ma specialmente i politici, si dimettono,
anche se palesemente corrotti.”
Ma cosa rende il Regno Unito una destinazione così ambita da tanti nostri
connazionali?
Innanzitutto il Regno Unito è il paese con la minore percentuale di
disoccupazione. Trovare lavoro è davvero molto semplice. Superate, infatti, le
varie pratiche burocratiche, che includono l’ottenimento del “National Insurance
Number24” e l’apertura del conto bancario inglese, sarà davvero facile trovare
un’occupazione. Con queste premesse si evince che lavorare in nero, quindi, è
praticamente impossible ed il minimo salariale percepito, oltre ad essere più alto
rispetto a quello italiano, viene garantito ad ogni lavoratore.
Inoltre, il sistema di welfare britannico è qualcosa che va oltre ogni
aspettativa. Ottenere un sussidio economico, meglio noto come “social benefits”,
è davvero molto semplice e ne ha diritto qualsiasi cittadino europeo che si
23
C. Soffici, Italia yes Italia no: Che cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra.
Feltrinelli, 2014
24
Numero identificativo personale, corrispondente al codice fiscale italiano, necessario per
lavorare nel Regno Unito ed avere diritto ad altri servizi, quali ad esempio i sussidi di
disoccupazione.
29
trasferisca nel Regno Unito. Esistono diversi tipi di sussidi che lo Stato inglese
offre: il “tax credit”, che prevede uno sconto sulle tasse, diviso in “child tax
credit” e “working tax credit”. Il primo si riferisce a chi ha figli a carico, il
secondo a chi lavora part time con un minimo di 16 ore a settimana. Troviamo poi
il “low income”, per chi ha uno stipendio basso, con il quale si possono ottenere
alcuni aiuti economici come la “council tax”, la tassa municipale sui rifiuti e
pulizia delle strade, e sulle bollette, quindi le spese interne alla casa. “Lost my
job”, è il sussidio legato alla perdita di lavoro. Esso comprende il “Contribution
based job seeker allowance”, o indennizzo di disoccupazione, basato sui contributi
versati, al quale possono fare richiesta coloro che hanno lavorato nel Regno Unito
per almeno due anni; “income based job seeker allowance”, un sussidio che si
basa sul reddito, “employment and support allowance”, sussidi destinati a persone
disabili o malate, e gli “housing benefits”, aiuti economici per pagare l’affitto.
Se si richiede il sussidio di disoccupazione, si ha l’obbligo di recarsi ogni
due settimane al Job Centre Plus, l’ufficio di collocamento, per firmare il modulo
di disponibilità a qualsiasi lavoro. In caso di non accettazione del lavoro proposto
dall’ufficio, si rischia di perdere l’indennizzo. Inoltre, bisogna avere determinati
requisiti, quali ad esempio avere un minimo di 18 anni, cercare attivamente
lavoro, non essere studenti full-time, risiedere da almeno 3 mesi nel Regno Unito,
e non essere stati licenziati per cattiva condotta. Il tutto avviene tramite la
compilazione di un form di richiesta online, che sarà seguito da una chiamata per
un colloquio al Job Center, dove verrà stabilito se effettivamente si ha il diritto ad
ottenerlo.
30
Questo sistema utilizzato dal Regno Unito, è da sempre stato molto
efficiente, e proprio per questo è stato sfruttato da tantissimi emigranti che spesso
ne hanno approfittato, dando vita ad un vero e proprio “turismo del welfare”.
Proprio per questo, recentemente hanno deciso di introdurre nuove misure
restrittive, rendendo più difficile l’ottenimento di un qualsiasi sussidio per gli
immigrati.
In Italia, ottenere un qualsiasi tipo di indennizzo, è molto complicato e con
tempistiche davvero lunghe.
Le condizioni di vita nel Regno Unito, anche negli aspetti non lavorativi,
sono per certi versi migliori rispetto al nostro Paese. Ogni cosa sembra funzionare
meglio.
Un primo esempio può riguardare l’aspetto dei servizi di trasporti che offre
questo Paese; soltanto Londra, infatti, è servita da una delle reti di trasporto
migliori al mondo, con ben 12 differenti linee metropolitane che permettono di
collegare quasi tutta la città, diverse linee ferroviarie locali ad esse collegate, e
circa 8600 autobus che operano attraverso 700 linee, sia di giorno che di notte.
Tutto questo, purtroppo, nel nostro Paese sarà difficile vederlo. Basti pensare a
Roma, capitale italiana, storicamente e culturalmente una delle città più belle e
importanti al mondo, che mette a disposizioni solamente quattro linee
metropolitane che non coprono l’intero territorio, e con linee di autobus il cui
servizio è sempre incerto. Il problema, infatti, non è solamente la quantità, ma
soprattutto la qualità. Il servizio offerto, è molto deludente, e non ha niente a che
vedere con quello inglese, che se pur molto caro, è davvero molto efficiente.
31
Un’altra differenza può essere riscontrata nel servizio sanitario presente nel
Regno Unito. Si chiama National Health Service (NHS), ed offre assistenza
medica gratuita in tutto il territorio e a tutti coloro che vi risiedono, includendo
servizi di pronto soccorso, il ricovero a breve e lungo termine, il medico di base,
così come servizi specialistici oftalmologici e odontoiatrici. Gran parte dei servizi
sono totalmente gratuiti, e quelli a pagamento sono alla portata di tutti. L’NHS è
considerato il più ampio e centralizzato servizio di sanità.
Quando si arriva nel Regno Unito, è sufficiente registrarsi al General
Practioner (GP), ossia il nostro corrispondente medico di base, e subito dopo la
prima visita si avrà una scheda registrata in un unico sistema informatico a livello
nazionale, i cui dati saranno recuperabili anche nei vari ospedali o studi dentistici.
Ciò che differenzia i due sistemi sanitari, però, non è tanto la qualità del
servizio, dal momento che in Italia disponiamo di medici ed infermieri di alto
livello, quanto la possibilità di ricevere cure specialistiche in tempi brevi, e con
una spesa ragionevole. Basti pensare che in Italia solo una bassa percentuale si
rivolge al servizio sanitario pubblico, soprattutto per quanto riguarda le cure
odontoiatriche, mentre nel Regno Unito la maggioranza utilizza esclusivamente la
sanità pubblica, e solo una piccola percentuale fa ricorso ad assicurazioni
sanitarie.
Proprio in questo settore, infatti, il personale medico e paramedico italiano è
molto richiesto, per la qualità della preparazione universitaria e delle loro
competenze. Secondo i dati pubblicati dall’Ocse25, sono circa 60.000 gli
infermieri che hanno lasciato l’Italia, e circa 25.000 i neolaureati che non riescono
25
Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico
32
a trovare lavoro. Tutto questo è dovuto alla mancanza di concorsi e assunzioni
(quasi esclusivamente con contratti a tempo determinato), collegate alla crisi
economica che ha tagliato i finanziamenti al sistema sanitario.
Nel Regno Unito il ruolo dei paramedici è molto valorizzato dal sistema
sanitario, e dopo solo alcuni mesi di affiancamento gli infermieri vengono
regolarmente assunti con contratto a tempo indeterminato. Come in tutti i settori,
anche in quello sanitario la possibilità di crescere è molto più nitida: la
progressione di carriera avviene per merito ed in tempistiche più brevi e con salari
decisamente più alti. Si parte, infatti, da un salario minimo di 26mila sterline
annue fino ad arrivare a circa 98mila sterline, contro i circa 20.000 euro lordi
percepiti in Italia.
La motivazione principale che rende il Regno Unito una delle destinazioni
europee ideali per i nostri emigranti, quindi, è quella legata al mondo del lavoro.
Le opportunità, in tutti i settori, sono tante, ma soprattutto sono molto più
stimolanti rispetto a quelle proposte nel nostro Paese. Basti pensare alla possibilità
di crescita che si può ottenere anche nei lavori meno qualificati, come per esempio
quelli legati alla ristorazione. Lavorare in un bar, un ristorante, o in un pub, come
cameriere o lavapiatti, infatti, può essere il trampolino di lancio verso una carriera
più proficua proprio nel settore dell’hospitality.
Una realtà, quindi, molto diversa da quella del nostro Paese, dove molti dei
nostri connazionali si sono visti negare la possibilità di raggiungere i propri
obiettivi.
Queste sono solo alcune delle motivazioni che rendono il Regno Unito una
delle mete preferite dei nostri emigranti italiani. L’Italia è un Paese che deve
33
essere salvato, perché chiunque prenda la decisione di partire non smetterà mai di
sentirsi italiano e di voler cambiare la situazione che attraversa il nostro Paese in
questo momento.
Il partire è quasi sempre un’esigenza dettata dalle poche possibilità che ci
offre adesso l’Italia, ma la speranza di tutti è comunque la stessa: cambiare le cose
per poter tornare a vivere nel nostro Belpaese.
2.4 Gli italiani e il settore dell’hospitality
Con il termine “hospitality” si intende tutto il settore legato all’accoglienza:
ristorazione, intrattenimento, turismo. Ad oggi sono circa 27.000 gli italiani
impiegati in questo settore.
La ristorazione, in particolar modo, è il settore che fin dal passato ha
delineato la figura degli italiani all’estero, in special modo nel Regno Unito,
rappresentando per i nostri connazionali non solo una fonte di reddito, ma anche il
percorso economico e sociale che ha portato le diverse comunità italiane ad
integrarsi nella società inglese.
A partire dal 1900, infatti, si è iniziata ad affermare l’attività della
ristorazione italiana a Londra, con circa 10.000 residenti italiani impiegati nel
comparto della vendita al dettaglio di generi alimentari italiani e in quello della
ristorazione, con gestioni quasi esclusivamente a conduzione familiare. In questo
primo periodo, però, solamente i nomi dei ristoranti erano italiani, poiché la
cucina era molto più vicina alle tradizioni francesi piuttosto che a quelle del
nostro Paese. Nel tempo si sono visti aprire moltissimi locali ed esercizi
commerciali da parte di italiani, concentrati soprattutto nella zona di Soho. In
34
particolare, il maggior simbolo di italianità in questo periodo si poteva
riconoscere nei Bar, luoghi di ritrovo e socializzazione, che intorno al 1960
ammontavano a quasi duemila in tutto il Regno Unito. Un esempio può essere
quello dei fratelli piacentini Costa, che nel 1971 fondarono la Costa Coffee26, che
oggi conta più di 1850 bar.
Il vero boom della cucina italiana a Londra avviene intorno agli anni
Sessanta, che ha visto l’apertura di numerose trattorie, quasi sempre a conduzione
familiare, in tutta la capitale. Molto spesso i proprietari erano ex camerieri che
hanno tentato la fortuna nel campo imprenditoriale, spesso ottenendo anche ottimi
risultati. La scarsa cultura culinaria britannica e i progressivi prezzi accessibili
anche ai meno abbienti, ha reso ancora più facile il graduale successo dei vari
ristoranti italiani.
Nel tempo, quindi, si è riuscita ad affermare la nostra cultura e tradizione
che ha visto milioni di italiani impiegarsi in questo settore, che tutt’ora è in
continua crescita economica e sociale.
Questo proliferare di attività ha fatto sì che anche negli anni più recenti, gli
italiani che sbarcano nel Regno Unito alla ricerca di un impiego, si indirizzino per
lo più verso questo settore.
C’è chi parte per un’esperienza di qualche mese, e chi parte per rimarci più
a lungo. Quasi sempre, il fattore denominatore è quello del lavoro che si andrà a
fare: lavapiatti, cameriere, barista. Lavori in certi casi molto umili, ma che gli
italiani sono disposti a fare anche a tempo indeterminato. Perché, allora, non farli
nel nostro Paese? Innanzitutto la facilità di trovare un impiego in questo settore,
26
Società di caffè con sede nel Regno Unito, fondata dai fratelli Sergio e Bruno Costa nel 1971.
35
anche per chi non ha esperienze precedenti o una base linguistica consolidata, è
molto maggiore rispetto all’Italia. In una sola giornata, con un minimo di
impegno, sarà possibile ottenere anche tre o quattro colloqui. Questo è dovuto
anche al fatto che, come detto sopra, la maggior parte degli impiegati in questi
lavori sono emigrati, dato che fin dal passato gli inglesi hanno preferito lasciare
questi lavori, ritenuti più duri, ai vari immigrati.
I salari minimi, inoltre, sono più alti e garantiti ad ogni dipendente che ha il
diritto di lavorare nel Regno Unito. Sarà difficile, quindi, trovare un datore di
lavoro che non ti paga quanto dovuto o in ritardo.
La cosa più importante, che rende più affascinanti questi lavori rispetto al
nostro Paese, è il fattore di crescita. Fare carriera nel Regno Unito, anche nei
lavori più umili, è un percorso puramente di meritocrazia che spesso avviene in
tempi brevi. Si può iniziare da essere lavapiatti per diventare presto uno chef, o da
baristi per diventare in poco tempo supervisor e manager. Questo tipo di carriera,
da noi è quasi impossibile.
I motivi che spingono i nostri connazionali a cercare un lavoro proprio nel
settore dell’hospitality, sono diversi: migliorare la lingua inglese, intraprendere
un’esperienza di vita, arricchire il curriculum in attesa di un’offerta migliore, o
non essere abbastanza qualificati per trovare qualcosa di più soddisfacente.
Ciò che emerge è che molti di questi italiani hanno visto nel lavorare
all’estero un percorso più stimolante e proficuo, con la possibilità di fare una
carriera che in Italia sarebbe stata difficile intraprendere.
36
Capitolo 3. Gli Italiani nel Regno Unito
3.1 Difficoltà di adattamento
Trasferirsi e vivere nel Regno Unito sta diventando ormai un obiettivo per
molti italiani che sognano di lasciare l’Italia e cambiare vita. Prima di partire,
però, bisogna valutare bene cosa si va ad affrontare lasciando il nostro Paese.
La maggiore difficoltà riscontrata, infatti, non è legata né alla ricerca del
lavoro, né al trovare un luogo dove vivere, né alla difficoltà di imparare una nuova
lingua. Lasciare la propria famiglia e i punti di riferimento delle proprie relazioni
interpersonali, e sentirsi catapultati in una nuova realtà, fatta di tradizioni e culture
differenti, è forse l’ostacolo maggiore da superare.
Nel 1954 l’antropologo Kalervo Oberg27utilizzò il termine “shock culturale”
per descrivere i sentimenti e le emozioni di disorientamento e confusione che
l’uomo subisce quando, viaggiando all’estero, entra in contatto con culture diverse
dalla propria. Secondo Oberg questo stato di “shock culturale” poteva essere
classificato in quattro fasi: fase della "luna di miele", fase di “rifiuto", fase di
"recupero" e fase di "adattamento".
La fase della luna di miele è tutto ciò che comprende la parte iniziale di un
viaggio, in cui l’individuo è entusiasta dell’esperienza che sta vivendo, dove tutto
è nuovo, affascinante e differente.
Trascorso il primo periodo subentra, però, la fase di rifiuto, in cui la
situazione cambia radicalmente, sparisce l’eccitamento e il senso di novità. I
27
Antropologo di fama mondiale (1901-1973) di origine Canadese.
37
sentimenti contrastanti possono essere quelli della rabbia e dello stress, dovuti alle
situazioni sfavorevoli che a cui si va incontro.
Arriva, poi, la fase di aggiustamento, in cui l’individuo inizia a prendere
consapevolezza della nuova situazione in cui si trova ed inizia ad accettare gli usi
e costumi della nuova cultura, con un’attitudine positiva.
Infine, si trova la fase di adattamento, in cui la persona inizia finalmente ad
adattarsi all’ambiente in cui si trova, cominciando a sentirsi a proprio agio con le
tradizioni e gli usi della società ospitante.
La teoria di adattamento culturale si riferisce proprio al processo e al tempo
necessario che richiede una persona per assimilare una nuova cultura. Essa non è
una teoria oggettiva, ovviamente, quindi dipenderà molto dallo spirito di
adattamento di un determinato individuo.
Non di meno importanza, è il problema legato alle barriere linguistiche.
La necessità di conoscere la lingua inglese, infatti, sta finalmente
aumentando anche nel nostro Paese.
La popolazione media italiana, infatti, a differenza di molti altri paesi non
anglofoni, possiede una conoscenza della lingua inglese molto limitata, che si
ferma quasi esclusivamente ad un livello scolastico. Questo è dovuto, in gran
parte, allo scarso investimento che il nostro Paese ha devoluto alla lingua più
parlata al mondo, con un sistema scolastico che vedeva presente l’inglese solo
negli istituti secondari, e con orari limitati, incentrando i metodi di insegnamento
quasi
esclusivamente
all’aspetto
grammaticale,
piuttosto
che
a
quello
comunicazionale. Inoltre, era assente come materia nelle scuole primarie e poco
considerata anche all’università. Solo di recente si stanno registrando dei
38
miglioramenti, diventando una materia obbligatoria fin dai primi anni di scuola e
con l’introduzione di alcune riforme in materia linguistica. In particolare, la
possibilità di introdurre il metodo “Content Language Integrated Learning28”,
ovvero l’insegnamento di alcune materie didattiche in lingua inglese.
Anche per questo l’Italia è al ventisettesimo posto a livello globale per
competenze linguistiche, e solo ventesima a livello europeo.
L’importanza della lingua inglese inizia a diventare una necessità soprattutto
a livello lavorativo. Bisogna tenere conto, infatti, che l’inglese è la lingua
straniera più utilizzata nelle aziende italiane ed europee, in qualsiasi campo
lavorativo. Soprattutto negli anni più recenti, una buona conoscenza della lingua
ha reso più facile il raggiungimento di una carriera più soddisfacente, e nello
stesso tempo ha creato molte difficoltà a chi, invece, non era in possesso di questa
qualifica.
Proprio per questo una gran parte della popolazione italiana, decide di
intraprendere corsi di lingua privatamente, specialmente all’estero. Tanti giovani,
infatti, scelgono di trascorrere all’estero un determinato periodo di tempo per
migliorare la lingua e si ritrovano catapultati in una realtà diversa da quella
pensata.
Le strade intraprese sono differenti: c’è chi decide di seguire semplicemente
un corso di inglese in una delle tante scuole a disposizione, e chi preferisce
immergersi direttamente nella lingua praticando un lavoro. Anche per questo, la
maggior parte degli italiani nel Regno Unito, si troverà impiegata nel settore della
28
Termine inglese, creato nel 1994, che indica la metodologia di apprendimento della lingua
attraverso l’insegnamento di alcune materie didattiche in una seconda lingua.
39
ristorazione, dove, quasi sempre, è richiesto un livello minimo di conoscenza
della lingua.
Trovarsi a confronto con una cultura e lingua diversa, soprattutto quando si
ha una conoscenza base di quest’ultima, è tutt’altro che facile. Inoltre, pensare di
imparare la lingua in pochi mesi, è impensabile. Ci vuole molto tempo prima di
riuscire a comprendere realmente tutte le sfumature di questa lingua, tenendo
conto anche dei diversi accenti delle varie popolazioni inglesi. Il Regno Unito,
quindi, è una delle mete favorite anche per intraprendere esperienze linguistiche, e
proprio per questo bisogna considerare l’alta percentuale italiana presente nel
Paese.
La tendenza che si va a creare, infatti, è quella di formare gruppi di persone
della stessa nazionalità, vedendo in loro un punto di riferimento in mancanza degli
affetti che abbiamo lasciato nel nostro Paese, rendendo ancora più difficile il
nostro inserimento nella società e mentalità inglese. Proprio per questo, la
maggior parte delle persone tenderà a parlare inglese esclusivamente durante
l’eventuale corso seguito, ma ricomincerà a parlare italiano subito dopo. Anche
nel mondo lavorativo avviene la stessa cosa. Basti pensare che nei luoghi di
lavoro, in particolare riferimento a quelli del settore dell’hospitality, sarà difficile
non incontrare persone della proprio nazionalità e quindi iniziare a pensare
esclusivamente nella lingua ospitante.
Le barriere linguistiche, quindi, in moltissimi casi, impediscono
all’individuo di adattarsi completamente nella nuova società; questo non è dovuto
esclusivamente alla padronanza della lingua, che sicuramente nel tempo può
migliorare, ma soprattutto all’integrazione con la mentalità della società ospitante.
40
Basti prendere come esempio il senso dell’humour degli uomini inglese,
generalmente tendente al sarcastico, considerato dalla stragrande maggioranza
italiana come “strano” e spesso di “cattivo gusto”. Se si considera però che
proprio l’humour inglese ha dato vita ad alcuni dei migliori umoristi al mondo, si
può pensare che queste considerazioni sono dettate dal proprio stereotipo ideale
che si ha in mente, che quasi sempre è quello del paese da cui proveniamo.
Il Regno Unito, quindi, è uno dei Paesi che in questo momento offre più
possibilità di crescita, soprattutto a livello lavorativo, e opportunità, ma questo
spesso non basta per sentirsi felici. Abbandonare il proprio Paese non è mai una
scelta facile, e nonostante la maggior parte delle partenze siano dovute ad
esigenze lavorative, ciò che influisce positivamente nella permanenza in un Paese
straniero, è quello dell’integrazione.
Lo spirito con cui bisogna affrontare questa esperienza è quello di
adattamento allo stile di vita del Paese in cui ci si reca, mettendo in conto le
difficoltà e le differenze culturali che si andranno ad incontrare, spesso molto
distanti da quelle del nostro Paese. Nonostante l’idea di globalizzazione che viene
evidenziata nella società attuale, bisogna sempre tener presente che siamo ospiti in
un altro Paese.
3.2 Le aspettative degli italiani
L’idea che gli italiani si sono fatti del Regno Unito è quella del Paese in cui
sia possibile ottenere tutto ciò che non si è riuscito a fare in Italia. Questo è
dovuto, soprattutto, alle tante opportunità che questo Paese sta offrendo a molti
dei nostri connazionali. Considerare, però, il Regno Unito come il paese dei
41
balocchi, sarebbe molto ingenuo. È vero che le opportunità di lavoro e di crescita
sono maggiori, è vero che il sistema generale del Paese funziona meglio, è vero
che le condizioni di vita sono superiori alla media. Ma le aspettative che questo
flusso di emigranti si è posto prima di partire, sono state realmente rispettate? I
circa quattro milioni di italiani presenti nel territorio inglese, sono davvero
soddisfatti della decisione di aver lasciato il nostro Paese?
Non si può trovare una risposta unica a questa domanda, dal momento che
le esperienze fornite dai nostri connazionali sono ambivalenti.
Quello che emerge è che una buona parte dei nostri emigranti, quasi
esclusivamente laureati, è riuscita ad intraprendere una carriera soddisfacente nel
Regno Unito, con contratti a tempo indeterminato e con una possibilità di crescita
che in Italia era quasi impossibile. In particolare, i professionisti che hanno visto
concretizzare le proprie aspettative, sono laureati nel campo economicofinanziario, medico-veterinario e ingegneristico.
Un’altra buona parte di questi italiani, però, ha riscontrato non poche
difficoltà a mantenere le aspettative iniziali. Anche per questo, molti di loro hanno
iniziato a lavorare nel campo della ristorazione, settore che viene sfruttato molto
dagli italiani per una prima esperienza lavorativa. Questo perché la maggior parte
degli italiani con una scarsa padronanza della lingua inglese e con poche
esperienze lavorative alle spalle, si sono accontentati della prima occupazione
trovata. Molti di loro, però, hanno riscontrato problemi a trovare di meglio nel
corso degli anni, adagiandosi alle condizioni precarie fornite da un lavoro che
potevano svolgere anche in Italia. La principale causa è sicuramente da ricercare
nella limitata conoscenza della lingua inglese della maggior parte degli emigranti
42
italiani. Se è vero che il Regno Unito offre un sistema lavorativo molto più nitido
e meritocratico, dove va avanti chi ha le competenze adeguate, è vero anche che la
concorrenza è spietata. Il fattore della lingua, quindi, è davvero molto importante,
e la padronanza di essa andrà ad influire nella ricerca di un lavoro più o meno
qualificato.
Un altro fattore da considerare è quello del costo della vita nel Regno Unito,
specialmente nella capitale. Come è ben risaputo, infatti, Londra è una delle città
più care al mondo; affitti, trasporti pubblici, ristorazione, supermercati, il costo
della vita inglese è molto più alta rispetto alla maggior parte degli altri Paesi,
soprattutto dell’Italia.
Tutto sarebbe ragionevole se gli stipendi minimi fossero proporzionati a
questo elevato costo della vita. Sfortunatamente, questo non avviene. Pur essendo
maggiori rispetto agli stipendi italiani, infatti, lo stipendio minimo inglese è
comunque basso per le spese essenziali che si dovranno affrontare. Basti pensare
che l’affitto per una camera doppia, in un quartiere periferico, costi circa £400
mensili, corrispondenti a circa 500 Euro, contro gli approssimativi 400 Euro per
una camera singola centrale che si può trovare nella capitale italiana.
Per questo motivo, molti dei nostri emigrati, si ritrovano a dover
sopravvivere, piuttosto che a vivere.
La disparità di reddito tra i lavoratori nel Regno Unito, infatti, è cresciuta
più in fretta rispetto ad ogni altro Paese sviluppato dal 1975 ad oggi. Questo ha
concretizzato un reale divario tra la popolazione ricca e quella povera presente nel
suolo inglese.
43
Nonostante le difficoltà che molti emigranti hanno dovuto e continuano ad
affrontare per riuscire ad emergere in una società molto diversa dalla nostra, le
persone che decidono di rientrare in Italia dopo un’esperienza nel Regno Unito,
sono nettamente inferiori rispetto a quelle che decidono di rimanervi.
Come dice la scrittrice Caterina Soffici, “Londra non è meglio dell’Italia.
Ma a Londra io ho trovato la banalità della normalità. Qui si può finalmente uscire
dall’emergenza continua, qui si può vivere normalmente. Ecco perché a Londra si
vive peggio ma si sta meglio. Perché è un posto normale. È l’Italia a non esserlo
più”.29
3.3 Il Regno Unito e il fenomeno dell’immigrazione
L’emigrazione è un fenomeno che fin dall’antichità ha caratterizzato la
storia di tantissime popolazioni, non solo italiane.
Questo fenomeno, però, non può essere analizzato esclusivamente secondo
la prospettiva di coloro che decidono di lasciare il proprio luogo di origine, ma
anche secondo quella di coloro che accolgono ogni anno questi flussi di emigranti.
Nel corso degli anni, il popolo inglese è stato in grado di accogliere milioni
di cittadini stranieri provenienti da tutto il mondo, dando vita ad una vera e
propria società multietnica.
Il Regno Unito, infatti, ha visto arrivare nel proprio territorio decine e
decine di migliaia di cittadini europei, in cerca di un lavoro e di condizioni di vita
migliori.
29
C. Soffici, Italia Yes Italia No: Che cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra,
Feltrinelli, 2014
44
Proprio per questo, il Paese ha deciso di introdurre delle nuove misure
restrittive per fermare questo fenomeno, considerato come un problema crescente
dal Governo e dai cittadini britannici. Tra il 2014 e il 2015, sono stati oltre 57.000
gli italiani che hanno deciso di trasferirsi nel Regno Unito, rappresentando solo
una parte dei 330mila nuovi immigrati nel territorio inglese. Molti di questi
immigrati, di cui una parte anche italiana, nel corso degli anni si sono approfittati
del sistema di sussidi offerto dal Governo Britannico, dando vita ad un vero e
proprio turismo del welfare. Molti di loro, infatti, si sono trasferiti a Londra e
dintorni per poi richiedere assegni di disoccupazione o altri aiuti predisposti per le
famiglie e figli a carico, iniziando ad essere etichettati come “benefit cheaters”,
termine inglese che indica i cosiddetti imbroglioni del welfare. Questo fenomeno
è stato evidenziato soprattutto con la campagna politica per il Brexit, l’uscita del
Regno Unito dall’Unione Europea, che ha fissato tra gli obiettivi anche quello di
ridurre questo ingente flusso di cittadini in arrivo da tutto il mondo. Secondo il
ministro degli interni inglese Theresa May, l’immigrazione in questa misura è
semplicemente insostenibile, perché causa pressione sulle infrastrutture, come
l’edilizia e il sistema dei trasporti, e sui servizi pubblici, come le scuole e gli
ospedali. I flussi di nuovi immigrati, infatti, sono raddoppiati negli ultimi anni,
dando vita ad una situazione insostenibile. Secondo il Ministro May, infatti, non è
possibile garantire agli immigrati europei gli stessi privilegi che usufruiscono i
cittadini inglesi, e per questo è necessario introdurre delle restrizioni per l’entrata
dei nuovi cittadini, che dovranno essere dotati di un contratto di lavoro già
prefissato prima di approdare nel Regno Unito. Anche il primo ministro David
Cameron è della stessa opinione, ritenendo che la libera circolazione stia
45
favorendo notevolmente l’immigrazione di migranti comunitari, tra cui anche
quelli italiani, a scapito dei residenti. L’obiettivo è quindi quello di rendere il
sistema di immigrazione più giusto e frenare l’afflusso elevato di immigranti
provenienti dall’Unione Europea.
Inoltre il 23 giugno 2016 è previsto un referendum riguardante l’uscita del
Regno Unito dall’Unione Europea; se il Paese dovesse decidere di terminare la
propria permanenza all’interno dell’Unione, saranno sicuramente introdotte nuove
misure volte ad arrestare questo crescente flusso di immigrazione, e quindi sarà
sempre più difficoltoso intraprendere una prima esperienza lavorativa nel Regno
Unito.
3.4 Testimonianze
Navigando su internet, si possono trovare migliaia di storie che descrivono
in prima persona l’esperienza di giovani, o meno, che sono emigrati nel Regno
Unito per cercare un futuro migliore. Ognuno ha la sua storia: c’è chi è fuggito per
trovare un lavoro migliore, chi per fare un’esperienza di studio, chi perché non si
sentiva appagato nel proprio Paese.
Di seguito alcune testimonianze che possono descrivere in parte cosa hanno
vissuto queste persone dopo aver preso una decisione che a volte si è rivelata
decisiva per il proprio futuro, ma in altri casi non ha confermato le aspettative
sperate.
46
Simone Speggiorin, cervello in fuga a Leicester:
Londra, quattro anni fa. Il giorno dopo che Simone Speggiorin mette piede
al Great Ormond Street hospital gli affidano il turno di guardia. Ha 32 anni e ha
appena concluso la specializzazione in cardiochirurgia pediatrica all’Università di
Padova. Tanti libri, tanto studio, poca, pochissima pratica in sala operatoria.
“Anche se tu vuoi fare esperienza, non te la lasciano fare”, confessa Simone con
l’amaro ancora in bocca. In Italia, purtroppo, funziona così: “Durante la
specializzazione – spiega – non operi, le operazioni le guardi e basta. Finiti gli
studi ottieni un diploma, sei legalmente abilitato a fare interventi, ma non ne sai
fare mezzo”. Poi ti assumono ma non ti affidano pazienti, non vai a fare
operazioni da solo, fino a 45 anni fai l’assistente del professore, decide lui per te e
prima di te, in coda, ci sono tanti altri dottori che da anni aspirano a un posto. Qui
durante la specializzazione fai un training di almeno 300 operazioni e se
l’ospedale ti prende usi bisturi e ferri, non fai finta. “Qui non c’è un sistema
piramidale come il nostro, ogni chirurgo è a capo della propria unità, ha i suoi
pazienti e la sua sala operatoria. Comunque sì, detto così, sono il più giovane”.
Dopo tre anni a Londra si sub-specializza in chirurgia tracheale e cardiochirurgia
pediatrica. Pubblica articoli su diverse riviste scientifiche, si fa conoscere in giro e
soprattutto sviluppa “il lateral thinking, la mentalità del chirurgo anglosassone”.
Simone chiarisce al volo: “Impari a pensare e muoverti in squadra, tenendo conto
del parere di infermieri, anestesista e assistenti. Le decisioni finali sono di gruppo,
non come in Italia dove il professore agisce in autonomia. Nel 2010 da Londra mi
sono iscritto a un bando per un posto all’ospedale pubblico di Ancona ma non ho
più avuto risposte: pensavo che non gli fosse piaciuto il mio curriculum. Invece, il
47
28 agosto 2013 mi è arrivata una lettera a casa in cui mi invitano a partecipare al
concorso indetto tre anni fa. Io gli ho telefonato e gli ho detto ‘No, grazie’.
“Siamo abituati a pensare che le occasioni cadono dall’alto e invece non è così!
Bisogna andarsele a prendere. Il mondo è grande, non serve neanche fare il visto
per viaggiare nell’Unione europea”. Questa è l’Italia”. 30
Oggi Simone ha 36 anni, lavora al Glenfield hospital a Leicester ed è il
primario più giovane del Regno Unito.
Davide Valeriani, cervello in fuga a Londra
Davide Valeriani ha raggiunto Londra tre anni fa, grazie ad una borsa di
studio per un dottorato al dipartimento di informatica e ingegneria elettronica
dell’Universita dell’Essex. La sua storia è un esempio di come il sistema Italia
non riesca tenersi stretti i propri talenti, che finiscono così per trovare la propria
strada fuori dai nostri confini. Nel caso di Valeriani è accaduta una cosa molto
semplice: l’università inglese ha battuto sul tempo quella italiana. Colpa di una
burocrazia che non funziona e ha tempi impensabili nel resto d’Europa. “Nel
2013, mentre cercavo un posto per un dottorato in Italia, mi è arrivata la proposta
dal Regno Unito. Ho fatto tutto in pochi giorni, via Skype, e nel giro di una
settimana sono partito. Una situazione impossibile persino da immaginare in
Italia. Per non parlare del sostegno che l’università inglese sta dando al mio
progetto, non solo in termini economici ma anche di promozione. Nel mio Paese
difficilmente avrei trovato le stesse opportunità. L’università italiana è molto
30
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/14/chirurgo-in-uk-a-34-anni-trapianto-polmoni-subebe-in-italia-sarebbe-precario/837053/ (visitato il 15 febbraio 2016)
48
importante nel momento della formazione, ma dopo non ti dà possibilità di
carriera, di mettere in pratica quello che hai studiato. Per questo non può
competere”. L’idea di EyeWink, un dispositivo che, grazie ad alcuni sensori,
consente di attivare lo smartphone, ha già vinto il London Science Museum
Award, ed è stato creato insieme alla collega 28enne spagnola, Ana MatranFernandez. Anche lei è un cervello in fuga. “A causa dei tagli alla ricerca dovuti
alla crisi economica – racconta – le opportunità in Spagna erano molto limitate.
Così ho deciso di tornare in Inghilterra per il dottorato, scelta di cui vado ancora
fiera”.31
Juana Romandini, cervello in fuga a Manchester
Da sette anni a Manchester (adesso ne ha 32), non è mai riuscita a sentirsi “a
casa” nella città che è il cuore industriale dell’Inghilterra. E sogna un ritorno in
Italia: “Se ricevessi un’offerta di lavoro nel mio Paese tornerei di corsa”. “Quando
sono partita, nel 2008 – racconta -, ero disoccupata da circa due anni. A 25 anni,
con una laurea in comunicazione e nessun lavoro, ho deciso che fosse arrivato il
momento di espatriare. Inoltre, stavo finendo un libro ambientato a Londra e ho
colto l’occasione per andare a conoscere i luoghi dei quali scrivevo”. Ero aperta
ad ogni tipo di lavoro – continua –, volevo concludere il mio libro e, poi, cercare
un impiego nel campo della comunicazione. Finii a fare la lavapiatti e quello
diventò l’unico lavoro che riuscii a trovare nella capitale inglese”. “Dopo qualche
mese – ricorda –ho ricevuto un’offerta nel reparto customer care di un’azienda
31
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/15/dottorato-a-londra-dopo-colloquio-via-skypeimpensabile-in-italia-lavorare-al-mio-progetto-ultratecnologico/2302876/ (visitato il 15 febbraio
2016)
49
che opera nel settore della chimica. E’ una posizione lavorativa che non è proprio
in linea con il mio background, ma mi garantisce un buono stipendio. Posso
comunque dire che, dal punto di vista lavorativo, sono riuscita a ottenere dei
risultati soddisfacenti”. Il clima – spiega – è terribile. In confronto, Londra sembra
la Sicilia. Il suo essere città industriale, poi, accentua ancora di più questo aspetto
monotono e cupo”. Anche i rapporti umani, confida, non sono il massimo. “Mi
ritengo molto fortunata – dice – perché a lavoro sono riuscita a integrarmi con il
team. Ma fuori le cose cambiano. Qui le persone sono molto più ‘grezze’, poco
amichevoli o socievoli. Sono meno abituati all’inclusione dello straniero, anche se
negli ultimi anni le cose stanno cambiando. Se mi sento un po’ ostaggio di
Manchester? Direi di sì. In fondo, sento che questo stile di vita non fa per me”.32
Annalisa Coppolaro, in fuga verso Londra
“Sono partita per amore a 27 anni, nel 1994, – racconta Annalisa Coppolaro – e
sono rimasta a Londra ben 15 anni. Inizialmente, avere un marito inglese mi ha
avvantaggiata, sia nel lavoro sia nelle relazioni personali”. Dopo un paio di anni
di entusiasmo, però, sono venuti a galla i problemi del vivere in una città come la
capitale inglese:
33
“Ho passato momenti di vera solitudine – continua – Ho
provato ad invitare a casa madri inglesi dei compagni di scuola dei miei figli, ma
questi miei tentativi non venivano mai ricambiati. Come se dall’altra parte non ci
fosse un vero interesse a far nascere un’amicizia”. Ciò che ha portato Annalisa e
32
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/23/impiegata-manchester-ostaggio-citta-cemento-nonfa-per/1604914/ (visitato il 15 febbraio 2016)
33
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/05/uk-italiani-ritorno-londra-cosi-cara-ingiustasolitudine-ci-fatti-rimpatriare/1563977/ (visitato il 15 febbraio 2016)
50
suo marito Rob, nel 2009, a pensare a un futuro in Italia è anche la diversa qualità
della vita tra una metropoli come Londra e le colline senesi, dove adesso vivono:
“Odiavo il ‘binge drinking’34, la necessità tutta british di ubriacarsi nel minor
tempo possibile – spiega – Non è possibile che sia la modalità preferita per
instaurare relazioni personali. Poi ci sono la violenza in aumento in alcuni
quartieri della città, il basso livello della sanità e dei college pubblici, i ritmi
frenetici e una qualità della vita inferiore a quella italiana. Tutti elementi che ci
hanno fatto optare per Siena, dove adesso io e mio marito siamo entrambi
insegnanti di lingua con ottimi stipendi”.
34
Assunzione smodata di alcol, finalizzata a un rapido raggiungimento dell'ubriachezza e praticata
generalmente in occasione di feste o durante il fine settimana.
51
Conclusioni
Alla fine di questo percorso, ciò che è emerso principalmente, è la
consistente quantità di italiani che continuano a lasciare il nostro paese.
Attraverso questa tesi ho provato ad analizzare tutte le sfumature
complessive che rendono il fenomeno dell’emigrazione un problema che fin dal
passato ci ha riguardato da vicino.
Il Regno Unito, è diventata la terra promessa di migliaia di italiani che
hanno individuato in questo paese la destinazione ideale per portare a compimento
i propri sogni. In questo momento, l’Italia non è in grado di offrire ai nostri
giovani, e non solo, le opportunità adeguate per trattenere i propri cittadini
all’interno della propria comunità. Per questo motivo, le partenze dei nostri
connazionali sono in costante aumento, e continuano a non essere paragonabili ad
un fenomeno inverso.
Io stessa, ho avuto la possibilità di vivere diverse esperienze nel Regno
Unito, sia a livello di studio che a livello lavorativo. Questa opportunità mi ha
fatto conoscere ancora più da vicino la realtà che accomuna tantissimi nostri
connazionali, trovandomi ad affrontare alcune delle difficoltà che si incontrano
nell’andare in un paese straniero: l’adattamento ad una mentalità e società
differente, la lontananza dalla propria famiglia e dai propri punti di riferimento, la
difficoltà di dover contare solo sulle proprie forze, sia economicamente sia nella
vita di tutti i giorni. La realtà inglese è molto attraente per noi italiani, soprattutto
in un momento di crisi come quello che sta attraversando oggi il nostro Paese. Le
opportunità di lavoro, e soprattutto di crescita, che offre il Regno Unito, sono
sicuramente superiori rispetto a quelle dell’Italia, ma bisogna tenere in conto che,
52
proprio per questo, la concorrenza è spietata, e non sarà così facile ottenere un
lavoro appagante in linea con il proprio profilo accademico. Non per altro, la
maggior parte dei nostri emigranti è impiegata nel settore dell’hospitality, un
settore in continua crescita che, comunque, può offrire buone opportunità anche ai
meno qualificati.
Se da una parte, quindi, è vero che molti dei nostri connazionali sono riusciti
a mantenere le aspettative che si erano prefissati prima di partire, riuscendo ad
intraprendere una carriera professionale che, probabilmente, in Italia non sarebbe
stata possibile realizzare, è anche vero che molti di loro si sono trovati ad
affrontare diverse difficoltà sia a livello lavorativo che a livello di integrazione
con la società inglese.
Intraprendere un’esperienza nel Regno Unito, così come in un altro paese
all’estero, è sicuramente un’esperienza che può arricchire molto un individuo, sia
a livello personale che a livello accademico. La speranza è quella di riuscire a
migliorare la situazione nel nostro Paese per permettere ai tanti connazionali
all’estero, scappati quasi sempre per trovare condizioni migliori, di tornare nel
paese in cui sono nati e cresciuti, il paese che, nonostante tutto, non avrebbero
voluto lasciare, facendo tesoro dell’arricchimento acquisito nella permanenza in
un paese straniero.
53
ENGLISH
SECTION
54
ITALIAN
EMIGRATION IN THE
UNITED KINGDOM
55
Introduction
This thesis aims to analyse one of the phenomenon that has been
prominent in the history of Italy, since the time of our ancestors, namely that of
emigration, taking into account the emigration of Italians in the United Kingdom.
Since ancient times, in fact, millions of Italians have left their country to
travel and migrate to different destinations around the world. Previously, the
United States of America was the hot spot for Italian emigrants, but in more
recent years the United Kingdom has taken over and become one of the most
prevalent european country for italian people. The purpose of this thesis is to
examine the history of this phenomenon, starting from its origins up to the present
day. The intent is to try to understand what the causes have been, and continue to
be the underlying reasons for these increasing departures, analyzing the different
types of individuals who, over the years, have decided to leave their country, and
the greatest difficulties faced by these people on their journey of migration.
The problem of emigration, in fact, is an issue that, although dating back
to ancient times, is becoming increasingly topical and above all could be applied
to us in first person. Millions of people, both young and old, leave Italy in order to
reach what has become the ideal destination for living a better life far from home:
the United Kingdom
The choice of topic for this particular thesis came to me when I found
myself with the opportunity to visit the UK for both work and study reasons. I
soon realised just how many of our brothers and sisters had made the same trip as
I had.
56
Chapter 1. The story of italian emigration
1.1 What is emigration?
Throughout its history, the human race has been able not only to survive but
also to multiply thanks to man’s ability to change the environment in which he
lives in order to increase the resources. When this was not possible, or when
survival was endangered by environmental disasters, famines and wars, man has
been able, by moving, to find more favorable living conditions elsewhere.
Humans, therefore, not unlike many animal species, are migrants by nature.
In past centuries, the most common cause of emigration was the frequent
imbalance between population size and the earth’s capacity to provide the
necessary sustenance. Today, however, migratory movements have much more
complex causes.
Emigration is the social phenomenon in which individuals move from their
country of origin to another destination. When someone’s place of origin lacks the
necessary conditions for living peacefully and achieving their dreams, they feel
the need to look for something new, something different, usually in a place where
it is possible to have a better future. The reasons may be different: ranging from
economic, religious, political, and psychological factors to conflict and
persecution, but all are tyring to start a new life away from home.
57
1.2 Italian emigration abroad
Italian emigration has been, and continues to be, a mass phenomenon that
has characterized the history of our country.
Starting from 1860, there were over 20 million departures from Italy, in the
first phase primarily from the northern regions, when more than 5 million people
decided to leave the country after the great agricultural crisis of the Seventies.
Emigration from Northern Italy was focussed especially on Argentina and Brazil.
With industrial development and the consequent abandonment of the
countryside, even the South began to play a leading role in this mass exodus. In
particular, several ships departed from the Mediterranean ports with thousands of
Italians bound for the Americas in search of a better future, because in those areas
there was a greater demand for labour in industries and a significant amount of
fallow land ready to be transformed into suitable fields for agriculture and
livestock.
The most affected European destinations during this period were France,
Austria, Germany and Switzerland, countries which required a lot of workers for
mining, construction and the building of roads and railways.
From 1890, Italy was involved in a second migration, known as the new
migration. About 4 million Italians left Italy to go temporarily to the United
States, a country that was experiencing significant economic growth. Their intent
was to make their fortune abroad and to use the money earned there, known as
remittances35, to ease the crisis situation that Italy was undergoing at that time.
35
Money transfer to foreign countries, carried out by a foreign worker for the benefit of another
individual residing in his country of origin, usually family members or relatives.
58
In this way, Italy was able to buy the necessary raw materials in order to pay
off debts to other countries. In fact, many political forces accepted and supported
the emigration of Italians abroad, as they considered it as an opportunity to
revitalize the country's economy. The landowners, on the other hand, did not share
this opinion, because as a result of labour shortages, they were forced to raise
wages.
In the period between the First and the Second World War these large
migratory flows began to decrease, if not cease, mainly because of strong
restrictions imposed by the US government on the entry of Italians in the United
States, but also due to strict changes in the Italian government policy. With the
advent of fascism, the emigration of Italians, no longer defined as "migrants" but
as "Italian workers abroad", was initially used for propaganda and foreign policy
purposes. During the regime, however, the government showed hostility to the
departure of Italians abroad, with the exception of their colonies, considering their
demographic strength as a source of development.
The wave of migration to foreign countries resumed from 1945, from both
Southern Italy and the Islands, but this time it was not directed towards America,
but primarily to Belgium, with migrants attracted by the very high salaries offered
by the country, and to Switzerland, where there was a strong demand for workers
in the metal mechanical industries.
In 1955 the Italian government signed a pact of emigration with Germany,
with which it guaranteed a mutual commitment to migration and led to nearly
three million Italians crossing the border in search of work.
59
During the sixties there was the so-called economic boom, thanks to which
small and medium industries started popping up in Northern Italy. The imminent
need for labour contributed to a strong internal migration from Southern Italy to
the North, soon becoming a problem for industries that were no longer able to
absorb the labour demand for such a large population. Soon, therefore, migrants
began to emigrate to other countries once more.
In the coming years, the route slowly began to reverse itself, and Italy began
to experience not emigration, but immigration. Despite this, the stream of Italian
emigration has never completely stopped.
1.3 Italian Emigration in the United Kingdom
Italian emigration to the UK is little known, due in part to the fact that it has
never been a mass phenomenon comparable to that of emigration towards the
Americas and some european countries, never even reaching one percent of our
total emigration.
The origins of emigration from the Italian peninsula can be traced back to
the Roman Empire, when many Roman settlers moved in Roman Britain.
During the Renaissance, a flow of merchants and bankers, especially in
northern Italy, moved to London and the surrounding area, along with many
eminent people sent across the Channel to perform diplomatic functions.
More economic emigration only occurred between the eighteenth and
nineteenth centuries. There is no precise information, but from some sources it is
possible to know that at that time several traders from different parts of Italy were
in London. Many people began to dedicate themselves to teaching, since our
60
language was very popular among the daughters of the English bourgeoisie, from
which they were able to live quite well. In the early nineteenth century, in fact,
London had become a huge colonial empire due to the size and variety of the
ethnic groups and cultures living there, holding the largest European market for
colonial goods, with its sea transport and financial services, banking and
insurance, the city was growing so rapidly in population and new neighbourhoods
to touch the million inhabitants.
During the 1860s, waves of young people from poor backgrounds began to
reach the English capital, coming from the Po Valley in search of a better future.
The trades that they carried out were hard and unpretentious jobs, avoided by
London-based workers. Gradually, they began to make the culture of Italian food
known, previously unknown even to Londoners: ice cream, coffee, chocolate
shops, bakeries, food shops and eateries, began to be opened in the West End by
Italian families, who were able to attract a growing clientele. These Italians were
living mostly in slums, in overcrowded accommodation, in dark and dirty rooms,
causing strong indignation amongst the public and the authorities. Despite this,
they were able to maintain higher hygiene standards than the average
neighbourhoods and to escape the then dominant alcoholism, widespread among
the British population.
During the middle of the century several small Italian businesses were
founded in the british capital, run by small groups of artisans, mainly originating
from the area around Como. This first wave of Italian craftsmen enjoyed a strong
professional success, integrating themselves successfully into the new London
context.
61
More numerous and not at all integrated into British society were the
Italians who came to London for strictly economic reasons, from a few mountain
districts along the peninsula: carpenters, framers and mirror makers, sellers of
plaster statuettes and street musicians. This presence of very poor immigrants
began to increase with the end of the Napoleonic wars, forced out by the dire
economic conditions in which Italy found itself.
The Italians who emigrated to the large urban areas were concentrated in
areas inhabited exclusively by an Italian community, in order to help each other
and at the same time to be able to maintain their traditional customs. The so-called
"Little Italy", the name given to the various districts of Italian origin throughout
the world, was in London in the area of Clerkenwell and Holborn, in the northeast of the city, a highly degraded area, but at the same time a strategic location,
thanks to its proximity to the city, for commercial and craft activities.
In the years between 1851 and 1911, the number of Italians in London,
which accounted for almost half of all Italians in England, grew approximately
sevenfold. It was undoubtedly economic factors which kept driving Italians to
escape from their native country.
The beginning of the twentieth century saw the establishment of the activity
which most characterized and continues to characterize the Italian community in
UK, namely the hospitality industry: almost half of the Italians living in the
United Kingdom worked in the restaurant industry and in the import and retail
sale of Italian food. During these years, a new Little Italy began to arise, in
62
Soho36, populated by the major emerging professional figures of Italians in
London, including shopkeepers, hotel managers and restaurateurs. The Italian
community, therefore, began to evolve not only from a numerical point of view,
but also from the qualitative one.
With the rise of fascism the harmony established by the Italian community
began to decline. Until their entry into the war, the manifestations of membership
of many Italians to fascism were in fact tolerated by the British authorities. On 10
June 1940, everything changed drastically, with the declaration of war against
France and England by the Duce. Although not all Italians abroad had adhered to
fascism, they began to be considered as enemies in a foreign land: about 4,500
people were arrested across the country, with their consequent deportation to
detention camps, causing the closure of many businesses.
At the time of the Armistice, in September 1943, about 75,000 Italians were
present in the labour camps scattered throughout the United Kingdom from 1941
onwards. The gradual repatriation of Italians did not take place before December
1945: about 1,500 former Italian prisoners were allowed to stay in UK and be
joined by their families. Then began both male and female recruitment from
southern Italy. These recruitments were finalized to the employment of male staff
in the greenhouses of the Lea Valley, north of London, and in brick factories in
Bedford and Peterborough, and the female staff in various textile industries and
hospitals.
At the end of 1955 the United Kingdom, after hiring many Italians for the
construction and maintenance of rail networks and coal mining activities in the
36
District in the West End of London, in the United Kingdom. It hosts one of the most famous
squares of the city: Piccadilly Circus.
63
mines, ended up itself having recruited about nine thousand Italians and granted
residency permits 37to other 4,500 compatriots.
The majority of new immigrants arriving on english soil were this time of
southern origin, without professional qualifications and with an insufficient, or
non-existent, knowledge of english, who ended up being employed in hard and
low-paid jobs. This new influx of immigrants, in fact, failed to integrate
themselves into the English community; a special case, due to this marginalization
by the English community, is that of the community of Bedford38, where Italians
were living in hostels that were practically barracks, near the brick factories where
they worked, and far from the town to avoid contact with the local population,
who did not agree with the presence of foreign workers.
The "old immigration" of Italians to the UK came to an end around the
Seventies; since then many young people have come to the UK for the study of
the english language or the attraction of a way of life which seemed freer and
more fulfilling. This was facilitated primarily by the commitments guaranteed by
the United Kingdom after its entry in 1973 to the European Union and the
intensification of economic and trade relations between the two countries that led
a large number of people to settle in the United Kingdom.
37
Authorization issued by the State Police, which must be requested from non-EU individuals to
be able to stay in a different country from the than their own.
38
County borough of Bedfordshire, it located to the East of England
64
Chapter 2. The current italian emigration
2.1 Brain drain
Since the beginning of the nineteenth century talk began of the so-called
"brain drain." A first example can be found in the profile of Guglielmo Marconi, a
physical and talented inventor, which was not considered by the Italian Ministery
for Posts and Telegraphs39, who had proposed the adoption of its wireless
telegraphic transmission system. So he decided to move to England, also
facilitated by his Irish roots, and patented his discovery, founding service
enterprises in the major British cities and even winning the Nobel Prize for
Physics in 1909.
The story of Marconi highlights on the one hand a young and talented boy’s
desire for recognition, and on the other the socio-cultural character of the english
tradition, ready to welcome and reward anyone who can stand out though
commitment, passion and hard work.
After long time, Marconi can be considered only the first of a long series of
Italians ready to leave the Peninsula in search of a better future.
The emigration of Italians abroad, in fact, did not end with the conclusion of
the various wars, but continues today and is constantly increasing. The term that is
most commonly used to define this recent mass exodus is the "brain drain", which
indicates the emigration to foreign countries of talented or highly specialized
professional people, in search of better wages and living conditions. If this first
39
The Ministry of Posts and Telegraphs was a department of the Italian Government of the
Kingdom of Italy, with the task of administering the post and telegraph. In 1924 it was
transformed by the Mussolini government in the Ministry of Communications.
65
migration was characterized by the large exodus of men with a low level of
cultural and professional knowledge, today it is particularly young professionals,
often graduates who cannot find space in Italy, who are leaving.
The best italian graduates go to work abroad, where they find better
prospects and wages. This flow is not, however, offset by a reverse flow of talent
from abroad, reducing the quality of italian human capital40 and making Italy an
exporter of talent which has led to problems in attracting researchers and other
qualified people.
Several economic and social factors lie behind this migration: lack of
growth of GDP41, high unemployment, low investment in research, the steady
growth of temporary contracts, and lack of meritocracy. These are the factors
which make Italy an unattractive country for foreigners. The website
“Lavoce.info42” has reported an example: of the 287 young European researchers
who in 2013 won the starting grants or the funds allocated by the European
Research Council43, only eight students have chosen Italy as the site of their
research. Very few, in comparison to the 60 who have gone to the UK and 46 who
have chosen Germany.
40
Set of skills and competencies possessed by an individual. Investing in human capital is the care
of the professional training and technique of its own employees.
41
The gross domestic product (GDP) is the total monetary value of goods and services produced in
a country.
42
Italian independent magazine that provides detailed critical analysis on the major economic,
political and social themes of Italy.
43
The first EU agency dedicated to the support of scientific research, established to provide
funding for research projects.
66
According to the ISTAT44, in 2011 around 7,000 of our qualified young
professionals emigrated, with only 3234 coming in return.
In 2013, the United Kingdom became the world's first country of emigration
for Italians, with 12904 official expatriates (reported to the department Aire45).
The real boom in emigration to the UK mainly affects people aged between
20 and 40 years old. In terms of regional origin, Lombardy holds the record, with
16418 expatriates, followed by Veneto with 8743 emigrants.
Ultimately, Italians abroad constitute a population of about four million
people who have in common the search for a dream and the often painful
detachment with Italy.
But what are the reasons that bring these people to leave our country? The
nation that is admired by all for its artistic and cultural heritage, (it is sufficient to
say that only in Italy are there 50 UNESCO sites), a richness that is unique in the
world?
Italy, during the course of its history, has experienced periods of ups and
downs, from the dark period of fascism to the economic boom of the post-war
period, and the period of crisis that it is going through is known to everyone.
While other nations make progress, Italy continues to remain stationary, and it is
difficult for young people, who have great aspirations for the future, to decide to
wait for things to change. The current economic crisis in Italy does not even
44
Italian national institute of statistics. http://www.istat.it/it/archivio/141410 (Dicember, 2015)
45
Register of Italian citizens living abroad.
http://servizidemografici.interno.it/it/content/statistiche-aire (January, 2016)
67
provide job opportunities for the most brilliant graduates, who are trying their
luck abroad.
According to the "Manifesto of Expatriates46", a Manifesto that complains
about how nothing works in Italy, what motivates young people to escape is all
that prevents them from progressing in their own country. Many say that Italy is
not a country for young people, where the ruling class has failed, by investing in
research and development 50% less than the European average, areas in which the
new generations could easily fit. The working conditions offered by Italy are not
up to the expectations of italians. The career path abroad is clear, defined and
provides on average higher wages than in Italy, especially for young graduates. It
is also a much more transparent and meritocratic path, with a different perspective
of growth than in our country. Even in the most menial jobs, it will be possible to
undertake a growing career over the years, and not have to stay in the same
position for life. The italian essayist Roger Abravanel said that meritocracy means
that the best go forward according to their abilities and their efforts, regardless of
class, gender and origin. This, as is well known, is not the case in Italy. Nepotism,
in fact, is an evil that characterizes the italian country: children, grandchildren,
friends, lovers benefit from often undeserved shortcuts into the world of work.
Italy is a country that unfortunately has not yet learned to put the real capabilities
of its citizens first.
Additionally, in other countries, in many cases, there is a "welfare state"
which supports young people, for example through a minimum income or
46
https://manifestoespatriati.wordpress.com (February, 2016)
68
unemployment subsidies for payment of rent. In Italy the "welfare state47" is
almost non-existent. Young people are left to fend for themselves, borne by
households. The real "social safety nets" in Italy are the families, because the
State and politics have failed.
Under these conditions young people do not find the space that a modern
state should offer them and consequently have to decide whether to stay and
survive in the best way, or move to another country. The years in which a
researcher should conduct their best work become the years of chasing the
ordinary in the hope of getting a low-paid job, or a promotion. As a result, Italians
abroad are among the most numerous foreigners.
Leaving their country, however, it is never an easy choice and implies a
radical change in their lives. This means leaving everything behind: the fondness
of family and close friends, the lifestyle that they have always led and, above all,
the difficulty of considering themselves to be real citizens of the country in which
they arrive. Being an immigrant, in fact, requires one to adapt to the traditions and
culture of a country that is not one’s own, often with difficulty. Fortunately, the
multicultural society of today makes this process of globalization much easier,
ever eliminating the various forms of discrimination that in the past our emigrants
have had to endure.
2.2 UK: the most popular destination
The United Kingdom has been since ancient times been one of the favoured
european destinations for Italian emigrants.
47
Set of public policies implemented by a State to ensure the care and well-being of citizens.
69
As it has been analyzed in the first chapter, in fact, thousands of Italians
have left the country in search of a better future: most of them were initially poor
and unskilled people, who were trying to escape from the crisis that was affecting
our country at the time. Gradually, over time, they have established various Italian
communities in the UK, especially in London, which have brought their tradition
and culture overseas.
This emigration has not stopped, but has actually increased, especially in
recent years.
The United Kingdom has become the "promised land" of the Italians who
decide to leave their country. With its economy growing by 2.6% on an annual
basis, it is more and more the dream of those who choose to leave.
According to data provided by the ONS Institute for Statistics in London,
about 57,000 Italians have landed in England between 2014 and 2015, compared
to 42,000 the previous year.
The city of London is the destination of about forty thousand young Italian
students per year, who go to the UK for a longer or shorter period to learn the
language. Several of these young people, aged between 25 and 35 years, have
changed their plans and stayed in the UK, primarily on the promise of finding a
more fulfilling job.
However it is not right to talk only about a brain drain, because it is very
reductive. A large majority of those who decide to leave our country, in fact, are
not in possession of a degree or professional qualifications, but decided to go to
the UK to improve their lives. In fact, not everyone leaves with the aim of making
their fortune elsewhere; some are simply urged by the desire to have new
70
experiences in a different town. Most of them are aged between 30 and 40, and
are satisfied to live in precarious conditions but in a different country, without
looking for jobs in relation with their academic profiles. The difference is that in
the UK, often these people are able to start over and be fulfilled, because, for
example, in this country the civil registry is something that does not exist. In Italy,
unfortunately, when you get to a certain age, which may also be under thirty, it is
hard to find a job even in the hospitality industry. In the UK, however, this does
not happen. If you show your worth, then you can progress.
Caterina Soffice, an italian author, in her book "Italia yes. Italia no," 48says
that London is the place that in the collective Italian mind seems to possess all
that they lack: professionalism, organization, politeness, openness to the world. In
fact, when you stand to live in a country where the queues are legendary, and the
rules are made to be respected and not to be broken, you feel good. Especially
coming from a country where instead they reward the clever and denigrate the
honest, where the figure of the fool performs well, where wrongdoers never pay
the price and where anyone, but especially politicians, resign, although patently
corrupt.
But what makes the UK such a coveted destination by so many of our
countrymen? First of all, the United Kingdom is the country with the lowest
percentage of unemployment. Finding work is really simple. Apart from
overcoming the various paperwork, including obtaining the National Insurance
48
C. Soffici, Italia yes Italia no: Che cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra.
Feltrinelli, 2014
71
Number49 and opening an English bank account, it will be very easy to find a job.
With this background it is clear that working illegally, then, is practically
impossible and the minimum wage, as well as being higher than the Italian one, is
guaranteed to every worker.
In addition, the British welfare system is something that goes beyond all
expectations. Getting on the dole, better known as "benefits", is really very simple
and it is possible to be obtained by any European citizen who lives in the UK.
There are different types of subsidies that the British State offers: the tax credit,
which provides a discount on taxes, divided into child tax credit and working tax
credit. The first refers to those who have dependent children, the second to those
who work part-time with a minimum of 16 hours per week. Then there is the "low
income", for those who have a base salary, with which you can get some financial
help such as council tax, the municipal tax on waste and street cleaning, and on
utility bills, the domestic spending at home. "Lost my job", is the subsidy linked
to job loss. It includes the "Contribution-based job seekers allowance," or
unemployment compensation, based on the contributions paid, which can apply
for those who have worked in the UK for at least two years; "Income based job
seekers allowance", a subsidy that is based on income, "Employment and support
allowance", grants for disabled or sick people, and "Housing benefits", economic
aid to pay the rent.
This system used by the United Kingdom, has always been very efficient,
and for this reason has been exploited by many immigrants, including many
Italians, who often have taken advantage of it. For this reason, it has recently been
49
Personal identification number, required to work in the UK and be eligible to other services,
such as unemployment benefits.
72
decided to change the system, making it difficult to obtain the subsidy. In Italy,
getting any type of grant is much more complicated and takes much longer.
The living conditions in the United Kingdom are in some ways better than
in Italy. Everything seems to work better.
A first example of this can include the transport services offered by this
country; in fact, London has one of the best transport networks in the world, with
12 different underground lines that connect almost all the city, with various local
railway lines connected to them, and about 8,600 buses operating on 700 lines,
both day and night. All this, unfortunately, in Italy would be difficult to see. Just
think of Rome, the Italian capital, historically and culturally one of the most
beautiful and important cities in the world, which has only four underground lines
that do not cover the entire territory, and with bus lines whose service is always
uncertain. The problem, in fact, is not only the amount, but especially the quality.
The service is very disappointing, especially when compared with the English
one, which, even though it is expensive, is very efficient.
Another difference can be found in the health service of the United
Kingdom. It is called the National Health Service (NHS), and provides free
medical care to the whole territory and to all those living there, including
emergency services, the short- and long-term hospitalization, the family doctor, as
well as specialized services such as optical and dental care. Most services are
totally free or affordable for everyone.
The NHS is considered the largest and most centralized health service.
What differentiates the two health systems, however, is not so much the
quality of the service, since in Italy we have doctors and senior nurses, but the
73
opportunity to receive specialized care in a short time, and at a reasonable cost.
Just think that in Italy only a small percentage will appeal to the public health
service, especially with regards to dental care, while in the UK the majority use
only public healthcare, and only a small percentage make use of health insurance.
Precisely in this sector, in fact, medical and paramedical Italian workers are
in great demand for the quality of their university education and their skills.
According to data published by the OECD are about 60000 nurses have left Italy,
and about 25000 new graduates cannot find work. All this is due to the lack of
competitions and recruitment (almost exclusively on fixed-term contracts), linked
to the economic crisis that has cut funding to the health system.
In the UK the role of paramedics is very valued by the health system, and
after only a few months of mentoring, nurses are regularly employed on
permanent contracts. As in all fields, in the health sector the opportunity for
progression is much greater: career progression based on merit and occurs more
quickly, with much higher wages.
These are just some of the reasons that make the United Kingdom one of the
favourite destinations for Italian emigrants. Italy is a country that should be saved,
because whoever takes the decision to leave will never stop feeling Italian and
want to change the situation facing the country at this time. Leaving is almost
always a requirement dictated by the few possibilities offered to us now in Italy,
but the hope of all is still the same: changing things in order to return to live in
your own country of origin.
74
2.3 Italians and the hospitality industry
The term hospitality includes all the sectors regarding catering,
entertainment, tourism and restaurant. The restaurant, in particular, is the sector
that has outlined the figure of Italians abroad, especially in the UK, representing
for emigrants not only a source of income, but also the economic and social path,
which brought the various Italian communities to integrate into British society.
Since 1900, in fact, it began to affirm the activity of Italian restaurants in
London, with about 10,000 Italian residents employed in the sector of retail sales
of Italian food and catering, with businesses being almost exclusively family-run.
In this early period, however, only the names of the restaurants were Italian,
because food was much closer to the French traditions rather than to those of the
Italian country. Over time Italians opened many clubs and shops, mostly
concentrated in the Soho area. In particular, the greatest symbol of Italian style in
this period can be recognized in the “Bar”, places for meeting and socializing of
which, in 1960, there were almost two thousand across the UK.
The real boom of Italian cuisine in London took place in the Sixties, which
saw the opening of several restaurants, mostly family-run, across the capital. Very
often the owners were former waiters who had tried their luck in business, often
achieving excellent results. The poor British culinary culture and the progressive
affordable prices, has made the gradual success of the various Italian restaurants
even easier. This prolific activity has meant that also in recent years, Italians who
arrive in the UK in search of a job are directed mostly towards this sector.
There are those who leave for an experience of a few months, and those who
part with the aim of staying longer. Usually, the determining factor is the work
75
that they are going to do: dishwashers, waitresses, and bartenders. Jobs that in
some cases are very humble, but Italians are willing to do that as a permanent job.
In the UK, the opportunity of finding a job in this sector, even for those with no
prior experience or an established linguistic basis, is much higher than in Italy.
This is also due to the fact that the majority of employees in these works are
migrants, because for many years the English people have preferred to leave these
hard jobs to various immigrants.
In addition, the minimum wages also are higher than in Italy and are
guaranteed to every employee who has the right to work in the UK. It will be
difficult, therefore, to find an employer who does not pay you what is due.
The most important thing that makes these jobs more attractive than in Italy
is the growth factor. Forging a career in the UK, even in the most menial jobs, it is
a purely meritocratic path and often takes place in a short time. This type of career
progression in Italy is almost impossible. Some people work in this sector to
improve their English or to make a life experience, others to enrich their
curriculum waiting for a better offer, others because they are not qualified enough
to find something better. The point is that many of these Italians have seen
working abroad, a more stimulating path, that can be also satisfactory during the
time, with the possibility of making a career that in Italy would have been more
difficult to make
76
Chapter 3. Italians in the United Kingdom
3.1 Adaptation Difficulties
Moving to and living in the UK is now becoming a target for many Italians
who dream of leaving Italy and changing their lives. However, it is important to
really consider what an individual is going to face leaving his country.
The major difficulty, in fact, is not linked either to job hunting, finding a
place to live, or the difficulty of learning a new language. Leaving your own
family and all the landmarks of interpersonal relationships, and feeling catapulted
into a new reality, made of different traditions and cultures, it is perhaps the
greatest obstacle to be overcome.
In 1954 the anthropologist Kalervo Oberg 50used the term "culture shock" to
describe the feelings and emotions of disorientation and confusion that a man
undergoes when, traveling abroad, he comes into contact with cultures different
from their own. According to Oberg this state of "culture shock" could be
classified into four phases: the "honeymoon" phase, the "negotiation" phase, the
"adjustment" phase and the “adaptation” adaptation.
The honeymoon phase includes the initial part of a journey, in which the
individual is enthusiastic about the experience, where everything is new, charming
and different. The phase of negotiation, in which the situation changes radically,
is where the excitement and the sense of novelty disappear. The mixed feelings
are those of anger and stress due to the unfavourable situations that are
encountered. In the adjustment phase, the individual begins to become aware of
50
World-renowned anthropologist (1901-1973) of Canadian origin.
77
the new situation and start accepting the habits and customs of the new culture,
with a positive attitude. Finally, there is the adaptation phase, in which the person
is finally starting to fit into the environment where they is located, starting to feel
comfortable with the traditions and different uses.
The cultural adaptation theory was intended to refer to the process and the
duration of the period of time that requires a person to assimilate a new culture.
No less important, is the problem regarding the language barrier.
The average Italian, in fact, unlike many other non-English speaking
countries, has a very limited knowledge of the English language, rarely surpassing
the school level. This is largely due to the lack of investment that Italy has
dedicated to the most spoken language in the world, with a school system that
only teaches English in secondary schools. In addition, it was absent in primary
schools and little regarded even at university. Only recently are we seeing
improvements, with English becoming a compulsory subject from the first years
of school.
The importance of the English language begins to become a necessity
especially in the workplace. It is important to consider, in fact, that English is the
foreign language most used in the Italian and European companies, on any
business field. For this reason a large part of the Italian population have decided
to undertake language courses privately, especially overseas. The paths
undertaken can be are different: some individuals decide to follow an English
course in one of the many schools available, and others prefer to dive straight into
the language by practicing a job. It is not easy having to deal with a different
culture and language, especially when you have only a basic knowledge of it. In
78
addition, those who think of learning the language in a few months are sorely
mistaken. It takes a long time before it is really possible to understand all the
nuances of the language, taking into account the different accents of the various
British populations. The United Kingdom, therefore, is one of the favourite
destinations for undertaking linguistic experiences, and for this it is necessary to
consider the high percentage of Italian present in the country.
The trend that is going to be created, in fact, is to form groups of people of
the same nationality, seeing in them a reference point in the absence of affections
that we have left in our country, making our inclusion into the English society and
mentality even more difficult.
So the language barrier often prevents individuals from adapting fully to the
new community; this is not solely due to the mastery of the language, which over
time can definitely improve, but above all to the integration with the mentality of
the host society. It is possible to consider, for example, the English sense of
humour, generally tending towards the sarcastic, regarded by the vast majority of
Italian as "strange" and often as a "bad taste". If we consider that the English
humour has created some of the best comedians in the world, maybe it is possible
start thinking that these considerations are dictated almost entirely by the ideal
stereotype that you have in mind, which is almost always that of your country of
origin.
The United Kingdom, therefore, is one of the countries that now offers the
most opportunities for growth, especially in terms of work, but this is often not
enough to feel happy. Leaving your own country is never an easy choice, and
79
although most of the departures are due to business needs, what really makes for a
positive stability in a foreign country is full integration in the new community.
The right way for living this experience in the best possible way is to adapt
ourselves to the lifestyle of the country where we are going, taking into account
the difficulties and the cultural differences that will be met, often really far from
those of our country.
3.2 Italians’ expectations
The idea that Italians have about the United Kingdom is that of a country
where you can get everything that you could not have in Italy. This is due, above
all, to the many opportunities that this country offers to many of our countrymen.
However, to consider the UK as the “Pleasure Island”, would be very naive. It is
true that the employment opportunities are greater; it is true that the general
system of the country works better, it is true that the living conditions are above
the average. But have the expectations that this flow of emigrants has set before
leaving been actually fulfilled?
It is impossible to find a single answer to this question, given that the
experiences of Italian emigrants are all different.
What emerges is that a consistent part of Italian emigrants, almost
exclusively graduates, have been able to pursue a satisfying career in the UK, with
open-ended contracts and with a possibility of growth that in Italy was almost
impossible. Many of these Italians, however, have encountered numerous
difficulties in maintaining their initial expectations. Even for this, many of them
have started working in the hospitality industry, a sector that is used by Italians
80
for initial work experience. Many of them, however, have encountered problems
finding something better over the years, having to make do with the precarious
conditions provided by a low-skilled job. The main cause is certainly to be found
in the limited knowledge of the English language of the majority of Italian
emigrants. Even if the UK offers a working system much clearer and meritocratic,
where those with the right skills go furthest, it is also true that the competition is
fierce. So the language factor is really important, and the mastery of it will
influence the search for a more or less skilled job.
Another factor to be considered is the cost of living in the UK, especially in
its capital, London. As is well known, London is one of the most expensive cities
in the world; rent, public transport, restaurants, supermarkets, the cost of British
life is much higher than in most other countries, especially Italy. Everything
would be reasonable if the minimum wages were proportionate to this high cost of
living. Unfortunately, this does not happen. Despite being higher than Italian
salaries, in fact, the British minimum wage is still insufficient for the essential
expenses that it is necessary to finance.
For this reason, many Italian emigrants find themselves having to survive,
rather than thrive.
The income disparity between workers in the UK, in fact, has grown faster
than any other developed country since 1975. This has put into effect a real gap
between the rich and the poor people in this country.
Despite the difficulties that many emigrants have had, and continue to face
in order to be able to emerge in a society very different from their own, the
81
amount of people who decide to return to Italy after working in the UK is
significantly lower than those who decide to remain there.
As the Italian author Caterina Soffici 51 says, London is not better then Italy,
but in London it is possible to find the banality of normality. That is why in
London you live worse but you feel better; because it is a normal place, which
sadly Italy no longer is.
3.3 The United Kingdom and the phenomenon of immigration
Immigration is a phenomenon that since ancient times has characterized the
history of many populations, not just that of Italians.
This phenomenon, however, cannot be analyzed solely from the perspective
of those who decide to leave their place of origin, but also according to those who
receive each year these flows of emigrants. Over the years, the British population
was able to accommodate millions of foreign nationals from all over the world,
giving rise to a genuine multi-ethnic society. The United Kingdom, in fact, saw
the arrival in its territory of tens and tens of thousands of European citizens, in
search of a better work and living conditions. For this reason, the country has
recently decided to introduce new restrictive measures to stop this phenomenon,
considered as a growing problem by the Government and the British people.
Between 2014 and 2015, there were over 57,000 Italians who decided to move to
the UK, representing only a part of about 330,000 new immigrants arriving in the
UK. Over the years, many of these immigrants, some of whom were also Italian,
have taken advantage of the system of subsidies offered by the British
51
C. Soffici, Italia Yes Italia No: Che cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra,
Feltrinelli, 2014
82
government, giving rise to real welfare tourism. Many of them, in fact, have
moved there in order to apply for benefits regarding unemployment or designed to
help families and children, starting to be labelled as "benefit cheaters". This
phenomenon was particularly underlined with the political campaign for the
Brexit, the exit of the United Kingdom from the European Union, which has set
among its targets also to reduce this enormous flow of people coming from all
over the world. According to the British Home Secretary, Theresa May,
immigration in this measure it is simply unsustainable, because it causes pressure
on the infrastructure, such as construction and the transport system, and public
services such as schools and hospitals. The flow of new immigrants has doubled
in recent years, giving rise to an untenable situation. According to the Minister, in
fact, it is not possible to guarantee to the European migrants the same privileges
enjoyed by British citizens, and for this it is necessary to introduce restrictions on
the entry of new citizens to the UK, who must be equipped with an already
established employment contract before entering the country. The Prime Minister,
David Cameron, is of the same opinion, believing that free movement is greatly
encouraging the immigration of EU migrants, including Italian ones, at the
expense of British residents. The goal is therefore to make the immigration system
fairer and to curb the high influx of immigrants from the European Union. In June
there will be a referendum regarding the exit of the United Kingdom from the
European Union; if the country were to decide to end their stay within the Union,
new measures will definitely be introduced to stop this increasing flow of
immigration, and consequently it will be more and more difficult to undertake a
work experience in the UK.
83
Conclusions
At the end of this path, what has mainly emerged, is the substantial amount
of Italians who continue to leave their country.
Through this thesis, I have tried to analyze all the overall nuances that make
emigration a problem that, since the past, has affected us closely.
The United Kingdom has become the promised land of thousands of Italians
who have identified this country as the ideal destination to fulfill their dreams. At
the moment, Italy is not able to offer to its young people, and not only, the
appropriate opportunities to hold their own citizens in their community. For this
reason, the departures of Italians are increasing, and are still not comparable to a
reverse phenomenon.
Personally, I had the opportunity to live different experiences in this
country, for both work and study reasons. This opportunity has made me aware
more closely of the reality shared by many Italians, finding myself to face some of
the difficulties involved in going to a foreign country: adapting to a different
mentality and society, the distance from your own family and reference points, the
difficulty of having to rely on your own strengths, both economically and in
everyday life.
The English reality is very attractive for Italians, especially in crisis period
like the one that Italy is going through nowadays. Job opportunities, especially
regarding professional growth, offering by the UK, are definitely higher than
those of Italy, but it’s important to take into account that, for this reason, the
competition is fierce, and will not be so easy to get a fulfilling employment. Also
for this reason, most of Italian emigrants are employed in the hospitality industry,
84
a sector that continues to grow and, however, can offer good opportunities also for
the less skilled people.
If it is true that many Italians have managed to keep the expectations that
they were set before leaving their country, being able to pursue a professional
career that probably in Italy would not be possible to realize, it is also true that
many of them have faced various difficulties both at working and at the level of
integration with the British society.
Undertaking an experience in the UK, as well as in another country abroad,
is definitely an experience that can enrich an individual, both personally and
academically. The hope is to be able to improve the situation in Italy in order to
allow to Italian emigrants abroad, escaped almost always to find better living
conditions, to return to the country where they were born and grew up, the
country that, despite everything, they would not have wanted to leave.
85
SECCIÓN
ESPAÑOLA
86
LA EMIGRACIÓN DE
LOS ITALIANOS EN EL
EXTRANJERO
87
Introducción
Esta tesis tiene como objetivo analizar uno de los fenómenos que siempre han
caracterizado la historia de Italia, es decir, el de la emigración, examinando la
emigración de los italianos hacia el Reino Unido.
De hecho, desde la antigüedad, millones de italianos han salido de Italia hacia
diferentes destinos en todo el mundo. A pesar de que la emigración italiana ha
ocurrido básicamente hacia el continente de las Américas, el Reino Unido se ha
convertido, sobre todo en los últimos años, en el país europeo predilecto por los
emigrantes italianos. El propósito de esta tesis es examinar la historia de este
fenómeno en Italia, a partir de sus orígenes hasta nuestros días. La intención es
tratar de entender las que han sido, y siguen siendo, las causas subyacentes de
estas salidas creciente, analizar los diferentes tipos de personas que a lo largo de
los años han decidido salir de su país y las mayores dificultades que tienen que
enfrentar los emigrantes italianos.
El problema de la emigración, de hecho, es un tema que, a pesar de que se
remonta a la antigüedad, se está volviendo cada vez más nos afecta a todos muy
de cerca. Millones de jóvenes, y no solo, salen de Italia para alcanzar lo que
parece se ha convertido en el destino ideal para vivir una vida mejor y lejos de
casa: el Reino Unido.
Por otra parte, la elección de este tema también fue dictado por el hecho de que
tuve la oportunidad de vivir experiencias diferentes en la capital inglesa, tanto en
el trabajo como en el ámbito académico, encontrándome en persona a ser una
inmigrante en un país extranjero.
88
Capítulo 1. La historia de la emigración italiana
1.1 ¿Qué es la emigración?
A lo largo de su historia, la raza humana ha logrado no solo sobrevivir sino
también multiplicarse, gracias a su capacidad de cambiar el entorno en el que vive
para aumentar sus recursos. Cuando esto no fue posible, o cuando la
supervivencia estaba en peligro por desastres medioambientales, por las
hambrunas y por las guerras, el ser humano ha sido capaz, desplazándose, de
encontrar las condiciones de vida en otros lugares más favorables. La humanidad,
por lo tanto, no diferentemente de muchas especies animales, es un inmigrante por
naturaleza. En los siglos pasados el mayor impulso a emigrar fue la frecuente falta
de equilibrio entre el tamaño de la población y la capacidad de la tierra de
abastecer el sustento necesario. Hoy, sin embargo, los movimientos migratorios
tienen causas mucho más complejas.
La emigración es el fenómeno social que induce a una persona a
abandonar su país de origen hacia otro destino. Cuando empiezan a faltar las
condiciones necesarias para vivir satisfactoriamente sus vidas y lograr sus sueños,
el hombre es impulsado por la necesidad de buscar algo nuevo, diferente, y por lo
general intenta hacerlo donde se puede tener mejor suerte. Las razones pueden ser
diferentes: desde factores económicos hasta aquellos religiosos, políticos, las
guerras en curso, persecuciones, hasta llegar a los factores psicológicos, tratando
de hacer un cambio en sus vidas lejos de su hogar.
89
1.2 La emigración de los italianos hacia el extranjero
La emigración italiana ha sido y sigue siendo, un fenómeno de masas que
ha caracterizado la historia de Italia.
Desde el año 1860 se han registrado más de 20 millones de partidas de
Italia, de la parte septentrional, en su primera fase, en la que más de 5 millones de
personas decidieron abandonar el país después de la gran crisis agrícola de los
años 70. Desde el norte de Italia la emigración se dirigía hacia Argentina y Brasil.
Con el desarrollo industrial y el relativo abandono de los campos, la
población del sur de Italia también empezó a formar parte de este éxodo de masas.
De forma particular, desde los puertos del Mediterráneo zarparon naves con miles
de italianos en dirección del continente americano, buscando un futuro mejor,
debido a que en esos territorios había más necesidad de mano de obra en las
industrias y una notable presencia de territorios no cultivados que podían
transformarse en campos adecuados a la agricultura y a la ganadería.
Los destinos europeos más interesados en este período fueron, en cambio,
Francia, Austria, Alemania y Suiza, países de los que había más necesidad de
mano de obra para las minas, en el sector de la construcción y en la construcción
de calles y ferrocarriles.
Desde el año 1890 Italia fue protagonista de un segundo flujo migratorio,
conocido como new migration. Casi 4 millones de italianos dejaron
temporalmente Italia para ir a los Estados Unidos, país que estaba viviendo un
gran crecimiento económico. Su intención era la de hacer fortuna en el exterior y
utilizar el dinero ganado, las llamadas remesas52, para aligerar la situación de
90
crisis que Italia estaba viviendo en aquel período. De esta manera, Italia logró
adquirir las materias primas que necesitaba para saldar las deudas contraídas con
otros países.
De hecho, muchas fuerzas políticas aceptaron y apoyaron la emigración de
los italianos al extranjero, porque veían en esta una oportunidad para hacer
estimular la economía del país. Al contrario, los propietarios de terrenos no
compartían esta elección, ya que, por falta de mano de obra, se vieron obligados a
aumentar los sueldos.
En el período después de la primera y la segunda guerra mundial
empezaron a disminuir, o casi a cesar, estos grandes flujos migratorios, sobre todo
por las fortísimas restricciones impuestas por el gobierno estadounidense, por la
entrada de los italianos en los Estados Unidos, pero también por los fuertes
cambios en la política del Gobierno italiano. Con la llegada del Fascismo la
emigración de los italianos, ya no definidos “emigrantes”, sino “trabajadores
italianos al exterior”, fue al principio utilizada con finalidades de propaganda y de
política exterior. Pero durante el régimen, el Gobierno se mostró en contra de a las
salidas de los italianos hacia el exterior, excepto por sus propias colonias,
considerando su propia fuerza demográfica como una fuente de desarrollo. El
flujo migratorio hacia el exterior regresó desde el año 1945, y comprendía tanto
Italia del Sur y como sus islas, pero esta vez no hacia América, sino hacia Bélgica,
atraídos por sueldos muy altos ofrecidos por el país, y hacia Suiza, donde había
una fuerte demanda de mano de obra en las industrias metalmecánicas.
52
La transferencia de dinero a países extranjeros, llevado a cabo por un trabajador extranjero en
beneficio de otra persona física residente en su país de origen, por lo general miembros de la
familia o parientes.
91
En 1955 el Italia firmó un pacto de emigración con Alemania, con el que
se garantizaba el mutuo compromiso en materia de migración y que llevó a que
casi tres millones de italianos cruzaran la frontera para buscar trabajo.
Durante los años 60 se verificó el conocido boom económico, gracias al
que empezaron a nacer en el norte de Italia las pequeñas y medianas empresas. La
inminente necesidad de mano de obra contribuyó a una fuerte migración interna
desde el sur de Italia hacia el norte, convirtiéndose en un problema para las
industrias, que no eran capaces de absorber la demanda de trabajo de una
población tan grande. Pronto, recomenzaron los flujos migratorios hacia el
exterior.
En los años siguientes, la ruta empezó lentamente a invertirse e Italia
empezó a ser protagonista no más del fenómeno de emigración, pero de aquel de
inmigración. A pesar de esto, los flujos de salida de los italianos no se han
interrumpido por completo.
1.3 La emigración de los italianos en el Reino Unido
La emigración italiana en el Reino Unido es poco conocida, sobre todo si
se piensa que esta emigración no ha nunca representado un fenómeno de masas
comparable a aquel dirigido hacia las Américas y hacia algunos países europeos,
no alcanzando en ningún año ni siquiera el uno por ciento de nuestra emigración
total.
El inicio de la emigración desde la península italiana se puede remontar a
los tiempos del Impero Romano, cuando muchos colonos romanos se trasladaron
hacia la Britania Romana.
92
Durante la época del Renacimiento flujos de mercantes y bancarios,
especialmente del Norte de Italia, se trasladaron a Londres y sus alrededores,
junto a personas de renombre enviadas más allá del canal de la mancha para
desarrollar funciones diplomáticas.
Una emigración de carácter más económico empezó solo entro los siglos
XVIII y XIX. No hay información precisa sobre ello, pero gracias a algunas
fuentes sabemos que en aquel período se encontraron en Londres numerosos
comerciantes, provenientes de distintas partes de Italia.
Muchas personas empezaron a dedicarse a la enseñanza del italiano, dado
que esta lengua era muy popular entre las hijas de la buena burguesía inglesa,
logrando vivir discretamente. De hecho, en los primeros años del siglo XIX,
Londres estaba fundando un impero colonial enorme por dimensiones y variedad
de etnias y culturas, deteniendo el mayor mercado europeo de las mercaderías
coloniales, transportes marítimos y servicios financieros, bancarios y de seguros:
la ciudad crecía tan rápidamente como población y nuevos barrios, que logró
alcanzar el millón de habitantes.
Durante los años sesenta del siglo XIX, olas de pobres jóvenes empezaron
a llegar a pie a la capital inglesa, llegando desde el Valle del Po buscando un
futuro mejor. Los trabajos que hacían eran duros y de calle, evitados por los
obreros de Londres. Poco a poco empezaron a expandir la cultura de la cocina
italiana, desconocida todavía para los habitantes de Londres: heladerías, cafés,
chocolaterías, pastelerías, bodegas y tabernas, fueron abiertas, en el extremo
oeste, por familias italianas, que lograron atraer a una creciente clientela.
93
Estos italianos vivían sobre todo en barrios pobres, en casas llenas de
personas, en habitaciones oscuras y sucias, provocando, por eso, una fuerte
indignación por parte de la opinión pública y de las autoridades.
A pesar de esto, lograban mantener estándares higiénicos superiores al
promedio de los barrios populares y alejarse del problema del alcoholismo, muy
difundido entre la población británica menos rica.
Hacia la mitad del siglo XX en la capital inglesa empezaron a nacer
pequeñas empresas italianas, administradas por reducidos grupos de artesanos,
prevalentemente originarios de la zona de Como, una ciudad en el Norte de Italia.
Este primer núcleo de artesanos italianos logró gozar de un fuerte éxito
profesional, integrándose con éxito en el nuevo contexto de Londres.
Más numerosos y para nada integrados en la sociedad inglesa, eran los
italianos que llegaban a Londres por razones puramente económicas, procedentes
de pocos distritos de montaña de la península italiana: carpinteros, elaboradores
de espejos, vendedores de estatuas de yeso, músicos de calle.
Esta presencia de verdaderos y propios inmigrantes pobres empezó a
aumentar con el final de las guerras napoleónicas, llegados por las terribles
condiciones económicas en las que estaba Italia.
Los italianos que emigraron en las grandes áreas urbanas de lengua inglesa
se concentraron en zonas habitadas exclusivamente por ellos, con el objetivo de
ayudarse de forma mutua y al mismo tiempo para poder mantener sus propias
costumbres tradicionales. La llamada “Little Italy”, nombre dado por los
numerosos barrios de origen italiana distribuidos por el mundo, se encontraba en
el área de Clerkenwell y Holborn, al Nordeste de la ciudad de Londres, una zona
94
muy degradada, pero al mismo tiempo estratégica, gracias a su posición limítrofe
a la City, por las actividades comerciales y artesanales.
En los años entre 1851 y 1911, el número de italianos en Londres, que
representaban casi la mitad de todos los italianos presentes en el Reino Unido,
aumentó de casi siete veces. Lo que continuaba a hacer que los italianos escaparan
del propio país era sin duda un factor económico.
Es exactamente a principios del siglo XX cuando empezó a asentarse la
actividad que principalmente ha caracterizado y continúa caracterizando la
comunidad italiana en el Reino Unido, esto es, la de los restaurantes: casi la mitad
de los italianos que vivían en el Reino Unido trabajaba en el sector de la
importación y venta al detalle de los géneros alimenticios italianos.
Durante estos años, empezó a formarse también una nueva “Little Italy”,
en el barrio de Soho53, poblada por las principales figuras profesionales
emergentes de los italianos en Londres, entre los cuales comerciantes, directores
de hoteles y dueños de un restaurante. La presencia italiana, por eso, empezó a
desarrollarse no solo desde el punto de vista numérico, sino también desde el
punto de vista cualitativo.
A principios de la Segunda Guerra Mundial los italianos en el Reino
Unido eran casi 25.000, incluyendo un nada desdeñable asentamiento italiano en
Escocia. Ellos ya representaban una comunidad estable y asentada, con una fuerte
presencia de núcleos familiares y también con una mayor componente femenina.
Con la llegada del Fascismo, la armonía establecida por la comunidad
italiana empezó a disminuir. Hasta la entrada en la guerra, las manifestaciones de
53
Barrio situado en el West End de Londres, en el Reino Unido. Hay una de las plazas más
famosas de la ciudad: Piccadilly Circus.
95
adhesión de muchos italianos al Fascismo, habían sido toleradas por las
autoridades británicas. Todo cambió drásticamente el 10 de junio de 1940, con la
declaración de guerra contra Francia e Inglaterra por parte del Duce.
Aunque no todos los italianos presentes en el Reino Unido habían adherido
al Fascismo, empezaron a ser considerados enemigos en tierra extranjera: casi
4.500 personas fueron arrestadas en todo el país, con la consiguiente deportación a
los campos de detención, causando el cierre de muchas actividades económicas.
Al momento del armisticio, en septiembre de 1943, había en los campos de
todo el Reino Unido unos 75.000 italianos.
La progresiva repatriación de los italianos no ocurrió antes de diciembre
de 1945: a casi 1.500 exprisioneros italianos les fue concedido el permiso de
quedarse en el Reino Unido y se les dio la posibilidad de reunirse con sus familias
y se empezó a reclutar a hombres y mujeres desde el Sur de Italia. Estos
reclutamientos eran finalizados al empleo del personal masculino en las sierras de
la Lee Valley, en el Norte de Londres, y en las fábricas de ladrillos de Bedford54 y
Peterborough55, mientras el personal femenino se empleaba en las varias
industrias textiles y en los hospitales. Todo esto se debía a la falta de mano de
obra inglesa dispuesta a emplearse en los trabajos más duros para la
reconstrucción posbélica del país.
A finales de 1955 en el Reino Unido, después de haber asumido a muchos
italianos para la construcción y manutención de las redes de ferrocarriles y para
54
Capital del condado de Bedfordshire, situada al este de Inglaterra.
55
Ciudades del Reino Unido, incluida en el condado de Cambridgeshire.
96
las actividades de extracción de carbón en las minas, se había reclutado a casi
9.000 italianos y concedido permisos de estancia 56a otros 4.5000 italianos.
Esta vez, la mayoría de los nuevos emigrados a tierra inglesa era de origen
meridional, sin cualificaciones profesionales y con un pobre conocimiento de la
lengua inglesa. Por eso, terminaron por ser empleados en trabajos duros y mal
pagados. Ese nuevo flujo de emigrantes, de hecho, no logró integrarse con la
comunidad inglesa. Un caso particular, que ejemplifica esta marginación por parte
de la comunidad inglesa, es el de la comunidad de Bedford, donde los italianos
presentes vivían en hosterías que eran casi chabolas, cerca de las fábricas de
ladrillos donde trabajaban y lejos del centro habitado, para evitar el contacto con
la población local.
Se puede considerar que la “vieja inmigración” de los italianos en el Reino
Unido concluye hacia los años 70; desde entonces han llegado al Reino Unido
muchísimos jóvenes para estudiar la lengua inglesa, atraídos por un sistema de
vida más libre y gratificador, facilitados sobre todo por las garantías consentidas
después del ingreso en 1973 del Reino Unido en la Unión Europea y del
intensificarse de las relaciones económicas y comerciales entre los dos países.
56
Autorización emitida por la Policía del Estado, que debe ser solicitada por las personas fuera de
la UE para poder permanecer en un país distinto del suyo.
97
Capítulo 2. La emigración actual
2.1 Fuga de cerebros
Ya desde el inicio del siglo XIX había iniciado la así llamada “fuga de
cerebros”. Un primer ejemplo se puede encontrar en el perfil de Guglielmo
Marconi, físico e inventor de gran talento, que carecía de la consideración que
merecía por parte del Ministerio italiano de Correos y Telégrafos57, al que había
propuesto la adopción de su sistema de transmisión telemática sin cables. Por ello,
decidió trasladarse al Reino Unido, facilitado por sus orígenes irlandeses y
patentó su descubrimiento, fundando empresas de servicio en los mayores centros
urbanos ingleses y llegando también a ganar el Premio Nobel por la física en
1909.
El caso de Marconi, subraya, por un lado, las ganas de sobresalir de un
muchacho joven y de talento, por el otro el carácter sociocultural de la tradición
inglesa, lista para acoger y premiar a cualquier persona que lograra distinguirse a
través de empeño, pasión y trabajo duro.
Después de mucho tiempo, Marconi puede ser considerado solo el primero
de una larga serie de italianos listos para dejar la península italiana en busca de un
futuro mejor.
De hecho, la emigración de los italianos al exterior no se ha acabado con el
final de las varias guerras, pero continúa aún hoy y sigue en constante aumento. El
57
El Ministerio de Correos y Telégrafos fue un departamento del Gobierno italiano del Reino de
Italia, con la tarea de administrar el correo y telégrafo. En 1924 fue transformado por el gobierno
de Mussolini en el Ministerio de Comunicaciones.
98
término que se utiliza mayormente para definir este éxodo reciente de masas es el
de fuga de cerebros que indica la emigración hacia países extranjeros de personas
de talento o alta especialización profesional, personas que buscan mejores
retribuciones y condiciones de vida.
Si esta emigración antes estaba caracterizada por el consistente éxodo de
hombres con un bajo nivel de conocimiento cultural y profesional, hoy los que
emigran son jóvenes profesionales, a menudo graduados, que no logran encontrar
espacio en Italia. Los mejores graduados van a trabajar al exterior donde
encuentran perspectivas y sueldos mejores. Sin embargo, este flujo no está
compensado por un contrario de talentos extranjeros que entren en Italia,
derribando la calidad del capital humano58 italiano y transformando Italia en un
exportador de talentos que ha encontrado problemas para atraer a investigadores y
a otras personas calificadas.
A la base de esta fuga se pueden encontrar muchos motivos económicos y
sociales: falta del crecimiento del PIB59, alto porcentaje de desempleo, pocas
inversiones en la investigación. Motivos por los que Italia es un país poco
atractivo para los extranjeros.
El magacín “Lavorance.info”60 proporciona un ejemplo: de los 287
jóvenes investigadores que en 2013 obtuvieron los starting grants, es decir,
58
Conjunto de habilidades y competencias poseídas por un individuo. La inversión en capital
humano es el cuidado de la formación profesional y la técnica de sus empleados.
59
El producto interno bruto (PIB) es el valor monetario total de bienes y servicios producidos en
un país.
60
Revista independiente italiana que proporciona un análisis crítico sobre los principales asuntos
económicos, políticos y sociales de Italia.
99
fondos asignados por el European Research Council61, solo ocho estudiosos
eligieron Italia como sede de su investigación. Verdaderamente pocos en
comparación con los 60 que eligieron el Reino Unido y a los 46 que eligieron
Alemania.
En 2013 el Reino Unido se convirtió en el primer país a nivel mundial de
emigración para los italianos, con 12.904 expatriados oficiales (señalados por el
Registro civil de los Italianos Residentes en el Exterior 62).
El verdadero boom de expatriados hacia el Reino Unido se registra sobre
todo en el grupo de edad entre los 20 y 40 años. En lo que respecta al nivel de
procedencia regional, los mayores picos de emigración se registran en la
Lombardía, seguida por el Véneto.
En definitiva, los italianos al exterior forman una población de casi 4
millones de personas que tienen en común la búsqueda de un sueño y la
separación, a menudo dolorosa, de Italia.
Pero ¿cuáles son los motivos que empujan a estos jóvenes, y no solo, a
dejar Italia? Una nación admirada por su patrimonio artístico y cultural (hay que
pensar que solo en Italia hay 50 sitios Unesco), con una riqueza que no existe en
otras partes del mundo.
Italia, durante su historia, ha vivido períodos de altas y bajas, del período
negro del fascismo al boom económico de la posguerra, y todo el mundo es
consciente del período de crisis que está pasando. Mientras otras naciones han
61
La primera agencia de la UE dedicada al apoyo de la investigación científica, establecida para
proporcionar financiación para proyectos de investigación.
62
Registro civil de los Italianos Residentes en el Exterior.
http://servizidemografici.interno.it/it/content/statistiche-aire (Enero, 2016)
100
hecho pasos adelante, Italia continúa a quedarse parada, y es difícil que los
jóvenes, y no solo, que tienen grandes aspiraciones para el futuro, decidan esperar
que las cosas cambien. La crisis económica en Italia no da ya posibilidad de
trabajo ni siquiera a los graduados más brillantes, que buscan fortuna más allá de
las fronteras. El continuo crecimiento del desempleo, es uno de los factores
determinantes de este éxodo, que obliga a jóvenes de todas las edades a dejar su
propio lugar de origen.
Según el “Manifesto degli espatriati63”, un registro de denuncia de todo lo
que en Italia no funciona, lo que empuja a los jóvenes a huir, es todo lo que le
impide emerger en su propio país. Muchos dicen que Italia no es un país para
jóvenes, donde la clase directiva ha fallado, invirtiendo en investigación y
desarrollo el 50% menos respecto al promedio europeo, sectores en los que las
nuevas generaciones podrían fácilmente introducirse. Las condiciones de trabajo
que Italia ofrece, no están a la altura de las expectativas de los italianos. El
recorrido de carrera al exterior está claro, definido y provee sueldos
sustancialmente más altos con respecto a Italia, sobre todo para jóvenes
neograduados.
Y es también un recorrido mucho más transparente y meritocrático, con
una perspectiva de crecimiento diferente con respecto a Italia. También en los
trabajos más humildes, de hecho, será posible progresar en la escala de
responsabilidad y alcanzar puestos más altos a lo largo de los años, y no quedarse
en la misma posición para toda la vida. El ensayista italiano Roger Abravanel
afirma que meritocracia significa que los mejores van adelante, basándose en sus
63
https://manifestoespatriati.wordpress.com (Febrero, 2016)
101
propias capacidades y sus esfuerzos, independientemente de la clase social, de la
familia de origen y del sexo. Esto no ocurre en Italia y la cosa es notable. De
hecho, la categoría de los “recomendados” es un mal que caracteriza Italia: hijos,
nietos, amigos, amantes, pueden aprovechar sus conctactos para acceder al mundo
del trabajo, a menudo sin merecérselo. Italia es un país que lamentablemente aún
no ha aprendido a privilegiar las reales capacidades de sus ciudadanos.
Además, al exterior existe, en muchos casos, un Welfare State (quité las
comillas y lo puse en cursiva, pero recuerda: cuando existe una expresión o
nombre en español, preferimos escribirla en español ¡y en este caso existe!)64que
sostiene a los jóvenes, por ejemplo a través de una renta mínima de desempleo o
subvención para pagar el alquiler. En Italia el Welfare State es casi inexistente.
Los jóvenes están abandonados a sí mismos, sobre las espaldas de sus familias. El
verdadero amortiguador social en Italia son las familias: el Estado y la política
han fallado.
En estas condiciones los jóvenes no encuentran el espacio que un Estado
moderno tendría que ofrecerle y como consecuencia se encuentran a decidir si
quedarse y sobrevivir de la mejor manera posible o cambiar país. Los años en los
que un investigador tendría que dar lo mejor de sí mismo, se transforman en los
años pasados persiguiendo un objectivo con la esperanza de obtener un trabajo
mal pagado o una promoción. Y como resultado final vemos que los extranjeros
más numerosos al exterior son los italianos.
64
Término inglés que indica un conjunto de políticas públicas implementadas por un Estado, para
garantizar el cuidado y el bienestar de los ciudadanos.
102
Pero abandonar su propio país no es nunca una elección fácil e implica un
cambio radical en la vida. Esto significa dejar atrás las cosas más importantes, los
afectos de la familia y los amigos más queridos, el estilo de vida que se ha
conducido y, sobre todo, no sentirse nunca un verdadero y propio ciudadano del
país al que se llega. De hecho, ser un inmigrado impone adaptarse a las
tradiciones y costumbres de un país que no es el propio y a menudo con
dificultad. Afortunadamente la sociedad multicultural de hoy, facilita este proceso
de globalización, eliminando cada vez más las numerosas formas de
discriminación que en el pasado los emigrados italianos han tenido que soportar.
2.2 El Reino Unido: el destino más deseado
El Reino Unido ha sido desde la antigüedad una de las destinaciones
preferidas por los emigrantes italianos.
Como se ha analizado en el primer capítulo, de hecho, miles de italianos
han abandonado Italia en busca de un futuro mejor: la mayoría de ellos, al
principio, era gente pobre y poco cualificada, que buscaba escapar de la crisis que
atravesaba el país en aquel período. Poco a poco, con el paso del tiempo, se han
establecido diferentes comunidades de italianos en el Reino Unido, especialmente
en Londres, que han hecho conocer nuestra tradición y cultura más allá del canal
de la Mancha.
Este flujo de emigración no se ha parado en el tiempo, al contrario, no ha
hecho que aumentar, sobre todo en los últimos años.
103
El Reino Unido se ha convertido en la “tierra prometida” de los italianos
que deciden dejar Italia. Con su economía que crece del 2.6% en base anual,
representa siempre más el sueño de quienes elige partir.
Según los datos suministrados por la ONS, oficina de estadística nacional
del Reino Unido, son casi 57.600 los italianos que desembarcaron en territorio
inglés entre 2014 y 2015, contra los 42.000 del año anterior.
En la ciudad de Londres pasan casi cuarenta mil jóvenes estudiantes
italianos cada año, que por un período más o menos largo, se quedan para el
aprendizaje de la lengua inglesa. Muchos de estos jóvenes, de edad comprendida
entre los 25 y los 35 años (la cantidad es difícil de precisar, aunque se trata de un
numero siempre más consistente), han cambiado sus proyectos y se han instalado
en el Reino Unido, sobre todo por motivos relacionados a un trabajo más
remunerado.
Pero seguir hablando solo de una fuga de cerebros es realmente muy
limitativo. La gran mayoría de los que deciden dejar Italia, de hecho, no tienen
una graduación, o de cualquier modo, no tienen cualificaciones profesionales,
pero han decidido ir al Reino Unido para cambiar sus propias vidas en un lugar
diferente de aquel de origen. La mayoría de ellos tienen una edad comprendida
entre los 30 y los 40 años y se contentan con vivir en condiciones precarias pero
en un país diferente, sin buscar trabajo acorde a su perfil académico. La diferencia
está en el hecho de que, en el Reino Unido, muy a menudo estas personas logran
recomenzar y realizarse, pues en este país el registro civil no tiene importancia.
En Italia, desafortunadamente, cuando se llega a una cierta edad, que puede ser
antes de los 30 años, es difícil encontrar un trabajo también en el campo de la
104
hospitalidad. En el Reino Unido, en cambio, todo esto no pasa. Si vales, entonces
vas adelante.
Caterina Soffici, una escritora italiana, en su libro “Italia yes Italia no65”,
dice que Londres es el lugar que en el imaginario colectivo del italiano parece
poseer todo lo que a los italianos falta: seriedad, organización, buena educación,
apertura hacia el mundo. De hecho, cuando te encuentras viviendo en in país
donde las colas son infinitas y las reglas están hechas para ser respectadas y no
infringidas, te sientes bien. Sobre todo, viniendo de un país donde, en cambio, se
premian a los listos y se denigran a los honestos, donde quien se comporta bien
pasa por tonto, quien se equivoca no paga nunca y donde nadie, pero
especialmente los políticos, se destituye, aunque sean corruptos.
¿Pero qué es lo que convierte el Reino Unido en una destinación tan
deseada por nuestros compatriotas?
Ante todo, el Reino Unido es el país con menor porcentaje de desempleo.
Encontrar trabajo es realmente muy simple. De hecho, superadas las prácticas
burocráticas, que incluyen la consecución del NIN66 y la apertura de la cuenta
bancaria inglesa, será muy fácil encontrar un empleo. Trabajar en negro, por tanto,
es prácticamente imposible
Además, el sistema welfare británico, es algo que va más allá de cada
expectativa. Obtener el subsidio de desempleo, conocido como benefits, es
realmente muy simple y tiene derecho cualquier ciudadano que provenga de un
65
C. Soffici, Italia yes Italia no: Che cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra.
Feltrinelli, 2014
66
Número de identificación personal, necesario para trabajar en el Reino Unido y para tener el
derecho a otros servicios, tales como las prestaciones por desempleo.
105
país miembro de la Comunidad Europea. Existen distintos tipos de subsidios que
el Estado inglés ofrece: el tax credit, que provee un descuento de las tasas, que se
divide en child tax credit y working tax credit. El primero está relacionado con los
que tienes hijos, el segundo con quienes trabajan a tiempo parcial con un mínimo
de 16 horas por semana. Encontramos después el low income, para quienes tienen
un sueldo bajo, con el que se pueden obtener algunas ayudas económicas como la
council tax, la impuesta municipal para la basura y limpiezas de las calles y sobre
los recibos, es decir, los pagos de la casa. El lost my job, es el subsidio
relacionado con la pérdida del trabajo. Este incluye la contribution base job
seeker allowance, basada en las contribuciones hechas durante el tiempo, al que
pueden hacer demanda los que han trabajado en el Reino Unido por al menos dos
años; el income based job seeker allowance es un subsidio que se basa sobre la
renta, los employment and support allowance son subsidios destinados a personas
discapacitadas o enfermas y los housing benefits, es decir, ayudas económicas
para pagar el alquiler.
Este sistema utilizado por el Reino Unido, es desde siempre muy eficiente,
y es exactamente por esto que muchísimos emigrantes se han aprovechado de
estas ayudas. Es por esto que el Reino Unido quiere modificar el sistema,
volviendo más difícil obtener cualquier tipo de subsidio para los emigrantes.
En Italia, es mucho más difícil obtener cualquier tipo de subsidio, y casi
siempre con tiempos más largos.
Las condiciones de vida en el Reino Unido, también en los aspectos que
no se relacionan con el trabajo, son mejores desde algunos puntos de vista, con
respecto a Italia. Parece que todo funciona mejor.
106
Un primer ejemplo se relaciona con los servicios de transportes que se
encuentran este país; solo Londres, de hecho, está servida por una de las redes de
transporte mejores en el mundo, con 12 diferentes líneas metropolitanas que
permiten conectar casi toda la ciudad, distintas líneas ferroviarias locales a ellas
unidas y casi 8.600 autobuses que funcionan a través de 700 líneas, tanto durante
el día como por la noche. Todo esto, desafortunadamente, en Italia no se va a ver
nunca.
Es suficiente pensar que, en Roma, capital italiana, históricamente y
culturalmente una de las ciudades más bonitas e importantes del mundo, hay solo
3 líneas de metro que no cubren todo el territorio, o con líneas de autobuses cuyo
servicio es siempre dudable. De hecho, el problema no es solo la cantidad, sino
sobre todo la calidad. El servicio ofrecido, es muy decepcionante y no tiene nada
que ver con el inglés que, aunque sea muy caro, es realmente muy eficiente.
Existe otra diferencia en el servicio de salud presente en el Reino Unido.
Se llama National health service (NHS), y ofrece asistencia médica gratuita en
todo el territorio y a todos los que viven allá, incluyendo servicios de primer
auxilio, la hospitalización a corto y largo plazo, el médico de familia, así como los
servicios especializados oftalmológicos y odontológicos. Gran parte de los
servicios son totalmente gratuitos, y los que se pagan son al alcance de todos. El
NHS está considerado como el más amplio y centralizado servicio de salud.
Pero lo que diferencia el sistema sanitario inglés con respecto al de Italia
no es tanto la calidad del servicio, desde el momento que en Italia hay médicos y
enfermeros de alto nivel, cuanto la posibilidad de recibir curaciones
especializadas en tiempos breves o con un gasto razonable. Es suficiente pensar
107
que en Italia solo un bajo porcentaje se relaciona con el servicio de salud público,
sobre todo en relación con las curas odontológicas, mientras que en el Reino
Unido la mayoría utiliza exclusivamente los servicios públicos y solo un pequeño
porcentaje tiene seguros de salud. De hecho, es en este sector que el personal
médico y paramédico italiano es muy requerido, por la calidad de su preparación
universitaria y de sus competencias. Según los datos publicados por la ONS, son
casi 60.000 los enfermeros que han dejado Italia, y casi 25.000 los recién
graduados que no logran encontrar trabajo en el País.
Todo esto se debe a la falta de concursos y contrataciones (casi
exclusivamente con contratos de duración determinada), relacionadas a la crisis
económica que ha cortado muchos financiamientos al sistema sanitario italiano.
En el Reino Unido el rol de los paramédicos es muy valorado por el
sistema sanitario, y después de solo algunos meses de prueba los enfermeros son
contratados de forma indefinida. Como en todos los sectores, también en aquel
médico la posibilidad de crecer es mucho más nítida. El avance de carrera se
realiza por mérito y en tiempos más cortos y los sueldos son obviamente más
altos.
Estos son solo algunos de los motivos que vuelven el Reino Unido en uno
de los destinos preferidos por los emigrantes italianos. Italia es un país que tiene
que ser salvado, porque cualquier persona que toma la decisión de irse siempre se
sentirá italiana y querrá cambiar la situación que atraviesa el país en este
momento. Irse es casi siempre una exigencia dictada por las pocas posibilidades
que ofrece ahora Italia, pero la esperanza de todos es la misma: cambiar las cosas
para poder volver a vivir en su propio país de origen.
108
2.3 Los Italianos y la industria hostelera
Con el término hostelería se incluye todo aquel sector relacionado
principalmente con el sector de la restauración, del entretenimiento y del turismo.
El sector de la restauración, de modo particular, es el sector que desde
hace años ha delineado la figura de los italianos en el extranjero, especialmente en
el Reino Unido y representa, para los emigrantes, no solo una fuente de rentas,
sino también un recorrido económico y social que ha hecho integrar en la
sociedad inglesa a los italianos.
De hecho, desde 1900 se ha empezado a afirmar la actividad de la
restauración italiana en Londres, con casi 10.000 residentes italianos empleados
en el sector de las ventas al por menor de géneros alimenticios italianos y en el de
los restaurantes, con gestiones casi siempre familiares. Pero en este primer
período, solo los nombres de los restaurantes eran italianos, ya que la cocina era
mucho más próxima a las tradiciones francesas que a las de Italia.
Con el paso del tiempo se han visto muchísimas inauguraciones de locales
y pequeños comercios por parte de italianos, concentrados sobre todo en la zona
de Soho. De modo especial, el mayor símbolo de “italianidad” en este período se
puede reconocer en los bares, lugares de encuentro y socialización, que alrededor
de 1960 ascendían a casi dos mil en todo el Reino Unido.
El verdadero boom de la cocina italiana en Londres ocurrió en los años 60,
que vió la inauguración de muchos mesones en toda la capital, casi siempre de
gestión familiar. Muy a menudo los dueños eran excamareros que han buscado la
suerte en el sector de las empresas, hasta obteniendo resultados positivos.
109
La escasa cultura culinaria inglesa y los precios cada vez más accesibles
también a personas menos acomodadas, han concurrido al éxito gradual de los
varios restaurantes italianos.
Este aumento de dichas actividades hizo que, en los años más recientes,
los italianos que desembarcaban en el Reino Unido buscando un empleo, se
dirigieran casi siempre hacia este sector.
Hay quienes se van para tener una experiencia de algunos meses y quienes
se van para quedarse por más tiempo. Casi siempre el factor denominador es el
trabajo que se hará: lavaplatos, camarero, barman. Trabajos que son en algunos
casos muy humildes, pero que los italianos están dispuestos a hacer también por
tiempo indefinido. Pero entonces, ¿por qué no hacerlos en Italia?
Antes que nada, es la facilidad con la que se encuentra empleo en este
sector, también en los casos en los que no se hay experiencias precedentes o una
base lingüística consolidada, que es mucho mayor con respecto a Italia.
Esto se debe también en el hecho que la mayor parte de los empleados en
estos trabajos son emigrados, dado que desde el pasado los ingleses han preferido
dejar estos trabajos más duros a los varios inmigrantes.
Además, los sueldos mínimos son más altos y garantizados a cada
asalariado que tiene derecho de trabajar en el Reino Unido. Será difícil, por tanto,
encontrar un empleador que no te pague lo que debe o con atraso.
Lo más importante, que hace más fascinantes estos trabajos con respecto a
los de Italia, es el factor del crecimiento. Hacer carrera en el Reino Unido,
también en los trabajos más duros, es un recorrido solo de meritocracia, que muy
a menudo ocurre en breve tiempo. Se puede empezar como lavaplatos para
110
volverse luego en un chef, o como barman y después volverse en poco tiempo en
supervisor o mánager. Este tipo de carrera, en Italia, es casi imposible.
Algunos lo haces para mejorar la lengua inglesa o para hacer una
experiencia diferente, otros para enriquecer sus currículums, esperando una mejor
oferta, otros porque no son bastantes cualificados para encontrar algo mejor.
El hecho es que muchos de estos italianos han visto, trabajando en el
exterior, un camino más estimulante y que puede ser también satisfactorio en el
tiempo, con la posibilidad de hacer una carrera que en Italia habría sido más
difícil realizar.
111
Capítulo 3. Los italianos en el Reino Unido
3.1 Las dificultades de adaptación
Trasladarse y vivir en Reino Unido se está ya volviendo en un objetivo
para muchos italianos que sueñan con dejar Italia para cambiar tipo de vida. Pero
antes de irse hay que evaluar bien lo que se va a enfrentar dejando su propio país
de origen.
La mayor dificultad que se encuentra, de hecho, no está relacionada con la
búsqueda de trabajo o en encontrar un lugar en el que vivir o en las dificultades
que se viven aprendiendo otro idioma. Dejar a su propia familia y a los puntos de
referencia de las relaciones interpersonales y sentirse transportados en una nueva
realidad, hecha de tradiciones y culturas diferentes es, tal vez, el obstáculo más
grande que se debe superar.
En 1954 el antropólogo Kalervo Oberg67, utilizó el término “choque
cultural” para describir los sentimientos y las emociones de desorientación y
confusión que el hombre soporta cuando, viajando al extranjero, entra en contacto
con culturas distintas de la suya.
Según Oberh, este estado de “choque cultural”, podía ser clasificado en
cuatro etapas: la etapa de la “luna de miel”, la etapa de “denegación”, la etapa de
“recuperación” y la etapa de “adaptación”.
67
Antropólogo de renombre mundial (1901-1973) de origen canadiense.
112
La etapa de la luna de miel incluye todo lo que se refiere a la parte inicial
de un viaje, en el que el individuo está entusiasmado por la experiencia que está
viviendo, donde todo es nuevo, fascinante y diferente.
La etapa de denegación, en la que la situación cambia radicalmente,
desaparece la excitación y el sentido de novedad. Los sentimientos discordantes
pueden ser de rabia y estrés debidos a las situaciones desfavorables en las que se
encuentran.
La etapa de la recuperación, en la que el individuo inicia a ser consciente
de la nueva situación en la que encuentra e inicia a aceptar los usos y costumbres
de la nueva cultura, con una actitud positiva. Al final, está la etapa de adaptación,
en la que la persona empieza por fin a adaptarse al ambiente en el que se
encuentra, empezando a sentirse a gusto con le tradiciones y usos del nuevo país.
La teoría de la adaptación cultural se relaciona exactamente al proceso y al
tiempo necesario que necesita una persona para asimilar una cultura nueva.
No de menor importancia, es el problema relacionado con los obstáculos
lingüísticos.
De hecho, la población promedio italiana es diferente en comparación con
otros países no anglófonos, tiene un conocimiento del idioma inglés muy limitado,
que se mantiene casi exclusivamente a nivel escolar. Esto se debe mayormente a
la escasa inversión que Italia ha destinado a la lengua más difundida en el mundo,
con un sistema escolar en el que se estudiaba el inglés solo en los institutos
secundarios. Además, era ausente en las escuelas primarias y poco considerada
también en las universidades.
113
Solo recientemente se están registrando mejoras, transformándose en una
asignatura obligatoria desde los primeros años de la escuela.
La importancia de la lengua inglesa, se está volviendo una necesidad sobre
todo a nivel profesional.
De hecho, hay que tener en cuenta que el idioma inglés es la lengua
extranjera más utilizada por las empresas italianas y europeas, y en cualquier
sector profesional. Es por ello que gran parte de la población italiana, decide
emprender cursos de lengua privados, especialmente en el extranjero. Las rutas
emprendidas son diferentes: hay quienes deciden estudiar solo un curso de inglés
en una de las muchas escuelas disponibles o quienes prefieren una inmersión total
en la lengua mediante el trabajo. Enfrentarse a una cultura y lengua distinta, sobre
todo cuando se tiene un conocimiento mínimo de esta, no es fácil.
Además, pensar en aprender inglés en pocos meses, es impensable. Se
necesita mucho tiempo antes de lograr comprender realmente todos los matices de
este idioma, teniendo en cuenta también de los distintos acentos de las diversas
poblaciones británicas. El Reino Unido es una de los destinos preferidos por los
italianos para emprender experiencias lingüísticas, y es por eso que hay que
considerar el alto porcentaje italiano residente en aquel país.
De hecho, la tendencia que se va a crear es la de formar grupos de
persones de la misma nacionalidad, viendo en ellos un punto de referencia cuando
faltan los afectos que hemos dejado en nuestro país, haciendo aún más difícil la
integración en la sociedad y mentalidad inglesa.
Las barreras lingüísticas a menudo, impiden adaptarse completamente en
una nueva sociedad. Esto no se debe exclusivamente al profundo conocimiento de
114
la lengua, que seguramente con el paso tiempo puede mejorar, pero sobre todo a la
integración con la mentalidad de la sociedad de acogida. Hay que considerar, por
ejemplo, el sentido del humor de los ingleses, que tiende al sarcástico y que se
considera por la mayor parte de los extranjeros, incluidos los italianos, como
“extraño” o a menudo de “mal gusto”. Pero si se considera que el humor inglés ha
dado algunos de los mejores humoristas del mundo, se puede pensare que estas
consideraciones están dictadas casi únicamente por el estereotipo ideal que se
tiene en la mente, que casi siempre es la del país de procedencia.
El Reino Unido es uno de los países que sobre todo en este momento
ofrece más posibilidades de crecimiento, sobre todo a nivel profesional; pero esto
a menudo no es suficiente para sentirse felices. Abandonar su propio país no es
nunca una elección fácil y, aunque la mayor parte de las partidas se deben a
exigencias de trabajo, pero lo que influye positivamente con el paso del tiempo en
la permanencia en un país extranjero es la completa integración en la nueva
sociedad.
3.2 Las expectativas de los italianos
La idea que los italianos tienen del Reino Unido es la de un país donde es
posible obtener todo lo que no se ha podido realizar en Italia. Esto se debe, sobre
todo, a las muchas oportunidades que este país está ofreciendo a muchísimos
italianos. Pero considerar el Reino Unido como el país de las oportunidades, sería
muy ingenuo. Es cierto que las oportunidades de trabajo y de crecimiento son
mejores, es cierto que el sistema general del país funciona mejor, y que las
115
condiciones de la vida son superiores a la media. Pero las esperanzas que este
flujo de emigrantes italianos tuvo antes de partir, ¿han sido en serio respectadas?
No se puede encontrar una respuesta única a esta pregunta, dado que las
experiencias proporcionadas por los emigrados italianos son ambivalentes.
Lo que emerge es que una buena parte de los emigrados, casi todos
graduados, ha logrado emprender una carrera satisfactoria en el Reino Unido, con
contratos por tiempo indefinido y con una posibilidad de crecimiento que en Italia
era casi imposible. Pero otra buena parte de estos italianos ha encontrado muchas
dificultades para mantener las esperanzas iniciales. También por esto, muchos de
ellos han empezado a trabajar en el sector de hospitalidad, sector que eligen
muchos italianos como primera experiencia de trabajo.
Esto porque la mayoría de los italianos con escaso dominio del idioma
inglés o con poca experiencia de trabajo a sus espaldas, se contenta con el primer
empleo que encuentra. Pero muchos de ellos han encontrado problemas buscando
algo mejor durante los años siguientes, resignándose en las condiciones precarias
debidas por un trabajo que podían hacer también en Italia. La principal causa se
puede encontrar en el limitado conocimiento, por la mayoría de los emigrados
italianos, de la lengua inglesa. Si es cierto que el Reino Unido ofrece un sistema
laboral mucho más nítido y meritocrático, en el que siguen adelante quienes
tienen las competencias justas, es cierto que la competencia es encarnizada. El
factor del idioma es muy importante y el dominio de esta va a influenciar la
búsqueda de un trabajo más o menos cualificado.
Otro factor que se tiene que considerar es el del costo de la vida en el
Reino Unido, especialmente en su capital. Como ya se sabe, Londres es una de las
116
ciudades más caras del mundo: alquiler, transportes públicos, restaurantes,
supermercados; el costo de la vida inglesa es mucho más alto con respecto a la
mayoría de los otros países, sobre todo Italia.
Todo sería razonable si los sueldos mínimos fueran proporcionados a este
elevado costo de la vida. Desafortunadamente esto no es así. Aunque siendo más
altos que los sueldos italianos, de hecho, el sueldo mínimo inglés es bajo para los
gastos esenciales que se tienen que enfrentar.
Por esta razón, muchos de nuestros emigrados, se resignan a sobrevivir
más que a vivir.
De hecho, la diferencia de renta entre los trabajadores en el Reino Unido
ha crecido más rápido con respecto a cualquier país desarrollado desde 1975 hasta
hoy. Esto ha concretizado una divergencia real entre la población rica y pobre
presente en el territorio inglés.
A pesar de las dificultades que muchos emigrantes han tenido y siguen
enfrentando para lograr emerger en una sociedad muy distinta de aquella italiana,
el número de personas que deciden volver a Italia después de una experiencia en
el Reino Unido, es inferior con respecto a las que deciden quedarse.
Como ha dicho la escritora italiana Caterina Soffici, Londres no es mejor
que Italia, pero en Londres se puede encontrar la banalidad de la normalidad. En
Londres se puede por fin salir de la emergencia continua, se puede vivir
normalmente. Es por este motivo que en Londres se vive peor, pero se está mejor.
Porque es un lugar normal y es lo que Italia ya no es más.
117
3.3 El Reino Unido y el fenómeno de la inmigración
La emigración es un fenómeno que desde el pasado ha caracterizado la
historia de muchísimas poblaciones, no solo de la italiana. Pero este fenómeno no
puede ser analizado exclusivamente según el punto de vista de los que deciden
dejar su propio lugar de origen, pero también según los que cada año acogen a
este flujo de emigrantes. Durante el tiempo, el pueblo inglés ha podido acoger a
millones de ciudadanos extranjeros procedentes de todo el mundo, dando vida a
una verdadera sociedad multiétnica.
De hecho, el Reino Unido ha visto llegar en su territorio a miles de
ciudadanos europeos, que buscan trabajo y condiciones de vida mejores. Es por
esto que el país está decidiendo introducir nuevas medidas restrictivas para
arrestar este fenómeno, considerado como un problema creciente por el Gobierno
y por los ciudadanos británicos. Entre 2014 y 2015, fueron más que 57.000 los
italianos que decidieron trasladarse al Reino Unido, representando solo una parte
de los 333.000 nuevos inmigrantes en el territorio inglés. Muchos de estos
inmigrantes, de los que una parte también italianos, durante los años, han
aprovechado del sistema de subsidios ofrecido por el Gobierno británico, dando
lugar a un verdadero “turismo del Welfare. Muchos de ellos, de hecho, se han
trasladado al Reino Unido para pedir ayudas económicas y subsidios de
desempleo u otras ayudas predispuestas para sus familias e hijos, empezando a ser
vistos como benefit cheaters, es decir “tramposos del welfare”.
Este fenómeno quedó de manifesto sobre todo en la campaña electoral
para el Brexit, la salida del Reino Unido de la Unión Europea, que fijó entre los
118
objetivos también aquel de reducir este ingente flujo de ciudadanos que llegan de
todas partes del mundo.
Según el Ministro del Interior británico, Theresa May, este nivel de
inmigración es simplemente insostenible, porque causa presión sobre las
infraestructuras, como la construcción o el sistema de transportes y en los
servicios públicos, como las escuelas y los hospitales. El flujo de nuevos
inmigrantes, de hecho, se ha duplicado en los últimos tiempos, creando una
situación insostenible. Según el Ministro Theresa May, no es posible garantizar a
los inmigrantes europeos los mismos privilegios que tienen los ciudadanos
ingleses. Por esto es necesario introducir restricciones para la entrada de nuevos
ciudadanos en el Reino Unido, que tendrán que obtener un contrato de trabajo
antes de entras el en territorio.
También el Primer Ministro David Cameron es de la misma opinión,
considerando que la circulación libre está favoreciendo notablemente la
inmigración de emigrantes comunitarios, entre ellos también los italianos, a
expensas de los residentes británicos. El objetivo es el del volver el sistema de
inmigración más justo y frenar el flujo continuo de inmigrantes procedentes del
Unión Europea. Además, el 23 de junio de 2016 está previsto un referéndum
relacionado a la salida del Reino Unido de la Unión Europea; si el país tuviera que
decidir terminar su propia permanencia en la Unión Europea, se introducirán
seguramente nuevas medidas para arrestar este creciente flujo de inmigración y,
entonces, será siempre más difícil emprender una experiencia laboral en el Reino
Unido.
119
Conclusiones
Al final de este camino, lo que sobre todo destaca por encima de todo, es la gran
cantidad de italianos que siguen abandonado a su país.
A través de esta tesis he intentado analizar todos los matices generales que hacen
que la emigración es y ha sido un problema que, desde el pasado, nos ha afectado.
El Reino Unido se ha convertido en la tierra prometida de miles de italianos que
han identificado a este país como el destino ideal para cumplir sus sueños. Por el
momento, Italia no es capaz de ofrecer a sus jóvenes, y no solo a ellos, las
oportunidades apropiadas a retener a sus propios ciudadanos en su comunidad.
Por esta razón, las salidas de los italianos, sobre todo graduados, siguen
aumentando, y todavía no son comparables a un fenómeno inverso de personas de
talento extranjeros que deciden transferirse en Italia.
Personalmente, he tenido la oportunidad de vivir diferentes experiencias en el
Reino Unido, tanto por razones de trabajo y estudio. Esta oportunidad me ha
hecho ser consciente de la realidad compartida por tantos italianos, que tienen que
enfrentar algunas de las dificultades que implica ir a un país extranjero: adaptarse
a una mentalidad y una sociedad diferente, la distancia de sus propias familias y
de los puntos de referencia y la dificultad de tener que depender de sus propias
fuerzas, tanto a nivel económico como en la vida cotidiana.
La realidad inglesa es muy atractiva para los italianos, especialmente en un
período de crisis como el que Italia está atravesando en la actualidad. Las
oportunidades de empleo, especialmente para el crecimiento profesional, que
ofrece el Reino Unido, son definitivamente mayores que las de Italia, pero es
importante tener en cuenta que, por esta razón, la competencia laboral es feroz, y
120
no será tan fácil conseguir un trabajo satisfactorio, especialmente adecuado a su
perfil académico. Por consiguiente la mayoría de los emigrantes italianos están
empleados en el sector de la hostelería, un sector que sigue creciendo y, sin
embargo, puede ofrecer buenas oportunidades también para los menos
cualificados.
Por lo tanto, mientras que es cierto que muchos italianos han logrado mantener las
expectativas que se establecieron antes de irse, siendo capaces de seguir una
carrera profesional que probablemente en Italia no sería posible llevar a cabo,
también es cierto que muchos de ellos han enfrentado diversas dificultades, tanto
a nivel de trabajo como al nivel de integración con la sociedad británica.
La realización de una experiencia en el Reino Unido, así como en otro país
extranjero, es sin duda una experiencia que puede enriquecer a un individuo, tanto
a nivel personal como académico. La esperanza es ser capaz de mejorar la
situación en Italia para permitir que tantos emigrantes en el extranjero, que
escaparon casi siempre para encontrar mejores condiciones de vida, puedan
regresar al país donde nacieron y crecieron, el país que, a pesar de todo, no se
habrían querido marchar.
121
Ringraziamenti
Desidero ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutata nella realizzazione della
mia tesi, in particolar modo i miei relatori e correlatori Adriana Bisirri, Claudia
Piemonte, Paul Nicholas Farrell e Carlos Medina, che hanno contribuito con il
loro aiuto al raggiungimento di questo importante traguardo.
Il ringraziamento più grande va alla mia famiglia, in particolare ai miei genitori
Paolo e Roberta, che non hanno mai smesso di credere in me, nonostante i miei
precedenti fallimenti, sostenendomi e standomi accanto in ogni momento
trascorso per portare a termine questo cammino. Senza il loro supporto, e i loro
immensi sacrifici, non avrei mai potuto realizzare tutto questo.
Un ringraziamento speciale va alla mia collega universitaria, nonchè amica nella
vita di tutti i giorni, Maria Novella. Abbiamo iniziato questo percorso insieme,
condividendo ogni singolo traguardo raggiunto, ma soprattutto superando ogni
singola difficoltà che si è presentata durante questi tre anni. Grazie alla forza e al
supporto che ci siamo sempre date l’una con l’altra, siamo riuscite a portare a
termine questo difficile, quanto importante, percorso, che non sarebbe stato lo
stesso senza di lei al mio fianco.
Un altro ringraziamento particolare va alla mia amica di infanzia Silvia, che non
ha mai smesso di aiutarmi e supportarmi, riuscendo ad essere sempre presente
nella mia vita da vent’anni a questa parte.
Ringrazio inoltre i miei amici di sempre, Salvatore e Giordano, e gli amici
acquisiti nel tempo, Domenico e Roberto, che con il loro affetto e la loro
122
motivazione hanno contribuito a farmi raggiungere questo primo importante
obiettivo.
Un ultimo ringraziamento va ad una delle persone più importanti della mia vita,
la persona che non ha potuto finire di vedermi crescere e che non può essere
presente fisicamente al coronamento di questo traguardo, ma che è riuscita
ugualmente ad essere al mio fianco tutti i giorni della mia vita, dandomi la forza
necessaria per arrivare dove sono oggi.
123
Bibliografia
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